Dopo Giappone-Italia, quei colpi da samurai caduti nell’indifferenza e nell’apatia

Da tempo scriviamo che i test-match contro i nipponici e la Georgia sono le chiavi di volta della nostro 2018 rugbistico. Il primo è andato davvero male, con una sconfitta netta e meritata che però è stata “accolta” nell’Ovalia italiana con un mix di rabbia d’ufficio e rassegnazione

“Prestazione e risultato: siamo qui per vincere”. Così giovedì mattina il sito ufficiale della FIR intitolava un articolo di avvicinamento al primo test-match degli azzurri contro il Giappone. Il virgolettato era di Conor O’Shea, con il ct azzurro che in un pugno di parole indicava gli obiettivi di quella partita: la prestazione, il risultato e la vittoria. Sappiamo tutti come è andata a finire a Oita, con i Brave Blossoms che hanno vinto in maniera netta per 34 a 17: prestazione, risultato e vittoria sayonara.
Nel dopo-gara il tecnico della nostra nazionale ha detto che “è un punteggio che brucia, inutile nasconderlo. Nei momenti in cui avremmo dovuto imprimere una svolta alla partita non ci siamo riusciti, loro sì (…) Non credo ci sia stata una squadra che ha dominato la partita per ottanta minuti, ma è vero che il Giappone ha tenuto il controllo della partita nell’ultimo quarto di gara. Noi non abbiamo saputo mettere punti sul tabellone quando ne abbiamo avuto la possibilità, sia nel primo che nel secondo tempo, e come era già capitato in passato abbiamo permesso che l’energia del match ci scivolasse dalle mani (…) noi dobbiamo, come sempre, concentrarci sulle cose che possiamo controllare e non sull’avversario. Segnando quando avremmo dovuto, la partita sarebbe stata diversa”.
Sono frasi che abbiamo più volte sentito in questi mesi, una specie di ritornello amaro che evidentemente sottolinea problemi che non riusciamo a risolvere. Una difesa verbale che ormai mostra il fianco.

Il Giappone non ha fatto certo stropicciare gli occhi ma ha dominato praticamente ogni aspetto della partita, a partire dalla determinazione e dall’aggressività fisica fino ad arrivare alla mischia e – soprattutto – alla touche. I padroni di casa hanno commesso molti errori ma i loro uomini arrivavano quasi sempre prima sul pallone ed erano sempre prontissimi a portarsi in grande velocità sul nostro portatore di palla. Non siamo stati in grado di dare un colpo di frusta alla partita quando ne abbiamo avuto la possibilità? Può essere, probabilmente è così, ma sono anni che andiamo avanti a giustificazioni che per premessa hanno un “se” o un “ma” e che ci hanno portato diritti a questo punto.
Generalmente i nostri tour di giugno hanno quasi sempre un approccio mentale molto “estivo”. Io credo che sia una cosa inconscia, un qualcosa di legato al nostro modo di essere e alla nostra cultura che ci fa percepire questo appuntamento come una via di mezzo tra il lavoro e la vacanza, una specie di impegno professionale che però si può affrontare con le infradito. Questa volta però c’erano tutte le premesse per vedere qualcosa di diverso, dalle convocazioni alle parole di giocatori e staff tecnico, fino alla formazione schierata. Non sto dicendo che i ragazzi andati in campo abbiano preso il match sottogamba o come una sorta di allenamento, ma l’approccio mentale alle gare nel mese di giugno rimane comunque problematico.

Tutto questo non basta a spiegare il ko di Oita. E’ vero che noi siamo al termine di una lunga stagione agonistica mentre i giapponesi sono nel pieno del loro calendario ma non dovremmo nemmeno dimenticare che il professionismo è anche questa roba qui e che comunque proprio il Giappone lo scorso novembre, nell’ultimo impegno del tour europeo (quindi alla fine della loro stagione agonistica) costrinse la Francia a un pareggio in quel di Parigi, un pareggio davvero stretto per la nazionale asiatica. Quindi c’è modo e modo di affrontare le cose.
Poi dovremmo anche guardare le cose un po’ in prospettiva, sul lungo periodo. Al Mondiale sudafricano del 1995 gli All Blacks asfaltavano i nipponici 145 a 17: ora, è vero che i tuttineri rifilarono 70 punti (a 6) alla nostra nazionale qualche mese dopo in quel di Bologna, ma quell’Italia alla stessa RWC batté l’Argentina e venne sconfitta dall’Inghilterra con un dignitosissimo 27-20. Un’Italia che nel mese di maggio di quell’anno superò l’Irlanda. In 23 anni è cambiato tutto per noi, è arrivato il treno del Sei Nazioni ma da quanto tempo non infiliamo risultati simili? Il nostro anno migliore è stato il 2013, stiamo parlando di 5 anni fa, ed è stato un caso isolato. Qua e là facciamo un exploit che però è appunto tale. Ci aggrappiamo a quello e ci raccontiamo che tutto va bene e che comunque abbiamo svoltato. In attesa dell’exploit isolato successivo.

A Oita però abbiamo visto in campo cose diverse. Abbiamo visto un Giappone che oggi ci è superiore, che da alcuni anni ha intrapreso un percorso di crescita che sta seguendo con costanza, nonostante qualche inevitabile stop & go. Un Giappone che è figlio del Super Rugby: 13 giocatori sui 15 titolari giocavano nella franchigia dei Sunwolves, più il 100% delle riserve. E no, il punto non è che loro giocano in una sola squadra mentre i nostri in due (Zebre e Benetton). No, il punto che questo blog mette sul tavolo da qualche tempo è un altro e cioè che forse il Pro14 non è così performante come generalmente si pensa e che vincere e soprattutto perdere nel Super Rugby (cosa quest’ultima che accade molto spesso ai Sunwolves) ti fa crescere e ti dà una consapevolezza maggiore. Intendiamoci, so benissimo che il torneo dell’emisfero australe è superiore a quello celtico ma il fatto è che oltre a questo bisogna aggiungere che probabilmente il Pro14 è pure sopravvalutato. Certo, con l’Eccellenza che è messa come tutti sappiamo la competizione ha gioco facile a vincere.

Un’ultima cosa. Nel giugno di quattro anni fa l’Italia veniva battuta di tre punti (26-23) a Tokyo dal Giappone. Jacques Brunel, allora ct della nazionale, finì sulla graticola. Io solo qualche giorno fa scrivevo circa la necessità di confermare Conor O’Shea al suo posto nel prossimo quadriennio e il ko di Oita non mi ha fatto certo cambiare idea, ma c’è comunque da sottolineare la sostanziale indifferenza o apatia depressa con cui il risultato di sabato è stato accolto da media e tifosi. Quelle che si sono lette e viste in giro sono di rito o poco più. Le critiche possono aiutare, certo non bisogna fare gli offesi, saperle accettare e non relegarle tutte sotto l’etichetta “ce l’avete con noi”. Una cosa che la dice lunga sullo stato d’animo del nostro movimento.
Domani si parla di Nazionale U20.

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33 risposte a "Dopo Giappone-Italia, quei colpi da samurai caduti nell’indifferenza e nell’apatia"

  1. Mr Ian

    Il Galles annichilisce l Argentina con una prestazione difensiva monstre, Irlanda perde di misura in Australia in una series che per i verdi ha poco da dire, la Scozia in Canada non fa testo…forse siamo noi poco performanti in Pro14 ed a cascata in tutto il resto…
    La verità è che il Giappone è una squadra allenata benissimo, l Italia no e le cose vanno ancora peggio…O Shea non è un head coach ed adesso dovrebbe fare un bagno d umiltà, fermo restando che la sua presenza in Italia è fondamentale

  2. superignazzio

    Che tristezza infinita, rassegnazione ci si avvicina ma sono ottimista di natura e non perdo mai la speranza, però…

    Inoltre è pure lunedì…

    passiamo all’U20 và, e continuiamo a sperare

  3. Gysie

    Come mandare di traverso il fine settimana. Le note di PW sono ineccepibili. Come quasi sempre ho apprezzato le note di Munari, specie allorché ha ricordato come anche nel rugby si vede l’approccio di un popolo alla vita ed allo sport. Si diceva che il ranking non rifletteva i veri valori: beh, fra undicesima e quattordicesima 17 punti ci stanno tutti.

  4. Geo

    Buongiorno, pur capendo cosa vuol dire Paolo non concordo con quanto scrive.
    Credo che la realtà sia molto più semplice e cioè che alcuni nostri giocatori non sono a livello. Abbiamo avuto opportunità vanificate con scelte sbagliate dovute a errori individuali. Credo che si debba iniziare ad osare un po’ di più con giocatori più dinamici. Ormai da questa squadra si sa cosa si può ottenere. Perdere per perdere proviamo a cambiare strada.

    1. Nuvole!

      A detta di un po’ tutti non abbiamo avuto praticamente mai tanta profonditá. Se qualche giocatore non é di livello (o in un’occasione offre una prestazione inferiore al dovuto), che si provino delle alternative, anziché insistere sempre sugli stessi, che, senza concorrenza reale per la maglia, un po’ si stancano e un po’ perdono “fame”.

    2. Nuvole!

      Per capirci sul fatto che non abbiamo mai avuto tanta profonditá, pensa che negli anni Novanta (quando l’Italia ha fatto dei bei passi avanti nel gioco fino ad entrare nel Sei Nazioni), quando Bordon (centro molto fisico e potente) ha avuto la febbre a 40, si é messo Bonomi apertura e Dominguez primo centro (non c’erano altri primi centri in grado di giocare in nazionale), mentre oggi, se non c’é Morisi, c’é Castello, oppure Sgarbi, oppure Boni, Bisegni, eccetera… e se ci vuoi mettere Allan, ce lo metti perché vuoi sfruttare una certa tattica… tutti giocatori che lí ci possono stare onestamente senza scandali.
      Nella stessa squadra si é messo in campo in una partita internazionale Pedrazzi con 40 di febbre, perché era l’unica seconda in Italia a raggiungere una certa altezza, mentre oggi Fuser puó andare in tribuna senza enormi scandali, magari in compagnia di Biagi.

  5. Luca Oliva

    Nel 1994 l’Italia giocò in Australia un tour memorabile, che fu premessa ai successi del quinquennio successivo. Vinse tutte le partite contro le selezioni provinciali e nel primo test match sfiorò la vittoria contro l’Australia perdendo 20-23 (7-20 il risultato del secondo test match). Era l’Italia di Vaccari, Troncon, Giovannelli, Checchinato, Arancio, Properzi-Curti, Oralndi, Massimo e Marcello Cuttitta. Non c’era ancora Dominguez, ma questo non influì sull’esito del tour. Questo per dire che laddove ci sono le capacità. tecniche, tattiche e fisiche, dove c’è determinazione e voglia di fare, dove c’è “fame” di vittorie, i risultati arrivano, che sia giugno, novembre o aprile.
    Se i risultati non vengono è perchè mancano i fattori di cui sopra, ed è inutile cercare attenuanti.
    L’Italia vista in campo sabato mattina in Giappone è sembrata una squadra – perdonatemi davvero per il giudizio … – bolsa e senza idee, prova di energie, prima ancora che di voglia di fare … che si è lasciata andare alle prime difficoltà commettendo falli ed errori tecnici imperdonabili, per ragazzi di quel livello, ad indicare una condizione mentale preoccupante per gente che gioca a livello professionale ormai da anni …
    Sarebbe facile dire, come diceva Bartali, “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ma questo gruppo lascia veramente grossi interrogativi sulle proprie potenzialità e bisognerebbe interrogarsi se non fosse davvero il caso di puntare su un gruppo diverso …
    Speriamo in un pronto riscatto ed una smentita sabato prossimo …
    Saluti a tutti !!!

      1. Luca Oliva

        Investire su un gruppo non vuol dire a farlo a breve termine, come si è sempre fatto fino ad ora, ma a lungo termine, come più o meno fanno tutti, tra un mondiale e l’altro …
        Un’altra cosa … bisogna aggiustare gli obiettivi, continuare a dire “vogliamo vincere” è controproducente … cominciare a dire “puntiamo a limitare i danni” potrebbe essere più produttivo …
        Anche porsi programmi meno ambiziosi … es. i 4 test match a novembre sono una follia … ne reggiamo al massimo 2, e in più abbiamo messo il test match a Chicago contro l’Irlanda una settimana prima del match – per noi decisivo – contro la Georgia …
        E’ un programma che evidenzia chiaramente come a livello di programmazione abbiamo una “percezione” della nostra dimensione che ahimè non corrisponde alla nostra realtà: ragioniamo come una tier-1, ma non lo siamo !!! Sarebbe un programma sfiancante anche per chi ha risorse molto superiori alla nostra …
        E questo purtroppo è un problema che va direttamente a carico di chi ha il compito di gestire il nostro movimento.

        Saluti a tutti … !!!

      2. Nuvole!

        L’unico giocatore che oggi come oggi non possiamo sostituire é Parisse, che in questo caso é stato sostituito perché aveva bisogno di recuperare dopo un’operazione.
        Tutti gli altri hanno almeno un’alternativa praticabile, perfino Zilocchi, pilone destro che é stato portato in un tour nel quale era fondamentale vincere in sostituzione di Fabiani tallonatore e in Eccellenza é stato raramente titolare nel suo club.

  6. Giovanni

    La cosa sconfortante è che i giapponesi hanno disputato una partita normale, non si son visti particolari lampi di gioco o alchimie speciali: hanno semplicemente giocato a rugby e tanto è bastato per doppiarci. Tu hai ricordato che nel 1995 ne prendevano 145 dagli AB, io ricordo che nel 2006 gliene rifilammo 52. Vuol dire che in dodici anni la situazione si è rovesciata. Ora, tutti a dire che il Giappone può permettersi di investire sul rugby molti soldi, ma forse il punto è anche COME li investono: magari avranno fatto delle analisi tecniche e degli studi di fattibilità, prima di prendere le decisioni? Perchè a me pare che negli ultimi 15 anni di cose il rugby italiano ne abbia fatte, ma la sensazione è che si sia proceduto a tentoni: ora proviamo così, poi magari proviamo colà… Qualche settimana fa il presidente federale ha ammesso che lui non era convinto del passaggio dell’eccellenza da 10 a 12 squadre, ma che “dal settore tecnico gli hanno assicurato che era la scelta giusta”. Ma per sostenere quella tesi, gli avranno presentato uno studio che lo dimostrasse, o no? E lo stesso discorso vale per altre scelte: l’apertura dei CdF, delle Accademie, l’ingresso (e permanenza) nella Celtic, il progetto statura e così via. Sono decisioni prese dopo averne analizzato le possibili conseguenze oppure no? E una volta iniziata la strada, si verifica se il saldo costi/benefici sia attivo o si va avanti per “atto di fede”? Se anche la Georgia (strategia di crescita completamente differente da quella nipponica), che di soldi ne ha meno di noi, continua a progredire (battute Tonga in casa loro, miglioramenti della loro under20) forse è il caso di riflettere sul fatto che “il resto del mondo tier-2” ha le idee chiare e noi no.

  7. rugbydinasty

    …..Come quasi sempre ho apprezzato le note di Munari, specie allorché ha ricordato come anche nel rugby si vede l’approccio di un popolo alla vita ed allo sport……
    E che dire di più…..

  8. gian

    tutto giusto e tutto verissimo, il problema fondamentale è che nell’ambiente strettamente vicino alla nazionale non si muove nulla (scommettiamo che per non meno di 18 giocatori, sabato prossimo, sarà l’ennesima chiamata alle armi?!), e si continuano a trovare scuse sul perchè e sul percome di questa caduta libera; tra la stampa, oltre a qualche staffilata, molta grancassa e qualche velata critica, non emerge quel minimo di rabbia e voglia di chiarezza, anche in questo articolo, mi spiace paolo, che non deve sfociare in clamorosi epiteti, ma che dovrebbe minare la credibilità e scuotere chi racconta di energia sfuggita; i tifosi che si dividono tra birraioli duri e puri da filosofia terzotempista dove va tutto sempre e comunque bene e viva italia pepe pereppè e rancorosi antisistema che troverebbero da ridire anche se battessimo gli ABs di 30 pt, perchè allan ha sbagliato un piazzato dall’angolino e a campagnaro è scoppiata una palla a contatto; ed intanto si riempiono gli stadi per certi TM e per il 6N ed ancora non si chiede conto dei risultati, perlomeno alla luce delle dichiarazioni sullo stato delle cose o su scelte di gioco o di uomini.
    è inutile sperare che l’arrivo degli U20, ancora tutti figli di un’U18 con una targa ben precisa, vedremo i prossimi prima di incensare il percorso accademico, figli di un sistema che per 7/8 anni ha mangiato risorse producendo poco o niemte, perchè saranno anche loro stritolati dal sistema seniores, rimanendo a macerare in una eccellenza che non può essere a livello dei pro e che può far bene fino al max a 22 anni, bruciati in pro nel tentativo di creare il fenomeno sportivo/mediatico, messi dietro in gerarchie, qualche volta, inspiegabili o lasciati al club in favore del giocatore che da certezze (presente il titolare in 15 partite tutte perse dove almeno metà delle volte non ha convinto del tutto?), non importa chi sia al timone, bisogna cambiare questo, la fed deve pretendere risultati da quadri, staff e giocatori, la stampa deve inchiodare la gente alle proprie responsabilità e i tifosi avere l’onestà di criticare (aiuterebbe sapere quello che si dice, poi) o apprezzare, se è il caso, e anche di fischiare, come fanno in tutto il mondo senza che i capitani si offendano (vero, parisse?!), quando serve dare un certo segnale, brutale certamente, alla squadra.
    se poi questo non è il vero spirito sportivo e del rugby, me l’hanno spiegato male, mi scuso e mi arrendo.

  9. Sinceramente non mi stupisco dell’apatia al risultato.. solo i poco informati del rugby giapponese si aspettavano due vittorie abbastanza facili dell’Italia.. questi hanno una fase offensiva, che quando si sviluppa in velocità, è molto vicina a quelle delle + forti nazionali.. sicuramente molto meglio di quella italiana.. difensivamente sono un mezzo pasticcio come noi.. questione pro14/super rugby penso che la differenza la faccia la programmazione del lavoro + che il valore del campionato.. i giapponesi con l’ingresso nel SR hanno solo affinato dei concetti di gioco già pensati/sviluppati prima.. qua si naviga a vista o per la moda del momento.. non c’è la minima programmazione in niente..

    *mi pare che la partita francia giappone si sia giocata a Lione al coperto.. xD

  10. LiukMarc

    Purtroppo abbiamo fatto in ritardo le cose che dovevamo fare tanto tempo fa, ora si rincorre la necessità (annosa) di fare qualcosa, quella di fare risultati per i tifosi, e quella di fare risultati per rimanere nel rugby che conta.
    Troppe cose per un uomo solo (per me), ma qui oltre a dei grossi punti di domanda per il nostro DoR/Head Coach, si son viste proprio competenze e capacità diverse dei 23 in campo. Roba da un livello e mezzo di differenza

  11. Rabbidaniel

    Se sarà 2-0, COS dovrà presentarsi in conferenza stampa e spiegare alcune cose, non rifugiarsi dietro agli “episodi”. Dovrebbe spiegare perché BD e difesa non funzionano; dovrebbe spiegare perché una Tier 2 ci dà lezioni di gioco (nel senso che i giocatori, anche non talentuosi, sanno cosa fare in quasi ogni situazione); dovrebbe spiegare perché i giapponesi sono stati molto efficaci nelle fasi di conquista. Direi che la fase degli alibi può ritenersi esaurita, soprattutto in quanto è stato proprio lui a sottolineare l’importanza assoluta di vincere entrambi i TM coi nipponici.

  12. R2D2

    La nazionale del 1995 é figlia di una serie di nazionali juniores che, per esempio, vincevano in Inghilterra, arrivavano in finale al torneo fira (allargato al sud africa), ecc.
    Questa nazionale é figlia di nazionali juniores che, pur partecipando al 6 nazioni e al campionato del mondo, non hanno mai (o quasi) vinto una partita.
    Per me l’oggi é la matematica conseguenza di quello che é stato fatto ieri.
    Non mi aspetto niente da questo gruppo di giocatori mediocri, ma ho questo atteggiamento da quando li vedevo giocare nelle giovanili.

    1. Nuvole!

      Veramente nemmeno i Sunwolves vincono granché… diciamo che le Zebre, storicamente sono probabilmente piú vincenti dei Sunwolves…

  13. And

    mi permetto di fare una critica al Sig. Munari, si eviti di fare ironie sui Tongani che giocano con le noci di cocco o i Giapponesi che sono bassi di statura, perché ci abbiamo lasciato le penne con entrambi. Quindi meglio stare zitti e fare meno battute che in questo momento storico a fare ridere siamo noi.

    Saluti

  14. Poros

    Non capisco perché prendersela con il Pro 14. Meno performante: in che senso? Se non sbaglio gli irlandesi sono gli ultimi che hanno battuto gli AB, ci sono andati vicino l’anno prima. I loro club vincono in Europa. Anche il Galles, non mi pare così spelaccchiato… Davvero non capisco.
    A me pare che il problema sia tutto nostro. Sappiamo dei sette anni di vacche magre, ecc. Sappiamo da dove veniamo, ecc.
    A me pare che che non siamo in grado di sviluppare un rugby adatto alle nostre qualità, come i giapponesi, come gli argentini, come i georgiani. Questo è un problema di orientamento strategico a cui segue il problema di individuare risorse tecniche, umane, culturali, finanziarie.
    In estrema sintesi, i nostri giocatori si perdono in un bicchier d’acqua: non vedono il gioco, non pensano il gioco, non conoscono il gioco a livello di Tier 2. Sanno chi sono?

  15. arali

    Penso che con questa partita si sia chiuso il cerchio, l’Italia è una squadra di Tier2 e neanche delle migliori. La crisi più profonda della nazionale coincide proprio, ironia della sorte, con il momento nel quale il movimento ha iniziato a dare dei segni di vita (U20, franchigie, stessa eccellenza). Basteranno per riportarci ad un livello almeno dignitoso? Difficile a dirsi. Le cause di questa lenta ed inesorabile decadenza sono con tutta evidenza sistemiche, anni di inerzia e soldi buttati hanno lasciato il segno, alla fine.
    Vediamo come va la seconda col Giappone, Caporetto è dietro l’angolo e la partita con la Georgia rischia di diventare la linea del Piave, se molla quella bye bye Tier1 sei nazioni e compagnia cantante.

  16. Nuvole!

    Non avremo una squadra di campioni mondiali, ma non mi sembra il caso di dire “…cosa possono fare di piú gli allenatori con questi giocatori?…”
    Prima di tutto bisogna dire che non abbiamo quasi mai avuto una profonditá come quella che abbiamo oggi. I possibili giocatori sono parecchi, e lo hanno dichiarato piú volte un po’ tutti. Poi peró vedi che i convocati (e i titolari) sono quasi sempre gli stessi, a prescindere dalle loro prestazioni.
    Non é che si mettano in campo i piú in forma in quel dato momento: Licata era in forma lo scorso inverno, ma oggi come oggi no. Polledri era in forma al Sei Nazioni ed é andato in panchina per caso, perché ci sono stati infortuni di altri, ma non era quello il programma, e tuttora non é titolare. Zilocchi (e Panico prima di lui) non si sa bene perché sono stati convocati, ma comunque in campo non hanno dimostrato di meritarsi la convocazione.

    SE abbiamo tutta questa profonditá di giocatori che possono stare lí solo se sono in piena forma, facciamoli girare e mettiamo in campo i piú in forma in QUEL MOMENTO e facendoli giocare nei ruoli dove si disimpegnano al meglio!
    Sono ormai tantissimi anni che dobbiamo (chissá perché?) schierare i giocatori fuori ruolo, fuori forma e fuori da qualsiasi schema competitivo.
    Ci chiediamo perché chi viene schierato sembra aver meno “fame” degli avversari: forse sará perché, pur avendo dei giocatori che potrebbero fare concorrenza, non si crea concorrenza per la maglia, ma si da invece tranquillitá a prescindere dalle prestazioni?
    Ognuno deve combattere con le armi che ha, cercando di affilarle al meglio, o quanto meno cercado di prendere quelle piú affilate… ma noi apparentemente prendiamo delle armi a caso e ci dimentichiamo di controllare se sono affilate o no. Non capisco perché.

    1. gian

      secondo molti perchè lui li vede in campo tutti i giorni e tu no, poi, puntualmente, si dimostra che i tuoi dubbi sono fondati e il problema è che siamo scarsi; come vedi ci sono azioni-dogmi-risultati-alibi in loop continuo e mai nessuno potrà dimostrare il contrario, funziona perfettamente.

      1. Nuvole!

        Io il discorso che gli allenatori automaticamente ci capiscono piú di me e quindi devo solo stare muto l’ho rispettato religiosamente finché Mallet e Troncon (due che SICURAMENTE ci capiscono di rugby in generale e di mediani di mischia in particolare piú di me e della stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta) hanno schierato Mauro Bergamasco come mediano di mischia.
        Poi mi sono sentito autorizzato ad avere una mia idea su questo tipo di questioni.

  17. wf2

    Speriamo finiscano le scuse prima dell’incontro con la Georgia.
    Quella sarà di gran lunga la partita più importante degli ultimi anni e lì non sarà consentito nessun atteggiamento mentale vacanziero: vincere non cancellerà nessuna delle sconfitte passate ma perdere dimostrerà che la nostra Nazionale non c’entra più niente con il rugby di primo livello.

    1. Nuvole!

      Credo che nessuno abbia mai pensato che l’Italia possa essere una nazionale di primo livello. Oggi come oggi i dubbi riguardano il fatto che l’Italia possa essere una nazionale di secondo livello oppure di terzo.

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