Alessandro Zanni, 7 anni da senatore celtico: “Il Pro12 è la strada giusta, nonostante tutto”

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ph. Marco Sartori

A fine mese Alessandro Zanni compirà 33 anni. E’ al Benetton Treviso dal 2009 e forse mi sbaglio, ma si tratta del senatore italiano per quanto riguarda l’avventura celtica: presente e protagonista (64 partite finora giocate, 6 mete realizzate) sin dalla prima edizione dell’allora Celtic League.
Per riaprire in maniera ufficiale questo blog ho scelto di intervistarlo perché la presenza o meno delle squadre italiane nella Guinness Pro12 è determinante per l’intero movimento. Per motivi brutalmente economici, di struttura e di filiera: esserci o non esserci in quel torneo cambia profondamente la nostra natura, più di qualsiasi altra cosa.
Io sono un laico dubbioso sulla partecipazione di Benetton e Zebre o di qualunque altra nostra formazione al Pro12. Non sono mai stato un detrattore ma nemmeno un entusiasta. A rigor di logica quella di partecipare a un torneo con le più forti compagini scozzesi, gallesi e irlandesi non sembra avere grosse controindicazioni ma quello che è mancato dalle nostre parti (a mio personalissimo parere, s’intende) è stata una serie riflessione dopo 2/3 stagioni, un attento esame della situazione che poi non è stato fatto nemmeno negli anni a seguire: l’impressione è che chi avrebbe dovuto non si è fatto grandi domande e si è “accontentato” di rimanere dove si trovava. E forse nemmeno la stampa specializzata – sottoscritto compreso – lo ha spinto più di tanto. Perché quello celtico è un salotto indubbiamente importante, una specie di scala ridotta di quello del Sei Nazioni, ma forse forse…
Non ho certezze in merito, intendiamoci, ma qualche domanda forse andava messa sul tavolo. Tipo: cosa ci porta questo torneo? Cosa ci toglie? I tanti, tantissimi, soldi investiti hanno dato un ritorno adeguato sotto i più diversi aspetti? Siamo davvero sicuri che un campionato italiano di livello non possa dare risultati simili e magari nel tempo anche superiori? Che una Eccellenza con un livello di gioco come quello di un po’ di anni fa non porterebbe anche a una visibilità mediatica (e di conseguenza: maggiori sponsor) superiore a quella che finora ha dato il Pro12?
Domande a cui Alessandro Zanni può rispondere solo parzialmente, non è compito suo farlo, ma con lui ho provato a tracciare un bilancio di questa esperienza giunta ormai alla sua settima stagione. E il capitano del Benetton Treviso sembra avere idee molto chiare in merito.

Sei presente e protagonista dell’avventura celtica sin dall’inizio. Anzi, probabilmente sei il senatore italiano in quello che oggi è il Pro12. La domanda è secca: questa esperienza è servita e serve ancora?
Sì. E’ servita: ha senza dubbio migliorato diversi giocatori che magari in un campionato come quello che è oggi quello dell’Eccellenza avrebbero avuto una crescita molto più limitata. Il livello del Pro12 a livello tecnico e fisico è indubbiamente più alto. Se mi chiedi se in questi anni ho visto dei cambiamenti la risposta non può essere che sì, sicuramente. Certo non è facile perché come miglioriamo e cresciamo noi lo stesso fanno anche i nostri avversari che già partono da un livello più alto.

C’è qualche “però”?
Siamo cresciuti, ma forse non nel modo che magari ci si attendeva: probabilmente ci si aspettava che dopo tutti questi anni Benetton e Zebre potessero lottare per il vertice o comunque giocare per vincere più partite. Finora è successo solo una volta, ormai 4 anni fa, quando qui a Treviso abbiamo vinto 10 gare, ce la siamo giocata davvero con tutti ma rimanendo comunque lontano dalle parti alte della classifica.
Non mi nascondo, possiamo e dobbiamo fare meglio ma il Pro12 è indispensabile, ti confronti ogni settimana con le migliori realtà e i giocatori più forti di Irlanda, Scozia e Galles: alla fine per la crescita del movimento è veramente importante, nonostante le tante sconfitte.

Quando siamo entrati nell’allora Celtic League c’è stata una crescita fisica immediata e innegabile: prima le partite della nostra nazionale duravano 40/60 minuti, poi andavamo in apnea, questa cosa ce la siamo messa alle spalle nel giro di qualche mese. E’ però pur vero che dopo dei passi avanti anche sul fronte dei risultati nelle prime edizioni poi ci siamo fermati: Treviso nei primi anni non è mai arrivata ultima o penultima, dopo quel settimo posto però la storia è purtroppo cambiata. E va detto che il Benetton che è arrivato ad annusare, diciamo così, le posizioni di testa del Pro12 era “figlio” di quel campionato italiano di cui abbiamo parlato poco fa...
E’ vero, però è stato anche un momento in cui diversi aspetti positivi sono andati a sommarsi: un gruppo di giocatori importanti e di livello, un tecnico come Franco Smith capace di guidare e motivare quegli stessi atleti, ci siamo trovati a giocare nel contesto giusto. Quel gruppo era forte sotto tanti aspetti, un gruppo – è vero quello che dici – partito dal campionato italiano e giunto alla sua maturazione e in cui c’erano molti dei giocatori migliori del nostro movimento.
Non va nemmeno sottovalutato il fattore novità che c’è stato nelle prime edizioni che ha spinto un po’ tutto l’ambiente a una crescita importante. C’era l’entusiasmo di iniziare una nuova esperienza.

E’ però innegabile che questa crescita a un certo punto si è fermata. Anche a Treviso dopo quel settimo posto lo stesso ambiente ha perso serenità: prima la vicenda Franco smith, gli scontri con la federazione, l’addio di Vittorio Munari, quel 9 febbraio 2014 quando il club annunciava il suo addio alla Celtic poco dopo la fine di Francia-Italia del Sei Nazioni. Si è un po’ rotto tutto.
Quell’anno avevamo vinto 10 partite, non è stato certo un caso. Anche quando abbiamo perso spesso abbiamo giocato bene e questo si era riflesso sulle prestazioni della nazionale che ha giocato quello che è stato forse il suo miglior Sei Nazioni di sempre in termini di risultati e di qualità del gioco. Poi, sì, qualcosa si è rotto e il processo di rinnovamento è stato molto difficile, i risultati non sono più arrivati fino alla scorsa stagione con il nostro ultimo posto in Pro12.
Questo però non va a toccare quella che è l’importanza di avere due squadre italiane in quella competizione, nonostante tutte le difficoltà. In questi anni ho visto giovani giocatori maturare comunque più rapidamente rispetto a quello che succedeva prima: non succede sempre, ci sono fattori personali che incidono, ma tendenzialmente oggi crescono prima di quanto non sia capitato anche a me.

Si può dire che il gruppo di cui tu facevi parte e di cui abbiamo parlato prima era figlio di un campionato italiano di livello maggiore e che quindi ha potuto beneficiare al meglio del salto di qualità offerto della Celtic mentre oggi con una Eccellenza di livello più basso è tutto più complicato perché il gap tra le due competizioni è cresciuto rispetto al 2010?
Sì, direi proprio di sì. Passare dall’Eccellenza al Pro12 è davvero un passo lungo, è sicuramente più complesso che non averlo fatto dall’allora Top 10 italiana alla Celtic league. Va pure detto che i buget del nostro massimo campionato oggi non sono certo quelli su cui Calvisano o la stessa Treviso potevano contare qualche anno fa e che la qualità dei giocatori stranieri era più elevata: allora c’era gente come Alesana Tuilagi, Sireli Bobo, Brendan Williams…
Oggi il percorso dall’Eccellenza al Pro12 è generalmente più lungo, anche se c’è chi già alla sua prima stagione sembra soffrire meno. Qui a Treviso posso ad esempio farti il nome di Luca Sperandio, che deve ancora migliorare molto ma ci ha messo davvero poco ad adattarsi.

Torniamo a quel 9 febbraio 2014. Nel comunicato con cui il Benetton Treviso faceva sapere che non c’erano le condizioni per il rinnovo della partecipazione al Pro12 si parlava di mancanza di progettualità. Si può dire che ancora oggi quella è un po’ la vera tara di questa avventura? Ovvero che siamo in quel torneo non perché ci si creda davvero poi tanto ma perché alla fine – vista la situazione data – oggi sembra essere l’unica opzione. Non siamo per nulla convinti della cosa. Forse.
Bisogna avere pazienza. Lo so che è un ritornello che sentiamo dire spesso e da un po’ di anni, ma è così. Sicuramente avremmo potuto ambire a risultati migliori, questo è indubbio: le squadre italiane non sono finora mai riuscite ad essere completamente competitive, ovvero giocare con alto profilo per tutta la stagione e aspirare ai primi posti.
Però come ci siamo evoluti noi, anche se a piccoli passi, lo stesso hanno fatto anche le altre squadre che già erano più strutturate e attrezzate. Che avevano e hanno una tradizione che noi non abbiamo. Loro hanno una progettualità rodata, noi no.

Questo è indubbio. Spesso viene fatto l’esempio del Connacht come quello della “Cenerentola” che è diventata grande, che è vero ma si dimentica forse di sottolineare che la squadra di Galway è cresciuta in un ambiente che è più attrezzato e performante di quanto non sia il nostro, un ambiente che sa da tempo che cosa significa essere nell’alto livello…
Infatti. Non va dimenticato che quello è un ambiente che in generale conosce e respira il rugby, da noi non è così. E’ un incontro di vari fattori quello che ti porta ad avere risultati, gli aspetti sono davvero tanti: ci devono essere i giocatori, ci deve essere uno staff all’altezza, il management…
Io penso che siamo andando nella giusta direzione. Noi a Treviso abbiamo avuto difficoltà ma già quest’anno sotto l’aspetto tecnico siamo cresciuti molto, la società si è strutturata e si è articolata in maniera interessante. Abbiamo allenatori giovani ma con grandi competenze e un vissuto importante. Parlo di gente come Galon, Bortolami e Ongaro che sono comunque ai primi passi e anche loro come noi devono crescere. Serve tempo e pazienza, ma la strada è giusta. Poi è vero che i risultati latitano, questo oggi è innegabile.

Parlando di Treviso non si può sottolineare comunque la difficoltà di riprendere una corsa dopo quello che è successo due o tre anni fa. La nuova struttura tecnica necessita di tempo per ottenere risultati, lo stesso Pat Lam a Connacht ha raccolto i frutti alla sua terza stagione, non prima.
Sì, abbiamo cambiato sempre tanti giocatori. Tre anni fa abbiamo praticamente smobilitato, con i nostri atleti più importanti che sono andati all’estero, sono cambiati gli stranieri… Si è fatto un lavoro di prospettiva e oggi abbiamo qui un gruppo di ventenni che fanno ben sperare per il futuro. Bisogna lavorare su quello e farli crescere in maniera tale che possano arrivare a giocare per traguardi più importanti.

Quando parli off record con chi ha preso parte finora all’avventura celtica c’è un argomento che salta sempre fuori ma che non conquista mai le prime pagine dei giornali e dei media: parlo della logistica e delle trasferte. Cavinato, Casellato, Guidi, De Rossi, Munari… tutti dicono la stessa cosa: le trasferte per Zebre e Benetton sono lunghe, complicate e non consentono di allenarsi adeguatamente. Le conseguenze non possono poi non vedersi in campo
E’ vero. Sembra un dettaglio ma non è così. Le nostre trasferte, derby italiano a parte sono tutte con l’aereo, spesso con aeroporti o scali non vicini ai luoghi delle partite. Sono lunghe e faticose. Per le altre squadre non è così: Galles, Scozia e Irlanda sono comunque più vicine tra loro, i tempi di volo ridotti. Le regions irlandesi e gallesi possono contare su un buon numero di trasferte che affrontano in bus. Il più delle volte quando i nostri avversari vengono in Italia rimangono tutta la settimana per affrontare in una volta sola le nostre due squadre, a noi capita raramente. E se anche non succede loro hanno due trasferte lunghe, noi una decina. Le assorbono molto meglio di quanto non possiamo fare noi, i viaggi compromettono la preparazione, non possiamo allenarci adeguatamente. Da un punto di vista logistico è difficile, nonostante l’ampiezza delle rose.

C’è qualcosa che non ti piace nel Pro12 e che tu cambieresti?
Non esiste la formula magica, la struttura non la cambierei. Ci sono dettagli da sistemare o che sono migliorabili, come appunto quello delle trasferte, ma mi ripeto: la strada è quella giusta.

La nazionale: l’arrivo di O’Shea ha decisamente cambiato l’atmosfera ma questa volta non ci si può fermare a questo perché ad essere rivoluzionata è stata la struttura, oggi molto più simile a quella dei nostri avversari. Con Mallett e Brunel si era detto che si sarebbero occupati anche del coordinamento con le celtiche ma la cosa è rimasta sulla carta, oggi non è così: il ct azzurro e i suoi collaboratori sono in costante contatto con Benetton e Zebre e la sua presenza alla Ghirada non fa più notizia.
E’ cambiato molto, indubbio. C’è un’atmosfera di maggiore professionalità, di alto livello. O’Shea sa molto bene come deve essere costruita una squadra e uno staff per poter performare. Bisogna comunque avere pazienza perché è arrivato da meno di 8 mesi e ogni realtà ha le sue caratteristiche, l’Italia non è certo l’Inghilterra ma il ct lo sa benissimo. Dopo un buon tour estivo e la vittoria sul Sudafrica arriva un Sei Nazioni importante, sarà un bel banco di prova: ci sono tutte le prospettive perché l’Italia possa far bene. Le competenze per far crescere la nostra nazionale le abbiamo

Chiudiamo con le Zebre. A Treviso avete vissuto un momento molto difficile tre anni fa, i bianconeri oggi non sono certi del loro futuro. Le situazioni sono diverse – se Treviso avesse lasciato il Pro12 sarebbe comunque andata in Eccellenza, a Parma questa opzione non c’è e in più la struttura dirigenziale biancoverde è sicuramente più solida – ma cosa ti senti di consigliare ai tuoi colleghi e ai tuoi compagni di nazionale che vivono un momento così complicato?
Le situazioni sono diverse ma per un giocatore è comunque difficile giocare quando non sei sereno. Lo so che in questi momenti è più facile a dirsi che a farsi, ma il consiglio che mi sento di dare è di stare il più sereni e tranquilli possibile. Devono rimanere concentrati sul campo. E’ chiaro che quando tutte le condizioni non ti sono favorevoli è complicato riuscire ad essere performanti ma George Biagi è un ottimo capitano e sono sicuro che saprà tenere il gruppo compatto. Però so che la situazione non è per niente facile.

Aironi e Benetton, un sabato da dimenticare

Davide Bighiano, per Eurosport

Altra doppietta negativa per le due franchigie italiane impegnate in Heineken Cup: a Monigo, il Benetton si affloscia al cospetto del Perpignan (44-9), mentre in Inghilterra gli Aironi sono schiantati dal Bath (16-55)

Treviso-Perpignan 9-44 (9-9)

Tra qualche tempo potremmo vederlo in pianta stabile in Italia, alla guida della nazionale italiana: intanto Jacques Brunel si accontenta di passeggiare a Monigo contro il Benetton Treviso con il suo Perpignan. Servivano punti pesanti ed eccoli arrivare: i francesi vogliono la fase successiva della massima competizione europea, e, dopo un primo tempo equilibrato, nella ripresa fanno vedere di che pasta sono fatti. Le Corvec dà il là all’allungo degli ospiti, che poi prendono il largo con le mete siglate da Sid, Laharrague e Candelon (2).

E’ sereno nonostante la sconfitta odierna contro Perpignan, il tecnico del Benetton Treviso Franco Smith, soddisfatto per la prova dei suoi nei primi quaranta minuti di gioco. “Nel primo tempo abbiamo tenuto molto bene il campo e la palla in mano – commenta l’allenatore sudafricano – E sono contento di quanto fatto dai miei ragazzi a livello di organizzazione ed intensità. Abbiamo lavorato molto per cercare di segnare e se c’è una pecca è proprio quella di non essere riusciti a concretizzare ed è lì che in effetti dobbiamo migliorare. E’ stata comunque una vera partita di rugby e a cambiare davvero le cose è stata una nuova e ritrovata motivazione ed impegno da parte loro”.

Treviso: Williams – Nitoglia, Galon, Garcia, De Jager (57′ Sgarbi) – De Waal, Botes – Derbyshire (64′ Vosawai 72′ Pavanello), Vermaak, Filippucci – Bernabò (50′ Van Zyl), Pavanello (c) – Di Santo (50′ Cittadini), Sbaraglini (50′ Ghiraldini), Fernandez Rouyet (50′ Rizzo).

Perpignan: Porical – Sid, Marty, Mermoz, Candelon – Laharrague, Mele – Tuilagi (51′ Chouly), Perez, Le Corvec – Vilaceca, Olibeau (67′ Alvarez Kairelis) – Mas, Tincu (51′ Guirado), Freshwater.

Arbitro: Alan Lewis

Marcatori: 7′ cp. Porical, 13′ cp. De Waal, 25′ cp. De Waal, 27′ cp. De Waal, 30′ cp. Porical, 34′ cp. Porical, 46′ m. Le Corvec tr. Porical, 56′ m. Sid tr. Porical, 60′ m. Laharrague tr. Perpignan, 72′ m. Candelon tr. Porical, 80′ m. Candelon tr. Porical

Bath-Aironi 55-16 (36-13)

Se a Monigo si piange, in Inghilterra i colori italiani non ridono di certo: gli Aironi infatti vengono addirittura sommersi a Bath: 55-16, dopo una partita assolutamente da dimenticare, che mette fine a un bel periodo europeo, partito dal successo su Biarritz. Watson e compagni mettono le idee in chiaro già nel primo tempo (36-13), ma a fine giornata il conto delle mete arriva a otto. Una mini-reazione MPS arriva solamente grazie alla meta di Josh Sole, trasformata da Marshall. La giornata negativa è stata poi completata dagli infortuni al ginocchio subiti prima da Garteh Krause e poi da Simone Favaro, quest’ultimo costretto addirittura ad uscire in barella dopo un colpo che verrà valutato nei prossimi giorni dal citino commissioner della Erc.

Bath: Abendanon (37′ Cuthbert) – Banahan, Barkley, Hape, Biggs – James (46′ Vesty), Claassens (71′ Cook) – Watson (c), Moody (59′ Ovens), Skirving – van der Giessen (53′ Fernandez Lobbe), Hooper – Wilson (61′ Jarvis), Dixon (53′ Batty), Barnes (56′ Bell)

Aironi: Laharrague – Pavan, Penney, Pizarro, Matteo Pratichetti – Marshall (59′ Bocchino), Canavosio (59′ Wilson) – Krause, Benatti (54′ Favaro), Sole – del Fava, Furno (54′ Bortolami) – Gamboa (63′ Alberto de Marchi), Ferraro (50′ Ongaro), 1 Perugini (50′ Aguero).

Arbitro: Neil Paterson

Marcatori: 2′ cp. Barkley, 4′ cp. Marshall, 9′ m. Biggs, 14′ cp. Marshall, 20′ m. Watson tr. Barkley, 27′ m. Biggs tr. Barkley, 29′ m. Banahan tr. Barkley, 36′ m. Sole tr. Marshall, 38′ m. Banahan tr. Barkley, 49′ cp. Marshall, 53′ m. Banahan tr. Barkley, 70′ m. Banahan, 77′ m. Watson. Cartellini gialli: 46′ Hape, 57′ Bortolami

 

Benetton, il mea culpa di Franco Smith

Ennio Grosso su Il Gazzettino in edicola oggi

Dopo due vittorie consecutive contro gli Aironi, il Benetton si è fermato a Belfast, abbandonando ogni speranza di successo già dopo i primi 40′. All’Ulster, infatti, è bastato un tempo per conquistare l’intera posta e pure il punto supplementare; il parziale di 32-6 col quale si è chiusa la prima frazione è piuttosto eloquente. Per Treviso appena due piazzati di De Waal contro 4 mete irlandesi. A parziale soddisfazione dei biancoverdi il risultato del secondo tempo, chiuso sul 7-0 per il XV di Franco Smith grazie alla meta in sfondamento di Padrò. Nel finale il Tmo ha negato anche una meta a Sbaraglini che ai più sembrava fatta. Bisogna comunque riconoscere che l’Ulster aveva archiviato la pratica dopo i primi 40′. Con la segnatura di Padrò il Benetton ha anche sfatato una tradizione negativa in fatto di mete a Belfast: quella di ieri sera è stata infatti l’unica in 3 gare giocate al Ravenhill Stadium. «Purtroppo nel primo tempo abbiamo commesso troppi errori individuali -ammette Franco Smith- non abbiamo placcato come avremmo dovuto e abbiamo perso tanti palloni. Almeno 3 delle 4 mete irlandesi sono venute da nostri errori». Il passivo dei primi 40′ ha fatto temere il peggio. «In effetti il parziale ci stava penalizzando parecchio, sarebbe bastato poco per chiudere la sfida con un punteggio pesante, invece la mia squadra ha dimostrato carattere, i ragazzi non si sono scoraggiati e sono entrati in campo nel secondo tempo con tanta voglia di recuperare». Nella ripresa, infatti, un po’ vi siete rialzati. «Nel secondo tempo la situazione è cambiata, ci siamo installati nella metà campo dell’Ulster, abbiamo segnato quasi subito la meta con Padrò, poi abbiamo avuto almeno altre 3-4 occasioni per poter replicare. Il Tmo, inoltre, non ci ha concesso una meta che sembrava valida: un bel duetto tra Vilk e Sbaraglini, con quest’ultimo che ha schiacciato, ma la segnatura non è stata convalidata. Una partita che magari con un po’ più di fortuna poteva chiudersi con un risultato diverso: nella ripresa abbiamo concluso sul 7-0 ma poteva anche essere un 21-0 a nostro favore». L’accoppiata De Waal-Burton, due piedi pensanti in campo contemporaneamente? «Sono molto contento della prestazione di De Waal, terreno e palla erano bagnati, quindi avevamo bisogno di giocare soprattutto al piede: ha gestito molto bene il gioco e tenuto bene il campo, ha fatto vedere di che pasta sia fatto e sono felice per come si è comportato. Per quanto riguarda Burton, probabilmente ha c

Se i leoni si dimenticano di essere tali

L’analisi di Solorugby su Ulster-Benetton

Passati i Re Magi, ecco il turno dei Cavalieri dell’Apocalisse. Hanno la maglia bianca e rossa dell’Ulster sulle spalle e consegnano alla Benetton Treviso un passivo severo ma forse – almeno per quanto visto dal 41′ in poi – eccessivo. Ulster 32, Treviso 13 in un match che comunque è tale per 20′ appena. Prima cioè che a Belfast aprano la macelleria…
Poca eleganza, tanta sostanza. Pioggia e freddo becco, difficile aspettarsi rugby champagne al Ravenhill. I primi punti, apriti cielo, sono di Treviso: un paio di capocciate in mischia chiusa, un altro paio di fasi mandando in avanscoperta la bella (ma sterile) terza linea ed ecco il fuorigioco che De Waal tramuta in 0-3. Pochi minuti e l’Ulster risponde con la stessa moneta e Humphreys fa 3-3.
Al quarto d’ora le prime cattive notizie: Trimble trova una voragine tra i centri e nell’iperspazio serve Wallace che consegna a Pienaar una palla da corsa per segnare alla sinistra dei pali.
Nella mediana veneta si sente la mancanza di Botes. Tuttavia, alla seconda capatina nella metà campo irlandese, c’è anche il secondo calcio di De Waal. Un’inezia per tenere a freno un Ulster affamato di punti. Pienaar sembra un martello pneumatico imponendo un ritmo frenetico e costringendo i suoi uomini veloci a guadagnarsi la paga con la Benetton – appena un rumore di fondo – a corrergli dietro. Il tracollo si materializza in appena dieci minuti. Humphreys ne mette tre da centrocampo, Spence segna una meta che è il frutto di una spaventosa folata biancorossa e di un numero di cabaret della retroguardia ospite; D’Arcy ne firma un’altra finalizzando il festival del riciclo; Best infine guadagna la linea assieme ai propri compagni di reparto accartocciando il pack avversario. Bonus e 32-6.
Quaranta minuti a predicare rugby bastano a Pienaar, che dopo l’intervallo rimane negli spogliatoi. Smith, da par suo, toglie dal campo il fratello gemello di Benvenuti e sceglie la solidità di Garcia tra i centri. La buona notizia è che Treviso è ancora vivo e con la meta di Padrò lo dimostra.
Un lampo nel cielo buio, visto che l’Ulster non è certo stanco né appagato dal bonus. Pressione e pericolo costante dunque nei 40 metri trevigiani. Anche un break a 200 all’ora del pilone Court per mettere in agitazione una squadra scossa. Eppure non certo morta. E le forze fresche in mischia – Minto per Vosawai più la prima linea in blocco – portano i veneti a farsi nuovamente pericolosi. Peccato soltanto che il tutto si riveli l’occasione per l’Ulster di mostrarsi impeccabile anche in difesa. E dove non arrivano i padroni di casa, al 73′ arriva il tmo a negare a Semenzato la gioia per una meta di potenza su splendido off load di Sbaraglini.
I nomi e i curricula degli irlandesi alla vigilia parlavano da soli. Dalle parole, i Cavalieri dell’Apocalisse sono passati ai fatti e la sesta sconfitta trevigiana è arrivata in quei dieci terrificanti minuti.

ULSTER – BENETTON TREVISO 32-13 (32-6)
Ulster: 15 Adam D’Arcy; 14 Andrew Trimble (20′ s.t. McIlwaine), 13 Nevin Spence (32′ s.t. Whitten), 12 Paddy Wallace, 11 Simon Danielli; 10 Ian Humphreys, 9 Ruan Pienaar (1′ s.t. Marshall); 8 Pedrie Wannenburg, 7 Willie Faloon (7′ s.t. Ferris), 6 Chris Henry; 5 Tim Barker (7′ s.t. Tuohy), 4 Johann Muller; 3 BJ Botha (24′ s.t. Declan Fitzpatrick), 2 Rory Best (c) (32′ s.t. Brady), 1 Tom Court (32′ s.t. Young).
Treviso: 15 Kristopher Burton; 14 Ludovico Nitoglia, 13 Tommaso Benvenuti (5′ s.t. Garcia), 12 Alberto Sgarbi, 11 Andrew Vilk; 10 Willem De Waal, 9 Fabio Semenzato; 8 Manoa Vosawai (5′ s.t. Minto), 7 Alessandro Zanni, 6 Marco Filippucci (24′ s.t. Derbyshire); 5 Corniel Van Zyl, 4 Gonzalo Padrò; 3 Lorenzo Cittadini (17′ s.t. Allori), 2 Leonardo Ghiraldini (17′ s.t. Sbaraglini), 1 Ignacio Fernandez Rouyet (17′ s.t. Di Santo).
Arbitro: Leighton Hodges (Galles)
Marcatori: 5′ c.p. De Waal (0-3), 9′ c.p. Humphreys (3-3), 12′ m. Pienaar tr. Humphreys (10-3), 19′ c.p. De Waal (10-6), 23′ c.p. Humphreys (13-6), 25′ m. Spence tr. Humphreys (20-6), 29′ m. D’Arcy tr. Humphreys (27-6), 35′ m. Best (32-6); s.t.: 9′ m. Padrò tr. De Waal (32-13).
Calci: De Waal 3/3, Humphreys 5/6

Un venerdì celtico: cosa tenere e cosa buttare

Right Rugby analizza il doppio impegno delle italiane in Celtic di ieri sera

Va male alla Benetton Treviso e agli Aironi Viadana nel venerdì sera per la tredicesima tornata dellaMagners League. Sia i veneti che i mantovani escono sconfitti rispettivamente per 32-13 contro l’Ulster e per 24-13 contro iCardiff Blues, lontani da casa. Ma prima di abbandonarci ai commenti tristi e impietosi, c’è da dire che hanno saputo mettere paura alle avversarie, soprattutto gli Aironi. Tanto che alcuni colleghi gallesi che hanno fornito una copertura live dell’evento, sintetizzano in pochi concetti gli ottanta minuti di partita: “poor game” dei padroni di casa e ospiti che meritavano di vincere o, per lo meno, di tornare a casa con un punto di bonus. Quanto ai Leoni, dopo un primo tempo dove sono piovute quattro mete dai nordilandesi, nella ripresa hanno rialzato la testa per riparare alla frittata, a dimostrazione che queste italiane in Keltia hanno seriamente intenzione di vendere cara la pelle da qui alla fine del campionato.

Cardiff Blues v. Aironi: 24-13 @Cardiff City Stadium, Cardiff

La vittoria non è arrivata, il punto di bonus nemmeno, ma non c’è dubbio che questi Aironi, guidati dal gallese Rowland Phillips, abbiano trovato il guizzo per spiccare il volo. Non solo per la vittoria storica sul Biarritz in coppa (quella ormai è passata), ma piuttosto perché le avversarie devono tenerne conto. L’amalgama ora si vede, considerati alcuni cambi presenti rispetto al XV standard: Pablo Canavosio in mediana, una seconda linea priva sia di Marco Bortolami che di Quintin Geldenhyus, ma che non ha sfigurato con Carlo Del Fava eJoshua Furno. Sono prove, non indizi. Il pubblico gallese sicuramente si attendeva un’altra partita, si è dovuto accontentare dei quattro punti della vittoria, senza gloria né infamia. E nel computo finale ci sono quattro calci sbagliati dai mantovani che pesano come lastre di marmo.
Blues partono meglio, andando avanti al 4′ con un piazzato dell’apertura Ceri Sweeney dopo un fallo in mischia ordinata. Poco dopo, l’estremo francese Julien Laharrague non infila i pali in seguito ad un penalty procurato da Gilberto Pavan. Gli avanti bassaioli faticano in mischia ordinata, arriva un calcio indiretto che viene battuto velocemente e il pack gallese ruba terreno, finché Sweeney non decide di usare il piede per esplorare lo spazio mal coperto dal rientranteKaine Robertson. Sull’assist Tom Shanklin non si fa trovare pronto, ma c’è l’ala Leigh Halfpenny più furbo di tutti per marcare all’ottavo la meta che segna il primo allungo dei padroni di casa. Sweeney fa clamorosamente cilecca nella trasformazione e così si va sull’8-0.
Gli ospiti sono in partita, si destano e si spostano in avanti. Perché se gli avanti soffrono in mischia, riescono comunque a rendersi pericolosi e incisivi nella manovra continuata. Si posizionano sui cinque metri, prova con una serie di raggruppamenti e cercano la meta, ma ne esce una mischia sui 5 che cede alla pressione del Cardiff. E poi ci si metta la mira storta: Laharrague sbaglia nuovamente dalla piazzola al 22′. Ironia della sorte, visto che l’estremo contro la Benetton nel derby aveva fatto vedere di saperli usare, i piedi, ma calciare tra i pali è un’altra faccenda. Gli Aironi però non mollano: al 25′ altro ovale tenuto alto in area di meta dopo un’altra rimessa ben portata a terra. Ed è giusto che sia Gareth Krause al 28′ a scardinare finalmente la difesa nemica, andando per la spesa completa. James Marshall converte ed è 8-7.
Purtroppo, al 38′, Fabio Ongaro si fa ammonire e lascia i suoi con un uomo in meno per dieci minuti. I Blues ovviamente vanno in rimessa a ridosso della meta, costruiscono una maul avanzante e il tallonatore Rhys Thomas timbra il cartellino. Si va così in pausa sul 15-7, con i discorsi ancora tutti aperti e primi commenti dei gallesi che fanno intendere che non tutto sta andando secondo i piani.
Paolo Buso prende il posto di Laharrague, che deve cedere il posto per un colpo duro ricevuto alla fine della prima frazione, mentre per fare le cose come si devono i padroni di casa mandano in campo Martyn Williams al posto di Sam Warburton in terza linea. E al 46′, gli Aironi tornano a sbattere le ali, proprio con Buso che infila i pali grazie ad una punizione conquistata questa volta dalla mischia mantovana, che è ancora in inferiorità numerica. E’ il meno cinque che mette i brividi ai tifosi di casa. I Blues si innervosiscono, commettono fallo in ruck e Buso segna altri tre punti al 52′. Blues che invece di andare per il macinato sicuro, scelgono ancora la rimessa laterale in questa fase di partita, ma rischiano grosso perché l’estremo si presenta alla piazzola per il sorpasso, ma stavolta non ha fortuna. Finisce che anche i gallesi decidono di piazzare. Lo fanno con Halfpenny al  63′, ma non va da oltre la metà campo.
Due minuti dopo, Sweeney non sbaglia per un fuorigioco della compagine padana e torna ad essere di cinque punti il vantaggio di Cardiff, che ora si è messa in testa di chiudere una pratica che stava diventando fin troppo complicata. Muove palla a metà campo, avanza quel tanto che basta per riuscire ad andare oltre la linea difensiva, si porta nei 22 e si procura un fallo, ma Sweeney prova a sfruttare il vantaggio con un drop al 74′. Ed è il 21-13 che consegna di fatto la vittoria. All’80’ il sigillo è quello di Dan Parks, entrato cinque minuti prima.
Nota di colore: senza immagini, grazie al live blogging di Radio Cardiff Sport si è potuto avere almeno una sensazione di come stessero andando le cose. Una diretta simile a quelle di RR, con un drappello di tifosi degli Aironi che hanno dialogato con i blogger gallesi. Tra scambi di battute e di opinioni, cordialità del caso (ospiti e padroni di casa) e gli applausi dei sostenitori dei Blues per la bella prestazione della franchigia dalla Bassa. Perché anche quando non c’è una diretta tv (manco in streaming, ergo), c’è il sano spirito di questo sport. Passione.

Ulster v. Benetton Treviso: 32-13 @ Ravenhill, Belfast

Quattro a mete a una è invece il computo che arriva dal Ravenhill di Belfast, con l’Ulster che schiaccia sull’acceleratore e conquista il punto di bonus nel corso del primo tempo. La Benetton Treviso apre le marcature con l’apertura sudafricana Willelm De Waal al 5′ per un ingresso laterale in ruck del connazionale pilone BJ Botha. Ma è quel che basta per svegliare i nordirlandesi che si affidano al piede di Ian Humphreys prima per pareggiare al 9′, poi per andare a trasformare la prima meta dell’incontro. E giusto per stare in tema Springboks, a firmarla è il mediano Ruan Pieenar al 12′. Humphreys batte veloce una rimessa per l’alaAndrew Trimble che trova il varco giusto, sfruttando un errore in copertura di Tommaso Benvenuti. Per la serie “sostegno e riciclo”, l’ala serve il flanker Willie Faloon che a sua volta passa al capitano Rory Best che spedisce in meta il suo mediano.
I biancoverdi smuovo il loro tabellino di nuovo con De Waal che piazza in mezzo ai pali un calcio di punizione guadagnato dal pacchetto di mischia, da 40 metri. E’ il momentaneo 10-6 e di nuovo Ulster replica andando a marcare pesantemente, contro un Treviso che rimane tagliato fuori. Humphreys risponde sempre dalla piazzola, sempre da lontano. Poi consente all’estremo Adam D’Arcy di andare in meta, con Ignacio Rouyet che si ritrova preso dentro dall’uomo più veloce e tanti saluti. D’Arcy viene però fermato in qualche modo e riesce a servire il secondo centroNevine Spence il quale va di tomaia, Kris Burton se la fa sfuggire e l’errore costa caro perché lo stesso Spence schiaccia a terra al 24′ per la sua prima meta in Magners.
Di calcio in calcetto, quelli di Belfast si costruiscono un’altra meta, con un’azione che si sviluppa sull’asse veloce Trimbe-Pieenar-Dainelli e che si conclude nuovamente con D’Arcy: Benvenuti rimane al palo dopo un altro tocco morbido, l’estremo di casa raccoglie l’ovale e ormai è già in area di meta al 29′. Humphreys non sbaglia la conversione e si vola sul 27-6. Il colpo finale arriva al 35′ da una maul dopo una rimessa laterale nei 22 trevigiani e la chiude al meglio – guarda caso – il tallonatore Best. Si va negli spogliatoi sul 32-6, con il numero 10 nordirlandese che non va a segno con la conversione e dopo che la Benetton reagisce di orgoglio: è l’ala Andy Vilk che viene fermato all’ultimo sulla fascia, i veneti decidono di procede con una serie di ruck a ridosso della linea di meta, con Alberto SgarbiManoa Vosawai, ma la difesa biancorossa non si schioda finché il pilone Lorenzo Cittadini trova il varco, ma viene tenuto alto. Dalle mischie che seguono, non si riesce ad andare oltre.
Coach Franco Smith opera alcuni cambi già all’inizio della ripresa con Gonzalo Garcia al posto di Benvenuti fra i trequarti e Francesco Minto che sostituisce Vosawai in terza linea. Ma è sicuramente un’altra formazione nella testa. Ci sarà pure un motivo che se poi l’Ulster non riesce a marcare punti nei secondi quaranta minuti. Il fatto è che il Treviso, a questo punto sgombro di pensieri e dopo una probabile strigliata ai box, riesce a fare il suo gioco, affidandosi soprattutto agli avanti e al confronto diretto con gli avversari nel punto d’incontro – e scontro.
Al 49′, la meta della bandiera. Ludovico Nitoglia crea lo spazio, Fabio Semenzato batte veloce un calcio di punizione  nei 22 opposti e serve di peso la seconda linea Gonzalo Padrò che con l’aiuto di Garcia riesce ad abbattere il muro difensivo. De Waal converte.
A questo punto, sono emozioni da una parte e dell’altra. Ma se all’Ulster può andare bene così, il Treviso al 20′ sposta di nuovo l’accampamento nella metà campo nemica e prova a manovrare con gli avanti, con il neoentrato Franco Sbaraglini che va a prendere il posto di Leonardo Ghiraldini al tallonaggio. Sbaraglini arriva corto di poco, de Waal e Sgarbi sprecano un’altra buona occasione non intendendosi. Al 32′ c’è quasi la doppietta: è sempre Sbaraglini che va via lungo la fascia destra, riesce abilmente a riciclare all’interno per Semenzato prima di essere buttato fuori dal campo: il mediano corre, viene chiuso dal ritorno di due guardie e da una terza in aggiunta, Chris Henry, che gli impedisce di schiacciare l’ovale a terra. Nel gioco semplice, basilare e affidato ai ball carrier che hanno il compito di scardinare il portone chiuso, il Treviso dà il meglio di sé in questa fase di stagione. Il guaio è riuscire a mettere in atto la tattica, che presuppone quel possesso di palla che non c’è stato soprattutto nel primo tempo.