Il Pro14 crescerà ancora: un caso di gigantismo che ci deve far preoccupare?

“This is not the end of our expansion, just the beginning”. Così in una intervista al Guardian il CEO del torneo celtico-sudafricano. Martin Anayi parla apertamente di Canada, USA, Spagna, Germania. Anche di Italia: ne difende la posizione, ma un allargamento potrebbe cambiare non poco le carte in tavola.

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45 thoughts on “Il Pro14 crescerà ancora: un caso di gigantismo che ci deve far preoccupare?

  1. a.d.g.

    Difficile commentare delle impressioni. L’intervista di Anayi dice con forza e senza equivoci che l’Italia è elementi imprescindibile del Pro14 e non pone alcun limite e vincolo alla nostra partecipazione. Se poi vogliamo vederli lo stesso………la libertà di parola è una gran cosa.
    Se noi non siamo cresciuti come speravamo succedesse in questi ultimi 7 anni non è certo perchè un “grande fratello” ce lo ha impedito.

    1. a.d.g.

      Ognuno MrIan, ha i propri parametri per giudicare, tutti leciti e corretti e in ragione di ciò, alla scelta del DOR, tu puoi assegnare nessuna importanza. Devi però convenire che è abbastanza bizzarro, in una organizzazione sportiva, ritenere di nessun valore chi è chiamato, tecnicamente ,a dirigerla. Direi piuttosto che se l’operato di questa persona sarà stato positivo si dovranno vedere e misurare dei risultati indotti.

  2. “Se noi non siamo cresciuti come speravamo succedesse in questi ultimi 7 anni non è certo perchè un “grande fratello” ce lo ha impedito.”

    No infatti. La gestione Dondi-Gavazzi evidentemente si pero’ (alla barra del timone del movimento Italrugby non c’ero io, e nemmeno PW), e queste non sono impressioni ma fatti.

    Cordiali saluto

    1. a.d.g.

      Quindi la crescita era ineluttabile. Dondi e Gavazzi hanno impedito a Tipuric, Halfpenny, Picamoles e Itoje di nascere in Italia. Corretto?

      1. Quindi fammi capire, chi è responsabile dei pessimi risultati delle squadre di PRO12/14, della Nazionale, e dei club italiani nelle coppe europee?

        Parlo di un periodo lungo, dal 2010 ad oggi.

        7 anni di fallimenti intervallati da sporadici periodi leggermente migliori.

        Ci saranno dei reposanbili, o come al solito è colpa di nessuno?

      2. a.d.g.

        Chi è responsabile del fatto che dopo Carducci, Deledda e Pirandello non otteniamo più premi Nobel alla letteratura?
        Chi è invece responsabile del fatto che in finale dei 200 metri alle Olimpiadi non mandiamo più nessuno dal1980, dopo che Berruti e Mennea sono stati primatisti mondiali?
        Chi e invece responsabile del fatto che dopo, Ondina Valla, nel 1936 nessuna donna è più andata in finale in nessuna Olimpiade, campionato Mondiale, campionato europeo negli 80/100 metri ad ostacoli)
        Chi è invece responsabile del fatto che abbiamo impiegato 46 anni a rivincere un campionato del mondo di calcio ( 1936-1982)?

        Come vedi 7 anni nello sport ( e nella letteratura) sono un’inezia.

      3. Mr Ian

        La risposta alla domanda in maniera parziale arriverà alla fine di quest anno, ovvero dal dato reale dei praticanti in Italia. Negli ultimi anni essendo il tesseramento gratuito, in tutto lo stivale c’è stata una gestione allegra, bastava che un bambino passava dal campo e veniva tesserato, oppure gente che non frequentava più il campo si continuava a tesserare lo stesso…da questo il costo si aggira intorno ai 5 euro per tesseramento e le piccole società magari ci penseranno due volte prima di inviare gli incartamenti. Dopo quest anno valuteremo se si è lavorato bene o male, perchè si sapeva che non si poteva diventare come il Galles nel giro di pochi anni, ma neanche che sarebbe aumentato il gap con il nostro competitor che è la Scozia o l Argentina.
        A mio avviso, parlando del rugby italiano, l operato di un presidente o di una struttura lo valuto in base a quanto ha fatto conoscere e divulgato il nostro sport al di fuori dei soliti palcoscenici. Di conseguenza poi c’è tutto il discorso filiera e formazione che ad onor del vero qualcosa si è fatto, salvo rendersi conto che la struttura era troppo costosa per le traballanti finanze italiane….di sicuro non valuto un presidente perchè ha messo sotto contratto l allenatore X o Y..

      4. fabiogenova

        Giusto per precisione, Quasimodo, Montale e Dario Fo ha vinto il premio Nobel per la letteratura dopo Pirandello.

      5. aiabasta

        @mez Deledda sarda quindi vale piu di Fo milanese? I campanili in Italia sempre duri a morire.
        Poi Obama vinse il nobel per la pace dopo lo storico discorso all’università del Cairo: per certi personaggi le parole contano più dei fatti, vedi un po’ Trump adesso….

      6. Mez10

        Hai ragione, ho dimenticato gli altri citati, tutti veri scrittori..
        Che sia milanese, catanese o meglio siciliano, umbro o valdostano è totalmente ininfluente..
        ma se per te le opere di questi valgono quanto quelle di fo…forse non le hai mai lette..

      7. Mez10

        Non è questione di gusti o di premi..è “letteratura”..
        Fo è stato un genio, ma facendo tutt’altro! Questo intendevo dire..
        Ma vedo che ogni occasione è buona per attaccare, sminuire, criticare..talvolta leggere tra le righe, dare un significato alle parole, è un utile esercizio..

      8. Mez10

        si ho visto, discutibile infatti..e di Dylan ho quasi tutto..
        ma è forse un premio a fare grande un autore, scrittore, poeta e via discorrendo? penso lo siano di più le “opere”, quello che resta nella memoria collettiva e individuale..opere universali, non di nicchia..
        poi chiaro ognuno ha i suoi gusti..

      9. Mez10

        aiabasta quali sarebbero sti campanili? Ti risulta che storicamente vi siano state rivalità tra sardi e milanesi (a parte quella tra Cagliari e Milan, meglio i loro tifosi pallonari)?
        qua ne ospitiamo a migliaia durante l’estate..e tanti sardi studiano e lavorano a Milano..

    1. Ermy

      Bella intervista! Ma il ragazzo qui non farà strada, mettere in discussione il rugby salamella in Italia è molto rischioso… 🙂

    2. il carogna

      Un giocatore di 27 anni , fa un’analisi semplice e spietata del nostro movimento, indicando anche alcune soluzioni.
      Portatelo da Gavazzi e proviamo a vedere se il presidente capisce dove ha sbagliato.

      1. a.d.g.

        L’intervista è molto interessante, ma non andrebbe portata a Gavazzi, ma a Lotti e Malagò. Nelle osservazioni di Rodwell sono mescolati i due piani quello strettamente tecnico che riguarda il rugby e quello sociale del rapporto sport-scuola-società dove le federazioni, quella di rugby compresa, non hanno né gli strumenti, nè la forza né le competenze per intervenire. Ciò che si sottace sempre in questi confronti tra i due sistemi è che essi partono da due punti fondamentalmente diversi. I ragazzi del minirugby cui fa riferimento Rodwell in Inghilterra non sono “assemblati” da una società sportiva , ma sono nella scuola.
        Detto questo de oggi Rodwell fa il centro in una squadra di Eccellenza , forse chi l’aveva scelto in Accademia, stura o no, non aveva poi sbagliato di molto.

  3. L’allargamento x il Anayi è qualcosa d’imprescindibile ma solo x un fatto economico.. x quello tecnico Irlanda, Galles e Scozia han dismostrato di lavorar bene x la loro nazionale.. sul Sud Africa ancora qualche perplessità ce l’ho, tralasciando il discorso competitività che quest’anno sarà difficile competere al max.. la questione principale rimane da capire quanto porteranno in termini economici prossimamente.. l’Italia rimane agganciata solamente xkè paga una tassa d’entrata.. gli errori che sono stati fatti sono una marea.. che non sto ad elencare.. speriamo che il prossimo anno con l’entrata di Calvisano al posto di Parma cambi qualcosa..

    1. fabiogenova

      Se davvero ci sarà questo passaggio, io mi sfilo. Sarebbe troppo sporca la cosa. C’è ancora Treviso. Magari non riesco ad andarci più di un paio di volte all’anno, ma con Banks in squadra una spinta a farmi il viaggio c’è.

  4. gian

    a mia inutile idea, se si vuole puntare ad un ulteriore allargamento, che non sarebbe neppure una cattiva idea, o si continua a ragionare a diverse pool, andando sulle orme dell’nfl, ma la vedo complicata alla lunga, o creare una seconda divisione, quella magari sì in gironi diversi ed accettare l’idea di una retrocessione.
    per quanto riguarda l’italia sono d’accordo con adg, non è certo la lega celtica a bloccarci, ma il nostro sviluppo non è certo stato gestito bene

  5. SERF

    La libertà di parola è sacrosanta , ma prendere per i fondelli un movimento NO .
    Anayi parla ma fa finta di non sapere che il calendario del PRO14 casualmente mette in dificoltà le squadre italiane (lunghi viaggi e giorni di allenamento persi ecc ecc ),
    senza parlare degli arbitri , a mio avviso da galera , ultima offesa il TMO mancante per la partita delle Zebre , una cosa scandalosa per un campionato che si vanta della parola PRO , e casualmente sempre a scapito delle squadre italiane , vi ricordate la partita dello scorso anno con connacth .
    Come poteva avere successo in Italia , se le nostre squadre sono da sempre state trattate m…a dagli arbitri ?
    Cosa pensava Anayi che gli italiani sono tutti masochisti ?
    I numeri parlano anche loro e smentiscono Anayi

      1. Questi non sono “numeri” (cioè statistiche che possano suffragare ragionamenti di alcun tipo), bensì singoli episodi.

        Rimandato.

    1. mirko

      Lasciando perdere l’entrata delle Sudafricane di quest’anno, noi siamo entrati per ultimi.
      Le aspettative per il Board del PRO 12 erano alte e diverse nei nostri confronti. E non sono state realizzate, credo nessuna.
      Il rispetto del sistemo lo si guadagna sul campo, con le prestazioni. Qui credo che i numeri parlino in modo inequivocabile. Poi se andiamo a fare i sofisti analizzando ogni prestazioni sono maggiori le volte in cui le franchigie hanno svolto un ruolo da “sparing partner” che da avversario.
      Politicamente ormai pesiamo poco o nulla. Gli ultimi tre anni sono stati emblematici.
      Gavazzi non se lo fila più nessuno sia in seno a World Rugby che altri organismi. Forse solo nell’organizzazione per la Continental Shield ma di questo passo, visto i risultati, ancora per poco anche qui.

  6. fabiogenova

    L’allargamento è nella logica stessa di questa competizione, già un po’ innaturalmente allargata all’Italia, tanto da far usare sempre meno il nome Celtic League nel giornalismo d’oltremanica. Io vorrei ragionare su qual è il significato in termini sportivi. Dopo la finale dell’anno scorso, sacrificata da giocatori del Munster sull’altare del tour dei Lions, il Board celtico doveva provare a cambiare qualcosa perchè una finale di un campionato professionistico non può essere giocata in quel modo dalla squadra favorita. Non era una giornata storta da parte degli irlandesi: la paura degli infortuni a una settimana dalla partenza per la Nuova Zelanda ha influenzato il risultato in campo e ha indicato chiaramente qual è il valore percepito di questo campionato: un valore secondario.
    Con l’ingresso delle sudafricane non cambierà granchè, non solo perchè non sono entrati gli Stormers o gli Sharks, ma per lo stato stesso stato dell’arte del rugby internazionale ben rappresentato dalle Unions che mettono sotto contratto federale i giocatori papabili per la nazionale e che vincolano sempre di più le società. Squadre come Cardiff Blues sono sparite dal gotha internazionale per questi motivi. Persino in Francia – dove alcuni hanno portato avanti il ragionamento pro Top 14, cioè sacrifichiamo pure la nazionale, ma teniamoci il campionato più ricco del mondo – hanno cominciato a fare contratti federali, con la specifica dei minuti e delle condizioni in cui questi giocatori possono essere impiegati.
    E per il nuovo Pro 14? Accadrà spesso che le squadre europee porteranno per lo più la squadra B in Sudafrica, soprattutto se si tratta di giocare un solo match, soprattutto se è vicino alle finestre internazionali, comprese quelle dei club. Vedremo imbarcate ora insospettabili a Blomfontein e – secondo me – anche a Port Elizabeth. Più o meno la stessa cosa potrà succedere a parti invertite, per ragioni diverse. Io trovo disdicevole quel che è successo nel Super 18 appena terminato, cioè che le squadre in odore di taglio hanno iniziato improvvisamente a fare risultati che non avevano mai fatto prima. Qui il problema è che il professionismo non è ancora maturo non solo in Italia, dove non c’è quasi del tutto, ma anche in zone che non ci saremmo aspettati di sentire.
    Si può allargare il campionato quanto si vuole, ma se la logica è questa, l’ex campionato celtico sarà comunque subalterno a vicende che si svolgono sopra la sua testa.

    1. superignazzio

      ma questo succede anche nel Super Rugby, dove i giocatori neozelandesi vengono centellinati ad hoc per la nazionale, vedi McCaw prima del mondiale 2015, ma non mi sembra che il super Rugby sia così di basso livello

      1. Superignazzio

        Ne sono ben consapevole, ma allora vorrei i 20enni a guidare le squadre che si contendono l’eccellenza e almeno metà squadra sotto i 25 anni

        I kiwi ne hanno a grappoli ma j. savea non viene manco convocato e ha 27 anni mica 39

        La verità è che se vuoi far esordire un giocatore a 20 anni in nazionale deve fare gavetta prima non dopo
        per permettere ad un giovane di giocare alla pari con i veterani devi limare le regole affinché il “mestiere” non conti più nulla
        Quindi si prende l’arbitro e gli si dice di arbitrare nella maniera più consona ad un gioco veloce e dinamico perché sono i giovani quelli che vanno tutelati non i 30enni che ormai campano di rendita

    2. Mr Ian

      Io penso che non hai visto le partite del pro12 nell ultima stagione, perchè se dici che la finale e la semifinale invece di vincerla gli Scarlets è stata persa dagli irlandesi, allora sei completamente fuori strada….magari sulla carta erano i favoriti, ma il campo ha detto altro…per inciso, il tour dei Lions non ha visto brillare esclusivamente gli irlandesi….
      Quanto all allargamento del Pro14, vi ricordo che fino ad un decennio fa eravamo noi italiani che reclamavamo palcoscenici migliori, può essere solo un bene per il rugby mondiale e per la sua elitarietà che tanti mettono sotto accusa. Se è vero che le nazioni emergenti vogliono più spazio, mettiamoli alla prova in competizioni per club e poi si parlerà magari di un discorso fra nazionali, onde evitare di fare il passo più lungo della gamba come ha fatto l Italia…
      Infine trovare un modo per salvare il campionato nazionale mi pare molto difficile a causa del suo scarso appeal verso sponsor e pubblico, se si uscisse dal Pro14, mi piacerebbe vedere un modello di campionato per provincie che potesse rappresentare il territorio in maniera più larga possibile

      1. fabiogenova

        So che sei tifoso Scarlets e va bene, capisco che tu possa sentire sminuita la vittoria degli Scarlets. Ma la finale dell’anno scorso è stata una farsa e non lo dico certo io. Partite del pro12 ne ho viste, non tutte ma abbastanza per farmi l’idea che gli Scarlets non erano la miglior squadra l’anno scorso. L’anno prima era il Connacht ad aver vinto. Sono squadre cresciute, d’accordo, ma non in grado di vincere un torneo quando questo è davvero combattuto tra le migliori. Spiace dirlo ma questo campionato non ha lo stesso valore degli altri pro in Europa. E non mi riferisco solo alle questioni economiche.

      2. Mr Ian

        riportami un articolo dove c’è scritto che la finale è stata una farsa e che gli Scarlets non meritavano la vittoria….ti ricordo che Munster si è trasformato dopo la tragica morte di Foley e che prima erano anche abbastanza in crisi di gioco.
        Che poi le fasi finali del torneo possano essere condizionate anche dal fatto di giocare i play off di Champions cup, questo è un altro discorso e ci può stare che una squadra arrivi fisicamente meno brillante rispetto ad un alta, ma da qui a sminuire il Pro14 ne passa di acqua sotto i ponti…
        Non sarà la premiership o il top14, ma occhio che questi sono campionati economicamente troppo pompati e che non ci vorrà troppo prima che scoppi la bolla, notizia di ieri di Worcester economicamente in crisi, ma ci sono anche i milioni di passivo dei Saracens e scavando si trovano magagne un pò ovunque.
        Il Pro14 rimane l unico campionato che rappresenta le realtà locali di una nazione ed il sistema di formazione di una nazione.

      3. Mez10

        Gi Scarlets hanno strameritato sul campo, tutta la stagione e semi e finale..
        Quasi un dominio assoluto, mostrando sempre un gioco brillante e diversi giovani fortissimi..

    3. a.d.g.

      Scusa Fabiogenova, ma che senso ha questo tuo ragionamento “preventivo”. I campionati senza retrocessioni hanno senz’altro controindicazioni alle quali non siamo abituati. Può essere. Del resto partite noiose e inguardabili ci sono anche nella NBA, dove il vero championship è nei P.O. In Europa il vero Championship è la Coppa, dove nessuno ci va a perder tempo.
      Fortunatamente noi siamo nella condizione di poterci fare andar bene tutto e trovo molto snobistico e fuori luogo , fare gli schizzinosi.

      1. fabiogenova

        Alberto, se dici che faccio lo schizzinoso allora non hai letto bene. Non ho affatto detto che il PRO 14 è un campionato inutile. Men che meno per noi, a meno che non siamo noi stessi a farlo diventare inutile.
        Ho detto che questo campionato, più di altri, è soggetto alle esigenze delle federazioni più che dei clubs. Che la pratica dei giocatori con i contratti federali è in espansione e che questo assoggetta l’attività dei clubs alle esigenze nazionali. E che questo, ovviamente, ha un peso sull’attività dei clubs. Infine, che la finale fosse condizionata dall’imminente tour dei LIONS e dalla volontà di non infortunarsi dei giocatori irlandesi era del tutto evidente tanto che anche Munari e Raimondi commentarono in tal senso. Tra l’altro, la cosa non era neanche così imprevedibile, giacchè un amico mi aveva detto 10 minuti prima della partita che gli Scarlets avrebbero vinto a mani basse perchè il tour dei LIONS è ben più importante. Gli Scarlets hanno vinto quella finale perchè hanno voluto più di altri la vittoria e di questo gliene va reso merito perchè anche loro avevano qualche giocatore in odore di LIONS.
        Ma non guardare solo a quella finale. Se il modo di muoversi del Rugby internazionale rimane su questi binari, l’allargamento ad altri paesi non porterà nuova competitività, non solo e non principalmente perchè l’impressione è che il board celtico vada a accattare qualsiasi cosa si muova, ma perchè al momento del dunque c’è un gap di interesse sulla competizione da parte delle federazioni, gap che, a mio avviso, tocca i difetti del professionismo e che per ora rimane irrisolto.
        Uno può anche non vedere queste cose e costruirsi modelli irraggiungibili, pensare che ci siano sempre 30 gladiatori in campo e che il risultato sia sempre l’esatta risultanza delle forze in campo, come hai già detto tu in altre occasioni, ma per me non corrisponde al vero. Penso tu possa rispettare questa visione differente, come io rispetto la tua.
        Per rispondere a Superignazzio, IL SUPER RUGBY è BEN DIVERSO perchè tutte le federazioni principali investono su quel campionato che mostra, quello sì, tutte le squadre migliori dell’emisfero sud. Il board celtico non mostra i migliori pezzi dell’emisfero nord, perchè francesi e inglesi hanno il loro campionato e perchè vincere quei due campionati è ben più prestigioso di vincere la Celtic League.

  7. Rabbidaniel

    Per me si fa troppa filosofia. Il primo motore di un eventuale allargamento è economico: l’entrata del SA ha portato soldi; l’Italia in questi anni ha portato niente dal punto di vista della visibilità, anzi, stadi parecchio meno pieni dell’usato quando le nostre sono in visita.
    Che poi l’allargamento sia una roba facile, direi di no. Si dovrebbero studiare formule stile SR, che abbiamo visto essere non proprio il massimo, e sarebbe difficile salvare i derby storici.

  8. Giovanni

    E’ evidente che da qui ai prossimi 3-4 anni c’è uno scenario in forte movimento, aperto a molteplici soluzioni, che ci vedranno coinvolti, in quanto membri del torneo, ma non da protagonisti. Da un lato il Pro14 deve attirare nuovi investitori (sponsor, TV, spettatori) per garantirsi la sopravvivenza in questo schema al rialzo con gli altri due grandi tornei europei per club. Dall’altro, l’unico modo per farlo è esplorare mercati nuovi, con tutti i rischi che ciò comporta. Per cui si gioca su due fronti: la corsa ad accaparrarsi il resto d’Europa (vedasi miliardario tedesco che investe sul Montpellier) e la corsa ad accaparrarsi il nord America, bacino potenzialmente ricchissimo. Senza perdere di vista i cambiamenti in corso nell’emisfero sud, con sudafricane (e forse australiane) in via d’uscita, che possono venir “raccolte” dai celtici (come PW sottolinea, a Cheetahs e KIngs, potrebbero affiancarsi/subentrare altre).
    In questa situazione, credo che per noi sarà difficile mantenere due presenze nel torneo e forse sarebbe il caso, già tra 12 mesi, di cominciare a studiare una nostra riorganizzazione in vista di ipotetici nuovi assetti. Una celtic che possa evolvere in una sorta di “torneo europeo allargato” (includendo georgiani, rumeni, tedeschi e spagnoli), da un lato incasserebbe la gratitudine di WR, dall’altro potrebbe allegerire l’accerchiamento di Top14 e Premiership, proponendosi a tutti i livelli come alternativa validissima per i migliori giocatori in circolazione, più e meglio di quanto non lo sia ora. Sul fronte nord america la partita è più complessa: abbiamo già visto muoversi gli AB verso quel mercato ed anche gli inglesi cominciano a mostrare segni d’interesse. Il primo tentativo di lega autonoma è durato una sola stagione, ma questo paradossalmente potrebbe essere un vantaggio, perchè, invece di avere un campionato interno con scarso seguito, potrebbe rivelarsi molto più fruttuoso per USARugby concentrare tutto il proprio meglio tecnico ed organizzativo in due sole realtà, localizzandole laddove (Chicago, NY o Miami, per esempio) ci siano comunità più sensibili al discorso-rugby. Vedremo.

  9. superignazzio

    sono molto felice che il torneo possa aprirsi ulteriormente ad altre realtà, sopratutto per noi
    espandere il rugby a mentalità e culture diverse è un bene per la spettacolarità del gioco in quanto sempre più realtà diverse, tutelate dalle loro federazioni, cercheranno accorgimenti e disposizioni per avere la meglio sull’avversario
    per l’italia sempre meglio, un periodo di crisi come si deve ci metterà di fronte al fatto compiuto di dover scegliere se fare le cose fatte bene o continuare a non programmare seriamente investimenti e riforme
    le crisi sono ottimi momenti per fare reset e ricominciare

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