La notizia l’ha data la federazione gallese: former Wales and Lions centre Dr Jack Matthews has died aged 92.
Iron Man – questo il nomignolo con cui era conosciuto per via della potenza dei suoi placcaggi – nella sua carriera ha messo assieme 17 caps con la maglia della nazionale (da tenere presente che la Seconda Guerra Mondiale fermò a lungo l’attività internazionale) e una presenza da capitano. Sei invece le partite giocate come Lions.
Nel 2001 ricevette una delle massime onorificenze del mondo britannico entrando a far parte dell’Order of the British Empire.
Categoria: Galles
L’ha preso e lo ha abbandonato, ma ora Steve Shingler rivuole il “suo” Galles
Infilarsi nei pasticci da soli o quai e poi cercare di tirarsene fuori. No, non sto parlando dei Southern Kings e della federazione sudafricana, ma di Steve Shingler. Chi? Ripropongo la vicenda così come l’ho riassunta dopo la decisione finale dell’IRB:
Riavvolgo il nastro. Steven Shingler, giocatore nato in Galles ma di madre scozzese. Nel 2011 viene convocato con l’U20 in maglia rossa e gioca contro la Francia, ma lo scorso gennaio a chiamarlo è la Scozia, che lo vuole nel gruppone che prepara il Sei Nazioni. Il Galles non ci sta (a ragione) e presenta ricorso all’IRB che fa sapere che il ragazzo “is tied to Wales”, legato al Galles. Al controricorso scozzese è arrivata la risposta del panel internazionale, che diceva: Shingler può essere convocato solo dal Galles. A Edimburgo ci provano un’ultima volta, ma l’International Board respinge l’ultimo appello: “Wales and France had individually designated their Under 20 teams as their next senior national representative teams”. Significa che sia Francia che Galles hanno designato la nazionale U20 come squadra che determina l’appartenenza di un giocatore (da noi è la Nazionale Emergenti), se metti quella maglia sei “legato”. Quindi Shingler può essere convocato solo dal Galles, e che la Scozia si metta l’anima in pace.
E ora il buon Steve cerca di riannodare i lacci con la nazionale gallese. Intervistato da Wales Online, il giocatore dei London Irish parla della vicenda che lo ha visto protagonista: “Ho fatto una scelta quando il ct scozzese Andy Robinson mi ha offerto la possibilità di giocare nella sua nazionale. Mi viene da dire che ero più giovane e anche un po’ naif. E che non ho pensato molto alle possibili ricadute della cosa. Ora lo so che era la decisione sbagliata ma mi rendo conto che troppe cose sono successe. Io sono cresciuto con la maglia del Galles ed è lì che spero di tornare”. Buona fortuna, ho idea che ne avrei bisogno…
Un mese di test-match, cosa rimane?
E’ finita la tornata di test-match estivi. Conti alla mano ha stravinto l’emisfero sud, ma i dettagli sono importanti e possono cambiare il quadro d’insieme. Almeno un po’.
Argentina: la sorpresa assoluta. Due vittorie (con Italia e Francia) e una sconfitta (ancora la Francia). Uno score ottenuto con una squadra di debuttanti o quasi, tenendo a riposo il 90% dei titolari in vista del Rugby Championship. Margini di crescita pazzeschi.
Australia: era uscita ridimensionata dal Mondiale, si riprende il suo posto. Tre vittorie contro l’attuale migliore squadra europea, il Galles vincitore del Sei Nazioni con tanto di Grande Slam. Ha perso contro la Scozia, vero, in una partita però segnata da condizioni ambientali molto più che disagevoli. E trova un’apertura – Barrick Barnes – di livello assoluto.
Francia: bicchiere decisamente mezzo pieno. I Bleus sono andati in Argentina lasciando a casa diversi punti fermi della nazionale per dare un po’ di respiro a giocatori che non si fermavano dallo scorso luglio (capitan Dusautoir in testa). Certo, se il “rimpiazzo” si chiama Michalak… Hanno perso la prima sfida con i Pumas lottando fino in fondo, hanno stravinto la seconda.
Galles: tre ko con l’Australia, però la squadra non esce affatto ridimensionata da questo mese di giugno. I Dragoni hanno sempre tenuto il campo fino alla fine, giocando spesso molto bene e in due occasioni hanno perso per calci piazzati segnati all’ultimo minuto. Insomma, la dea bendata guardava altrove.
Inghilterra: due ko e un pareggio con il Sudafrica. Ma sono state tre battaglie con botte da orbi e spesso i due XV si sono presentati in campo con un monte-caps davvero sbilanciato a favore degli springboks. Un tour che farà crescere tantissimo la giovanissima nazionale di Stuart Lancaster.
Irlanda: aveva il compito più arduo, quello di affrontare i campioni del mondo. Hanno preso una imbarcata (la prima partita) e una scuffia colossale (la terza, un 60 a 0 che fa malissimo). La seconda gara l’hanno persa solo per un drop in pieno recupero di Dan Carter. Il bicchiere è decisamente mezzo vuoto.
Italia: gli azzurri hanno battuto Canada e USA ma perso in malo modo con l’Argentina. Confermo il mio personalissimo giudizio sostanzialmente negativo proprio per quel ko contro la squadra più forte del mazzo ma alla nostra portata. Non mancano però i segnali incoraggianti. Si sono visti un po’ di giovani interessanti, la mischia non è più la cassaforte quasi insuperabile di qualche anno fa ma è comunque una certezza, si sono visti schemi e tentativi come non mai per allargare il gioco e “snaturarne” la tradizione degli ultimi anni. Tanta buona volontà e tanti errori, la strada però parrebbe quella giusta. Ma è lunga, molto lunga.
Nuova Zelanda: un nuovo ct e la domanda: “saranno appagati dopo la vittoria la Mondiale”? Risposta: 3 vittorie su 3 sull’Irlanda, due schiaccianti e una fortunosa, ma l’hanno comunque portata a casa. La solita impressione di potenza e tecnica. Con una infornata di giovanissimi dalle qualità enormi.
Pacifiche: meno impegnate delle altre per la concomitanza della Pacific Nations Cup. Fiji e Samoa hanno affrontato la Scozia uscendone sconfitte, anche se i samoani hanno perso per una meta subita nei minuti finali. Impossibile trarne conclusioni a largo spettro.
Scozia: applausi. Una squadra che sembrava allo sbando dopo un Sei Nazioni davvero negativo. Invece una storica vittoria in Australia sotto il diluvio ricompatta il gruppo che poi vince con Fiji e Samoa. E con un Tim Visser in più su cui contare.
Sudafrica: tante facce conosciute ma non poche quelle nuove. Una squadra che ha iniziato un periodo di “muta” che presumibilmente durerà un po’ visto che il ct Meyer sembra deciso a fare davvero un passo alla volta, senza fretta. Potenza fisica quasi brutale, capacità di grandi giocate anche sotto il profilo tecnico. E una serie di rincalzi dal grandissimo futuro.



