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Dalla Champions Cup fino al presente, passato e futuro del torneo celtico: un Tinello di Vittorio Munari imperdibile

Le semifinali della massima competizione europea che i giocano questo fine settimana danno il “la” a Vittorio per addentrarsi nei meandri del Pro14, del Pro12 e della fu Celtic League. Per parlare di Irlanda, Galles, Scozia ma soprattutto di Italia e dei suoi problemi.
Palla a Vittorio!

Eccellenza: squadre in più o in meno, ma la costante è la mancanza di progettualità

Dall’inizio al 2010 a oggi il Consiglio Federale ha votato per ben 5 volte una modifica nel numero delle formazioni che prendono parte al nostro massimo campionato nazionale. I presidenti FIR che si sono susseguiti hanno reso dichiarazioni fotocopia a fronte di situazioni diverse. I club hanno sempre accettato senza proporre alternative. Non sappiamo cosa vogliamo diventare e forse, alla fine, non siamo nemmeno molto interessati alla cosa. Pare.

Il prossimo 23 settembre partirà il campionato d’Eccellenza, meno di un mese. Come è noto quella che vivremo sarà una stagione caratterizzata dal blocco delle retrocessioni per far sì che dal 2018/2019 il nostro massimo campionato nazionale passi da 10 a 12 squadre. E’ un bene o un male? Ne ho parlato anche non molto tempo fa e come tutte le cose non esistono aspetti che siano solo positivi o solo negativi: più squadre significano più giocatori, una età media che probabilmente si abbassa, maggiori opportunità per gli atleti di fare presenze e minutaggi. Possibilità di crescita quindi.
L’altra faccia della medaglia è probabilmente una media tecnica generale che si abbassa o che comunque non cresce, d’altronde (e purtroppo) il nostro movimento da troppi anni a questa parte non brilla per “produzione” di giocatori, quantomeno di livello medio-alto. Un livello tecnico più basso dovrebbe (condizionale d’obbligo) portare a meno spettacolo e di conseguenza meno appeal per sponsor e tv, che già latitano. Insomma sorrisi e preoccupazioni su entrambi i lati della barricata, diciamo così. Anche perché la soluzione magica che risolve tutto in un baleno non c’è.

Ma oggi non voglio affrontare i pro e i contro delle opzioni in campo, oggi voglio solo fare un passo di lato e cercare di capire che cosa è l’Eccellenza oggi. No, meglio: che cosa si vorrebbe fosse l’Eccellenza. E la risposta è che al di là di generiche dichiarazioni d’intenti è solo una: non si sa.
Stante la partecipazione italiana a quello che da quest’anno si chiama Pro14, quale si vuole che sia il ruolo e il progetto legato a quello che è il nostro torneo nazionale più importante: ecco la questione, il nocciolo vero. Se esiste una idea che vada al di là del breve volgere di un paio di stagioni, con un panorama di tempo medio-lungo – come dovrebbe essere per una competizione di questo genere – beh, non lo sappiamo. Attenzione non lo sappiamo non perché non ci viene detto, non lo sappiamo perché la storia recente ci racconta di una gestione dell’Eccellenza che sembra dettata dalle esigenze del momento, della contingenza, senza una vera progettazione.

Prendiamo in esame i campionati da quando si è deciso della partecipazione italiana all’avventura celtica. Nei primissimi mesi del 2010 la FIR comunica in via ufficiale che “relativamente alla struttura del campionato italiano d’Eccellenza, che manterrà il proprio
status di massima competizione rugbistica nazionale, la Federazione conferma che a partire dalla stagione 2010-2011, tale campionato sarà composto da dodici squadre suddivise in due gironi meritocratici di sei squadre”. Così, nero su bianco a inizio marzo di quell’anno. Pochi mesi dopo, a giugno, però cambia tutto e si stabilisce che le squadre rimarranno 10. La stagione 2012-2013 vede in campo un’altra volta 12 protagoniste, ma alla metà di aprile dello stesso 2013 il Consiglio Federale decide che dal 2014/2015 si torna nuovamente a dieci squadre. Dall’anno prossimo saranno ancora una volta 12, sorvolando su dichiarazioni rese in occasioni ufficiali dal presidente federale che in caso di esclusione italiana dal Pro12 prevedeva un campionato nazionale a 6 squadre.

Rimanendo però ai soli documenti ufficiali votati dal Consiglio Federale dall’inizio del 2010 a oggi abbiamo ben 5 cambiamenti di formula in 8 anni, tre decisi sotto la gestione Dondi e due sotto quella di Gavazzi. Va bene, ci saranno state anche necessità dovute a quello che volete ma alla fine l’impressione è quella di avere le idee poco chiare. Oppure che tutto sommato non sia un problema così importante, cosa che potrebbe anche essere, ma che coccia però con le dichiarazioni ufficiali dei presidenti federali.
Giancarlo Dondi, 7 settembre 2010: “Il Campionato d’Eccellenza esprime i veri valori del rugby italiano e non ho dubbi che il 2010/2011 ci offrirà una stagione avvincente. Vedremo in campo molti prodotti dei nostri vivai e delle Accademie e credo che da parte delle squadre e dei giovani ci sarà voglia di produrre gioco e mettersi in mostra: tagliamo il traguardo degli ottantuno campionati e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione, oltre che la dimostrazione che il nostro movimento è in salute”.

Alfredo Gavazzi, 20 settembre 2012 (pochi giorni dopo la sua elezione): “Sono contento di constatare che quest’anno più che mai le giovani generazioni saranno protagoniste del campionato d’Eccellenza, che diventerà per noi sempre più importante in futuro e che, per quest’anno, mi aspetto particolarmente equilibrato. E’ importante che i giovani si impongano sulla scena nazionale e possano così proporsi in prospettiva azzurra. Sono un uomo di Club per questo comprendo perfettamente lo stato d’animo di chi si è presentato oggi”.

Alfredo Gavazzi, 1 ottobre 2014: “Un campionato giovane che stimola la crescita del nostro vivaio in preparazione alla più importante competizione del Pro12. Il Campionato Italiano d’Eccellenza rappresenta un momento fondamentale nel percorso di formazione dei giovani atleti italiani, che costituiscono una percentuale sensibile delle dieci rose al via e che, attraverso il massimo campionato, hanno l’opportunità di proseguire nel proprio sviluppo verso i livelli di gioco successivi o di consolidare la propria crescita. L’Eccellenza è un torneo in crescita”.

Dichiarazioni di circostanza certo, non è che alle presentazioni ufficiali dei tornei – situazione in cui le parole qui riproposte sono state dette – ci si possa aspettare chissà cosa, ma pure parecchio “fotocopia” (quelle degli anni che qui non ho riportato sono assolutamente in linea: un campionato giovane, che cresce, palestra del futuro, torneo vero cuore del movimento eccetera eccetera, quasi fossero frasi mandate a memoria). Parole belle ma un po’ vuote. Perché l’impressione che a mancare sia la loro anima, ovvero la progettualità concreta. Insomma, non sappiamo che cosa vogliamo diventare. Oppure, come ho sottolineato prima, forse non ci interessa poi molto. Non uno spettacolo entusiasmante, da qualunque parte la si prenda. Non ci sono molti soldi, o vengono spesi altrove, ma a latitare sono le idee a lungo termine.
E attenzione, buona parte della responsabilità ce l’hanno anche i club che magari mugugnano ma di sicuro non hanno alzato barricate o chiesto chissà quali riforme. Evidentemente alla fine anche a loro sta bene così.