Italia da Alto Livello? Ovvero il paese dove sembra contare solo il vertice della piramide

Quanto avvenuto nell’ultimo anno conferma un trend che arriva da lontano, con investimenti che sembrano andare solo verso la parte alta del movimento. Che sarà anche la locomotiva della nostra Ovalia, però… Indiscrezioni: la FIR aumenta il contributo celtico per Treviso mettendolo (di nuovo) alla pari con le Zebre?

Sabato sera a Calvisano si è assegnato lo scudetto stagione 2016/2017. Una bella partita, divertente e di buon livello, vinta meritatamente dai padroni di casa ma ora basta, fino ad ottobre di Eccellenza e dintorni non se ne parlerà più molto.
Quest’ultima frase è una mezza provocazione, ma nemmeno troppo. Nelle prossime settimane la nostra attenzione sarà tutta concentrata sul tour della nazionale azzurra tra Asia e Oceania dove giocherà contro Scozia, Fiji e Australia. Poi la Nations Cup degli Emergenti in Uruguay, il Mondiale Juniores in Georgia degli azzurrini, i British & Irish Lions in Nuova Zelanda, i test-match internazionali, il Super Rugby e poi di nuovo via con la prossima stagione e solo tra fine settembre/inizio ottobre torneremo a parlare in maniera un po’ più continua di Eccellenza e campionati italiani.
Colpa anche nostra, intendiamoci, di chi bene o male parla comunque di rugby tutti i giorni o quasi, e vi assicuro che non è per nulla semplice farlo. Intendo occuparsi di rugby in Italia.
Poi c’è da dire che è normale che la maglia azzurra in tutte le sue espressioni attiri le maggiori attenzioni, d’altronde è oggettivamente la locomotiva del nostro movimento, a prescindere dai risultati.

Ma c’è anche un motivo strutturale: in Italia si pensa tanto (troppo?) all’Alto Livello e molto poco al rugby di base. In termini di progettazione e di investimenti economici. Ed è un problema enorme, perché da un lato sarà anche normale e logico concentrare gli sforzi verso le formazioni (nazionale maggiore e celtiche) che fanno appunto da locomotiva come dicevo un attimo fa, però puoi avere la macchina-motore migliore del mondo ma se i vagoni che vengono dietro e i binari non sono messi a punto e in qualche maniera coordinati a chi traina il tutto, beh, deragliare diventa solo una questione di tempo.
Qualcosa si inizia a fare: la FIR ha messo mano all’elefantiaco programma delle Accademie e lo ha ridotto in maniera importante. Rimane però il dubbio (quasi certezza, in realtà) che il motore di questo ripensamento sia sostanzialmente economico e non progettuale, con i conti federali che stanno passando un momento molto complicato ancora oggi e che quindi bisogna risparmiare.

Non è una precisazione di poco conto: tra intervenire perché lo si ritiene necessario e farlo perché non si hanno più soldi in cassa e non si può più mantenere lo stile di vita di qualche anno fa c’è una bella differenza.
Ed è un dato di fatto che l’alto livello continua a dragare una percentuale enorme dei soldi a disposizione del nostro movimento. Si sottolinea spesso – e giustamente – che la nostra nazionale non ha mai avuto uno staff qualitativamente e quantitativamente ampio come quello attuale, tutto vero, ma O’Shea, Catt e soci non sono certo venuti per la gloria, sono pagati di conseguenza. Poi c’è la questione Zebre: i bianconeri sono stati sostanzialmente sempre federali per quanto riguarda i finanziamenti, con una percentuale minima di contributi privati, e le loro controversie degli ultimi tempi hanno richiesto un impegno (economico) maggiore alla FIR. E siccome siamo in presenza del gatto che si mangia la coda da ambienti federali è giunta a questo blog l’indiscrezione che Treviso ha chiesto e ottenuto un adeguamento del suo contributo per proseguire l’avventura celtica. Nulla di trascendentale, si tratta di una cifra importante ma non pazzesca, ma se aumenti l’impegno per X inevitabilmente anche Y chiede di essere trattato alla stessa maniera. Questa cosa non è figlia dell’ingordigia del Benetton (a molti piace pensarlo, evabbé, però quanti milioni suoi ha investito in tutti questi anni la proprietà biancoverde? C’è un qualche privato in Italia che ha fatto più e per un periodo così lungo come “quelli delle canottiere”, come ebbe a dire qualcuno una manciata di anni fa? La risposta è no) ma di un movimento incapace di attirare sponsor e aziende in maniera importante e continuativa. Il vero vulnus è questo.

E in questi stessi giorni Il Grillotalpa per primo ha sottolineato come sia centrale la distribuzione (al ribasso, nel suo complesso) dei contributi per la partecipazione alla Continentale Shield, con una “riforma” di partecipazione italiana anche qui improntata soprattutto alla spending review.
Da vari comitati regionali sono mesi che giungono voci – mai confermate in via ufficiale né dalla FIR né tantomeno dai diretti interessati, questo va detto – di continui e ripetuti ritardi nell’elargizione dei contributi necessari per il normale funzionamento della macchina amministrativa del nostro movimento. Indiscrezioni non dissimili, sempre a mezza voce anche in questo caso, arrivano dall’ambiente arbitrale.
Un quadretto poco ottimistico dal quale emerge comunque la conferma di una caratteristica ormai strutturale della nostra Ovalia: un sostegno economico enormemente sbilanciato verso il vertice della piramide. Perché non si hanno notizie al contempo di un aumento degli investimenti nella base. Né oggi né ieri.
E lo ripeto: è il vertice che traina il resto, ma quello che c’è sotto va sostenuto e foraggiato in maniera importante e adeguata. Altrimenti tutto crollerà, prima o poi.

Italia dentro la Commissione Bilancio ma fuori dal Comitato Esecutivo: World Rugby, è vera gloria?

La FIR celebra l’ingresso del presidente Gavazzi in un ufficio importante ma il nostro movimento non ha più un suo rappresentante nel vero cuore di World Rugby

Il campo è importante però quello che avviene nelle più o meno segrete stanze di World Rugby non è poi così da meno. Le due cose sono poi parecchio collegate, nel senso che più vinci sul campo più il tuo peso specifico nelle decisioni politiche aumenta. Magari ci metti un po’ di tempo, però è inevitabile che se il tuo movimento cresce e al contempo si stabilizza (traduciamo: la sua crescita è costante, non figlia di un paio di exploit) diventi più importante anche in campo dirigenziale.
L’Italia nel 2017 come sta? Il rugby è un mondo in cui i paesi che davvero decidono sono pochi: le home unions britanniche, la Francia e le tre grandi dell’emisfero sud. A queste negli ultimi anni si sono aggiunte Argentina e Italia che nel novembre del 2015 hanno ottenuto un potere di voto identico a quello delle altre federazioni fondatrici (due membri e tre voti). Un riconoscimento importante ma allo stesso tempo inevitabile per una partecipante al Sei Nazioni (da 15 anni al momento di quella apertura) e per una squadra che dal 2012 ha allargato il Tri-Nations e che nel 2007 è arrivata sul podio al Mondiale.

Nei giorni scorsi la FIR ha comunicato che “Alfredo Gavazzi, Presidente della Federazione Italiana Rugby, è stato inserito dal Consiglio World Rugby all’interno della Commissione Bilancio dell’organo di governo del rugby internazionale, riunitosi a Kyoto (Giappone) in vista del sorteggio dei gironi della Rugby World Cup 2019″. Nella nota si parla di “incremento del peso specifico del rugby italiano all’interno dei consessi internazionali”, ma è davvero così?
E’ chiaro che nei comunicati si tende a ingigantire i meriti dell’ente che li produce, quale che sia, ché ognuno vuole vendere al meglio le sue pentole, però si può parlare di incremento solo se aumenti la tua presenza o se migliori la sua qualità, altrimenti è un indorare la pillola, ad andare bene. O un vedere le cose in maniera eccessivamente ottimistica, toh. Perché è vero che Gavazzi prenderà parte ai lavori della  Commissione Bilancio (fermi, non fate battutine, che vi vedo…) ma è altrettanto vero che dopo che per due legislature Giancarlo Dondi si è seduto nell’Executive Commitee noi non abbiamo più un nostro rappresentante nel vero cuore pulsante di World Rugby. Il risultato algebrico delle due cose è negativo.

Torniamo quindi alla domanda iniziale: l’Italia nel 2017 come sta negli equilibri della massima associazione di Ovalia? Non male, ma rimaniamo di gran lunga i meno importanti tra quelli che contano. L’Argentina è in fortissima ascesa con un suo uomo che ancora giovanissimo (Pichot non ha ancora 43 anni) è già vicepresidente e che avrà una facilmente prevedibile luminosisima carriera politica davanti a sé. Spero di sbagliarmi, ma sono pronto a scommettere che si giocherà una finale mondiale prima a Buenos Aires che non a Roma.
L’Italia non sembra avere la stessa capacità propositiva e oggi non ha nessuno in grado di sostituire Dondi come abilità di muoversi in quei mari e nemmeno come credito personale in quegli ambienti. E per queste cose ci vuole tempo, tanto tempo, le soluzioni non le tiri fuori da un taschino e come ho già scritto altre volte il nostro movimento non sembra aver messo la “produzione” di manager e dirigenti tra le sue priorità. Purtroppo.

Guinness Pro12 e Italia, futuro incerto: siamo alle sliding doors?

Alcuni articoli comparsi in Italia e in Scozia preannunciano scenari molto concreti che vedrebbero cambiare non poco il nostro movimento. Con una domanda che non possiamo non farci

La fine della stagione regolare di Guinnes Pro12 è uno degli ultimi passaggi di un’annata tra le più brutte dal 2000 a oggi, per molti la peggiore in assoluto. Qualche ora dopo il fischio finale di Zebre-Benetton Treviso il sito del mensile AllRugby (in gran parte confermato ieri anche dalla stampa scozzese) ha pubblicato un articolo di quelli che confermano quanto la nostra traversata nel deserto sia ancora lunghissima, sempre ammesso che la si sia davvero iniziata. Prima di proporvi alcuni stralci vi metto in fila i punti salienti (lo potete comunque leggere per intero qui):
– nuovi criteri di qualificazione per la Champions Cup, che saranno puramente meritori. Traduciamo: in Champions a chi se lo conquista sul campo, senza alcune rete di protezione geografica e/o di rappresentazione
– la FIR vorrebbe far partecipare una selezione Emergenti alla Qualifying Cup (bella idea, ma poi in Challenge chi ci va? Sempre loro?)
– il board del Pro12 è stufo della nostra non partecipazione alla creazione di profitto e sul tavolo ci sono nuovi scenari che prevedono in alcuni casi anche la nostra esclusione
– il Pro12 parlerà comunque anche nordamericano

L’articolo è ricco di dettagli e se fosse vera soltanto la metà delle cose scritte (e non vedo perché non dovrebbe esserlo, AllRugby è piuttosto dentro le cose federali per avere notizie di primissima mano) ce ne sarebbe abbastanza da chiedersi che cosa il nostro movimento vuole fare da grande.
Per quanto ho potuto verificare ho trovato solo un errore nell’articolo in questione, ovvero quando parlando del torneo celtico dice: “Se vogliamo restare dobbiamo continuare a pagare il vecchio biglietto (tre milioni a stagione, più o meno)”. La cifra che in realtà la FIR oggi paga è di un milione e 250mila euro circa a stagione. Dettagli, nulla che cambi la sostanza della questione.

Ma dicevamo del cosa vogliamo fare da grandi: come ho più volte scritto una vera analisi di costi/benefici della nostra avventura celtica non è mai stata fatta in FIR, si è semplicemente deciso che era un modo per entrare nella stanza dei bottoni e che i risultati in qualche modo sarebbero arrivati. Dopo sette anni abbondanti possiamo dire che le cose sono andate diversamente. Purtroppo.
Quindi: che fare? Rimanere in quel torneo? Oppure tornare a rilanciare una Eccellenza abbandonata a se stessa in questi anni con una infornata di qualche decina di giocatori che inevitabilmente ne innalzerebbero (almeno un po’) il livello e un sistema di finanziamento di buon senso per i club che meglio lavorano sui vivai? Con una progettazione dal respiro di qualche stagione per quanto riguarda la comunicazione e la visibilità televisiva siamo sicuri che nel medio periodo non potremmo ottenere dei risultati migliori di quelli attuali?
Opinione personalissima: io questa certezza che stare nel Pro12 a dispetto dei santi sia sempre e comunque un vantaggio non ce l’ho. Ma è appunto una opinione solo mia, non pretendo certo di elevarla al rango di verità.
Ecco gli stralci principali dell’articolo di AllRugby.

“…è quello della partecipazione alla Champions Cup della prossima stagione: il dodici maggio, il board dell’EPCR dovrebbe approvare all’unanimità (ma il condizionale è sempre d’obbligo in politica) i nuovi criteri di qualificazione per le coppe europee, ovvero la fine delle “quote nazionali” nel PRO12. Alla Champions accederanno le prime sette della classifica senza garanzie di salvaguardia né per questo né per quel paese. Cambia poco, se non per l’Italia: Cardiff (settima) conquista un posto sicuro nel torneo più importante della prossima stagione (è quello che i gallesi volevano), Connacht ed Edimburgo si giocano l’ipotetico accesso nei play off con le settime classificate di Premiership e Top14, mentre le due italiane e i Dragons vanno in Challenge Cup”.

“Alla fine del Sei Nazioni il PRO12, ha indirizzato alla Fir una lettera di forte critica sui modi e i risultati della nostra partecipazione all’ex torneo celtico. (…) la soluzione è stata trovata oltreoceano: ammettere al Pro12 una, o due, franchigie americane. Gli Stati Uniti si sa sono l’Eldorado dello sport professionistico mondiale. 
(…) Il primo luglio l’Italia dovrebbe diventare partner del PRO12 a tutti livelli e dividere con le celtiche oneri e guadagni del torneo. Ma gallesi e scozzesi non ci vogliono. O meglio non vedono perché si debba dividere con noi una torta alla quale in sette anni abbiamo contribuito poco o niente. Non con sponsor di peso, non con il pubblico, non con le televisioni (inutile fare l’elenco dei fiaschi di questi anni, da Dahlia in poi), non con i risultati. Se vogliamo restare dobbiamo continuare a pagare il vecchio biglietto (tre milioni a stagione, più o meno) e portare una squadra a Milano o Roma. Per noi insomma un posto solo, non di più. E a pagamento”.

“(…)Sul tavolo dunque al momento, ci sarebbero tre possibilità: l’Italia accetta di restare nel Pro12 con una sola formazione, l’altra viene sostituita da una formazione americana. Seconda possibilità: l’Italia rifiuta tout court e nel PRO12 entrano, al posto di Zebre e Benetton, Houston e Toronto. Si procede per vie legali, chissà come finirà.
Ultima ipotesi: l’Italia riesce a convincere i propri partner della bontà del suo futuro, Zebre e Treviso restano, e il PRO12, sempre dal 2018/2019, si allarga a 14 squadre, divise in due gironi, una nordamericana per gruppo, il che significherebbe una trasferta transoceanica all’anno per ciascuno dei club europei. 

“Lo scenario fin qui descritto apre un terzo capitolo: PRO12 e Sei Nazioni fanno riferimento allo stesso organismo, The Six Nations Ltd. Non si capisce come il Sei Nazioni non veda che l’uscita dell’Italia dal PRO12 finirebbe per ridurre considerevolmente anche la competitività della nostra Nazionale. La mano destra non sa cosa fa la sinistra? Vogliono metterci spalle al muro anche sul piano internazionale?”

Il caso Friuli-Venezia Giulia: la versione del vicepresidente FIR Saccà

Fa ancora discutere l’annullamento dell’elezione del presidente di quel comitato regionale a causa di un errore formale da parte della Commissione Verifica Poteri. Il numero due federale ha rilasciato a questo blog una dichiarazione in cui definisce “increscioso” l’errore, sottolinea la sua estraneità su quanto accaduto e sottolinea alcuni aspetti finora poco rilevati

Nella fetta italiana di Ovalia ha fatto molto discutere il caso Friuli-Venezia Giulia, di cui ho parlato pure io pochi giorni fa. In pratica sono state ammesse al computo delle preferenze anche le quote voto di tecnici e giocatori, che per la legislazione vigente non sono valide per le elezioni dei Comitati Regionali. Un errore formale molto grave che ha invalidato l’elezione di Claudio Ballico, rappresentante di Pronti al Cambiamento.
Ma come si è arrivati a fare questo errore? E chi sono i veri responsabili? Il Grillotalpa ha provato a mettere in fila un po’ di cose e ha sentito uno dei protagonisti, il vicepresidente FIR Nino Saccà.
La ricostruzione che vi ho proposto l’altro giorno aveva alcune inesattezze, nulla che possa cambiare il senso generale della cosa, ma è giusto mettere i puntini anche sulle mie “i”.

Le elezioni dei Comitati Regionali sono generalmente organizzate e gestite dai comitati stessi, con la FIR chiamata a fare l’organo di vigilanza. Nel caso del Friuli Venezia-Giulia la federazione è stata più presente e più coinvolta sin dall’inizio. Il motivo è semplice: quella del primo aprile era la prima elezione del neonato Comitato del FVG, fino ad allora “semplice” delegazione annessa al Comitato del Veneto.
Il segretario federale ha il compito di convocare l’assemblea elettiva che per prassi nei casi dei nuovi comitati si svolge generalmente alla presenza del presidente o del vicepresidente FIR, in questo frangente il vicepresidente vicario Nino Saccà.
L’organo che gestisce tutta la trafila burocratica che porta fino all’assemblea elettiva è la Commissione Verifica Poteri che si riunisce 10 giorni prima del voto e verifica che tutti i candidati abbiano i requisiti per essere presentati, stabilisce il quorum perché il voto sia valido in base al numero dei voti assegnati per ogni società. Rimane da chiarire una cosa: i tabulati con i voti maturati dalle società in base al loro operato nel quadriennio sono arrivati già pronti dalla FIR o sono stati compilati in questa sede? 

Il presidente della Commissione Verifica Poteri è anche quello che il giorno del voto dà il via ai lavori dell’Assemblea Elettiva e subito dopo la sua relazione si procede alla nomina del presidente dell’Assemblea stessa. Il primo di aprile è stato nominato presidente Nino Saccà: il vicepresidente vicario FIR entra in scena a cose praticamente fatte. Il suo ruolo nello specifico è accostabile a quello del presidente delle riunioni di condominio: dirige il traffico, fa seguire l’ordine del giorno stabilito da altri e poco più. Certo la presenza di un dirigente di così alta carica fa rumore in una simile situazione, però va detto che il suo non è stato un ruolo da protagonista.
Diverse invece le responsabilità del segretario generale FIR Claudio Peruzza, direttamente coinvolto nell’errore all’origine di questo guaio.

Di seguito la dichiarazione rilasciata da Saccà a questo blog. Interessante la sottolineatura del vicepresidente FIR: l’errore è stato “increscioso”, ma nessuna delle società e dei candidati presenti si è accorto o ha avuto nulla da che ridire sul fatto che i loro voti erano raddoppiati. Un bel quadretto nel complesso, non c’è che dire. Da qualunque parte la si guardi. Attendiamo ora notizie (necessarie) di sanzioni. Le parole di Saccà:

“Non esito a ritenere l’errore che ha determinato l’annullamento della Assemblea Elettiva del FVG  increscioso.
Voglio evidenziare che la tabella dei voti del quadriennio è inviata alle Società affiliate unitamente alla convocazione della Assemblea Elettiva (si tratta  di  riepilogo dei voti di base e i voti plurimi – previsti dalla Statuto – che ciascuna società ha maturato in occasione di ciascuna stagione sportiva e che  sono attribuiti  secondo le modalità previste dall’art 5  n.4,5,6,7,8 del Reg. Organico).
Nelle Assemblee,  l’attribuzione dei voti,  la consegna delle schede ai partecipanti  per la votazione segreta e la constatazione del quorum assembleare, sono tutte funzioni che rientrano specificamente, a mente dell’art.11 comma 4 del R.O., tra i compiti della Commissione Verifica Poteri.
E’ ovvio che la preparazione delle schede  (che vengono poi verificate e siglate dal presidente della CVP)  ed delle relative buste da  consegnarsi alle Società partecipanti  è effettuata in antecedenza.
ll Presidente dell’Assemblea è nominato solo dopo che il Presidente della CVP ha letto la sua relazione e l’assemblea si è costituita.
Nel frangente non solo la CVP, ma neppure alcuna delle 15 Società partecipanti, né alcuno dei candidati (2 alla carica di Presidente e 13 alla carica di Consigliere) hanno rilevato che i voti attribuiti e le relative schede di votazione erano quasi raddoppiati”.

La FIR fa, la FIR sbaglia, la FIR disfa. Ma in Friuli chi rimane a terra è solo il nuovo presidente (dell’opposizione)

Mourinho

L’elezione del comitato regionale friulano è stata annullata per un errore formale della commissione verifica poteri composta anche dal segretario generale federale mentre a presiedere l’assemblea elettiva c’era il vicepresidente Saccà. A saltare è l’elezione del rappresentante di Pronti al Cambiamento e per sistemare il tutto viene mandato un consigliere federale che la FIR vuole far decadere. Sembra un film, ma non lo è. Purtroppo. 

Prima un comunicato FIR del 29 aprile, poi una versione ufficiosa dell’accaduto e infine una piccola storia triste. Ecco il comunicato:

Assemblea Ordinaria Elettiva – Comitato Friuli Venezia Giulia
Il Consiglio Federale ha deliberato all’unanimità di annullare l’Assemblea Ordinaria Elettiva dell’1 aprile 2017 sulla base delle gravi irregolarità nell’assegnazione dei voti e, contestualmente, di nominare Commissario il Consigliere Roberto Zanovello che dovrà entro 30 giorni procedere alla riconvocazione dell’Assemblea stessa secondo i termini previsti dai regolamenti vigenti.
Il Consigliere Fabio Beraldin è stato nominato Commissario supplente.

La versione ufficiosa la fornisce Rugbymeet (conferme della sua bontà le ha avute anche questo blog):
A rendere vano il successo di Ballico, espressione di “Pronti al cambiamento”, un errore formale della commissione verifica poteri, composta dal segretario generale Fir Claudio Peruzza e da due legali della regione. L’organo di controllo, è trapelato in queste ore, avrebbe ammesso al computo delle preferenze quote di voti non computabili a norma di legge (atleti e tecnici). A presiedere l’assemblea (18 le società rappresentate) c’era l’avvocato Saccà, navigato ed esperto uomo di cose sportive. Se di errore si è trattato, difficile non definirlo: imbarazzante.

La piccola storia triste:
1) Ti chiami FIR e hai il compito di organizzare e gestire le elezioni dei tuoi consigli regionali
2) Il Friuli Venezia Giulia elegge Claudio Ballico, rappresentante di Pronti al Cambiamento, l’opposizione all’attuale presidente FIR
3) Il vicepresidente vicario (ripetiamolo: il vicepresidente, che nella vita fa l’avvocato) è presente e presiede l’assemblea ma nonostante questo la commissione verifica poteri di cui fa parte anche il segretario generale FIR (il segretario generale FIR!) fa un errore formale
4) L’elezione viene annullata dal Consiglio Federale
5) Il Consiglio Federale nomina Roberto Zanovello quale Commissario con il compito di riconvocare l’assemblea elettiva del comitato regionale entro 30 giorni
6) Roberto Zanovello è quel consigliere federale (assieme a Marzio Innocenti, Fulvio Lorigiola e Gianni Amore) messo sotto inchiesta dalla FIR per un caso di presunta fuga di notizie in merito all’indagine CONI sul bilancio federale
7) Roberto Zanovello è quel consigliere federale che potrebbe decadere dal suo incarico già il 17 maggio, prima della scadenza suddetta dei 30 giorni
8) L’elezione di un presidente regionale (dell’opposizione) viene annullata alla presenza del massimo gotha della FIR, presidente escluso, per un errore del gotha stesso: scommettiamo che non verranno prese sanzioni e che nessuno si sentirà obbligato a fare un passo indietro, fosse anche solo a livello simbolico?

Parola del giorno: allucinante
al·lu·ci·nàn·te/ aggettivo

  1. 1.
    non com.
    Abbagliante, accecante.
  2. 2.
    fig.
    Che provoca uno stato di profondo stupore o addirittura di terrore; impressionante, sconvolgente, spaventoso