La sentenza di Bortolami: agli Aironi tutto è cambiato grazie a Rowland Phillips

Cosa è cambiato a Viadana nell’ultimo mese? Ce lo dice Marco Bortolami, e io l’ho scritto sulla pagina web di Radio R101

Si respira aria nuova a Viadana, e non da sabato. Perché è vero che la prima vittoria stagionale degli Aironi (e che vittoria…) influisce moltissimo sull’ulmore, ma le cose sono cambiate quando poco più di un mese c’è stato l’improvviso avvicendamento sulla panchina: Franco Bernini è andato a coprire ruoli più manageriale e il compito di head coach è passato a Rowland Phillips, secondo di Bernini.
Un passaggio soft ma allo stesso tempo determinante, come ha confessato Marco Bortolami: “In solo poche settimane Rowland ha veramente ribaltato le cose qui da noi. La sua personalità, la sua tecnica d’allenamento e come approccia ogni cosa è perfetto e noi tutti lo rispettiamo”.

Rovigo-Agen: gli highlights

Come ben sapete la partita di Amlin Challenge Cup del “Battaglini” è terminata 33 a 10 per i francesi.
In questo video i momenti migliori della gara

Momenti rubati, momenti da guardare

Marco Sartori è un bravissimo fotografo che da anni si occupa di rugby. Le due foto che qui pubblico sono solo una scusa per mandarvi alla galleria di immagini che ha scattato in occasione di Paese-CUS Padova, partita valida per la nona giornata del campionato di Serie B. Volete vedere le altre: non dovete fare altro che andare a questo link

Le interviste possibili: quei fiorellini dei Bergamasco

I due fratelli più bravi e famosi del rugby italiano hanno rilasciato una intervista a Chi. Domade e risposte che fanno emergere un quadro… inconsueto. Eccola:

Con indosso la tuta da lavoro, armati cesoie e innaffiatoio per curare i fiorellini nessuno li aveva visti mai. Mirco e Mauro Bergamasco, i fratelli d’Italia del rugby, stupiscono ancora e dai verdi campi della palla ovale, sono passati (per una volta) agli orticelli. Ci dispiace, ma questa volta non assisterete a un’esibizione di muscoli, come nel celebre calendario dei rugbisti Dieux du stade, per il quale sono stati fotografati in pose statuarie. Mirco e Mauro interpretano due tranquilli giardinieri, forse un po’ sentimentali, alle prese con rose, peonie e amarilli. Certo, fa un po’  effetto vedere due colossi di 90 chili di peso, maneggiare con cura fragili piantine. Invece ci sanno fare per davvero, come svelano a Chi per la serie “Se non fossi…”.
Domanda. Se non foste stati giocatori professionisti, avreste dunque fatto i giardinieri? A voi la palla. Mirco: «Il giardinaggio è sempre stato un hobby, un piacevole passatempo per rilassare la mente. Ma certo la passione per il rugby è sempre stata predominante, arriva da nostro padre Arturo, che è stato prima un campione e poi un tecnico federale».
D. A casa vostra avete piante particolari? Mauro. «Abitiamo a Parigi, Mauro gioca nello Stade Francais, mentre Mirco milita nel Racing Metro 92 e abbiamo un terrazzo con tante piante grasse. Durano di più e non hanno bisogno di particolare manutenzione».
D. Chi dei due ha più il “pollice verde”? Mirco. «Sicuramente Mauro».
D. Da bambini avevate una casa sull’albero? Giocavate nei boschi? Mauro. «Si, insieme ci divertivamo molto. Di solito ci arrampicavamo sugli alberi per poi catapultarci giù. Spesso giocavamo a nasconderci e una volta per trovare più in fretta mio fratello Mirco stavo per combinare un guaio. Si era nascosto dietro un cespuglio e, per scovarlo, ho sfoltito le foglie con una cesoia, portandogli via anche una ciocca di capelli. Per fortuna li aveva lunghi e non si è notata troppo la nuova “sfumatura”».
D. L’uomo forte e muscoloso che cura i fiori, secondo voi è un’immagine che intenerisce oppure che conquista le donne? Mirco. «Può intenerire, ma anche affascinare, se si sa scegliere il fiore giusto al momento giusto».
D. Avete mai curato un giardino come due giardinieri? Mirco. «No. non ci hanno ancora ingaggiato per  questo. Ma non si sa mai».
Mai regalato fiori per amore? Mauro. «Per un compleanno, per la festa della mamma… Eh sì, anche per amore»
D. Il giardiniere “attraente” è un’icona di seduzione nell’immaginario femminile. C’è chi dice che vi trova sexy anche con la tutina da lavoro e le cesoie. Mauro. «Se riusciamo a essere seducenti e sexy in quelle condizioni, possiamo dire di avere un futuro».
D. Qual è il giardino più bello che avete mai visto? In Italia oppure all’estero? In Francia ne esistono di stupendi. Mirco. «Conosciamo meglio quelli francesi, come il Jardin du Luxembourg, il Parc des Butles Chaumont o il Parc Montsouris. A Roma abbiamo visitato i Giardini Vaticani: bellissimi!».
D. In fondo il vostro lavoro quotidiano ha a che fare con i prati. Che cosa sarebbe il rugbv senza un bel prato? Perderebbe il suo fascino? Mirco. «È fondamentale avere un campo da gioco perfetto senza buche, senza zolle rialzate. Grazie ai giardinieri delle società per le quali giochiamo abbiamo sempre dei campi impeccabili. Al contrario sarebbero bruttissimi e pericolosi campi da rugby in terra battuta. Sì, il campo da rugby ha un bel fascino, specialmente durante le partite».
D. Tra una gita romantica in una città oppure in campagna, che cosa scegliereste? Mauro. «Aria aperta e poi uno chalet romantico”.
D. Se a uno dei due nascesse una figlia la chiamereste con il nome di un fiore? Mirco. «Perché no? Ci sono tanti nomi di fiori da donna bellissimi: Jasmine, Viola, Margherita…».
D. A proposito delle prossime partite in azzurro, avete buone chance di vittoria, incrociando le dita? Mauro. «Questa è una bella domanda: non facciamo mai pronostici. Già. incrociamo le

dita e anche i pollici verdi!»

La Scozia e la sindrome italiana

Che ci facciamo noi qui? L’italica questione plana sulle highlands, come ci racconta Duccio Fumero su Rugby 1823

Cosa c’entrano gli Aironi con la Scozia, vi chiederete. Per rispondervi basta leggere cosa scrive l’opinionista british Neil Drysdale sul sito della tv STV. Drysdale, infatti, si chiede una cosa che qui da noi ci siamo chiesti per anni: “a cosa serve la partecipazione dei nostri club in Europa, se sappiamo solo perdere?”. Giocare con Edimburgo e Glasgow è, secondo l’STV, una vittoria sicura (per gli altri). Come pensavano anche a Biarritz, fino a pochi giorni fa.
Le Highlands come la Val Padana, Edimburgo come Roma, il Murrayfield come Monigo. Per anni in Italia si è discusso sulla reale utilità di mandare i nostri club in Europa, tra Heineken e Challenge Cup, dove da Treviso e Roma, da Rovigo a Viadana erano solo umilianti sconfitte. L’apporto italiano al Vecchio Continente si riduceva, quasi sempre, a decidere chi, tra le avversarie, avrebbe portato a casa il punto di bonus offensivo e chi no.
Dubbi che, ora, colpiscono anche la Scozia. Edimburgo e Glasgow per l’ennesimo anno stanno raccogliendo ben poco in Heineken Cup. La squadra della capitale ha perso tre match su tre in un girone non certo di ferro, con Castres, Northampton e Cardiff, mentre i Warriors hanno saputo vincere un solo incontro con Newport, perdendo poi con Tolosa e London Wasps. E non va molto meglio in Celtic League, dove su 19 incontri le due scozzesi ne hanno vinti otto.
E qui arriva l’affondo pesante di Neil Drysdale e qui entrano in gioco gli Aironi. “Se fosse un semplice discorso di favoriti e non favoriti della Coppa, allora una potrebbe liquidare la sconfitta di Glasgow con Tolosa per 28-16 come una semplice sconfitta onorevole. La squadra francese, definita da Lineen (coach del Glasgow) “gli All Blacks dell’Emisfero Nord” hanno un budget e una squadra che gli scozzesi possono solo sognare. Eppure, solo 24 ore dopo lo scontato risultato di Firhill, arriva la notizia che gli Aironi – che ancora non hanno vinto un match in Magners – hanno battuto Biarritz 28-27 in un match esaltante in Italia. In tutta Europa ci sono state battaglie e risultati inaspettati in uno degli eventi clou del rugby, tranne che in Scozia, dove vincere è considerato un optional”. Parole durissime, che premiano gli Aironi e umiliano Glasgow ed Edimburgo. E che, viste da qui, fanno sorridere.
Rileggetele, e al nome Aironi sostituite Scozia e a quello di Glasgow l’Italia. Non vi ricorda tutti i discorsi che da tempo facciamo sulla capacità scozzese (come nazionale) di vincere sfide in cui sono underdogs, mentre l’Italrugby si accontenta di onorevoli sconfitte? Ogni mondo è Paese e Aironi (e Treviso prima di loro quest’anno) hanno dimostrato agli scozzesi (ma anche a noi) che non sempre chi è più debole deve accontentarsi di perdere bene. Ma si può, ogni tanto, provare a vincerla qualche partita.