Un anno alla RWC 2019: i numeri dicono già che il Mondiale giapponese sarà un successo

Il 20 settembre 2019 a Tokyo scatterà il torneo iridato che per la prima volta si giocherà in un paese asiatico, lontano dal “cuore” di Ovalia. Il CEO di World Rugby snocciola numeri da record e tra il serio e il faceto spiega perché – alla fine – sarebbe meglio se vincessero gli All Blacks…

Un anno esatto al calcio d’inizio. Beh, quasi. In effetti il fischio dell’arbitro di Giappone-Russia – gara inaugurale della RWC 2019 – è in programma per le 19 e 45 del 20 settembre 2019, ora nipponica (da noi saranno le 12 e 45). A voler essere pignoli l’anno esatto arriva un giorno dopo la pubblicazione di questo articolo, ma insomma siamo lì…
Un anno a un evento attesissimo, il terzo per importanza mondiale dopo le Olimpiadi e il torneo iridato del calcio. Un evento che si annuncia particolarmente interessante perché per la prima volta il rugby esce dal seminato, ovvero dalla comfort zone rappresentata dalle nazioni in cui la disciplina della palla ovale è uno degli sport più importanti e dall’antica tradizione. E così dopo le varie Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Francia, Sudafrica eccetera eccetera si sbarca in Giappone.
Una meta affascinante dove il rugby negli ultimi anni ha avuto una crescita importante. E stiamo parlando di una crescita economica, di movimento e – last but not least – tecnica. Uno sport che è ancora di nicchia ma che non manca certo di tradizione, visto che le prime squadre da quelle parti hanno preso vita nella seconda metà dell’Ottocento…

C’erano dubbi sui ritorni economici dopo una simile scelta (perdonateci se l’argomento schei torna spesso in queste righe ma la RWC è la benzina principale che fa marciare tutta Ovalia), soprattutto dopo il pranzo luculliano rappresentato dal Mondiale inglese di quattro anni fa, ma in una intervista rilasciata a Le Figaro il CEO di World Rugby Brett Gosper mette in fila una serie di numeri che lasciano davvero poco spazio alle interpretazioni o ai timori della vigilia.
Iniziamo dai biglietti, la cui articolata fase di assegnazione inizia proprio oggi: “il pubblico giapponese ha risposto in massa”, fa sapere il dirigente nato a Melbourne. E ha ragione: d’altronde solo dai confini dell’arcipelago asiatico sono arrivate 2 milioni e mezzo di richieste a fronte di 1,8 milioni di tagliandi disponibili. Cifre che però non devono mettere in allarme gli oltre 400mila tifosi di tutto al mondo attesi sugli spalti delle gare del torneo: “Ci sarà spazio per tutti – sottolinea Gosper – E comunque le richieste dei giapponesi riguardano la seconda fase del torneo, le semifinali e le finali, le partite degli All Blacks e, ovviamente, della loro nazionale. Il 30% dei posti è previsto per i 400.000 sostenitori stranieri attesi. Questa Coppa del Mondo sarà un grande successo”.

Perché poi ci sono anche altri dati: “Avremo finalmente più entrate commerciali rispetto a quattro anni fa (245 milioni di euro, specifica il quotidiano transalpino). E l’impatto sull’economia giapponese supererà le ricadute registrate in Inghilterra nel 2015: secondo le ultime previsioni, saranno 2,8 miliardi di euro. Abbiamo inoltre rinnovato i nostri sponsor, con un potenziamento significativo in media del 30%”.
Gosper poi affronta il tema delle televisioni, senza nascondere il probabile calo rispetto alla RWC 2015 per via del fuso orario: “Per via degli orari delle partite prevediamo un lieve calo sui due più grandi mercati, Gran Bretagna e Francia, ma in compenso ci sarà molto più pubblico in Asia e in particolare in Giappone, dove i diritti televisivi stanno aumentando davvero tanto”. E Le Figaro ricorda infatti che nel 2015 la partita contro Samoa aveva attirato un pubblico televisivo record di 25 milioni di spettatori nipponici.

Il CEO di World Rugby chiude snocciolando altri dati: “In Giappone c’è una tradizione importante. E’ uno sport di nicchia ma le squadre sono di proprietà di grandi aziende, hanno un campionato che attira nomi importanti e diverse stelle. Ci siamo fissati per quel paese l’obiettivo di un milione di praticanti in quel paese entro il Mondiale 2019: siamo già oltre 900mila e ora il rugby è entrato in 10mila scuole. E il panorama più ampio, grazie a uno studio della Nielsen, ci dice che nel mondo ci sono 793 milioni di persone interessate al rugby, e 338 milioni si dichiarano tifosi”.
Infine una speranza da tifoso – insomma: più o meno tifoso… – interessato: “Gli All Blacks affascinano, il loro successo è tale che supera il mondo del rugby. Sono un ottimo strumento promozionale per il nostro sport. Quasi tutti conoscono gli All Blacks. Sono i favoriti di ogni Coppa del Mondo ma ne hanno vinti solo tre su otto, anche se nel 2019 sembrano destinati a un terzo successo consecutivo. Se succederà andrà oltre la storia del nostro sport: ne parleranno i media di tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Se la Francia vince la Coppa del Mondo, il titolo in prima pagina lo avremo solo su L’Équipe e Le Figaro, ma non su tutti i giornali del mondo…”.

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10 risposte a "Un anno alla RWC 2019: i numeri dicono già che il Mondiale giapponese sarà un successo"

  1. fracassosandonà

    io spero che vinca l’Italia così la gazzetta potrà dedicare un trafiletto in prima pagina…

    chiediamoci anche perché milioni di persone che non sanno nemmeno dove sia la squadra di pallavolo più vicina siano inchiodate a guardare ogni sera la nazionale su raidue…

    1. wolframius

      Sulla nazionale di pallavolo: perchè ha vinto molto in passato e in generale tende a vincere con percentuali molto superiori a quelle della Nazionale di Rugby.

  2. LiukMarc

    Lo vincesse qualcuno che non siano gli All Blacks forse sarebbe peggio per la pubblicità ma (sottolineo “forse”) meglio per il nostro sport (la monotonia dei risultati e la classica squadra “prenditutto” non sono mai una gran cosa a lungo andare, il resto del mondo inizia a stufarsi – e paradossalmente anche gli stessi tifosi kiwi potrebbero annoiarsi, se ne parlava nei media di laggiù post sconfitta con il Saf. Ogni tanto perdere e rimettere in discussione le gerarchie fa solo che bene).

  3. Aiabasta

    Perché proprio la Francia come esempio? È il tuo pronostico? Mi sono andato a vedere le quote per curiosità: Francia 26, Argentina 41. Quasi quasi un ventino su entrambe me lo gioco…..

  4. gian

    felicissimo che il rugby espanda i suoi confini, mi infastidisce, invece, che tutto si stia basando su un semplice discorso di marketing e non di reale sviluppo dello sport, per prima cosa si guarda ai guadagni e pace se le partite saranno poco visibili da chi il rugby di alto livello lo foraggia tutti i giorni, si guardano i dati dei tifosi (che poi scopri che sono quelli che poi dicono di non capire le regole dell’union, c’era un altro articolo in proposito), e non si bada ad altre cose più importanti (tipo gli arbitri lasciati a loro stessi sull’applicazione del regolamento).
    sia chiaro che anch’io appoggio l’idea che i guadagni debbano crescere e che si debba contattare più persone possibili, che la vittoria ABs sia il miglior veicolo per lo sport (credo che a livello planetario non esista più nulla confrontabile con questa squadra, perlomeno a livello internazionale), ci mancherebbe, ma preferirei fosse la conseguenza di certe cose, non il punto di partenza su cui basare lo show business.
    per quanto riguarda il mondiale, non mi stupiscono i numeri, i giapponesi sono in grado di muovere masse di persone dove preferiscono con una disarmante facilità, ed a livello di promozione planetaria sono altrettanto bravi, soprattutto in zone di loro influenza/concorrenza. mi sarei stupito del contrario, anzi aspettiamoci più spesso “interferenze” orientali, d’ora in poi, più nel business che nel campo, magari, ma l’impressione, se la cassa di risonanza di questo mondiale sarà abbastanza forte, è che potremmo trovare nuovi mercati parecchio danarosi

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