Categoria: Media & Informazione

Di sconfitte personali, mancanze di rispetto e stupidità: una lettera aperta

Lo scorso lunedì ho pubblicato un articolo sul rapporto tra vertice e base del nostro movimento. A un certo punto ho scritto questa frase:

Colpa anche nostra, intendiamoci, di chi bene o male parla comunque di rugby tutti i giorni o quasi, e vi assicuro che non è per nulla semplice farlo. Intendo occuparsi di rugby in Italia.

I motivi per cui occuparsi di rugby in Italia è complicato sono diversi ma ve li riassumo in un esempio molto pratico: provate a scrivere di una disciplina dove tutto è fermo o quasi, dove non si vince praticamente mai, dove i problemi e le magagne del 2017 sono sostanzialmente quelle del 2005. Dove ci si perde dei meandri del proprio ombelico ma guai a guardare al di là del proprio naso. E fatelo tutti i giorni. Insomma, ci siamo capiti.
E questa immobilità – di cui tutti sono almeno in parte responsabili, sottoscritto incluso – è un problema soprattutto per chi agisce sul web: i quotidiani nazionali hanno smesso di interessarsi alla palla ovale se non quando c’è in ballo la nazionale. Oppure parlano solo dei soliti giocatori, prima due (Castro e Parisse) ora solo di uno (Parisse). In tutte le loro forme, anche quelle meno sportive, ma sono gli unici atleti riconoscibili anche da chi non segue il rugby quindi gli altri di fatto non esistono o quasi. Su un quotidiano nazionale, anche tra quelli sportivi, troverete più facilmente Parisse che parla del suo matrimonio o Castro di celiachia che non Massimo Brunello che racconta le difficoltà dell’allenare una squadra di vertice come il Calvisano che pure negli ultimi anni ha vinto una valanga di scudetti.
I giornali locali sono legati al territorio e se questo è ad alta passione rugbistica allora quella disciplina trova spesso spazio, altrimenti meno di zero.

Poi ci siamo noi operatori del web, non voglio fare l’elenco perché tanto ci conoscete tutti e non vorrei dimenticarmi di qualcuno. Noi siamo gli unici – lo ripeto: GLI UNICI – a parlare sempre e comunque di questo sport, tutto l’anno. Non lo fa nessun altro.
Il 10/20% di chi scrive di rugby sul web lo fa per lavoro vero e proprio, ovvero vive di quella cosa lì e credetemi non viene pagato molto, anzi. Il restante 80% lo fa sostanzialmente per passione, magari si mette in tasca qualcosa ma non ci può certo pagare le bollette. Però lo fa lo stesso: passione, appunto, anche se poi i pezzi grossi della FIR – e non solo loro – ti guardano sempre un po’ così perché “sei uno dei blog” (chissà poi cosa diavolo vorrà dire) come se la merda girasse solo in Rete mentre sui quotidiani…
E stiamo parlando di gente che in alcuni casi si fa stampare gli articoli perché non è in grado di trovare un qualunque sito o di usare un computer. Potete non crederci ma è davvero così, nel 2017. E no, il fatto di non essere più degli under 50 non è una scusa.
Certo le cose sono migliorate negli ultimi anni (e di questo voglio ringraziare pubblicamente chi dall’interno della FIR conosce le nostre difficoltà, le nostre esigenze e cerca di venirci incontro. Se mi stai leggendo – come credo – sai che sto parlando di te) ma ancora non basta.

Ma occuparsi di rugby in Italia è difficile anche per colpa di quelli che dovrebbero essere i primi a beneficiare dell’attenzione che siti e blog come questo cercano di dare alla palla ovale, ovvero voi lettori. Non tutti, va da sé, ma appassionati e tifosi diventano a volte i primi “nemici”. Perché se scrivi bene della federazione sei un venduto, se ne parli male si foraggiato dai Benetton. L’ipotesi che uno possa essere d’accordo con una parte o con l’altra a seconda di uno specifico argomento non è contemplata. O di qua o di là, come gli ultras.
Un clima di guerra religiosa costante che francamente ha frantumato i coglioni, almeno a me. Ma questo è ancora l’aspetto più tollerabile della questione (anche se a ben vedere essere considerati dei prezzolati a prescindere proprio bello non è): nessuno vi sta dicendo che dovete astenervi dalla critica, quello che si chiede è “solo” di rispettare il lavoro altrui, di chi vi mette a disposizione uno spazio di cui abusate grazie al suo tempo e ai suoi sforzi. Che possono dare risultati buoni, meno buoni o pessimi, ma che vanno comunque rispettati. Rispetto, cazzo.

E invece uno si trova ad assistere a degli show come quelli degli ultimi giorni. Io qui devo scusarmi con chi mi ha contattato privatamente: non vi ho risposto perché non volevo dare una risposta di pancia, ma alla fine anche quella più meditata non è molto diversa. Purtroppo.
Io lo so che la gestione dei commenti è uno dei grandi problemi del web, nessuno ha la soluzione corretta che va bene per tutte le situazioni, però quello che so è che ormai da diverso tempo mi sto chiedendo: perché? Perché continuare a fare quello che sto facendo, perché continuare a rubare tempo a figli e famiglia? Poco o tanto che sia.
Perché forse non vi siete accorti che i vostri insulti da bambini dell’asilo che vogliono avere l’ultima parola su tutto abbassano anche la qualità del lavoro di chi mette in piedi un qualsiasi sito web. E trovo tutto questo dannatamente irrispettoso. Però capisco che insultare è più semplice che argomentare.
Ma forse sono stupido io. Forse vi ho sopravvalutati e mi sono sopravvalutato. Potrei togliere i commenti, soluzione semplice, ma è una cosa che comunque vivrei come una sconfitta. Allora forse è meglio chiedersi se vale la pena continuare e poi darsi una risposta.

Per qualche giorno questo sito non pubblicherà nulla perché il sottoscritto è al mare, una “pausa” che avevo già previsto e che quindi non è collegata a questa mia lettera aperta ma che arriva davvero come meglio non avrebbe potuto. Perché se inizi a vivere come un obbligo uno spazio che hai creato per dar vita a una tua passione e a cui vuoi bene, beh, vuol dire che c’è un problema.

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Sulla difficoltà di raccontare l’Ovalia italiana: il caso The Rugby Channel

Ci consente di vedere via streaming web tutte le partite del massimo campionato italiano, prima ci ha mostrato il primo mese abbondante di Guinness Pro12 (anche in questo caso quasi tutte le gare di ogni giornata) e poi anche i match interni dell’Italia U20 all’ultimo Sei Nazioni: The Rugby Channel si è conquistato in pochi mesi uno spazio importante nella comunicazione del rugby in Italia, ma i problemi non mancano a partire dall’impossibilità di un’adeguata programmazione. Ne ho parlato con l’ideatore Matteo Scialpi…

Dal Grillotalpa a Onrugby.it: un po’ di dritte, un po’ di anticipazioni

Ci siamo ormai: lunedì onrugby.it sarà finalmente on-line e tutto quello che avete sempre trovato qui lo troverete anche in questo vero e proprio portale dedicato al rugby. A cominciare dalle news e dalla possibilità di commentare le stesse.
Notizie continuamente aggiornate su tutti i campionati/tornei del mondo ovale, interviste ai protagoniste, gli approfondimenti e le rubriche dei nostri esperti: “Giù il gettone” di Antonio Raimondi, “La storta e la furba” di Marco Pastonesi e – ovviamente – “Il Tinello” di Vittorio Munari.
Non mancheranno fotogallery, video e sondaggi, comunicazione di eventi.
Una sezione a cui teniamo moltissimo è “CLUB”, un luogo dove le società di ogni livello e collocazione geografica potranno comunicare a tutti eventi, promuovere iniziative e annunciare i reclutamenti. E dove le stesse società potranno entrare in contatto tra di loro.
Due novità rispetto al Grillotalpa saranno poi le classifiche e uno spazio-scommesse: le prime saranno fornite da OPTA e riguarderanno i 12 tornei più importanti (per problemi tecnici non saranno immediatamente disponibili, ma è questione di pochissimo tempo). Lo spazio-scommesse sarà invece curato da Agipronews e sarà un luogo dove verranno fornite informazioni circa le quote sulle varie partite in programma: ATTENZIONE, NON SARA’ POSSIBILE EFFETTUARE GIOCATE.

E poi ci sono i social network, dove saremo attivissimi:
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Da lunedì sarà possibile iscriversi anche al nostro canale youtube e a Pinterest

Verso onrugby.it – Alla scoperta della Sezione CLUB, una bacheca per tutte le società

Come ben sapete tra una settimana questo blog diventerà un’altra cosa, una cosa chiamata onrugby.it (a proposito: diffondete la pagina, mettete il “mi piace” sulla nostra pagina facebook già attiva, iniziate a seguirci anche su Twitter anche se qui inizieremo ad essere veramente attivi tra qualche giorno).
Oggi vi voglio proporre e anticipare una sezione davvero particolare del nuovo portale e oserei dire unica nel panorama italiano. Si chiama semplicemente CLUB, ed è una pagina con la quale TUTTE le società italiane sono inviatate a partecipare attivamente al progetto. Grandi o piccole, con grande tradizione o dalla storia molto recente, non importa: i club di ogni dove sono invitati a dare vita a quella che sarà una vera e propria “bacheca online” dove ritrovarsi ed entrare in comunicazione per parlare delle proprie iniziative (dalle giovanili agli old fino al rugby femminile) e per trasmettere la propria passione ovale.
Tornei, eventi, serate di beneficenza, feste, ma anche problemi, appelli, richieste… insomma, tutto quello che volete.
Per inviare i contributi basta scrivere a redazione@onrugby.it allegando un testo (corredato da un massimo di tre immagini), una fotogallery o un video accompagnati da un titolo.
La redazione, previa verifica della compatibilità dei materiali inviati, rilascerà i vostri contributi nell’arco di 24/48 ore.
L’immagine pubblicata qui sotto è cliccabile. Fatelo e scaricatela: avrete una locandina da mettere nelle vostre sedi e clubhouse.