Italrugby e una U20 da tutelare: così vanno le cose, ma proprio così devono andare?

ph. Fotosportit/FIR

La nazionale maggiore torna dal Galles la sconfitta più preoccupante delle 4 (in quattro gare) finora incassate. Gli azzurrini hanno vinto con merito, ma devono tenere i piedi ben piantati a terra

Non c’è molto da dire, in realtà. A Cardiff abbiamo giocato contro un Galles che – per usare un eufemismo – non era esattamente la squadra titolare che Warren Gatland schiererebbe se domani affrontasse gli All Blacks. Un Galles pieno di buoni o di ottimi giocatori ma che mancava della sua struttura abituale, almeno nel suo XV iniziale. Un Galles che ha lamentato la mancanza di una leadership chiara, molto falloso e pure molto brutto per lunghi tratti.
Bene, il tabellone alla fine ha detto  38-14 per i padroni di casa.
Un’Italia che ha avuto molto possesso e controllo del territorio, ma che stringi stringi ha giocato peggio dei suoi avversari. Con meno idee, meno concretezza dei gallesi.
Un Galles battibile, così come era battibile la Francia un paio di settimane fa, a patto però di trovarsi di fronte una squadra diversa, con una concentrazione superiore, che non sbaglia il 20% dei placcaggi, che quando si trova per 20 minuti con almeno un uomo in più in campo grazie a due cartellini gialli qualcosa in cascina riesce a mettere. E invece in quei 20 minuti il Galles ha messo le mani sulla partita.

Venerdì sera l’U20 ha vinto una partita simile. Un Galles brutto, pasticcione, a tratti un po’ supponente. Ma se una squadra si presenta in campo così, beh, sono un bel mucchietto di fatti suoi. Gli azzurrini di Roselli e Moretti si sono fatti trovare pronti, hanno saputo sfruttare le pecche degli avversari. Hanno giocato una partita tosta, hanno preso la matassa in mano e hanno saputo soffrire quando c’era da soffrire.
La nostra annosissima mancanza di vittorie ci spinge a dare valore ad ogni briciola di ottimismo o di segnale positivo, quale che sia la provenienza. Come quando abbiamo battuto il Sudafrica. Bello, bellissimo, non ci piove, ma poi cosa è successo? Quante partite abbiamo giocato? E quante ne abbiamo vinte? Quante ne abbiamo perse? E come le abbiamo perse?

L’U20, come ho sottolineato dopo l’asfaltata presa dagli azzurrini in Francia, nell’ultimo anno ha vinto (prima della partita con il Galles) solo una partita. E non bisogna nemmeno dimenticare che quella di venerdì è il primo match del Sei Nazioni che l’Italia vince negli ultimi 4 anni. Quattro. E’ un gruppo a cui bisogna far tenere i piedi ben saldi per terra, nonostante il miglior piazzamento di sempre a un Mondiale Juniores e un potenziale migliore Sei Nazioni di sempre, in caso di vittoria sulla Scozia.
Perché è un gruppo che vince ancora molto poco e che deve capire che il gap vero contro i nostri avversari diventa larghissimo dopo la categoria in cui si trovano oggi. Però è innegabile che questi giocatori abbia qualità tecniche e di personalità superiori a quello delle squadre che lo hanno preceduto nelle stagioni scorse. Ha perso tante partite, tantissime, ma molte le ha perso di un punto o poco più, giocandosele fino all’ultimo secondo. Ai Mondiali Juniores ha ottenuto un risultato importante e mai raggiunto prima grazie anche a fattori esterni, ovvero i 70 e passa punti presi dall’Argentina contro il Sudafrica, un qualcosa di non pensabile o preventivabile, ma l’Italia era nelle condizioni di poterne approfittare.

Gli azzurri, quelli “grandi”non sono in grado di impensierire le squadre nettamente più forti se queste giocano a ritmi normali e con la dovuta concentrazione. E va bene, ci sta, ma il gruppo di Conor O’Shea non è in grado di approfittare delle mancanze altrui. E qui non si parla di vincere partite, ma di rimanerci quantomeno agganciati fino all’ultimo. Ieri a Cardiff l’Italia ha giocato nel complesso un buon primo tempo se leviamo i primi 6 minuti di follia.la prima frazione è finita comunque 17 a 7 per il Galles.
Il 2017 ci ha regalato, si fa per dire, il peggior Sei Nazioni di sempre. Il 2018 potrebbe essere anche peggiore. Intanto quella con il Galles è la sedicesima sconfitta consecutiva nel torneo, con l’ultima vittoria azzurra che risale a più di tre anni fa, il 28 febbraio 2015, quando Parisse e compagni vinsero 22-19 a Edimburgo contro la Scozia.
Anni fa qualcuno cantava “Così vanno le cose, così devono andare”. Purtroppo aveva ragione.

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25 risposte a "Italrugby e una U20 da tutelare: così vanno le cose, ma proprio così devono andare?"

  1. kinky

    La disanima sull’ Under20 è correttissima, però mi permetto alcuni appunti. Non parlo delle nazionali precedenti ma quella dell’anno scorso e quella di quest’anno sono senza dubbio le migliori degli ultimi, diciamo, 20 anni. Io penso addirittura che quella dell’anno scorso era migliora di quest’anno, l’unica differenza è che a mio avviso (quindi opinabilissimo) la squadra era messo peggio in campo, o meglio, li facevano giocare peggio. Che il merito sia principalmente di Aboud o di Roselli non lo so, riconosco solo il fatto che quest’anno giocano meglio.
    Una cosa non sopporto però: si continua a dire che siamo arrivati ottavi per i 70 punti presi dall’Argentina! ma sapete perché in molti dite così? Perché la partita Argentina-SudAfrica è stata giocata immediatamente dopo la nostra sconfitta di misura contro la Scozia e quindi rimane nelle menti che siamo passati grazie solo alle disfatte argentine. Provate a pensare: se nella seconda giornata si disputava Argentina-Sudafrica con i 70 punti subiti e all’ultima partita dei gironi l’Italia avesse giocato contro la Nuova Zelanda rifilando le famose 4 mete, oggi nelle memoria di tutti rimarrebbe sicuramente “quell’impresa”. Veramente, mi dispiace molto che tutti pensino che si debba ringraziare l’Argentina, sapete copia vi dico invece? Hanno preso 70 punti? cazzi loro la qualificazione se la sono mangiata loro, mica noi.!!! Poi c’è da aggiungere che il mondiale ha una formula parecchio articolata ma alla fin fine i risultati rispecchiano abbastanza poi la foto delle forze in campo e questo non si basa solo sulle vittorie, ma anche sui punti bonus e differenze punti.
    Arrivando poi ai ragazzi adesso aggiungo che ci sono molti ’97 e ’98 a cui non si può e non si deve far perdere tempo. Pe qualcuno si dovrà forzare la mano e metterlo subito in franchigia, altri che invece in franchigia ci staranno comodamente, sarà da forzare la mano ed inserirli già nella nazionale maggiore da giugno per i ’97 e novembre per i ’98….mi viene in mente Fischetti (il primo a caso) che essendo in prima linea un altro anno al Calvisano non farebbe certo male, ma metterlo subito alle Zebre (o Benetton) non sarebbe una brutta idea, per non parlare di Rimpelli, Cannone, Lamaro, Bianchi, Zanon etc…. Di Rizzi invece capitolo a parte visto che l’anno scorso era anche parecchio criticato da molti. Lo scrivo oggi, poi qualcuno ritiri fuori questo posto fra un anno: dato per assodato che l’anno prossimo sarà al Benetton, gli do 3/4 mesi per prendersi il posto da titolare al Benetton o comunque alternarsi tranquillamente con i suoi compagni di reparto per poi andare a fare il 6nazioni 2019 con la maggiore, magari non da titolare ma dentro al gruppo e poi addirittura il mondiale da titolare! Purtroppo a mediani (parlo N9 e N10) siamo messi male, ma proprio male e si devono cercare delle alternative e queste sono i giovani che ben hanno fatto e ben stanno facendo nelle giovanili.

    1. Io mi sono invece un po’ stufato di questa cosa: al Mondiale Juniores la dea bendata ci ha dato una mano. E’ oggettivo ed evidente, ma questo non toglie nulla a quanto fatto dall’Italia. Senza quella ripassata (inaspettata e – anche qui – oggettivamente non preventivabile nelle sue dimensioni) subita dall’Argentina tutto il buono fatto dalla nostra squadra non sarebbe bastato per fare il salto nel range superiore. Su questo non c’è margine di dicussione, è così e basta. Non perché lo dico io, lo dicono i numeri.
      Non trovo veramente nulla di disonorevole in questo. L’Italia si è fatta trovare pronta e ha ricevuto pure un calcio dalla fortuna. Possiamo dire che siamo stati fighissimi e che è stato solo merito nostro: mi sembra un ottimo modo per ritrovarsi molto velocemente nelle sabbie mobili

      1. kinky

        Punti di vista, rispettabili ma non condivisibili o almeno io non condivido. Noi con la Nuova Zelanda abbiamo fatto 4 mete, loro con il SudAfrica hanno preso 70 punti! Chi è più meritevole di passare il girone? Paolo scusa se insisto ma l’hai appena scritto tu….”lo dicono i numeri” e i numeri dicono che dovevamo passare noi. Veramente scusami ma far passare che i ragazzi abbiamo superato il girone per disgrazie altrui mi irrita parecchio.

      2. Ho scritto da qualche parte che non meritavano di passare il turno? Certo che i numeri dicevano che l’italia Doveva passare il turno. E quei numeri sono composti sia dalle mete fatte alla NZ che dall’imbarcata dell’argentina. Senza uno dei due aspetti l’Italia non avrebbe passato il turno. Servono entrambi.

    2. fracassosandonà

      kinky a volte ho l’impressione che tu non capisca una cosa: al mondiale dell’anno scorso l’Italia ha vinto una sola partita di un punto, 1 vinta 4 perse..
      la differenza con le altre edizioni è che la vittoria è arrivata al primo turno anziché allo spareggio retrocessione…
      che ci siano i mezzi perché l’U20 possa giocarsela almeno con le tre celtiche è obiettivamente vero: perché questa cosa sia stata data in mano per anni a Troncon la dovrebbe spiegare chi ha aspettato quattro anni per andare a prendere un tecnico all’estero, nel frattempo portandosi Brunello a casa sua…

      1. kinky

        Il mondiale è articolato ma ben preciso. Non contano solo vittorie ma anche punti bonus e differenza punti. Negli altri anni stai sereno che non ci saremmo qualificati ugualmente anche se l’Argentina avesse preso 130 punti, perché noi le partite perse le avremmo perse con differenza punti notevoli, senza bonus e perdendole tutte e tre! Spero che sia chiaro a voi!

    3. jacoponitti

      Sono d’accordo con te sul fatto che la nazionale dell’anno scorso era più forte di quella di quest’anno. E pure su Rizzi. Il 10 della nazionale maggiore in futuro potrebbe essere suo

  2. …che citazione colta. Ieri delusione grossa. Siamo partiti bene con l’Inghilterra. Pensavo che fosse l’inizio, invece era l’apice. Ieri partita poco decorosa perchè l’avversario ha sbagliato tanto, era molto deconcentrato e la formazione non era quella più tosta. Mi dispiace ma stavolta ho pensato che qualcuno potesse dimettersi. Unica consolazione è il fatto che “i giovani” non sono niente male e senz’altro non sono peggio. Però… mi dispiace.

  3. LiukMarc

    “Gli azzurri, quelli “grandi”non sono in grado di impensierire le squadre nettamente più forti se queste giocano a ritmi normali e con la dovuta concentrazione. E va bene, ci sta”.
    Be insomma, qualcuno dovrebbe prendersene le responsabilità (e magari essere preso anche a calci in quel posto), per oltre 15 anni di nulla e arrivare (ancora) a questo punto.
    Sugli U20, io spero solo che trovino continuità in campo con i club (alcuni, specie quelli già in nazionale U20 l’anno scorso, potrebbero affacciarsi anche alle franchigie). Si è vista anche la differenza tra alcuni che giocano in Eccellenza (es. Cannone, Lamaro, Rizzi) e chi invece in seria A (come Koffi). I ragazzi ci sono, e portano anche soddisfazioni. Mo facciamoli giocare e troviamogli il giusto spazio.

    1. Mr Ian

      Ed è anche su questo aspetto che voglio vedere e valutare il lavoro di O’Shea, perchè se è vero che Aboud ne cura la formazione, toccherà poi ad O’Shea occuparsi del loro svezzamento, magari gestendo proprio gli U20, decidendo chi è pronto ad andare nelle franchigie, specificando anche dove e sotto il tutoraggio di chi, oppure chi è meglio che faccia un altro anno di Eccellenza per avere più minuti nelle gambe e magari occasionalmente svolgere allenamenti con le franchigie…
      Lasciamo stare la valutazione di O’Shea in base ai risultati, però adesso è arrivato anche il tempo di vedere qualcosa di sostanziale, non mi parlate di coesione tra franchigie e nazionale, perchè in questo 6N si è visto di tutto, ma tranne quello che ci si aspettava, ovvero una nazionale che fosse la sintesi delle due realtà di club italiani.

      1. LiukMarc

        Io son d’accordo con te Ian. Ma sta di fatto che il discorso poi va a cadere inevitabilmente su “cosa gli lasciano/danno la possibilità di fare”.
        Perchè se quelli gli han detto che “si facciamo le Accademie delle Franchigie”, e non si vede ancora una cippa di niente (e come faceva giustamente notare @ermy su onrugby, siamo a Marzo), l’Eccellenza non si smuove manco a dar fuoco alla prateria e di un sistema di permit ancora manco se ne parla (figuriamoci farlo), noi qui e li diciamo e ridiciamo su Co’S, ma consideriamo la possibilità che ad una certa lui si stufi e ci mandi in quel posto?
        Poi siamo d’accordo che la gestione dei giocatori è forse la cosa su cui lui può mettere le mani in maniera più autonoma e diretta, ma mica deve fare lui il mercato delle Zebre o dei club (nonostante i piccioli federali, c’è gente preposta a questo, poi certo che può dire “no io Cannone lo voglio ad un altro livello”, ma lo ascoltano?). 🙂

  4. gian

    al ragionamento, se posso trovare una pecca è che in U20 tutte le nazioni partono quasi da 0 ogni anno e, tolte 3/4, nessuno produce 10 fenomeni all’anno, inoltre alcuni nostri competitors i migliori li mandano direttamente in maggiore (pensa se i citati sopra non ci fossero quale sarebbe il livello), ciò non toglie che il sistema stà cominciando a dare i suoi frutti (bene).
    nel salto alla maggiore intervengono altri fattori (per i quali sono molto più preoccupato), intanto i fisici degli altri crescono in manera eccezionale e le abilità tecniche, mediamente superiori alle nostre (es banale, il pilone gallese nelle giocate fuori prendeva angoli che attaccassero gli intervalli tra i difensori facendo tanta strada erimanendo libero di reciclare il pallone ai compagni, cannone sbatteva sul difensore partendo da fermo e 9 volte su 10 guadagnava la linea del vantaggio e poco più creando un nuovo raggruppamento e rallentando il ritmo) vengono ulteriormente affinate, poi loro vengono inseriti in sistemi che già contano 25/30 giocatori ben sopra il minimo sindacale per fare il pro, per cui per trovare spazio devono sgomitare, ergo un ventunenne gallese che si affaccia alla nazionale è un gran giocatore completo ed affamato; da noi il ragazzo che finisce in franchigia o è un gran talento di suo o è in un ruolo in cui sono disperati ed ha la fortuna di avere una possibilità, altrimenti le rose non vengono toccate per ere geologiche ed i ragazzi rimangono a consumarsi in eccellenza pensando ad altro, una volta arrivati sono considerati fatti e finiti (vedi tanti nostri, ultimo campagnaro, che all’estero in un anno sistemano fisico e capacità, sarà un caso) e vengono messi a giocare senza un programma serio, se poi entri nei 30 della nazionale (che, a mio modo di vedere, non è così scarsa come mostra, ma in questo momento non ha ne testa ne attributi, come con l’ultimo brunel ed altre volte, pare giocare in volo strumentale), o lo fà ad età “avanzata” quasi per diritto acquisito o come salvatore della patria, per poi rimanerci anche a fronte di periodi o prestazioni discutibili (come una volta uscito dal cerchio magico ne sei bollato di infamia ad imperitura memoria).
    tutto questo per rimarcare, per l’ennesima volta, che il problema non è (solo) il materiale, ma il sistema che tale materiale lo usa e sfrutta male, senza dargli le possibilità che si merita, senza professionalizzarlo adeguatamente, senza farlo competere con la concorrenza, a maggior ragione in un sistema con spazio limitato (solo 2 franchigie)

  5. carpediem

    domanda alla redazione perchè, spero, più informata di noi piccoli scrivani: mi è sfuggito qualcosa o per davvero il buon mr G. non si è fatto sentire durante questo horribilis 6N,
    e con lui, naturalmente, tutta la corte che gravita attorno?

      1. gian

        mi son perso un passaggio, con chi ce l’hai, giusto per capire, @grillotalpa.
        @carpediem, il buon gavazzi fece dichiarazioni pubbliche dopo la francia e, se non ricordo male, qualche intervento nella stampa anche dopo inghilterra ed irlanda, non mi pare non si sia sentito, poi se ti aspetti strali e strepiti clamorosi ti sei perso il fatto che abbia fatto all in su COS e se comincia a denigrarlo è veramente la fine

    1. LiukMarc

      Ma intendi il nostro Presidentissimo federale? Credo si sia congratulato con le ragazze via twitter, o sbaglio?

    1. Mamo

      Se ci sono arrivato io !
      Per me fai finta di non capire, non può essere altrimenti … anzi forse la spiegazione c’è, o meglio, le spiegazioni ci sono: sei rallentato delle birre che hai bevuto per per festeggiare la vittoria di ieri (a proposito, complimenti) 😉

  6. memoriadiunatestatagliata

    Premesso che chi è stato è stato e chi è stato non è, io trovo che l’Italia maggiore stia giocando veramente male, sia dal punto di vista della cattiveria agonistica che dalle scelte di gioco in campo. Alcune considerazioni

    i movimenti ad allargare il campo mi ricordano molto le fasi di gioco offensive del Benetton Treviso di Casellato

    in difesa non si vede un placcaggio a mandare indietro l’avversario manco se questo parte da fermo e temporeggia un po’ prima di partire

    c’è una parte di vecchia guardia stanca (Parisse e Ghiraldini), ma guai a chi li tocca; Parisse è chiaramente poco lucido, ieri male dappertutto, non riesce a prendere la linea del vantaggio come portatore di palla, in difesa poco efficace e pure nella distribuzione di palla un errore da sangue da naso: aspettiamo che si riprenda e poi rimettiamolo in campo

    a Fabiani han fatto fare 10 minuti, mi chiedo quando mai verrà testato seriamente sto ragazzo, che campione non è ma almeno metteva un po’ di cattiveria agonistica in campo

    Polledri gioca titolare a Gloucester, che è una squadra decisamente più forte dell’Italia, ma non si capisce perchè non riesce manco ad entrare nei 23 (forse è in punizione perchè gioca all’estero)

    Detto questo fedeli alla linea, anche quando non c’è
    Quando l’imperatore è malato, quando muore o è dubbioso o è perplesso

    L’U20 purtroppo non riesco a seguirla, ma da qualche speranza; la speranza che il sistema accademie inizi a dare qualche risultato; ora il sogno di tutti sarebbe che esistessero delle Accademie legate alle franchigie in modo da far crescere adeguatamente questi ragazzi, oppure un bel sistema di permit player che permetta ai giovani i affacciarsi al palcoscenico del Pro14, magari con un dual contract; purtoppo per fare questo ci vorrebbe un gran DoR; noi ce l’avremmo anche ma gli facciamo fare l’allenatore

    1. Superignazzio

      Ciao
      Su Parisse mi trovi d’accordo su ghira, di tutto il pacchetto di mischia è stato quello che riusciva a fare metri caricando
      Su polledri non discuto il giocatore perché non l’ho mai visto in azione ma c’è parecchia polemica su come nel campionato inglese si giochi il breakdown e l’incapacità della rosa di schierare un grillotalpa come si deve, magari durante i pochi giorni a disposizione lo staff si rende conto di qualche movimento non adeguato o non ancora a livello desiderato

  7. Marcello

    Io ho in ogni caso un po’ di speranza ed ottimismo per il futuro, e per due motivi:

    1. Gli attuali U20, e vale anche per quelli dell’anno scorso, sono tecnicamente migliori di quelli di 5 anni fa. Muovono meglio la palla, sanno fare in maniera “naturale” offload, giocare due contro uno, fissare l’uomo, cose che giocatori della generazione prima apprendevano faticosamente da adulti (pensate solo alle “mani di pietra” di Venditti, giocatore comunque apprezzatissimo dal sottoscritto).

    2. A guardare i membri nuovi dell’Accademia, e i convocati per questa U20, si vede che la platea rugbystica italiana si è allargata: ora ci sono giovanii giocatori da Como (!), che fino al 2005 manco aveva un club, da Arezzo, da Agrigento, Torino, Recco….Insomma oltre al triangolo tradizionale veneto, più Parma, L’Aquila e un po’ di Brescia, qualcosa si muove…

    3. La generazione “post sei nazioni” arriva adesso: la ben più numerosa platea che si è avvicinata al rugby dopo che la palla ovale è diventata relativamente popolare (soprattutto i nati dopo il 2000, che hanno cominciato a giocare dopo dopo il 2006-07) comincia ora ad affacciarsi all’età adulta. La profondità e la selezione tanto cercata potrebbero arrivare nei prossimi 5-6 anni. Ricordiamoci che i giocatori classe 90-95, molti dei quali oggi in nazionale, sono comunque figli del rugby pane e salame, semiclandestino e presente solo in bacini geografici molto limitati (ed infatti molti sono figli d’arte…).

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