Il Grillotalpa, il blog e il coronavirus: tutta la scioccante verità

Il video che ha fatto commuovere il web!

18 risposte a "Il Grillotalpa, il blog e il coronavirus: tutta la scioccante verità"

  1. sentenza

    Il rugby è fermo come tutto il resto. Sarà da vedere quali saranno le conseguenze anche in riferimento all’articolo precedente. Cvc, 6n e tutto il resto ricomincerà come prima o no? O qualcuno coglierà l’occasione per proporre o imporre cambiamenti drastici? Com’è praticamente certo che accadrà in tutto il resto…

  2. Albe

    Ciao Paolo, piacere sentirti e sentire che stai bene… buon proseguo e coraggio! Ciao!
    Un grazie da parte mia per quello che fai, che anche se solo per hobby comunque a me fa piacere leggerti e le tue pagine fanno riflettere sul nostro amato sport, grazie!

  3. Matteo Biasio

    Ciao Paolo spero che prosegua tutto bene. È più normale non scrivere che scrivere molte cose sono passate in secondo piano. Anche per me leggere di rugby mi fa fatica. No perché non mi piace più ma è molto diverso poi il 6N già andava male figurati con sta botta la voglia dove è andata. PS visto che ti sei abbonato a PH io ieri mi sono fatto Disney+. #iorestoacasa un abbraccio forte

    1. fracassosandonà

      a saperlo si poteva smezzare l’abbonamento, fatto anch’io…

      Non sono bravo con le parole… perciò condivido qui con Voi la riflessione di una psicologa, la dott.ssa Francesca Morelli, mente sicuramente più fine della mia.

      “Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.
      Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…
      In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…
      In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.
      In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
      Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
      Sappiamo ancora cosa farcene?
      In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.
      In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
      Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?
      In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.
      Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
      Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
      Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”

      1. Francesco Ricci

        Quello che mi rattrista e mi preoccupa ma parecchio è che c’è voluto questo cataclisma perchè si tornasse globalmente a ragionare su cos’è veramente importante (e neanche tutti), e mi terrorizza il pensiero che passata la tragedia, gabbato lu santo….

      2. fabiogenova

        Ciao Fracasso,
        come se tu avessi anticipato un respiro, le riflessioni che sto facendo in questo periodo, nel mio piccolo e nella mia limitatezza, vanno proprio nella direzione indicata dalla Dott.ssa Morelli. Quasi le stesse parole, questo mi impressiona.
        Non per emulazione della legge del contrappasso (siamo stati cattivi e la natura ci punisce con reazione inversa), che sarebbe inutilmente autoaccusatoria, non per espiare colpe che i flagellanti del Settimo Sigillo di Bergman indicavano nella nostra moralità, ma per costruire una prospettiva nuova, un approccio alla socialità e alla natura in cui, penso, anche il rugby avrà un suo ruolo.
        Probabilmente ci siamo talmente persi nella spinta tecnologica della modernità e della programmazione di profitti e mestieri, di beni e feticci, che abbiamo dimenticato – almeno nel senso comune più generale – qual è l’importanza della scienza e della cultura. E se alla prima siamo costretti ad aggrapparci in questo periodo, la seconda è quella che ci rende sensibili al discorso della Morelli ed è da pensare in connessione alla prima.
        La cultura non è conoscere a memoria i libri di Omero, ma è l’approfondimento della realtà più intima della vita, delle interazioni con l’ambiente con cui facciamo sistema; una prospettiva vitale perchè può agire fino in fondo sulle ragioni del nostro essere gettati nel mondo.
        Io vedo una cosa simile anche nella cultura rugbystica. Forse siamo così appassionati di rugby proprio perchè nel mondo ovale abbiamo visto la possibilità di un approdo virtuoso, con una sua ritualità e un suo linguaggio che va al di là della realtà biologica. Quando un rugbysta muore, si dice che ha passato la palla, non che ora è in stato di decomposizione. Non credo sia una metafora volta solo ad attenuare la tragicità del fatto. E’ proprio una costruzione di un mondo che volge lo sguardo alla vita. Il fatto stesso che il rugby abbia costruito le sue metafore anche nei riti di passaggio, mi fa pensare che gli appassionati del mondo ovale vedono nel rugby ben più di un gioco su cui spendere un po’ di tempo. Ed è con questa coscienza che ti rimando, e rimando i lettori di questo blog e gli appassionati tutti, a scambiarci anche in futuro le nostre emozioni sul nostro sport tenendo conto che il mondo che si porta dietro deve cercare di mantenere la propria vocazione solidale e rispettosa degli uomini come dell’ambiente. Ad Maiora.
        Fabio.

  4. Stefo

    Ciao Paolo, l’importante e’ che tu stia bene, poi se si accendera’ la lcuetta e vorrai scrivere di rugby tanto meglio

  5. Cuco23

    Ciao a tutti, dai che ne usciremo da questa situazione! Spero che stiate tutti bene, qui da noi in provincia di Rovigo la situazione è relativamente tranquilla, solidarietà a chi vive nelle zone più colpite.
    Io non mio piccolo non ho rinunciato al rugby, e non potendo uscire ho rispolverato il buon vecchio Rugby08 per PC, dove porterò l’Italia ad una cavalcata trionfale verso la World Cup! XD
    Un saluto a tutti, teniamo duro!

  6. Hrothepert

    Paolo, spero come tutti che tu stia bene e lo spero per tutti quanti; come per @Batteo Biasio, anche a me risulta poco piacevole stare a scrivere di Rugby e quindi mi limito a salutare e ad augurare che tutto vada per il meglio!!!
    Ciao a te e a tutti quanti.

    1. Venezuela

      Ciao Hro, prima o poi ci si rivede a Parma, ed allora vorrà dire che questi giorni bui saranno alle spalle….qui è veramente dura

      1. Hrothepert

        Si, è sicuro, ci rivedremo a Parmaia: Fatevi forza e coraggio,per quello che vale, vi sono vicino.

  7. Ginger

    Adesso, dopo che la Federazione ha deciso la chiusura dei campionati, non pensi che sarebbe il caso di aprire una discussione? Il provvedimento è pesante e genera una serie di questioni che meriterebbero un approfondimento. Vedo che personaggi di primo piano come Zambelli hanno già preso posizione e altri ne seguiranno chi pro chi contro. Forza, riapri il portatile e riprendi a scrivere.

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