Programmare, programmare, programmare: per moltiplicare il progetto-Benetton

Francesco Costantino per La Meta

Lo ammetto: pensavo che gli Ospreys sarebbero riusciti a segnare la meta della vittoria sul loro ultimo, disperato, assalto. Quando, invece, i gallesi hanno perso palla e Semenzato ha calciato fuori l’ovale sono rimasto sinceramente sorpreso. Perché la storia del nostro rugby è piena d’imprese sfiorate che diventano tragedie quando si ha anche la sensazione di aver giocato un buon rugby. Non è il caso di quanto visto a Monigo ma la vittoria dei Leoni non
può che porre degli interrogativi.
CHI LO DICE CHE NON POSSIAMO VINCERE?
Mi è piaciuta molto la definizione di Elvis Lucchese sul Corriere Veneto di un Benetton “a chilometro zero”. In campo c’erano ben sei veneti tra i quindici titolari di cui quattro nati a
Treviso. A me è sembrata meravigliosa questa cosa. Perché possiamo parlare di professionismo quanto vogliamo ma concetti come lingua, territorio e appartenenza esistono nel rugby e non possono essere derubricati alla voce folclore leghista da parte di nessuno. Quando Zatta premia a metà campo con il leone di San Marco intorno al collo
reclama un orgoglio che non è banalità. Ma metterla sul piano geografico vorrebbe dire sminuire un lavoro che è giunto ormai al terzo anno e che, in realtà, parte da molto più lontano.
Gli italiani, infatti, possono battere i maestri ma solo programmando. La vittoria di Treviso contro gli Ospreys è figlia di un progetto fatto di convinzioni radicali, e radicate, e di tanto sangue freddo. Oltre che di pazienza. Treviso ha vinto perché ha uomini che cominciano ad essere abituati a gestire partite del genere. Perché, nello sport in generale, si può avere la meglio anche quando si gioca male. Basta avere il killer instinct. Quello che ti permette di
difendere ordinatamente nei pressi della tua area di meta aspettando l’errore dell’avversario.
SI PUÒ REPLICARE IL MODELLO TREVISO?
Non si può, si deve. Questo non è uno spot elettorale ma una semplice, e oggettiva, constatazione. Se si prende un manager che capisce di rugby, una società formata da gente
seria, un presidente mai sopra le righe eppure presente, uno sponsor munifico e
appassionato si raggiunge la quadratura del cerchio. Bella scoperta, si dirà. Eppure non è così facile ripetere quanto descritto. Il nostro è un movimento schizofrenico che non è in grado di mettersi a un tavolo e di darsi regole certe per un giusto periodo (quattro anni?) puntando su persone competenti il cui lavoro dovrà poi essere vagliato e giudicato da elementi altrettanto competenti e, soprattutto, super partes. In questo senso ho un pizzico di speranza perché anche a Calvisano, fatte le debite proporzioni, Gavazzi ha operato in questo modo: certezza dei costi, controllo totale delle operazioni, sfruttamento delle risorse interne e fiducia massima nello staff tecnico. Ovvio, dalle parti di Brescia non si sono mai visti Gilberto e Luciano… ma questo poco cambia. La lezione da mandare a memoria prima di varare il nuovo corso è ormai semplice: programmare e verificare sono gli imperativi di chi vuole ottenere risultati.  Il tutto senza fretta e tagliando i parassiti.

Accademici, giocatori di interesse nazionale: un sistema “a libertà condizionata”?

Giorgio Achilli per RovigoOggi.it

La Fir con il consiglio del 27 aprile 2012 ha di fatto blindato tutti gli atleti dell’accademia federale imponendo scelte future e indirizzando gli stessi verso club “amici” dichiarandoli giocatori emergenti di interesse Nazionale. Tutti coloro i quali entreranno a far parte dell’accademia federale sono costretti a firmare un patto che di fatto li vincola per due anni con il pagamento da parte della Fir alla società di appartenenza, di 3 mila e 500 euro.
Fin qui nulla di sconcertante, peccato che, finita l’accademia, gli atleti, secondo la norma approvata dal consiglio del 27 aprile 2012,  non sono liberi di andare a giocare dove ritengono più opportuno ma sono in balia di una strategia ben precisa.
Incredibilmente, un club di Pro12 come il Benetton Treviso è stato costretto a pagare il doppio del cartellino per Giovanni Maistri campione d’Italia con il Calvisano, solo ed esclusivamente perchè il giocatore è voluto uscire dal regime di “emergente di interesse nazionale” abbracciando il professionismo celtico.
Una contraddizione che limita la libertà di un atleta di esprimersi ai massimi livelli solo per il fatto di aver firmato un patto che di fatto lo avrebbe costretto a disputare un campionato meno competitivo e con poche possibilità di crescita. (…)
Se il cartellino di un giocatore dell’accademia vale 23 mila euro (senza maggiorazioni celtiche, ndr), ci sembra anche un po’ pochino il contributo federale di 3 mila 500 euro a stagione alle società di appartenenza.
Per esempio, Guido Calabrese da quest’anno con la maglia della Vea FemiCz Rugby Rovigo, provenendo dalla scuola federale, alla società di via Alfieri non è costata un soldo, mentre se il Benetton Treviso lo avesse voluto a tutti costi avrebbe dovuto sborsare un patrimonio. E se la federazione volesse indirizzare verso la nuova franchigia parmense tutti i nuovi talenti tagliando fuori il club della marca? (…)

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Verso onrugby.it – Alla scoperta della Sezione CLUB, una bacheca per tutte le società

Come ben sapete tra una settimana questo blog diventerà un’altra cosa, una cosa chiamata onrugby.it (a proposito: diffondete la pagina, mettete il “mi piace” sulla nostra pagina facebook già attiva, iniziate a seguirci anche su Twitter anche se qui inizieremo ad essere veramente attivi tra qualche giorno).
Oggi vi voglio proporre e anticipare una sezione davvero particolare del nuovo portale e oserei dire unica nel panorama italiano. Si chiama semplicemente CLUB, ed è una pagina con la quale TUTTE le società italiane sono inviatate a partecipare attivamente al progetto. Grandi o piccole, con grande tradizione o dalla storia molto recente, non importa: i club di ogni dove sono invitati a dare vita a quella che sarà una vera e propria “bacheca online” dove ritrovarsi ed entrare in comunicazione per parlare delle proprie iniziative (dalle giovanili agli old fino al rugby femminile) e per trasmettere la propria passione ovale.
Tornei, eventi, serate di beneficenza, feste, ma anche problemi, appelli, richieste… insomma, tutto quello che volete.
Per inviare i contributi basta scrivere a redazione@onrugby.it allegando un testo (corredato da un massimo di tre immagini), una fotogallery o un video accompagnati da un titolo.
La redazione, previa verifica della compatibilità dei materiali inviati, rilascerà i vostri contributi nell’arco di 24/48 ore.
L’immagine pubblicata qui sotto è cliccabile. Fatelo e scaricatela: avrete una locandina da mettere nelle vostre sedi e clubhouse.

La Serie B perde un altro pezzo: rinuncia anche il Palermo

Gladiatori Sanniti, Aquile del Tirreno e ora Palermo. Una bruttissima estate per il nostro movimento.
da PalermoToday.it

L’Italo Belga Palermo Rugby non disputerà il prossimo campionato nella stagione 2012/2013. La decisione arriva dopo una riunione fiume del consiglio della squadra dei nero-arancio e del presidente Fabio Rubino. “Con grande dispiacere comunico la decisione mia e del consiglio di ritirare la squadra senior dalla serie B nazionale”. Il Palermo Rugby, però, ha deciso, seguendo la sua filosofia di sport, di mantenere l’intero settore giovanile, under 14, under 16 ed under 20 e tutte le attività legate alle scuole (progetto Mens Sana).

“Vogliamo rispettare gli impegni presi all’inizio e cioè quello di garantire ai ragazzi della città la possibilità di fare sport in maniera sana ed assolutamente gratuita“. Ma per la senior, invece, il problema principale riguarda il campo. “Avevamo ricevuto delle rassicurazioni, che non si sono mai concretizzate. Le ultime c’erano state fatte nel mese di giugno. A fine luglio abbiamo inviato una lettera chiedendo alcune delucidazioni in merito alla situazione del campo. Ad oggi nessuno ha mai risposto. E ci troviamo con un velodromo la cui agibilità scadrà a fine settembre con interventi di ristrutturazione importanti da fare che nessuno potrà pagare, con un manto erboso completamente distrutto, un impianto di irrigazione che non funziona da mesi e senza mai aver avuto nessun intervento di manutenzione anche minino, questo probabilmente dovuto anche al fatto che tutti aspettavano la realizzazione del nuovo stadio del Palermo. Ma noi avevamo la necessità di comunicare alla federazione un campo dove disputare la stagione. Comunicazione che avremmo dovuto fare nei giorni scorsi”.

Anche il presidente del Palermo Calcio Maurizio Zamparini si era interessato alla vicenda del campo del Palermo Rugby ed anche lui aveva dato precise rassicurazioni, “senza però, mai concretizzarle”, dice Rubino. Poi la crisi che ha investito anche gli sponsor dei nero-arancio. “Non possiamo disputare la stagione in serie B e garantire le giovanili. Preferiamo, al momento, far disputare solo i campionati ai ragazzini”. Le attività delle giovanili al momento si svolgono allo stadio delle Palme. Poi, probabilmente, si sposteranno al Diamante, un campo non regolamentare per la Federazione, che però chiude un occhio per le partite delle under. I giocatori della prima squadra, al momento, sono stati dirottati quasi tutti al San Gregorio, che si appresta a disputare il campionato di serie A.

Video: Afghanistan, il nuovo abitante di Ovalia