
Che poi il nostro vero cruccio dovrebbe essere il Sei Nazioni U20. Circa un anno fa su OnRugby ho scritto un articolo che raccoglieva le statistiche principali degli azzurrini dal 2008 al 2016: il nostro bottino (si fa per dire) è di 3 vittorie, un pareggio e 41 ko in 45 partite.
Poi scrivevo un paio di frasi così:
(…) l’Italia ha nel complesso fatto 464 punti e ne ha subiti 1346, per una media-gara di 10,3 punti fatti e 29,9 punti subiti. In sette occasioni non ha fatto nemmeno un punto. La differenza punti dice -882, una roba tipo la temperatura su Plutone o cose così.
E le mete? Se i nostri conti non sono sbagliati l’Italia in tutte le edizioni giocate ha messo assieme 46 mete fatte a fronte delle 169 incassate.
Chiudiamo con la parentesi-amarcord di OnRugby con una tabella che mettevo in calce a quell’articolo:
Questo il dettaglio stagione per stagione, dei punteggi degli azzurrini:
2008 – 54 punti fatti, 100 punti subiti – 5 mete fatte e 8 subite
2009 – 57 punti fatti, 137 punti subiti – 6 mete fatte e 16 subite
2010 – 54 punti fatti, 128 punti subiti – 3 mete fatte e 16 subite
2011 – 39 punti fatti, 179 punti subiti – 2 mete fatte e 24 subite
2012 – 60 punti fatti, 138 punti subiti – 6 mete fatte e 16 subite
2013 – 65 punti fatti, 145 punti subiti – 8 mete fatte e 17 subite
2014 – 46 punti fatti, 143 punti subiti – 6 mete fatte e 19 subite
2015 – 46 punti fatti, 216 punti subiti – 6 mete fatte e 32 subite
2016 – 43 punti fatti, 160 punti subiti – 4 mete fatte e 21 subite
Numeri che certificano una difficoltà che certo non si può dire momentanea, ma strutturale. Nessuna novità, purtroppo. Il nostro movimento non “produce” giocatori quantitativamente e qualitativamente all’altezza dei nostri avversari nel torneo, non a quell’età quantomeno. I nostri ragazzi hanno un processo di maturazione fisico/tecnico più lento e il risultato sono quei dati, quei numeri. Forse anche le guide tecniche non sono sempre state all’altezza, o le più idonee. E comunque stats don’t lie, dicono al di là della Manica.
Statistiche sulle quali c’è poco da discutere e difendere, qualcosa dalle nostre parti non funziona. La nazionale a noi più avvicinabile per risultati è oggi la Scozia, che però con le sue 12 vittorie dal 2008 a oggi è comunque molto più avanti, senza contare che quasi la metà di quelle affermazioni (5) sono state ottenute negli ultimi due anni e questo 2017 è un anno cruciale per quel movimento, forse quello del salto di qualità vero. A Edimburgo e dintorno sembrano aver preso il sentiero giusto anche a livello giovanile, vedremo quest’anno.
Invertire la rotta non è né semplice, né immediato. Serve tanto lavoro oscuro prima di ottenere qualche risultato. Il presidente federale Alfredo Gavazzi sottolinea ormai da un paio d’anni la bontà dei risultati delle selezioni azzurre minori, quell’U17 e U18 che hanno fatto oggettivamente bene, ma basterà?
L’U20 è una nazionale che viene smontata e rimontata per buona parte della rosa ogni anno, anche questo non aiuta moltissimo, ma è un problema che hanno tutti. Gli effetti del lavoro di Aboud e O’Shea anche in questo delicatissimo e importante settore si vedranno tra un po’ ma forse per troppo tempo siamo rimasti fermi. Ripartire non è facile. Migliorare quei numeri non solo non è impossibile (anche perché peggio di così…) ma è assolutamente necessario. Senza dimenticare il dopo, ovvero il garantire ai nostri giovani minutaggi importanti e di qualità una volta terminata l’esperienza con la maglia azzurra U20.

