Il Tinello di Vittorio Munari: Sei Nazioni, il borsino delle nostre avversarie

Primo appuntamento dell’anno con la rubrica, prima volta del Tinello in coabitazione tra Grillotalpa e R1823. Si parla del caos nei breakdown, di concussion e di come stanno Inghilterra, Irlanda, Scozia, Francia e Galles. E, alla fine, anche di un premio…
Palla a Vittorio!

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18 thoughts on “Il Tinello di Vittorio Munari: Sei Nazioni, il borsino delle nostre avversarie

      1. superignazzio

        non ha straparlato, ha mosso critiche intelligenti e condivisibili

        il fatto è che perchè chiunque possa rendersi conto di cosa ha detto bisognerebbe che qualche partita di champions di stagione la si veda per intero capendone i contenuti, non solo gli highlights

    1. Kristian Gatta

      effettivamente fanno un po’ schifo nel loro metro di giudizio.
      Siamo ancora ai livelli che nel dubbio puniscono gli italiani, solitamente. Non è che noi facciamo poi molto per non meritarcelo, però…

  1. LiukMarc

    Scozia che comunque ha convocato l’interessantissimo (e giovanissimo) Kinghorn, che a estremo fa vedere belle cose. Vero che come sostituti di Russell ci sono Horne e Jackson, che sebbene nascano apertura da tempo giocano in prevalentemente in altri ruoli (e mi scusassero ma non hanno la classe del 10 di Glasgow).
    Francia che se trova la quadra sarà una brutta gatta da pelare per tutti comunque, hanno un bacino potenzialmente sterminato, ma devono decidere su chi puntare. Ritorno di Parra più che meritato (a me poi Serin sta un po’ sulle scatole 🙂 ) e giovani ne hanno quanti ne vogliono. Stupisce un po’ l’assenza di Picamoles, ecco, un altro cosi non ce l’hanno, vedremo chi faranno giocare a numero 8 (ci sarebbe il giovane Tauleigne che Brunel allenava a Bordeaux, ma è un esordiente…)

  2. Mamo

    Innanzitutto, sempre che ci legga, complimenti a Vittorio Remigio Munari per la stella d’oro del CONI, riconoscimento mai così meritato.
    Poi una domanda che rivolgo a chi ci ospita, sempre che abbia voglia di rispondermi: da quando in qua non si discute, eccezion fatta per i giocatori in campo, l’operato degli arbitri nel rugby ?

  3. superignazzio

    Irlanda che secondo me ha gestito perfettamente la rosa a disposizione, rischia di vincere il 6N se l’inghilterra non sarà all’altezza e la sfida diretta sarà thriller puro

    sul breakdown che dire… impossibile non puntare il dito sul casino che hanno tirato su, non contesta più nessuno

    capitolo concussion: ma non si era detto che placcare alti era proibito? e non intendo portando il placcaggio di braccia sopra la linea delle spalle, ma intendo andare ad “abbracciare” il giocatore per placcarlo salvo poi impattare il cranio dell’avversario fronte-fronte, le varie circolari ministeriali di World Rugby che dicevano in proposito?

  4. carpediem

    da appassionato non posso che plaudere Vittorio per la questione placcaggi ( una delle 2 cose che mi riuscivano meglio) e congratularmi per la stella al merito sportivo

  5. Mr Ian

    Un 6N con tanti volti nuovi, molti dei quali destinati ad un importante carriera internazionale.
    L Inghilterra contro l Italia chiama ben 8 uncupped, ci sottovalutano?
    Mi sono piaciute anche le chiamate di Brunel, molto coraggio nel lanciare i giovani e nel lasciare a casa chi non sta giocando ai propri standard.
    Jamie Roberts ormai ha dato il meglio, i suoi sostituti, Parkes su tutti, tutto sommato soddisfano il suo gioco, anche se di Warren ball non n vorrei più sentire parlare

  6. Cracco

    Forse io ho giocato in Champions e ti ripeto che di Munari e ai 1o , forse, a cui soddisfano le cose che dice ripeto che se non sa più cosa dire di interessante, ammesso lo sia mai stato. Nulla si toglie al passato ma che abbia stracotto lo si può dire con simpatia naturalmente.

    1. massimiliano

      Cracco, meno male che hai chiarito di aver commentato con simpatia, perché non era chiarissimo. Sono contento per te che tu abbia vissuto un’esperienza come la Champions, ma questo non credo ti elegga a sommo commentatore dell’argomento. Altrimenti certi grandi giocator italiani sarebbero diventati subito grandi allenatori, invece la storia dimostra che la gavetta serve a tutti, eccome…
      sempre in simpatia, ammetterai che la questione arbitrale -intesa anche come problemi con il nuovo regolamento- è attuale ed importante. Non conosco personalmente Munari, ma voglio comunque felicitarmi con una persona che qualcosina al rugby italiano lo ha dato.

    2. superignazzio

      Cracco, non volevo assolutamente offendere nella mia risposta sopra, però di partite di altissimo livello nelle quali l’arbitraggio non mi ha convinto ne ho viste parecchie ultimamente
      reputo l’arbitro la figura che contraddistingue il rugby dalla rissa, però nel professionismo di oggi anche gli arbitri devono essere “professionali” e soprattutto “professionisti” e devono essere messi in condizione di dirigere le partite nella maniera migliore, in verità più che con gli arbitri bisognerebbe prendersela con chi li forma, li allena e li “aggiorna” alle modifiche al regolamento che vengono fatte, permettetemi di dire, quasi senza criterio logico o programmatico

      questo ovviamente prescinde dall’opinione personale che ognuno di noi ha del Sior Munari

      1. Nuvole!

        Bisogna anche che ci siano regolamenti chiari e facili da applicare, perché con il professionismo non c’é incentivo ad “aiutare” gli arbitri nei loro giudizi, ma anzi i giocatori sono piú incentivati che mai a giocare al “limite” estremo di quello che l’arbitro ti permette (o non riesce a vedere).

  7. Francesco Ricci

    Munari mi pare ce l’avesse con gli estensori della nuova regola del breakdown (“hanno fatto un casino…”) e non con gli arbitri costretti a parlare di continuo durante le ruck e lasciati a libere interpretazioni della regola stessa, per forza di cose variabili da partita a partita.
    Buon rugby a tutti.

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