IN AVANTI POPOLO – I messaggi della testa e quelli del cuore: i dolori ovali del tifoso italico

Tifoso italia

ph. Fotosportit/FIR

Anni di sconfitte ci hanno spinto ad aggrapparci a qualunque appiglio pur di sperare in un futuro migliore, ma finora non è servito a granché. Domani però potrebbe essere diverso. O forse no.

Ci sono le cose oggettive come i risultati e i numeri. Ci sono poi le nostre legittime aspirazioni, i desideri, le preferenze. La dinamica delle relazioni che abbiamo con i primi, ovvero i freddi dati numerici, è fortemente influenzata dalle seconde, più sfuggenti e che cambiano anche in maniera radicale a seconda del singolo soggetto.
Ci sono poi altri fattori che influenzano questo rapporto: ad esempio, se si parla di sport, il fatto di vincere poco o tanto. Non solo, la frequenza delle vittorie (o delle sconfitte) va messa in relazione anche con il livello di attesa che si ha verso quegli stessi risultati. Va da sé che vincere poco o nulla per diversi anni non può non portare ad un approccio troppo – come dire – emozionale, ci porta a valutare e a dare peso ad aspetti e dettagli che potrebbero dare risultati concreti magari un punto discretamente lontano nel futuro. Forse. Potrebbero, condizionale d’obbligo. Sono cioè opinioni in quel momento, solo opinioni alle quali ci si aggrappa nella speranza di un futuro migliore. Legittime, ma tutte da concretizzare.
Chi gestisce un movimento ha l’onore e l’onere di scegliere, decidere ed organizzare quegli aspetti e dettagli dal risultato futuribile. L’unico modo per poi giudicarli in maniera distaccata è legarli in un secondo momento a un risultato concreto sul medio-lungo periodo, quello del campo, che prima o poi arriva. Sempre.

Quest’anno Benetton Treviso e Zebre sono partite bene e noi da bravi tifosi e appassionati ci siamo subito fatti travolgere da un’ondata di ottimismo che nel giro di qualche mese inizia però a mostrare un po’ la corda. Passi avanti ci sono stati, indubbiamente: c’è un piglio che nel complesso è diverso, ci sono classifiche relative ad alcuni aspetti specifici del gioco che vedono le nostre squadre svettare, cosa inusuale in effetti. Tutto vero e tutto concreto, ma l’intensità di quell’ondata di ottimismo è stata molto probabilmente eccessiva, anche rispetto ai risultati finora ottenuti.
Gli stessi test-match della nazionale hanno lasciato un po’ di amaro in bocca, perché ci si aspettava qualcosa di più e di meglio, soprattutto in virtù di quell’ottimismo. Magari non nei risultati, ma nelle prestazioni sì. Perché se in tre gare marchi solo una meta, vuol dire che di problemi ne hai parecchi, per rimanere solo a uno dei dati più evidenti.
Il ct Conor O’Shea prima delle tre gare azzurre ha detto – testuale – che vede finalmente una luce in fondo al tunnel. In pochi (nessuno?) hanno sottolineato un passaggio che doveva essere consequenziale per logica a quella dichiarazione: ovvero che un tunnel quindi esisteva ed esiste tuttora. Cosa che in realtà un po’ tutti noi abbiamo nascosto dietro al paravento di qualche exploit isolato, scoglio a cui aggrapparsi in mezzo al mare agitato delle tante, troppe sconfitte. Provate a pensarci un po’: negli ultimi 15 anni quando siamo riusciti a darci un minimo di continuità nei risultati? La mia risposta è il Sei Nazioni 2013. Ma è davvero troppo poco.
Al cuor non si comanda, si dice. Per fortuna o purtroppo. L’importante è far sì che il cuore non ci faccia sragionare, altrimenti non e se ne uscirà mai.

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6 risposte a "IN AVANTI POPOLO – I messaggi della testa e quelli del cuore: i dolori ovali del tifoso italico"

  1. a.d.g.

    La differenza tra chi si accontenta e chi non è mai contento, non sta nella differente intelligenza ( da “intellegere” leggere dentro) ma nella differente disponibilità alla comprensione ( e conoscenza) dei fatti. Prendere il sacco sopra, credo sia la soluzione più facile per affrontare ogni problema. Generalmente chi prende il sacco sopra parte da una posizione precostituita e aprioristica.
    Nella fattispecie del rugby, dire che non vinciamo mai senza dire contro chi giochiamo è una “furbata” che lascia il tempo che trova. Certo, vincevamo di più prima di entrare nel 6N, contro Marocco, Spagna, Romania , Russia , Francia A.
    Probabilmente c’è chi vede , nella situazione attuale, anche miglioramenti minimali e chi no.
    Chi è abituato ad andare allo stadio e sa che per tutta la vita ci andrà è costretto a vedere, forse, miglioramenti anche dove questi sono impercettibili.
    Del resto, oggi, con la tecnologia esistente chi vuole vedere solo il rugby d’altobordo, altro non fa che guardare , d’inverno, il T14 e il campionato inglese, e d’estate quello dell’emisfero Sud.

    1. Mr Ian

      Eppure in questi anni i soldi dell alto livello son piaciuti, han permesso a tanti di poter fare del rugby un lavoro, altrimenti nella vita dovevano fare anche altro. Permesso di costruire strutture di alto livello in molti posti dello stivale che altrimenti non avrebbero visto neanche col binocolo, non da per tutto però, dove c erano gli amici degli amici….ovviamente non pretendiamo da loro i risultati, non sempre arrivano, sarebbero però bastate le dimissioni quando ad arrivare sono stati solo i fallimenti

  2. Poros

    Se si tratta del guardare il rugby del piano di sopra, lo facevo anche prima, come molti, forse quasi tutti coloro che seguono da un po’ il rugby. Mi pare una “furbata” ignorare che siamo entrati nel 6N pensando di essere all’altezza del contesto, e anche di aspirare a far parte della parte alta del timer o è.
    Stiamo attraversando i sette anni di vacche magre. Arriveranno quelli delle vacche grasse? Lo speriamo e scrutiamo ogni segno rivelatore, anche sbagliando, talvolta. Questo periodo non è un castigo divino, è il risultato di scelte poco illuminate e miopi fatte a suo tempo. Si intravvede una luce? Bene, avanti cosi. Non nascondiamoci che il tram è passato e l’abbiamo perso. Il rugby italiano rimarrà intorno al decimo posto, anche oltre, tra gli sport di squadra.

    1. a.d.g.

      Solo per curiosità personale mi piacerebbe sapere dove eri tu quando il tram l’abbiamo perso e cos’hai fatto per fare si che non lo perdessimo.

      1. Ho pensato a lungo se far passare omeno questo commento. Non è maleducato ma mi pare una inutile provocazione: chiedere cosa faceva per il movimento rugbistico uno che legge e commenta un articolo su un blog… boh, machedavero?
        Invito Poros a non rispondere e tutti gli utenti a non scrivere più cose simili. Dai, siete più intelligenti di così, no?

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