Di vittorie, ko e rimonte impossibili: il fine settimana nel Tinello di Vittorio Munari

Gli All Blacks che perdono in casa per mano del Sudafrica, la vittoria dei Pumas in Australia di cui non parla nessuno; le Zebre che superano Cardiff dopo essere andate sotto 21 a 0, Treviso ko in casa Scarlets ma che dà conferme importanti. E poi il via del Top 12 e quelle parole di Augustin Pichot che dovrebbero suonare come un campanello d’allarme ma che nessuno riporta…
Palla a Vittorio!

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10 risposte a "Di vittorie, ko e rimonte impossibili: il fine settimana nel Tinello di Vittorio Munari"

  1. Geo

    Buongiorno Paolo, sul Top 12 quello che dice Munari è tutto vero però ci sono alcune considerazioni. Era la prima di campionato e per alcune squadre ci vorranno un paio di mesi per rodarsi. Ci sono società che comunque stanno investendo con una struttura adeguata al campionato come Firenze, Reggio e Verona che tra poco avrà pure uno stadio moderno di proprietà. In tutti i campionati di qualunque sport ci sono sempre un paio di squadre, di solito neopromosse, che fanno più fatica delle altre. Aspettiamo un pochino a giudicare.
    Il punto ora, a mio parere, sarà vedere se si riuscirà a portare più gente allo stadio perchè 600-700 persone sono praticamente le famiglie dei giocatori…

  2. massimiliano

    mi permetto di proporre una domanda per Munari: ma è proprio così necessario che il rugby sia professionistico? Questo sport ha le caratteristiche -e le neccessità- tecniche per esserlo?

    1. Rabbidaniel

      Munari in parte credo abbia risposto, in parte: il rugby è uno sport giovane dal punto di vista professionistico. Ora si cominciano ad avere dati inconfutabili e Pichot è forse la voce più ad alto livello che ha affermato una cosa lapalissiana. Alcune federazioni stanno portando avanti politiche di player welfare, con minutaggi definiti e quant’altro. Ovviamente ciò è più facile in paesi in cui squadre pro siano più o meno emanazione della federazione. Si dovrebbe trovare una soluzione a livello di WR con paletti stretti di minutaggio, allenamento senza contatto, periodo di fermo obbligatorio dopo certi tipi di infortuni ecc. Ovviamente ciò comporta rose lunghe e vedere le 2e/3e scelte, ma è lo scotto da pagare per il benessere dei giocatori.
      Gli Ospreys di Cork, venerdì scorso, avevano le terze scelte in alcuni spot, molte squadre hanno messo in campo i top p. nella 3a giornata, e alcuni top p. devono ancora giocare. Ma da qui ai mondiali avranno modo di logorarsi a dovere.
      Il ritorno al dilettantismo, per come la vedo io, magari sbagliando, condannerebbe a una sostanziale irrilevanza di una disciplina che già di suo è molto di nicchia.

      1. massimiliano

        Non sono convinto. Se parliamo del caso Italia, dove non si riesce a radicare il gioco per vari motivi, posso essere d’accordo che perdere l’appeal del professionismo porterebbe alla caduta d’interesse da parti di alcuni, ma in generale? Le politiche di WR per diffondere il gioco non mi sembra siano state tutte così centrate. Il tentativo di spettacolarizzare il xv avvicinandolo al xiii in molti casi è stato fallimentare, ha reso ancor più di nicchia il gioco relegando nell’elite solo le nazionali che riescono ad avvicinarsi ai movimenti delle pacifiche. Gli stadi si svuotano, le federazioni faticano a far quadrare i conti. Lo so, il mondo va tutto in quella direzione e ormai no ci si può far nulla, ma ci è rimasta la ratio per chiederci se è stata la scelta migliore per il gioco stesso. Ritengo di no.

      2. Kinky

        Io sostengo sempre che per evitare troppi minutaggi e non rischiare di trovarsi le terze quarte scelte (cioè rose da 50 e passa giocatori) si dovrebbe portare a referto in ogni partita 27/28 giocatori e quelli destinati alla panchina obbligatoriamente devono entrare tutti ed entro il 60esimi minuto!

      3. Rabbidaniel

        Il punto dovrebbe essere quale professionismo e come trovare la sostenibilità economica e di salvaguardia dei giocatori.
        Fare del rugby uno sport globale, con più nazioni realmente competitive, è una missione ai limiti dell’impossibile. È una disciplina con aspetti tradizionali, che sono poi quelli che attirano di più, difficili da mettere in discussione. Quale pazzo cancellerebbe il 6N per fare, che ne so, un Campionato Europeo?

  3. fracassosandonà

    la notizia è che gli Scarlets hanno schierato la miglior formazione possibile (segno di riguadagnato rispetto) e sono stati comunque messi sotto da Treviso, che ha giocato in 14 per quasi un’ora…
    l’altra (non) notizia è che per vedere un gioco ritmato abbiamo dovuto importare il 9 mentre per rompere il gioco con i trequarti abbiamo avuto bisogno della tecnica di due ali isolane… cosa non molto positiva per la nazionale e per gli investimenti federali in franchige…
    in ogni caso mi è piaciuta molto anche la cerniera centrale… speriamo che Morisi abbia chiuso i conti con la sfiga…
    il dubbio che mi rimane è che si sia fatta la preparazione per una partenza lanciata (strategia condivisibile, peraltro) e che gli scarlets siano stati messi sotto più sul piano fisico che su quello tecnico… peccato non averne approfittato, se ne sarebbe parlato parecchio…
    la rimonta delle zebre è una bella soddisfazione anche per chi non tifa per loro…
    soprattutto sul who’s not di oggi ci sono i blues e non le zebre…

  4. Gysie

    Parliamoci chiaro. Se la World Cup di rugby è uno dei massimi eventi sportivi (dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio) è soprattutto per il denaro che riesce ad attirare e generare. E World Rugby è lì a fare questo; non a caso si punta molto allo sviluppo di Paesi come Germania, Russia e anche Spagna, cioè quelli che al momento possono portare ulteriori quattrini. Questa è la tendenza e per invertirla non è bastata neppure la crisi del 2008; rassegniamoci quindi, se vogliamo continuare a competere come Tier 1 o 1bis non c’è altra via del professionismo, con anche le sue brutte cose.

  5. fracassosandonà

    il passo successivo saranno rose da 90 giocatori così da poter vendere il prodotto anche con partite infrasettimanali, che il vero limite di questo sport è che si può giocare solo una volta la settimana…
    con l’unificazione tra i due emisferi del calendario tra un paio d’anni, pensate veramente sia fantascienza che pro14 e SR uniscano le forze nel primo campionato panplanetario per superclub? e per il player welfare, pazienza se passano quaranta ore a settimana in viaggio… l’importante è che si placchino sotto la linea dei capezzoli, che una terza linea come Pocock passi da 80 kg a 20 anni a 115 a 26 e che quelli sotto contratto WRU o IRFU non si affatichino troppo e li vediamo solo in tv perché a Treviso non ce li portano…

  6. Paolo

    scusate la domanda magari banale, ma mi è venuto un dubbio negli ultimi giorni.
    Sono state già giocate 3 giornate di pro14 e non sono ancora riuscito a vedere nemmeno un secondo di partita commentata in italiano, in nessuna forma, nemmeno gli highlight (quelli con il commento in inglese li ho visti)
    Sono veramente deluso e mi chiedo se sia interesse della federazione questa situazione. Impedire al pubblico italiano che è senza DAZN di vedere alcunché delle partite di quelle che dovrebbero essere le migliori formazioni italiane in quale modo dovrebbe aiutare il movimento e la crescita di seguito nel pubblico? Trovo inconcepibile che la FIR avalli una situazione del genere e mi pare impossibile pensare che delle recenti vittorie di Benetton e Zebre non si possa parlare in nessuna testata giornalistica a meno di poche parole perché non esistono highlights commentati in italiano. che tristezza infinita.
    Voi che ne pensate?
    Paolo.

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