Italia, Conor O’Shea, un record per Parisse: nel Tinello di Vittorio Munari a parlare di Sei Nazioni

Ci siamo, finalmente. Questo fine settimana scatta il Sei Nazioni 2018: sabato prima con Galles-Scozia e poi con Francia-Irlanda, domenica Italia-Inghilterra.
Con Vittorio Munari vediamo come arrivano gli azzurri ai nastri di partenza, torniamo sulla “fox” e sulla voglia inglese di cancellarla (in tutti i sensi). Poi parliamo di infortuni e di un record che potrebbe toccare presto Sergio Parisse…
Palla a Vittorio!

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13 risposte a "Italia, Conor O’Shea, un record per Parisse: nel Tinello di Vittorio Munari a parlare di Sei Nazioni"

  1. superignazzio

    Grande Vittorio Grande Paolo

    quindi i nostri non placcano per non infortunarsi?
    ci potrebbe anche stare… nell’ottica di avere a disposizione tutti gli elementi per le partite della nazionale
    mi lascia un pò perplesso

  2. LiukMarc

    Sta cosa del regolamento non so come altro condividerla. Un bordello messo su come contentino ad una nazione imbarazzata dalla figura barbina fatta contro gli ultimi della classe.
    Non capisco la provocazione (la posso mettere cosi?) sul placcaggio-infortuni. A vedere, faccio un esempio, come difende (quantomeno per larghi tratti di partita) Treviso, direi che placcano senza tirarsi indietro (non nego che placcaggi mancati comunque se ne vedono, ma non credo che un Boni o un Benvenuti placchino meno di un Priestland o di un North…). Problema infortuni grosso per gli altri, ma non vedo come potrebbe aiutarci in ogni caso, la profondità loro ce l’hanno a sufficienza per rimanere comunque sopra.
    Il discorso sulla Scozia ormai lascia il tempo che trova, questi battono l’Australia a casa loro, noi manco Tonga.
    Comunque vediamo, son curiosissimo di vedere i franzosi, la prima di Brunel, in casa, io non li sottovaluterei (anche Jones ha detto che non invidia Schmidt a esordire cosi).
    Parisse, avercene…

      1. LiukMarc

        SI be ma su questo potrebbe anche essere sincero. Esordire nel torneo a Parigi, contro una squadra che comunque ha giocatori di livello e con un allenatore che non sai come organizzerà il gioco, be qualche interrogativo te lo presenta. Poi certo è l’Irlanda.

  3. Mr Ian

    La regola del breakdown, che a me piace così, non è stata modificata per fare un piacere agli inglesi, era già nell aria da un po’ di tempo e proprio l anno prima era stata sperimentata in ITM Cup..come ogni cambiamento ci vuole del tempo per metabolizzarle e non ne farei un caso mondiale…
    Quanto alla storia degli italiani che non placcano, meglio sorvolare….gli infortuni purtroppo fanno parte del gioco, magari ci sono campionati che provano di più e altri un po’ meno, ma non penso assolutamente che non si voglia placcare per risparmiarsi.

    1. LiukMarc

      Non sapevo fosse nell’aria da tempo, però cosi sembrava davvero fatta per loro. E comunque secondo me (ma personalissima opinione) crea solo più casino nell’interpretazione. Gia il seiling off è una cosa che fischiano una volta ogni morte di Papa, almeno prima c’era un po’ più di chiarezza su quando poter entrare in ruck, ora vedi ogni partita una cosa diversa, almeno cosi mi pare.

  4. gianni berton

    Oddio, mi pare un po’ gratuita l’idea che i nostri giocatori non placchino per non farsi male.
    Quasi una caduta di stile, direbbe Favaro…
    Se poi, andiamo a vedere l’injured list del Benetton di questo ultimo biennio…

    1. ginomonza

      In effetti è un po’ diciamo così forzata anche se non ha detto espressamente così ma è un tarlo che brucia e forse non dovuto! 😎😎

  5. InMedianaStatVirtus

    Vado un po’ OT, ma giusto per un sorriso.
    Allora…nel rugby ci sono i Wallabies, gli Springboks, i Pumas ecc… a noi Italiani manca una definizione collegata al mondo animale, ma ora forse, ne abbiamo ottenuto una da un sito australiano che ho letto ieri…
    le Vongole!
    Ecco qua:
    “…Italy will just want to play well, “look to our processes,” improve, play consistently, and do other sport cliches and euphemisms for “lose gracefully.”
    In reality, the other teams will look at the Italian fixture as a nice, al dente, steaming bowl of linguine with clams, paired with a white wine that is not too fruity. And that’s how Italy will play: like clams about to be opened…”
    Cioè con una traduzione sommaria:
    L’Italia vorrà solo giocare bene, “guardare al nostro piano”, migliorare, giocare in modo coerente e seguire altri cliché ed eufemismi sportivi per “perdere con grazia”.
    In realtà, le altre squadre guarderanno alla partita con l’Italia come a una bella, scodella di linguine fumante con vongole, al dente, abbinata a un vino bianco che non è troppo fruttato. Ed è così che giocherà l’Italia: come le vongole che stanno per essere aperte….

    Ora, spero che i nostri ragazzi siano delle vongole, si, ma il più indigeste possibile per le altre squadre…per iniziare a meritare di ottenere un po’ più di rispetto in giro per il mondo…
    Forza ragazzi e forza VONGOLE!

  6. BigPaci

    Io l’ho capita così: i nostri placcano meno (o peggio) quindi si infortunano meno, è una provocazione ma vedendo alcune prestazioni non è proprio campata per aria.
    Per il 6 nazioni: la Scozia arriva fortemente ridimensionata dagli infortuni, sia in prima linea che in mezzo al campo, potremmo dire la nostra. Irlanda e Inglesi favoriti, Francia incognita nel bene e nel male e Galles da non sottovalutare mai. Sarà un bel torneo come sempre

  7. Berton Gianni

    Ritenere/dire ad un giocatore di rugby che non placca per paura di farsi male, è “concettualmente offensivo” quanto andare a dire a Rocco Siffredi che non gli tira.

    1. paredes

      Aridanghete… ma non l’ha detto! Ha detto che chi deve performare al top, nell’attuale rugby abrasivo, è più esposto a infortuni… e farlo diventare ” non placcano per paura di farsi male” è una forzatura non indifferente!

      1. ginomonza

        Non lo ha detto espressamente ma l’ha dato come opzione.
        Lui ha usato quella che in logica si chiama disgiunzione esclusiva.
        Per questo sopra ho parlato di tarlo non dovuto.

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