Il Sei Nazioni e le statistiche sono nulla (o quasi) senza la physicality: il Tinello di Vittorio Munari

Un po’ di Italia, un po’ di Benetton Treviso, un pizzico del chiacchieratissimo “invito” per Callum Braley, ma soprattutto tanti numeri sulle prime due giornate del Sei Nazioni 2019. Senza dimenticare una loro lettura sotto una luce molto particolare…
Palla a Vittorio

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21 risposte a "Il Sei Nazioni e le statistiche sono nulla (o quasi) senza la physicality: il Tinello di Vittorio Munari"

  1. Stefo

    Pienamente d’accordo sulla aprte finale, che alla fin fine e’ quello che scrivevo anche ieri rihguardo ai risultati nel Pro 14 messi a confronto con quelli del 6N….l’intensita’ di gioco e’ diversa, si giocano non due sport diversi ma lo stesso sport in maniera diversa.

    Deve il rugby cambiare per evitare situazioni farsa? Senza dubbio si ma cosa si cambia? Perche’ per me la vera domanda e’ questa, tutti possiamo dire bisogna cambaire ma il cosa per non snaturare lo sprot diventa la questione. Io torno ad un qualcosa che non ricordo se ho scritto da te Paolo o da Duccio qualche mese fa. La fisicita’ del rugby non la puoi cambiare, fa parte dello sviluppo dello sport come scienza che non credo puoi fermare. Ci si allena meglio, in maniera piu’ mirata a raggiungere il top della performance in un determinato momento della stagione, i giocatori sono pou’ forti, veloci, perfromanti che non solo 30 anni fa quando il rugby non era pro, ma anche rispetto a 10-15 anni fa. Questo per me non lo cambi, e’ una scienza applicata allo sport che ha portato a questi miglioramenti di pura e semplice performance sportiva.

    Tatticamente/regolamento: cosa puoi cambiare? Se non sbaglio l’idea del placcaggio all’altezza delle ascelle e’ gia’ stata cestinata, i francesi in seguito alla morte di Chauvin stanno pensando di proporre di abbassare ulteriormente la linea del placcaggio ad altezza della cintura e di testarlo credo a livello amatoriale. Cambierebbe radicalmente questo in termini di infortuni? Mischia ordinata, mi pare che con la rimozione dell’engage da partenza dei 100 metri piani la situazione sia migliorata, mi sembra di aver visto delle statistiche che indicano gli infortuni da mischia ordinata in calo. BD sono l’area secondo me si puo’ e dovrebbe alvorare di piu’, ma in che verso?

    Resta poi la domanda pero’: cambiando regole su regole non si rischia di snaturare lo sport?

    Ci sono regole che si possono cambiare? Bene se ne discuta. Pero’ alla fine opinione personale resta che la fisicita’ per se difficilmente la si puo’ dimnuire, si torna al discorso dell’aspetto scientifico quindi ci si deve muovere in direzione della salvaguardia dei giocatori limitandone l’impiego ed inserendo dei periodi di riposo “forzati” ogni tot di minuti giocati.

    1. Massimiliano

      Qualche settimana fa avevo buttato li’ un’idea, tanto per discutere; rendere illegale il falso penetrante per diminuire lo spazio di rincorsa dell’attaccante

    2. superignazzio

      Ciao Stefo, come per i placcaggi alti anche per il BD le regole ci sono già…
      la pulizia con cravatta al collo era rosso fino a qualche tempo fa, poi più nulla
      il tuffarsi nei raggruppamenti anche sembra essere passato di moda
      il contendere il pallone dopo aver appoggiato le mani a terra è vietato, ma tant’è…
      più che regole nuove servirebbero degli arbitri centometristi/maratoneti che siano in grado di smaterializzarsi da una parte all’altra del campo in modo da avere una visuale netta e pulita sul raggruppamento a terra, il tutto senza che la fatica di correre più dei giocatori appanni la lucidità di giudizio dell’arbitro!
      il seven è bellissimo e sopratutto è chiaro da questo punto di vista, con situazioni evidenti e decisioni arbitrali rapide

      1. gian

        purtroppo il problema è un altro, vero che gli arbitri possono anche essere in ritardo, ma continuo a vedere metri di giudizio completamente personali con gli arbitri a mezzo metro, due esempi, vedo sul tubo una meta spettacolare di top 14 e mi rendo conto che sul primo contatto dell’azione, un calcio in area di meta, c’è un rimpallo tra difensore ed attaccante con palla che va avanti rispetto al difensore, uscendo dall’area di meta, che viene raccolta dal difensore stesso e dà inizio a questi 3 minuti di turborugby con meta finale, e penso “???????????? perché non ha dato avanti? rimpallo tra due è avanti! perché non ha dato avanti? perché non chiede ai guardialinee o al TMO?”, poi vedi ieri francia – scozia, con l’arbitro ad un metro e owens a fare il guardialinee e ad ogni raggruppamento, linee in fuorigioco, gente che entra da ovunque, gente che va a terra che viene chiaramente trascinata dal grillotalpa per un metro tenendo la palla, tuffatori olimpionici, ribaltamenti, gente che cade e fa 8 movimenti per mettere la palla a disposizione, gente in ginocchio che caccia il pallone rialzandosi e va tutto bene. Inoltre in questo 6N i MM introducono direttamente dai piedi del pilone in seconda linea, le touche le lanciano dritte, si, ma sulla propria linea, non in corridoio, infatti vedi spesso il saltatore andare su dritto e l’avversario completamente di traverso, e tutto questo sotto gli occhi benevoli della terna…
        il regolamento è certamente da rivedere in certi suoi aspetti, ma soprattutto bisogna spiegare agli arbitri che bisogna fischiare tutto, non come in U10 che finché sono errorini veniali non decisivi nell’immediato, puoi lasciare correre per farli giocare, che altrimenti ogni 7sec il gioco è fermo; il mio timore, è che la WR dia, invece, indicazione di lasciar correre il più possibile, così poi si arriva all’estremo di lasciar correre troppo e alzare i ritmi a 1000 perché non serve l’accuratezza nel gesto, per rendere più guardabile il gioco, da qui derivano anche certi comportamenti che svantaggiano gli uni o gli altri, se fischio solo il clamoroso, se io sono più “bravo” a fare il fallo l’arbitro lascia correre perché non è così clamoroso/evidente, se sono più pollo, l’arbitro li fischia solo a me, e poi continua a tenermi nel mirino

  2. Mr Ian

    Bene sentirvi entrambi in forma, o quanto meno in condizioni migliori. Ovviamente non si può che concordare con le parole di Munari, sia per quanto riguarda il capitolo Benetton che le statistiche internazionali.
    Sulla Benetton, ormai i complimenti abbondano e meritatamente, ho come l impressione di rivedere gli Scarlets di un paio d anni fa. Entrambe le squadre hanno un comune denominatore che è l allenatore neozelandese. C’è poco da fare, hanno un know how diverso da tutto il resto del mondo, riescono ad impostare un metodo di lavoro che se armonizzato con la società porta a dei risultati, o quanto meno la crescita è tangibile anno dopo anno. Però se oggi la Benetton sorprende, si deve anche mettere in preventivo che prima o poi l effetto sorpresa sparirà, come successo agli Scarlets. Dall anno prossimo nessuna squadra tenderà a sottovalutare più la Benetton, anzi sarà studiata ed analizzata con maggior dettaglio e di contro la squadra dovrà essere pronta a mettere in campo un piano B o C. Cosa che purtroppo quest anno tatticamente è mancato agli Scarlets.
    Sul discorso statistiche, il discorso di metri corsi palla in mano era stato affrontato qualche settimana fa dai simpatici neozelandesi di The 1014 rugby, specialisti in analisi tattiche. Munari riprende il discorso e spiega i concetti per i fruitori italiani, un vero e proprio servizio agli appassionati. Ovviamente sono statistiche che poco coinvolgono il rugby italiano che cerca di risolvere altri tipi di problemi. La physicality a mio avviso rientra sempre nel grosso macrosistema dell essere “fit”. Con O Shea vediamo una nazionale molto più fit in termini di resistenza allo sforzo e continuità di prestazione, i 10 minuti con la Scozia ne sono l esempio. Appurato che loro abbiano calato il ritmo per una serie di motivi, uno su tutti il fatto che avevano già vinto, cmq nei nostri si è vista quella voglia di continuare a giocare che negli anni scorsi non c era, dove al 60 invece finiva la benzina.
    Quello che manca ancora oggi ai giocatori italiani è invece la reattività e l espolisività che possiamo chiamare physicality, ovvero quell energia che ti permette di andare oltre la linea del vantaggio, la vediamo quando l Italia gioca con i pod, quanti portatori riescono ad andare oltre il difensore? quanti riescono a trovare un angolo di corsa? La maggior parte delle volte è un andare a sbattere ed essere messi subito a terra con conseguente non avanzamento e calcio del possesso. Un pò i film delle ultime due partite di 6N.

  3. Mamo

    Non smetto mai di ripetere quanto “adori” Munari e non solo per la sua inconfutabile conoscenza del rugby in ogni sua sfaccettatura ma anche (giusto dirlo viste le critiche che gli vengono mosse) per come gestisce i commenti tecnici nelle telecronache. Un amore a tutto tondo, insomma.
    Anche in questo Tinello dove è riuscito a spiegare in pochi minuti diversi “perché”.

    Questa volta, è la prima, non posso tacere una critica.

    In questi anni, frequentando i blog, ho dovuto imparare termini come Skills e Momentum, spezzo utilizzati alla ..azz.. e ora ci si mette pure lui: physicality per dire aggressività.

    E adesso, oltre a skills, momentum, tier1 e tier2, aspettiamoci, a mo’ d’intercalare, anche physicality (che fra l’altro fra ph e y è un casino scriverlo giusto).

    1. Mamo

      Rispondo a me stesso nella speranza che facciate un sano e salvifico mea culpa: ho appena letto su altro blog i commenti sulla formazione dell’Italia e sul mancato impiego di Barbini in particolare. Il primo physicality è sbucato, anzi sbocciato come un’orchidea.

  4. LiukMarc

    Sempre interessante ascoltarlo. Anche se mi piacerebbe sentirlo di più su Treviso e Zebre, secondo lui come si dovrebbero strutturare prossima stagione. Sul Top12 e filiera lo capisco, anche a me viene l’orticaria a pensarci

    1. Totalmente incompetente

      Caro Liuk, l’orticaria viene a tutti noi di fronte alla disorganizzazione cronica della filiera, in fondo, all’origine probabilmente di tutti i nostri mali.
      A tutti, tranne a chi avrebbe la responsabilità di metterci le mani…quelli sembrano immuni, purtroppo

  5. Ginger

    Munari è troppo avanti per noi che parliamo di rugby a livelli non comparabili ai suoi. Dobbiamo solo ringraziarlo di dispensare le sue perle di saggezza ovale in posti come questo blog.

  6. Teo33

    Sento ora il tinello, che dire ..se non che Munari ha idee chiare sulla situazione espresse in maniera competente ed adeguata in modo che anche uno meno tecnico possa “leggere ” una partita, un risultato.
    Esemplare la disamina delle statistiche Irlanda Inghilterra…
    Relativamente alla physicality, grande punto interrogativo , oltre a limiti di impiego penso anche a determinate regole ( come per la mischia ad esempio ) che consentano nei limiti dell’ umano interpretazioni arbitrali chiare ed univoche.

    1. sentenza

      Non è che si inventa l’acqua calda, è che troppa gente si scorda dell’acqua calda. Visto che esistono vari modi di segnare punti, la statistica dei metri guadagnati palla in mano dice solo quanti metri vengono guadagnati, non quanti punti o mete vengono segnati. Quello lo dice il tabellone. Dipende sempre da dove parte il drive offensivo (uso il noto termine dello sport derivante dal rugby da cui vengono inevitabilmente copiate molte di queste statistiche).Se parto o intercetto (ammesso che gli intercetti vengano contati come metri guadagnati palla in mano, nell’altro sport non lo sono) 4 volte nei 22 avversari e segno 4 mete avrò guadagnato max un’ottantina di metri, se parto 4 volte nei miei 22 e arrivo sui 5 avversari ma non segno mai avrò guadagnato sui 300 metri ma zero punti. Se ad ogni tot metri guadagnati dessero automaticamente una meta senza andare oltre la linea allora se ne potrebbe parlare. Altrimenti sembra di essere quei fini analisti dell’Association Football che dicono che una squadra meritava di vincere perchè ha avuto più possesso o di palla o è stata per più tempo in attacco. Peccato che lo sport sia segnare dei gol o delle mete e non il resto.

  7. arali

    Munari come al solito una spanna sopra, competenza tecnica, capacità di analisi e soprattutto un sano buon senso. Ce ne fosse di più in giro avremmo già risolto la metà dei problemi.

  8. Luca Discepolo

    Planetrugby ha postato un articolo dove parla del futuro tutt’altro che roseo dell’Italia nel 6N.. Vorrei sapere la Georgia che fa per meritarsi tanti elogi realmente perché le cose che hanno scritto loro sono assurde, vi prego andate a leggerlo

    1. Acdxer

      L’ho letto. Ho visto Georgia-Spagna domenica scorsa. Secondo me l’autore dell’articolo non lo ha fatto, altrimenti non avrebbe avuto il coraggio di scrivere un pezzo con quel contenuto. In questo VI Nazioni l’Italia deve fare i conti con assenze molto importanti e, non avendo un roster profondo come quello delle avversarie, soffre. Ma almeno non sbraca.

      1. sentenza

        E’ solo un articolo per mettere un po di pepe al culo, lo sanno tutti che semplicemente non c’è nessun’altro a livello del 6n. Che dovrebbe o tornare a 5 o allargarsi almeno a 8 per non avere un unico vaso di coccio contro 5 vasi di ferro. Con 8 squadre ne hai 3 di coccio che si giocano un sotto-torneo fra loro.

    2. Totalmente incompetente

      Planetrugby insiste ancora con un altro articolo, relativo al Round di questa settimana, in cui torna ancora sul fatto che l’Italia sembra senza speranza.
      E’ un cambiamento di rotta notevole da parte del sito, perchè finora era stato pure troppo benevolo, considerate le ssbragate degli ultimi 4 anni.
      Peraltro, ho notato che non degna neanche più di una riga manco il Benetton, nonostante la recente striscia positiva

    3. fracassosandonà

      il vero avversario dell’Italia nel 6N è il Sudafrica… ed il pro14 è solamente il cavallo di Troia con cui hanno messo piede da queste parti…

      l’unica chance che abbiamo è quella di vincere il torneo da qui al 2024… francamente la vedo duretta…

  9. Gysie

    In attesa del nuovo post… Wayne Pivac, allenatore degli Scarlets, si è lamentato che i medici della Benetton hanno impedito a due giocatori gallesi di rientrare in campo a seguito del protocollo concussione. Curioso come, nel momento in cui gli anglosassoni (e specialmente i celtici) cominciano a perdere dagli italiani, le reazioni sono simili a quelle dei calciatori. Ora, io la verità non la conosco; però gli Scarlets hanno già fuori Leigh halfepnny per una concussion guarita così così; mentre in Francia Jamie Cudmore è in causa col Clermont per lo stesso motivo. Se anche i medici del Benetton sono stati troppo cauti (cosa che non sappiamo), che cosa è una sconfitta a fronte di possibili lesioni permanenti per i giocatori?
    Dal mondo del pallone, prima evocato, appare interessante che, fra le giustificazioni della sconfitta della Juventus contro l’Atletico, c’è stata anche quella della febbre di uno o più giocatori (non ho approfondito). Non mi sembra che i giornali “del settore” abbiano mosso particolari censure. Ovviamente noialtri ci siamo irritati alla medesima scusa sollevata dopo Scozia – Italia.
    Eh sì, @LucaDiscepolo e @Acdxer avete proprio ragione. Però devo dire che, dall’inizio del 6N, è la prima volta che qualcuno tira fuori la questione georgiana. Direi che si tratta di un anglofono dalla testa particolarmente dura.

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