Continental Shield, in campo una selezione? La vera questione – di cui non si parla – è il contributo

La FIR spinge per una sorta di franchigia (anche o soprattutto?) per motivi di cassa. Le società di Eccellenza vivono la competizione come un impiccio che però porta soldi per loro fondamentali. Oggi un incontro tra le parti

Se qualcosa non è accaduto nelle ultime ore, oggi si dovrebbe tenere un incontro tra il presidente federale Alfredo Gavazzi e i club dell’Eccellenza. La discussione dovrebbe avere il suo piatto forte sul futuro della Continental Shield, ovvero la terza competizione europea per importanza a cui partecipano squadre di Belgio, Germania, Italia, Romania, Russia e Spagna e che era chiamata fino a pochi mesi fa Qualifying Cup. Il motivo è presto detti, visto che metteva in palio un posto in Challenge Cup.
Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni infatti l’idea della FIR sarebbe quella di partecipare non più con le quattro squadre prime classificate dell’Eccellenza bensì con una sorta di franchigia delle stesse, una quasi Emergenti. Sulla cosa si è aperto il dibattito: chi l’allena, chi sceglie i giocatori, dove e quanto si preparano e poi la domanda finale, ovvero se quella stessa formazione/selezione andrebbe l’anno dopo a giocarsi la Challenge Cup in caso di vittoria nella Continental Shield.

Tutte domande legittime, che però bypassano la vera questione, che con il campo ha poco a che fare. Una questione ovviamente economica. Perché oggi le squadre che partecipano all’ex Qualifying Cup percepiscono tutte un contributo federale che non è forse più quello ricco di alcuni anni fa ma comunque importante, quando non addirittura fondamentale per la sopravvivenza di alcune delle squadre interessate. Un contributo che andrebbe ovviamente a sparire in caso di partecipazione di un’unica selezione. O meglio: il contributo verrebbe rimodulato al ribasso e poi diviso tra tutti i club dell’Eccellenza e non più destinato solo alle quattro partecipanti. Un bel risparmio per una FIR, che continua a navigare in acque certo non buone e le cui casse continuano ad avere problemi, ma alcuni club ormai abituati a poter contare su quei soldi li vedrebbero assottigliarsi pesantemente.
La vera questione in campo è questa, che – inutile girarci troppo attorno – la Continental Shield viene quasi sempre (lo ripeto: quasi) vissuta dalle nostre società più come un impiccio che altro. Un impiccio che porta però soldi importantissimi per le economie agonizzanti delle nostre squadre.

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40 thoughts on “Continental Shield, in campo una selezione? La vera questione – di cui non si parla – è il contributo

  1. bradiporapido

    Alcune considerazioni dal mio punto di vista di semplice appassionato neofita. La prima cosa che occorrerebbe veramente modificare è la formula della competizione. Quella della stagione passata penso che sia stata demenziale. La cosa positiva è che ha vinto (probabilmente) la squadra più forte. La formula potrebbe essere semplificata in modo da avere due gironi, partite di sola andata con le squadre dello stesso girone e finale tra le migliori due. Stesso numero di partite di quest’anno (se non erro), ma formula a mio avviso più giusta sportivamente. Per quanto riguarda la questione dei premi, forse la faccio troppo semplicistica ma basterebbe dare una parte fissa (es. 40% del “montepremi” diviso per le quattro partecipanti) e vincolare il restante 60% dividendolo in al 40% per il raggiungimento della finale con un ulteriore 20% in caso di vittoria.

  2. Ma perchè perdere tempo e così tanti soldi dietro a dei semi-pro?(la franchigia delle eccellenti non voglio neanche prenderla in considerazione visto che è una cosa ridicola di per se..) portare in giro x l’europa squadre a cui non interessa nulla della competizione che vantaggi porta al movimento? vedete gallesi/scozzesi/irlandesi che gettano così i loro soldi?(senza contare che hanno sicuramente + ricavi della nostra federazione)
    Riusciremo mai a staccare il cordone ombelicale con i dilettanti? al momento vedo + probabile che siano i nostri dilettanti al comando nella federazione a staccare con il professionismo..

  3. Stefo

    Da quanto Cos ha detto che ci sarebbero state scelte impopolari, reputo che questa sarebbe stata la primissima scelta impopolare fatta…aggiungo scelta giusta, anche se dall’altro lato penso alle tante formazioni francesi di Top 14 ed alcune inglesi di Premier che in questi anni in Challenge ci stanno andando per fare comparsate snobbando la compatizione tanto quanto le Eccellenti han fatto con il Continental Shield….ma intanto i contripbuti EPCR li han presi!

    1. Mr Ian

      quest anno è stato forse il primo anno dove quasi nessuno ha snobbato la Challenge, forse il Bayonne, ma aveva altro a cui pensare e mi viene il dubbio se meriti di partecipare alla coppa…

      1. Stefo

        PErche’ secondo te Grenoble l’ha presa seriamente?O Worcester e’ andato a Krasnoyarsk per vicnere?Bristol e Pau gliene batteva qualcosa?
        Dai Mr Ian…

      2. Mr Ian

        ovviamente non tutte possono essere interessate alla coppa per esigenze di stagione, ma per una squadra in fase di rilancio e con un buon progetto, vincere la coppa può essere un porta laterale per accedere in Champions cup

      3. Stefo

        Mr Ian la seconda coppa continua ad essere snobbata…da squadre, pubblico, tv, sponsor…son sempre le solite stuazioni su chi ci prova:
        Celtiche (sempre e comunque), e squadre che sono sul bordo del Top 14 e Premier in chiave po-qualificazione alla champions. Era cosi’ 5 anni fa, e’ cosi’ oggi.

  4. Giovanni

    C’è anche un’altra domanda, oltre quella: quanto spende la FIR per questa competizione? Quando venne varata, il presidente Morariu mise le mani avanti dicendo che Rugby Europe non aveva i soldi per organizzarla. Sul sito di EPCR si ringrazia la FIR per la “collaborazione”. Ha senso che la nostra federazione finanzi una competizione che vede promosse alla coppa vera le squadre di altri Paesi, quando fino a quattro anni fa ci andavano le nostre, senza che la FIR ci mettesse un solo euro? Oltretutto, i soldi alle prime quattro falsano i valori del campionato d’eccellenza, perchè le altre sei sono costrette a fare la campagna acquisti coi fichi secchi, quando alle prime quattro basta farsi sbattacchiare in questa competizione per vedersi recapitare i soldi con cui potersi rinforzare. Partecipare con una selezione dell’eccellenza (sempre delle prime quattro o aperta anche alle altre?) continua a non aver senso, bisogna trovare il coraggio di farla finita con questa coppa che dal punto di vista tecnico non porta beneficio alcuno. Come scrissi tempo addietro, la vera anomalia di fondo del rugby italiano è che le sue squadre non riescano a produrre reddito proprio che le renda autonome: ne nasce un rapporto perverso in cui la federazione tiene in vita i club che le forniscono i giocatori che alimentano, attraverso il passaggio per le franchigie, la nazionale che è l’unica entità che assicuri introiti veri. La federazione non può staccare la spina perchè non ha chi gli produce giocatori ed intanto mantiene potere di ricatto sui club. In qualsiasi sport di squadra al mondo la federazione si occupa della base e non del vertice, delle nazionali e della promozione sul territorio. Nel nostro rugby avviene l’esatto contrario: la FIR riduce i fondi a sostegno dei tornei di minirugby e nel contempo butta soldi per una competizione inutile.

    1. gsp

      Amico mio, tra “squadre che producono utili” e “federazioni che non si occupano della nazionale” mi sembra davvero che stiamo parlando di un universo diverso che non e’ quello del rugby.

      Hai ragione sull’interesse della formazione.

      1. Giovanni

        No, le federazioni si occupano proprio di nazionali e della promozione del proprio sport. L’anomalia è una federazione che si faccia carico di due squadre professionistiche e, in parte, delle semipro. Se fai il confronto con calcio, basket, volley e pallanuoto, vedrai che solo nel rugby ciò avviene.

      2. gsp

        ma non nel rugby Giovanni anche per delle peculiarita’ del rugby. proprio per quella sembra che si parla di sport diversi.

      3. Giovanni

        Vero, ma ciò che tu chiami “peculiarità” io la definisco “anomalia”. Perchè in Francia ed Inghilterra funziona come normalmente avviene negli altri sport di squadra. Allora, come ho scritto più giù, o prendi atto che non hai un seguito paragonabile a quello delle nazioni più evolute e riorganizzi tutta la tua struttura in funzione delle franchigie del Pro12, come avviene in Scozia, Galles ed Irlanda, oppure lasci che i club se la cavino da soli.

      4. gsp

        sono pienamente daccordo con te, e da anni sul seguito paragonabile. Pero’ permettimi di dire che il downgrade e’ gia’ cosi’ nei fatti, e con tutto il suo candore c’era ga’ nel programma di Gavazzi. L’eccellenza rimane cosi’. Il contributo e’ l’ultima cosa che e’ rimasta.

        Ma la anomalia sono Francia ed Ing, non l’inverso.

      5. Giovanni

        Veramente nel proprio programma elettorale Gavazzi parlava di terza franchigia ed ulteriori accademie. Poi deve aver preso la calcolatrice, essersi fatto due conti ed è partito il downgrade. Ben venga, ma i problemi di sviluppo e formazione restano sul tappeto. Personalmente, invece che la terza coppa, proverei ad intensificare la collaborazione con i club della SRU, magari cercando di coinvolgere nel discorso anche i gallesi, beninteso giocando con club d’eccellenza e non con la Emergenti come successo nel doppio confronto con Heriot’s. Molto più produttivo misurarsi con chi è più forte di te che con belgi e portoghesi.

      6. gsp

        ma non mi saltare di pal in frasca. Gavazzi ha detto che l’eccellenza rimaneva cosi’ o no? parlavi dell’eccellenza o no?

      7. Giovanni

        Scusami ho letto solo adesso. Non volevo saltar di palo in frasca, semplicemente avevo frainteso. Comunque nel frattempo ti ha risposto @Stefo più giù. Notte.

    2. Mr Ian

      posso dire però che in questo caso sono stati i club d Eccellenza a non mantenere la parola?? cmq Gavazzi, per quanto male se ne possa parlare, aveva offerto loro un occasione per rimanere aggrappati al rugby che conta..

      1. Giovanni

        Non gliene frega una cippa del “rugby che conta”: stanno tenendo lo stesso comportamento che avevano all’epoca della partecipazione diretta alla Amlin. Solo che allora era gratis ed oggi la FIR ci rimette di tasca propria. I casi sono due: o si riorganizza la piramide dei semiprofessionisti in funzione delle franchigie oppure i club dimostrino di essere in grado di reggersi sulle proprie gambe. Questo ibrido di chi sta insieme per motivi d’interesse ormai fa acqua da tutte le parti.

  5. MarioC

    Buongiorno a tutti. Io magari sono un sognatore… ma non si potrebbe affiancare alle partite di coppa con franchigia un torneo seven a tappe?
    Avresti gran parte dei giocatori dell’eccellenza, tutti giocano, il seven cresce e magari con la franchigia in Europa non fai figuracce (visto che si potrebbe schierare una nazionale emergenti…).
    Insomma la vedo come un’occasione.
    Ci sarebbero da definire i criteri per la ripartizione degli utili, ma mica posso pensare a tutto!!!

  6. gian

    Che fine faranno i contributi è la prima domanda che mi è venuta in mente (lasciamo perdere se giusti o sbagliati, dati bene o male e come sono gestiti), come molti fanno notare i club vivono grazie al contributo federale (tutti prendono fondi, non solo le prime 4, queste ne prendono tanti), l’anomalia è data dal fatto che in giro per il mondo la fed si occupa di organizzare e gestire l’attività, con i ricavi della propria nazionale, mentre le squadre prendono i soldi serivati dalle varie competizioni (coppe e campionato, biglietti, sponsor, utilizzo dei propri giocatori in nazionale), da noi, invece, la fed, oltre a cercare di annullare il rugbi non sotto il suo controllo (domestico), fagocita tutti i ricavi ridistribuendoli (beh, esclusi biglietti e sponsorizzazioni) a proprio gusto, ed ecco 2 celriche praticamente federali con budget ridicoli, accademie ed altre amenità, senza neppure saper far frutyare il giocattolo ed affossamdo le alternative.
    io capisco che tutti guardano quanto bene stanno gli altri separando pro e dopolavoristi (che poi non è proprio così), ma dimentichiamo che noi abbiamo un sistema (giusto o sbagliato che sia, per me è perfettibile, ma non da cassare in blocco) peculiare, chiudere i rubinetti al domestic, invece che integrarlo nel sistema premiando oggettivamente il lavoro a tutti i livelli, dei club, vuol dire chiudere baracca anche con il pro12 e la nazionale e tornare a fare i massoni andandocela a giocare con i tier 2 e 3, perchè le accademie non sono in grado di rifornire l’alto livello e sono economicamente insostenibili.
    in coppa i noatri sono stati bartuti solo da squadre pro, non da ferrotranvieri in gita, precisiamolo.
    detto tutto ciò cosa rimarrebbe dell’attuale rugby se fosse dilettantistico, rovigo fino a quando regge zambelli, calvisano in quanto legata a triplo filo con la filiera federale, e le fiamme perchè statali, poi magari sotto petrarca, viadana che sono società ricche per dei dilettanti e che sfornano giovanili di livello a iosa, poi tutte le altre se hanno una leva giovanile decente…. praticamente si chiude, thats all folks!

  7. Cuco23

    Premessa: la seguente è un’opinione di un semplice appassionato di rugby, quindi prendetela con tutti i limiti e le utopie/irrealizzabilità del caso. Detto questo, mi riallaccio al discorso sul tema Terza Coppa per fare un discorso più ampio. Se nell’immediato dovessimo proporre delle novità per le squadre del nostro domestic io proporrei il seguente schema:
    “TERZA COPPA”: eliminazione, è una competizione per i nostri club sostanzialmente inutile, nata solo per giustificare la distribuzione di 400k€ a certe squadre. Se possibile fare partecipare una franchigia delle eccellenti, dando i contributi ai vari club in base ai giocatori che mandano (più giocatori mandi (o ti vengono chiamati) nella franchigia e più soldi prendi).
    CAMPIONATO: nuovi playoff e playout per ravvivare l’interesse verso il campionato ed evitare verdetti già decisi a giornate dal termine. Playoff, la 1° e la 2° direttamente in semifinale, mentre la 3° vs 6° e la 4° vs 5° si giocano i “quarti di finale”, così per evitare come succede che squadre sicure dei vari piazzamenti smettano di giocare. Playout, l’ultima retrocede direttamente mentre la penultima si gioca lo spareggio con la finalista perdente della promozione di Serie A. Per quanto concerne i contributi, per evitare un campionato drogato dai 400k€ della terza coppa, si potrebbero elargire in base al piazzamento: vincitrice scudetto 800k€, finalista perdente 600k€, semifinaliste 400k€, perdenti dei quarti di finale 250k€, per le restanti 150k€, per un costo totale di 3,3 milioni a cui la FIR potrebbe aggiungere un bonus di 100k€ alle squadre che arrivano ad avere in rosa almeno 15 giocatori del proprio vivaio. Con questo metodo (tenete conto che ho un po’ sparato cifre a caso cercando una parvenza di fattibilità) a mio avviso si punta a dare più importanza al piazzamento in campionato tenendo le lotte per le varie posizioni sempre aperte, in più col bonus vivaio si incentiverebbero i vari club a puntare sulle proprie giovanili. Se poi vogliamo introdurre un’ulteriore novità, finale scudetto e finale promozione eccellenza in un unico rugby day in campo neutro, oltre ad una migliore organizzazione temporale delle partite (basta pause bibliche).
    TROFEO ECCELLENZA: proporre un torneo simile alla Coppa Italia di calcio, ovvero tutte gare secche a eliminazione partendo dalle squadre di Serie A fino alle eccellenti, ma non di rugby a 15 bensì con partite di rugby a sette, casomai disputando più partite in un unico stadio cercando di creare una discreta cornice di pubblico. Così facendo si creerebbe un campionato di Rugby Seven al posto dell’inutile trofeo eccellenza che spingerebbe i vari club di Serie A e Eccellenza a formare anche giocatori che tornerebbero utili per la nazionale seven dato che oggigiorno in nazionale seven ci vanno giocatori che a volte il seven lo vedono solo quando giocano con la ItalSeven.
    Ecco, con tutto questo (ovviamente sempre tenendo conto della fattibilità/possibilità di ciò) si potrebbe rilanciare il nostro povero campionato di eccellenza dandogli lo scopo soprattutto di formare nuovi giovani o giocatori da proporre per l’alto livello rappresentato dalle nostre squadre in Pro12, anche se qui per me si potrebbero ridurre a una e concentrare in essa le risorse federali e private.

    1. fracassosandonà

      cuco pensa te che io abolirei i contributi o che li darei cristianamente più consistenti agli ultimi, che si rafforzino, piuttosto che ai primi che non ne hanno bisogno…
      io tornerei ad una serie A1 A2 senza contributi se non quelli per coprire le spese di viaggio…
      sarei invece generosissimo per i risultati delle varie U18 e U16…
      ed ogni giocatore che convoco nelle varie nazionali, inclusa la maggiore, deve fruttare soldi a chi lo ha avuto nelle giovanili, pro quota se ha cambiato squadra…
      il vivaio della Benetton pesca in quello delle squadre limitrofe… se il bocia ha giocato dall’U6 all’U14 a Casale e fino all’U18 a Treviso, se viene convocato in nazionale devono arrivare soldi tanto a Casale quanto a Treviso, anche se avesse 30 anni, fosse al 70° cap e giocasse con i Saracens…

      1. Cuco23

        Ciao fracasso, sul discorso dei vivai ti do ragione e il tuo criterio mi sembra più che corretto. Prima scrivendo di fretta avevo semplificato e ridotto il discorso all’osso, ma come dici tu è ovviamente corretto dare i contributi alle società che per più anni/categorie hanno formato i ragazzi.

      2. xnebiax

        Non sono d’accordo col dare agli ultimi. Al massimo al massimo dai uguale a tutti. Ma in realtà devi dare di più ai vincitori e poi via via a scalare perché altrimenti hai un campionato in cui tutti cercano di arrivare ultimi… che non è una buona idea.
        Sul resto la penso come te: ridurre i contributi alle seniores, aumentarli per i campionati U18, U16 e U14.
        E una ricompensa per ogni presenza in nazionale (non solo maggiore) ai club che hanno formato il giocatore.
        Servono incentivi economici per convincere i club ad investire in reclutamento e formazione.

  8. Rabbidaniel

    Questa idea creerebbe un ulteriore cortocircuito, soprattutto per ciò che riguarda i permit. Si creerebbe un ulteriore livello tra Eccellenza e Pro12, come se non ci fossero già abbastanza rogne.
    Perché non si rinuncia direttamente a una competizione che ci serve poco o nulla?

  9. fracassosandonà

    dieci anni fa ottenemmo di andare in pro12 concentrando il nostro “professionismo” su due sole squadre perché erano anni che le nostre migliori squadre del super10 andavano in europa a prenderle…
    questi due team nel 2010 partecipavano di default alla HC a 24 (come praticamente tutto il pro12)… avevamo inoltre quattro eccellenti in challenge… tutti i nostri team le prendevano regolarmente…
    nel 2014 hanno riformato le coppe e siamo riusciti a farci garantire un posto in champions ed uno in challenge… le abbiamo prese comunque da una parte e dall’altra…
    nel frattempo per salvare il bilancio di quattro società in occasione della riforma delle coppe da ERC a EPCR ci siamo inventati la Terza Coppa… siamo riusciti a raccogliere figuracce internazionali persino contro tedeschi e spagnoli, certificando alla prova dei fatti che il livello del nostro rugby è bassissimo, tanto a livello pro quanto a livello amatoriale…
    oggi abbiamo perso il posto garantito in champions e siamo addirittura disponibili a regalarlo a chi se lo viene a prendere con un anno di anticipo…
    nel frattempo siamo alla vigilia della quarta finale consecutiva tra Calvisano e Rovigo, all’esito di un campionato falsato quanto meno dall’incompetenza federale…
    in tutto ciò abbiamo perso il sud, che bene che vada riesce ad esprimere un pugno di squadre se per sud intendiamo anche Roma (e da queste parti si usa così…) 🙂
    su questi presupposti il popolo si aspetta che le nazionali, che da questi bacini pescano, facciano risultati eclatanti…
    tanti auguri 🙂

    1. Gysie

      L.C.S.
      @Fracasso ti applaudo (e non per colleganza) su tutta la linea. Per quanto la tua preparazione mi crei noia nel comune agone.

  10. 6nazioni

    vedi come si sistemano i bilanci uomini di poca fede 1.6 palanche risparmiate.
    adesso verranno fuori con la parola magica volevate i DOGI fateli (innocenti)
    con una fava prende 2 piccioni mister 1,33.punto

  11. frank

    Via la coppetta Amilcare e via i contributi. Questa Eccellenza di straccioni non serve a nessuno. Se si mantengono una o due franchige professionistiche allora tutto il movimento italiano deve girare in funzione di questo.

    Che Downgrade sia (ma non sarà perchè Galvisano pesa).

  12. Stefo

    @gsp mi idnicheresti nel programma dove Gavazzi avrebbe candidamente parlato di downgrade? Anzi no t lo dico: da nessuna parte, anzi questo e’ quello che disse a rugbymeet in campagna elettorale:

    La sua idea era anche quella di rilanciare il Campionato d’Eccellenza, nel quale vediamo veramente poco pubblico

    “Verrà deliberato che i giocatori che escono dalle Accademie fino all’Under20 dovranno fare 2 anni nell’Eccellenza per crescere ulteriormente, finire di formarsi e migliorare così le loro qualità. Quando noi nel campionato d’Eccellenza riusciremo ad avere lo stesso livello di pubblico dei campionati interni francesi, o inglesi avremo anche le stesse performance, ma portare più pubblico non è semplice.

    Questo è un momento dello sport italiano nel quale non è facile portare pubblico allo stadio, potrei dire che dovremmo mettere in atto delle azioni di marketing mirato ma non sarà comunque facile. E’ una sfida difficile, noi siamo cresciuti molto per ciò che è realtivo ai diritti televisivi, e alla trasmissione in chiaro dei match ma il “pubblico” c’è la solo per la nazionale che ha avuto l’intuizione di legare la partita all’evento.

    Il pubblico non va a vedere la nazionale solo per la partita ma perché ha la possibilità di andare in un contesto tranquillo, nel quale la gente si vuole bene e sta bene dalla mattina alle 10 alla sera alle 10. E’ una sfida grandissima, ma non so se riusciremo a combatterla perché non dovrebbe essere solo la Federazione, non dovrebbe essere questo il compito federale, però ci proveremo”

    https://www.rugbymeet.com/it/news/fir/alfredo-gavazzi-rilanciare-l-eccellenza-una-sfida-grandissima-e-non-facile

  13. Pingback: Bechirsite

  14. Antonio

    Una nota non secondaria .
    – “I Contributi EPCR” NON sono né contributi né della Federazione , sono la quota dei proventi di Champions, Challenge e Qualification (una volta Parker Pen Shield) cup, sponsor , diritti TV etc.
    Questi soldi NON sono delle federazioni ma dei club che vi partecipano, in Francia sono gestiti da LNR, in inghilterra da PRL Ltd, nei paesi celtici NON vanno a IRFU, WRU , SRU ma direttamente nei bilanci delle società.
    L’Italia prende una quota del 7/8% del totale , fra gli 6 e i 8 milioni di euro.
    Quelli destinati all’Eccellenza sono 1,45 milioni, il resto è assorbito dalla FIR dopo la fine della LIRE (il vero motivo per cui doveva cessare)

    Per chi vorrebbe la fine dell’Eccellenza : la propaganda federale evidentemente funziona… chiedetevi da dove sono venuti fuori i giocatori Italiani delle Nazionali.

    (Aspetto solo che qualcuno citi le accademie per farmi finalmente una risata)

      1. Antonio

        Si, anche se non è mai venuto fuori sui media Italiani, è uno dei motivi di attrito fra EPCR e FIR.

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