Tag: Francesco Zambelli

Le Tre di R1823: il Sei Nazioni con le convocazioni di Francia e ragazze azzurre. E poi l’addio di Zambelli al Rovigo

Test Match Rugby Femminile 2017, Biella, Stadio Vittorio Pozzo, 19-11-2017, Italia Donne v Francia Donne.
Foto: Roberto Bregani

Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news di oggi, cliccate sui titoli per leggerle interamente.

SEI NAZIONI: LINEA VERDE PER LA FRANCIA, C’E’ ANCHE BASTAREAUD
Jacques Brunel ha annunciato i convocati per la prima parte del Torneo continentale. Il giocatore del Tolone è stato squalificato tre settimane fa e salterà la gara d’esordio

IL SEI NAZIONI DELLE RAGAZZE: QUI LE 32 AZZURRE CONVOCATE
Andrea Di Giandomenico ha annunciato le convocate per il Torneo continentale in rosa. Ecco tutte le azzurre

ROVIGO: ZAMBELLI NON CAMBIA IDEA, È ADDIO
Il presidente dei rossoblù ha confermato ieri al Cda della società le sue dimissioni. Nicola Azzi nuovo presidente.

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Cose che non si capiscono del rugby: Rovigo che caccia Jason Wright. A ottobre

Una normale intervista che provoca prima una sospensione di due settimane, poi l’esonero (anzi, il demansionamento) del tecnico neozelandese. Una decisione davvero necessaria? E se la risposta è sì non si poteva intervenire prima?

Il comunicato, secco e stringato, è arrivato nella giornata di mercoledì. Eccolo: “La Società Rugby Rovigo Delta comunica a tutti gli effetti di aver interrotto definitivamente il rapporto di collaborazione con l’Assistant Coach della prima squadra, sig. Jason Wright. Lo stesso sig. Wright potrà continuare a svolgere il suo ruolo, come da contratto e salvo diversi accordi, con la Monti Rugby Rovigo Junior. La Società ringrazia comunque il sig. Jason Wright per il lavoro svolto fino ad oggi”.
L’inizio di stagione dei rossoblu non è stato esaltante: 2 vittorie e un ko in Eccellenza dove stazionano a metà classifica mentre in Continental Shield hanno battuto con molta fatica i georgiani del Batumi e sono stati sconfitti 18 a 13 dal Petrarca. Non benissimo quindi, ma nemmeno un disastro. E poi – diamine – siamo solo a fine ottobre.
I motivi dell’esonero non sarebbero però meramente tecnici, che altrimenti non si capisce perché mandare via l’assistente e tenersi l’head coach: come è noto l’allenatore neozelandese ha rilasciato una intervista al Gazzettino pubblicata lo scorso 11 ottobre in cui sollevava perplessità sulla campagna acquisti della società veneta, parole che avevano portato alla sua sospensione per due settimane e ora all’esonero.

Cosa aveva detto Wright? Nulla di clamoroso: «Lo scorso inverno abbiamo fatto le nostre proposte. Anche la società ha presentato dei nomi. Ci siamo confrontati. Molte trattative si sono arenate per vari problemi, da quelli economici a quelli personali dei giocatori. A quel punto tutto si è bloccato. Noi tecnici abbiamo saputo di alcuni nuovi ingaggi, anche tra gli avanti, solo a contratto firmato. Dei nomi da noi proposti alla fine è arrivato solo Weepu, ma siamo al servizio della Rugby Rovigo Delta e faremo tutto il possibile con la rosa messa a disposizione».
Parole dove sicuramente non manca la critica, ma fatta sempre in modo civile e dove si riconosce pubblicamente il rispetto dei ruoli. Tanto più che Wright dice anche che «(…) per forza di cose, nei trequarti dobbiamo schierare qualcuno fuori dal suo ruolo naturale. Il che può essere un bene, perché per un giocatore è importante sapersi destreggiare in più di una posizione. Dietro siamo, comunque, più forti dello scorso anno».

Nulla di che, davvero. Evidentemente il rapporto era sfilacciato già prima di quella intervista, tra società e tecnico non c’era più fiducia e quelle parole dette pubblicamente sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ vero che il Rovigo negli scorsi mesi ha dovuto affrontare il tema delle dimissioni-non dimissioni del presidente Zambelli, ma allora forse era meglio mettere mano allo staff tecnico subito dopo la conclusione della scorsa stagione e non a ottobre. Forse eh.
Perché se bastano delle critiche del genere per dare il via a un simile scenario in quella che in base ai risultati della scorsa stagione è la quarta società del nostro movimento (escludendo la nazionale), beh, non so a voi ma a me cascano le braccia.

WAYNE SMITH TRA FIR E MARCA: Ecco cosa scrive oggi La Tribuna: “la Fir ha colto al volo la disponibilità di Wayne Smith, già assistant degli All Blacks (con le ultime 2 coppe del mondo vinte), e in passato anche head coach della nazionale neozelandese, che si era detto pronto anche a una consulenza con la struttura tecnica azzurra dato il suo legame con l’Italia, e in particolare con la Marca (a Casale è un cittadino onorario e c’è chi assicura che potrebbe anche correre da sindaco) e Treviso. La collaborazione tecnica potrebbe nascere già nel 2018”.

Tra campo e soldi: Zambelli medita l’addio e – senza volerlo – ci dice che il nostro rugby non è sexy

Dal profilo twitter della Rugby Rovigo

Il presidente del Rovigo ha ribadito in una intervista che probabilmente a fine stagione lascerà. E i motivi addotti devono far pensare, perché in realtà riguardano un panorama che abbraccia uno spazio molto più ampio del solo Polesine

Un paio di giorni fa il presidente del Rovigo Francesco Zambelli ha rilasciato al Gazzettino una intervista in cui diceva “C’è da decidere quale sarà il futuro della Rugby Rovigo nel nostro piccolo Polesine, perché qui siamo relegati. Sto riflettendo molto (…) ll mio ruolo non mi sta più bene, c’è qualcosa che non quadra più. Non ho rimpianti, anche se gli scudetti potevano essere due o tre. Ora, però, ci sono tante cose che vanno valutate. Con un po’ di buona volontà credo si possa ancora puntare a un buon futuro rugbistico per il Polesine, ma non penso sarà un futuro con me. Far parte di un rugby di basso livello non mi piace“. Poi una battuta su un comitato a cui i presidenti dei club vorrebbero dar vita per dialogare con la FIR in maniera unitaria, una sorta di Lega in versione parecchio ridotta, minimale a essere buoni. Una idea che non piace a Zambelli: “Avrà l’ardire di proporre e chiedere cose che la Fir non potrà o non vorrà fare. Tutto si risolverà in un attivismo di facciata, è un organismo che non fa parte della Federazione. Forse qualcosa in futuro si potrà ottenere. Ma ormai la cosa non mi riguarda”.

L’intervista non ha avuto una grande eco, a mio personalissimo parere per due motivi: non è la prima volta che Zambelli parla di lasciare il suo attuale ruolo e poi perché è stata pubblicata il primo di aprile, giorno dei “pesci”. Probabilmente qualcuno si è pure chiesto se fosse vera o finta (tranquilli, ho verificato: è vera, non era un pesce).
Le parole del presidente dei Bersaglieri però dovrebbero stimolare una qualche riflessione e non tanto sul fatto se e come Zambelli sarà ancora il più alto dirigente dei rossoblu. Quello, può sembrare un paradosso, è secondario. Perché a me la figura di Zambelli sembra paradigmatica del momento (sì, vabbé, un luuuuuungo momento) di difficoltà del nostro rugby: un imprenditore che in questi anni ha versato nella palla ovale una quantità non indifferente di risorse finanziarie e che ora vuole togliersi dal giro che conta. O che dovrebbe contare. Magari mi sbaglio, ma probabilmente Zambelli è l’uomo che più ha investito nel rugby italiano dopo Luciano Benetton in queste ultime stagioni, e il nostro rugby lo sta per perdere.

Intendiamoci, a me qui non interessa Francesco Zambelli in sé, ma la figura che rappresenta. Il presidente del Rovigo probabilmente lascerà – lo dice da almeno un anno – perché “far parte di un rugby di basso livello non mi piace”. Parole che sono il proverbiale dito nella piaga: a parlare infatti è il presidente della società campione d’Italia, una delle più prestigiose per storia e tradizione del nostro rugby. Rovigo oggi è la terza/quarta squadra del nostro movimento, nazionale esclusa. L’uomo che ha messo tempo e denaro negli ultimi anni ora vuole farsi da parte perché non ci sono prospettive di crescita, sportiva ed economica. Ed è davvero difficile dargli torto.
Zambelli parla di un problema che tutto sommato è privato, personale, ma facendolo in realtà scatta una fotografia delle tare della nostra Ovalia. Una fotografia davanti alla quale ci si chiede: “perché un qualsiasi imprenditore, o un’azienda, dovrebbero destinare le proprie risorse al rugby?”. Quali sono oggi, concretamente, i più e i meno in una ipotetica lista?
Le Zebre in un lustro non sono riuscite a trovare sponsor in grado di garantir loro l’autonomia finanziaria. Ma che dico, la sopravvivenza. A Parma, una delle città con il tenore di vita più elevato d’Italia. Le nostre squadre perdono troppo, quasi sempre, la copertura mediatica è quella che è e normalmente se sugli spalti ci sono duemila persone (cifra che per il nostro massimo campionato nazionale va dimezzata) dobbiamo essere contenti. Molto contenti.

Per come sono messe le cose e per le attuali prospettive a media scadenza Zambelli a Rovigo non può ottenere molto di più di quello che ha oggi. Dice: sì, ma lo sapeva anche prima. Vero, però forse sperava in un miglioramento. Da anni si dice che l’Eccellenza langue, ma finora di proposte concrete per farla davvero salire di livello non ne ho viste. Da parte di nessuno. E allora uno si fa i conti in tasca e scopre che no, probabilmente il gioco non vale la candela, nonostante la passione.
Il rugby italiano deve darsi una prospettiva di crescita, a tutti i livelli: cosa vogliamo essere tra 5 anni? E tra 10? E poi verificare quegli obiettivi con step intermedi. L’alto livello deve iniziare a produrre risultati, leggi vittorie, perché quelle portano interesse mediatico, nuovi sponsor e gente sulle tribune. E bisogna far sì che non si proceda per compartimenti stagni, che ci sia una qualche mobilità o prospettiva di crescita per chiunque. Perché altrimenti oggi succede che Zambelli se ne va e non è affatto detto che se ne trovi un altro che investa le stesse cifre.