L’Italia esce dai radar: nel 2018 Champions e Challenge Cup voleranno a Bilbao

Le finalissime delle due competizioni europee nel biennio 2018/2019 si giocheranno a Bilbao e a Newcastle, due scelte diverse tra loro ma comunque entrambe di confine. E noi, che dovevamo ospitare la finale 2015, che fine abbiamo fatto?

L’annuncio l’EPCR lo ha dato lunedì pomeriggio. Eccolo: “Il movimento rugbistico europeo di club esplorerà nuovi orizzonti, a seguito dell’annuncio avvenuto oggi, 3 aprile 2017, che sarà la città di Bilbao a ospitare le finali 2018 della Champions Cup, della Challenge Cup e del Continental Shield, mentre Newcastle avrà l’onore di ospitare il weekend di gare della stagione 2019”.
Così il comunicato stampa dell’ente che organizza e gestisce le due principali coppe europee di rugby.  Nel 2018 il palcoscenico sarà quindi il San Mamés, lo stadio dove abitualmente gioca l’Athletic Bilbao (calcio) mentre l’anno dopo si andrà in Inghilterra, a Newcastle, nel bellissimo St James Park.
Due scelte che escono dai canoni imposti dalla tradizione ovale e che affascinano non poco. Bilbao ha lo charme di una Spagna decisamente “altra” rispetto a mete come Madrid e Barcellona, Spagna che ha già dato prova di riempire gli stadi per partite di rugby nonostante non abbia certo una grande tradizione nella disciplina.
Newcastle invece ci riporta in una parte di Inghilterra che è innamoratissima del calcio e dove invece il rugby fa non poca fatica ad attirare spettatori. Due scelte in qualche modo di confine, anche se per motivi diversi tra loro.

Una domanda però dobbiamo farcela: e l’Italia dove è finita? Quell’Italia che nel 2013 aveva ottenuto l’onore e l’onere di ospitare la finale dell’Heineken Cup 2015 in quel di San Siro a Milano. Dove è? Come è noto il tutto poi saltò per cause di forza maggiore: l’implosione dell’ERC per le lotte intestine tra club inglesi e francesi che portarono poi alla nascita dell’EPCR, che decise per quella edizione di andare sul sicuro giocando la finale della nuova Champions Cup a Twickenham (e fu un flop con solo circa 50mila tifosi sugli spalti…).
L’Italia e la FIR fecero l’unica cosa possibile in quel frangente, ovvero far buon viso a cattivo gioco davanti a una evidente delusione, sicure di avere le carte in mano per ottenere di nuovo quel prestigioso traguardo piuttosto presto.
Invece niente. Sarà la Spagna il primo paese ad ospitare le due finalissime al di fuori di Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles e Francia. Ma noi, a differenza della Spagna, siamo pure nel Sei Nazioni.

Insomma, è uno smacco, inutile girarci attorno. In occasione del doppio derby celtico di Natale 2015 il presidente Gavazzi a Milano aveva detto che c’era una candidatura FIR per ospitare la finalissima nel giro di 3-4 anni (e la finale del Pro12 nel 2017). Possiamo raccontarci quello che ci pare, ma la scelta della sede di una finale di Champions Cup è un qualcosa di eminentemente politico: noi oggi non abbiamo peso. Per mancanza di risultati, per una crescita che si è inceppata. I motivi sono tanti, diversi, ma il risultato è quello: Bilbao e non Milano o Roma. Stadi non all’altezza? Beh, Milano ha ospitato la finalissima di Champions League di calcio meno di un anno fa, Roma ospita le gare del Sei Nazioni ogni anno… E se c’è qualcosa da sistemare da qui al 2018/2019 c’era tutto il tempo.

Probabilmente non siamo mai stati molto importanti in Ovalia, politicamente parlando, però la finale 2015 – complice anche il traino di EXPO – l’avevamo comunque ottenuta. Tra l’altro con lo stesso presidente federale che c’è oggi: Gavazzi allora era riuscito a far fruttare al meglio le relazioni che Dondi aveva costruito negli anni, quel Dondi che per conto dell’Italia si è seduto nel board di World Rugby fino al 2016. Il “chi” e il “come” si gestisce la federazione ha una sua oggettiva importanza, negarlo sarebbe piuttosto stupido, ma siamo sicuri che con un nome differente alla guida della FIR le cose sarebbero andate diversamente? Io questa certezza non ce l’ho.
Non è semplice conoscere i veri perché della scelta di Bilbao e non di Milano o Roma, sono cose che rimangono generalmente chiuse dentro la stanza dei bottoni, ma porsi la questione è comunque un esercizio utile, a prescindere dalla risposta che ci si dà. E se alla fine la discussione dovesse fermarsi al solito “Gavazzi sì Gavazzi no”, beh, allora avremmo perso due volte.

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49 risposte a L’Italia esce dai radar: nel 2018 Champions e Challenge Cup voleranno a Bilbao

  1. Sgamo ha detto:

    Lo stadio fa 53.289 posti, quindi in Italia ci sarebbero eccome opzioni per far giocare la finale, su tutti l’Olimpico già rodato per il Sei Nazioni, anche se non è il top per visuale. La tua argomentazione Paolo è un po’.. clemente 🙂 evidentemente l’EPCR non ha intenzione di lasciare che una federazione come la nostra, al momento economicamente allo sbando e che ha già avuto le sue chances di “mangiare” dal mondo Pro delle coppe europee con i risultati che sappiamo, continui a vivere di rendita.
    Giustamente, secondo me, ha deciso di sfruttare una sede fuori dal contesto 6N e dare un’opportunità ad un movimento nuovo che potenzialmente, vista anche la ripresa economica nazionale decisamente più viva rispetto alla nostra, ha margini di crescita come movimento e ha già saputo capitalizzare dalla finale di Top14 organizzata a Barcellona.
    Tenete anche conto che molti spagnoli vanno in trasferta durante il 6N a vedere partite di Irlanda, Scozia, Galles e Inghilterra: potrebbe essere che l’EPCR sia al corrente anche di questi dati.

  2. cammy83it ha detto:

    Dopo tutti i problemi palesati nell’ultimo periodo (prestazioni di gioco/pubblico scadenti nelle franchigie/nazionali e finanziari) meglio evitare per un pò altre probabili figure di palta..

  3. Stefo ha detto:

    Spero anche io non si finisca in “colpa di Alfredo”, perche’ la questione va ben oltre.

    Puo’ piacere o meno ma la realta’ e’ che a livello di club la “pazienza” verso l’Italia e’ quasi finita. La rivoluzione EPCR oltre alla revisione dei soldi ha sancito un declassamento per il rugby italiano di club, solo una coppa voluta e fatta dalla Fir ha cercarto di salvare qualcosina ma in maniera un po’ goffa direi.

    Ed ora si discute anche del successivo step, che alcuni magari si rifiutino di sentirselo dire poco importa, ma il desiderio di trasformare la qualificaizone del Pro 12 in completamente meritocratica rimuovendo il posto automatico per uttte le federazioni vanno avanti….risultati sportivi ed economici motivano questa volonta’ delle altre federazioni e degli organizzatori del torneo.
    In quest’ottica la sensazione e’ che non ci sia piu’ in EPCR la fiducia non solo sportiva ma anche commerciale, quindi in un momento in cui diventa fondamentale per l’organizzazione cercare di aprire nuovi mercati si guarda altrove, si guarda a quelle aree Inglesi dove l’union e’ “minore” e si guarda con interesse ad un nuovo mercato come quello spagnolo, cercando pero’ di non starfare andando in terra basca dove il rugby un po’ di radici le ha (anche se al di la’ dei Pirenei).
    E’ un segnale di poca fiducia commerciale per l’Italia non da poco, penso che negarlo sarebbe da struzzi che mettono la testa sotto la sabbia…e qui e’ una delle grandi sfide dei prossimi anni, COS e soci posson provbare a mettere a psoto la parte tecnica, ma non il marketing e la commercializzazione del rugby in Italia…e qui si io invece faccio una domanda all’attuale dirigenza: dove sono:

    “Un Direttore Generale rappresenterà l’interfaccia operativa e gestionale tra il Consiglio Federale e la struttura, con particolare riferimento al coordinamento di un’Area dedicata allo Sviluppo del Business e all’Amministrazione. • Un’Area dedicata allo Sviluppo del Business, che opererà per produrre una strategia di valorizzazione del prodotto rugby per reperire più risorse per il movimento (area commerciale e grandi eventi)”

    Dove sono questi aspetti fondamentali per il futuro che era parte del programma? E epr me una parte interessante nonche’ di urgente necessita’?

    • Rabbidaniel ha detto:

      Speriamo arrivi presto la svolta della qualificazione meritocratica nel Pro12. Si toglierebbe anche un alibi alle altre Union e si toglierebbe un regime protezionistico che fa solo danni alla competizione. Che in Champions ci giochi chi se lo merita, altrimenti si cambi nome, per serietà almeno.

  4. Mr Ian ha detto:

    Le ragioni possono essere molteplici, di natura politica, geografica e strutturale. Partiamo dal presupposto che adesso stiamo parlando di business e non di rugby giocato. Il nostro peso politico è molto limitato, siamo quelli che si siedono a tavolo coi grandi ma che non possono permettersi di parlare perchè abbiamo disatteso tutte le promesse fatte agli inizi degli anni 2000. Si son resi conto che la nostra presenza è un pò a “sanguisuga” ci attacchiamo alla mammella dei soldi ma in cambio si è prodotto troppo poco, partiamo dal considerare che in Pro12 verosimilmente andremo verso un secondo fallimento di franchigia senza aver creato una stabilità, a livello di marketing e televisione siamo inesistenti e come conseguenza il tutto si ripercuote sulla nazionale. Se a tutto questo si aggiunge che i nostri rappresentanti internazionali non sono dei geni del management è impossibile sorprendersi del perchè contiamo poco…
    A livello geografico, Bilbao è molto strategica, perchè oltre ad attrarre il pubblico spagnolo che negli anni ha risposto bene in termine di partecipazione, la capitale basca abbraccia anche il pubblico del Sud della Francia, che poi è lo zoccolo duro del rugby transalpino.
    Infine la problematica, forse quella più grande, legata agli impianti, qualsiasi stadio si possa citare in Italia, nessuno va bene per le esigenze del pubblico del rugby, sono stadi vecchi e strutturati per il calcio, c’è poco da fare…questo è più un problema politico nazionale di difficile soluzione, paradossalmente lo Juventus stadium farebbe a caso per l evento, ma averlo penso sia pressochè impossibile

    • il grillotalpa ha detto:

      Ciao
      permettimi di dissentire sugli stadi
      come scrivo nel pezzo a San Siro lo scorso fine maggio hanno giocato la finale di Champions League di calcio, l’Olimpico ha tutti i requisiti minimi per il Sei Nazioni. Dopo c’è il deserto, è vero, ma quelle due strutture possono ospitare le finale di Champions Cup anche domani. A San Siro semmai il vero ostacolo è la società mista Milan/Inter che ha la gestione e che si è sempre dimostrata poco reattiva alle esigenze ovali

      • Sergio Martin ha detto:

        Ma sí, sia a Milano che a Roma sono state giocate finali di Coppa dei Campioni e partite dei mondiali di calcio, è fuori di dubbio che gli stadi potrebbero essere utilizzati anche per le finali delle coppe europee di rugby…Le motivazioni della scelta di Bilbao e Newcastle sono economiche e politiche, forse anche logistiche….

  5. Mamo ha detto:

    A breve termine l’unica realistica possibilità di acquisire credibilità è “spendere” chi, nel nostro movimento, quella credibilità di sicuro ce l’ha: Connor O’Shea.
    Adesso si dirà che non è il suo compito: vero; che non può essere la soluzione a tutti i problemi tecnici, politici e organizzativi del nostro movimento: vero; che la sua credibilità è prettamente tecnica legata al ruolo di allenatore e di ex responsabile del settore sviluppo RFU: vero.
    Tutto vero, ma se qualcuno ha un’idea migliore alzi la mano ma prima di farlo pensi bene chi, oggi, in Italia ha l’influenza per bussare alla porta di un qualsiasi Organismo rugbystico Europeo, esporre le sue ragioni, se del caso sbattere i pugni sul tavolo, senza essere irriso e buttato fuori a calci in culo.

  6. Gysie ha detto:

    Parto dall’esperienza di un altro settore e cioè quello dell’organizzazione degli spettacoli musicali. Finché l’economia tirava bene, la Spagna aveva già sopravanzato l’Italia quanto a capacità attrattiva, giusta un migliore regime fiscale e sistema aeroportuale più avanzato rispetto al nostro Paese. Dopo il 2008 l’economia spagnola si era “inceppata” peggio di quella italiana e pertanto la Spagna aveva perso numerose posizioni, dal momento che l’inevitabile rincaro dei biglietti (dovuto alla voracità di artisti, management, ecc.) aveva reso i prezzi improponibili per buona parte degli spagnoli. Ora siamo nel 2017 e i dati del PIL non mentono: la Spagna sta uscendo dalla crisi meglio dell’Italia e le amministrazioni locali sono di nuovo in grado di puntare su quello che la Spagna può offrire, come ad esempio il turismo. Nel frattempo, la società che organizza le coppe europee si è spostata in Svizzera: questo dovrebbe far capire che lo sviluppo del rugby è secondario rispetto al fine di qualunque società, ovvero fare soldi. La scelta di Bilbao è giustificata solo ed esclusivamente dal business, il rugby non c’entra proprio nulla (il rugby in Spagna si gioca soprattutto in Castiglia e Catalogna…e non si pensi che siano legioni); già adesso l’aeroporto di Bilbao è collegato con Londra, Bristol, Dublino, Edimburgo e Parigi. Un weekend a maggio in Biscaglia rappresenta un’ottima offerta soprattutto per chi viene dalle Isole Britanniche.
    Lo scorso giugno il campionato francese si è concluso al Camp Nou di Barcellona (quasi centomila posti); biglietti tutti venduti…non tantissimi ai residenti, ma a legioni di francesi.
    Non credo che si debba rinfacciare nulla, per il momento, alla Federazione. La lezione va, però, imparata: nulla ci è dovuto solo perché l’Italia è nel 6 Nazioni (anche perché l’interlocutore non era il medesimo). Anzi, l’aspetto “ovale” può pure passare in secondo piano rispetto a offerta turistica, disponibilità di voli e stadio idoneo (almeno 50 mila posti) da riempire completamente.
    Se non siamo messi benissimo sotto questi profili…non è colpa della FIR.

    • Marcello ha detto:

      Perdonami, ma che l’economia spagnola avesse superato quella italiana era una leggenda cui credevano solo (pochi) spagnoli. il PIL, il PIL procapite, il tasso di disoccupazione parlavano, hanno sempre parlato, parlano, di una economia italiana ben più solida. E anche più avanzata sotto mille punti di vista (presenza di aziende al alto contenuto tecnologico, connessione con il resto dell’economia europea…).
      Come tutti i paesi che puntano su turismo e cemento, la Spagna è un paese relativamente povero.

      • Gysie ha detto:

        Marcello hai perfettamente ragione: intendevo l’aumento del PIL. Il nostro rimane nettamente più alto. Purtroppo, la crescita è il nostro punto debole, mentre in Spagna hanno ricominciato da un paio d’anni ad avere incrementi del PIL ben superiori al nostro.

  7. fracassosandonà ha detto:

    tutto condivisibile, meno che lo stadio di Newcastle sia bellissimo…
    avrà un’ottima visuale ma è incredibile che un progetto del genere non solo sia stato concepito da un architetto, ma pure approvato da un ufficio tecnico… 🙂

    • il grillotalpa ha detto:

      ci sono stato: è davvero bello

      • fracassosandonà ha detto:

        a te la simmetria fa proprio schifo, eh? 🙂
        ps: non ho dubbi sulla funzionalità e sull’etica, piuttosto sull’estetica…

    • Kinky ha detto:

      Fracasso, non l’avevo mai visto…a me quel stadio la piace un bel po’!

    • maximages ha detto:

      Invece in Italia si sono costruiti due opere d’arte come il Delle Alpi e il San Nicola. Belli per carità, belli…

    • Ermy ha detto:

      Ciao Fracasso, molto probabilmente quella conformazione è dovuto allo studio dei venti prevalenti, per cui è stata alzata la parte più esposta per coprire il campo… si può notare anche dalle chiusure laterali delle tribune più alte che sono ulteriori paraventi.
      Tanto le era dovuto! 🙂

  8. il grillotalpa ha detto:

    diciamo che da lì non la noti, nemmeno dall’esterno. Dall’alto è un’altra faccenda, ma chi di noi s a volare?

    • Bombarolo ha detto:

      A me piace anche l’ esterno, forse perchè si sono ispirati al mercato dei fiori di Pescia…questo è palese.

  9. Giovanni ha detto:

    L’Italia gode di tanto rispetto politico, non dimentichiamolo…
    Al di là delle battute, abbiamo organizzato due mondiali juniores negli scorsi anni: che sensazioni hanno lasciato in coloro che son stati nostri ospiti? EPCR si muove secondo logiche commerciali, se hanno preferito “esplorare” la Spagna vuol dire che intravedono in essa un potenziale discorso futuribile. Poi bisognerebbe anche capire se gli spagnoli abbiano una qualche “rappresentanza diplomatica” che sia stata in grado di ben confezionare il pacchetto ai potenziali acquirenti. Mi tornano in mente, per associazione di idee, le parole di Guidi dopo Zebre-Connacht rinviata: “se quelli hanno un addetto all’arbitro ed a rappresentare noi non c’è nessuno, poi non ci si può stupire se vengono fuori certe decisioni”.
    Gavazzi disse che con la nuova sede ci sarebbe stato un ufficio marketing. Ora che la nuova sede è abortita che si fa?

    • 6nazioni ha detto:

      x giovanni la sede non c’e’ ma gli uffici sono pieni…
      area organizzazione eventi
      responsabile: bernabo’ p.
      hospitality :stigliani e.
      comunicazioni: fusco a.,: speziali c.
      ufficio biglietteria speziali c,gigliesi i,manzo a,rossi e.
      area marketing e comunicazioni
      dirigente cecchinato c.
      uficio marketing skender y.
      visto che c’e’ l’organizzazione?

      • Giovanni ha detto:

        Da come si espresse il preside, solo con la sede nuova i tizi che hai elencato avrebbero potuto finalmente lavorare in piena efficienza. Mi chiedevo cosa succederà ora…

    • Gysie ha detto:

      @Giovanni hai toccato un tasto interessante. I JWC organizzati in Italia come sono stati giudicati all’estero? Io ho sentito solo le campane locali…ovviamente positive (del resto, conoscendo molti dei “volontari”, non ho dubbi che l’ospitalità [anche sotto il profilo tecnico sportivo] sia stata davvero apprezzata). Per il resto, ribadisco che l’unico potenziale per il quale la Spagna interessa è quello economico: più volte il Biarritz è andato a giocare partite di cartello a San Sebastian (32mila posti), portando a casa maggiori quattrini che se avesse disputato l’incontro ad Aguiléra (13mila posti). Però non mi pare che abbiano le giovanili piene di giocatori di passaporto spagnolo.
      Un’ultima cosa. Provate a paragonare il sito della federazione spagnola ferugby.es con quello della FIR; siamo indietro anni luce. Noi.

  10. frank ha detto:

    Colpa di chi governa la FIR da 20 anni. È quindi anche di Gavazzi, che già prima di diventare Preside era nella cricca.

  11. fracassosandonà ha detto:

    Paolo tempo fa ci ha concesso di postare articoli allogeni, allora mi permetto di segnalare cosa scrive il nero oggi…

    http://www.ilneroilrugby.it/2017/04/04/venter-oshea-non-tirateci-da-scemi-e-diteci-da-che-parte-state/
    non ne condivido i toni (per quanto sia con lui nel sottrarmi ai peana per la triade) ma pone un problema molto serio: Venter è con noi o se ne è andato? Cosa aspettano a dircelo ufficialmente? Come fa a tenere i piedi in due staffe?

    capisco non si possa avere un tecnico a tempo pieno se questi è disponibile a fare solamente consulenze… ma a leggere le dichiarazioni sudafricane parrebbe abbia sposato invece la causa della sua madre patria…
    Dal sito SARU:
    “Former Springbok midfielder Brendan Venter has joined the Springboks in a consulting capacity as their new defence and exits coach, SA Rugby confirmed on Sunday.

    The 47-year-old medical doctor is an experienced coach with considerable international experience gained from various coaching and director of rugby stints in South Africa, England and Italy. Venter, a Rugby World Cup winner with the Springboks in 1995, will join the Springbok coaching staff on Sunday for the second of three preparation camps at the Stellenbosch Academy of Sports.

    Springbok coach Allister Coetzee said he was delighted that Venter had agreed to join the Bok coaching staff.

    “We know each other well since our time together at the DHL Stormers, and we share the same values. He will be responsible for defence and ‘exit’ strategies,” said Coetzee.

    “Brendan is passionate about Springbok rugby, and wants to help turn things around. He was part of my plans in 2016 already but, unfortunately, he was not available because of commitments elsewhere.

    “We delayed confirming this appointment out of respect for Italy’s Six Nations campaign. The public delay did not interrupt our background planning.”

    • Mr Ian ha detto:

      Che Venter possa andare via definitivamente nè mi sorprende nè potrei biasimarlo, diventerebbe una questione di cuore…cmq lui non fa parte della triade, quindi penso che la sua partenza era una cosa già preventivata—
      In tema di articoli interessanti e più o meno condivisibili…
      https://www.rugbymeet.com/it/news/nazionale/conor-o-shea-e-l-uomo-giusto-per-farci-tornare-tra-le-prime-10-al-mondo

      • Rabbidaniel ha detto:

        Mah, pezzo aprioristico, nel senso che, seguendo il ragionamento, nessuno sarebbe adatto. COS è l’ultimo di una lunga serie di persone preparate e competenti che si siedono sulla panchina azzurra: a priori tutti messia, a posteriori tutti cojoni. Ci si scorda che Kirwan aveva tentato di riformare il domestic, proponendo una formula (discutibile), ma sbattendosi per farlo. Ci si scorda che Mallett spinse tantissimo per entrare in Pro12 perché, da scemo, aveva capito che col domestic non si stava andando da nessuna parte, in un momento di crisi economica, tra l’altro, che stava prosciugando i pozzi. Tutti fenomeni a priori, cojoni a posteriori, degni, forse, solo di una damnatio memoriae.

      • fracassosandonà ha detto:

        Da mettere in preventivo un cavolo, a gennaio c’era comunicato ufficiale FIR che lo dava per consulente difesa Italia in tutte le finestre internazionali fino ai mondiali 2019.

        http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10279%3Aoshea-performance-e-lavoro-nessuno-dovra-voler-giocare-con-noi&catid=109%3Aitalia&Itemid=1022&lang=it

        W la libertà!

      • Stefo ha detto:

        Di interessante per me in questo pezzo ci sono solo il susseguirsi di…non riesco a torvare una aprola non volgare per descrivere…manca solo la boiata del “noi andiamo melgio coi tecnici latini” e le aveva messe dentro tutte.

      • Stefo ha detto:

        Mi riferivo al pezzo di rugbymeet visto che fracasso ha postato mentre scrivevo

      • Mr Ian ha detto:

        Si Fracasso, hai ragione pure tu, ma qua stiamo a parlare con gente che costa un bel pò alla federazione, e se non hanno ritagliato un capitolo fondi staff di un certo rilievo, tenere tutta questa gente è difficile. Fermo restando che uno come Venter avrebbe richieste da tutto il mondo e se ti chiama il tuo paese per salvare la nave che affonda, dire di no diventa difficile.
        Sull articolo di rugbymeet, che in parte non condivido, trovo interessante l aspetto legato appunto al fatto che COS per risolvere i problemi chiederà degli specialisti, ma quanti soldi ha la federazione per accontentarlo nelle sue richieste??

    • Rabbidaniel ha detto:

      COS da qualche parte ha detto che Venter ha un contratto di consulenza. Diciamo che anche a me la cosa lascia un po’ perplesso, non si fa altro che riempirsi la bocca della parola staff.

    • alberto a ha detto:

      Ciao,
      a me sembra che “(has joined the Springboks) in a consulting capacity” voglia dire “in qualità di consulente”, dunque non come membro effettivo dello staff, ma posso sbagliarmi.
      Se così fosse, però, questo mi sembrerebbe molto in linea con le dichiarazioni in merito di O’Shea di qualche settimana fa.
      Riciao

    • Stefo ha detto:

      L’articolo dle Nero e’ molto aggressivo, oltremodo nei confronti di COS, ma si sa che il Nero patteggia per un rilancio del campionato italiano e quindi con COS magari si trova poco d’accordo.
      Su Venter: bisonga capire se questa consulenza SARU andra’ oltre “will join the Springbok coaching staff on Sunday for the second of three preparation camps at the Stellenbosch Academy of Sports.” non fosse cosi’ sarebbe fuori dalla finestra internazionale azzurra quindi

      • jacoponitti ha detto:

        Ora che i cambiamenti di cui tanto si parla si stanno piano piano concretizzando, cominciano a piovere su COS anche le prime critiche. Però credo che, fino ad ora, nessuno di quelli che hanno provato ad attaccarlo o a insinuare dubbi siano stati all’altezza delle loro intenzioni, a cominciare da Liviero, per arrivare a Sbrocco e il Nero.
        In ogni caso ho paura che sia solo l’inizio.
        Anche se spero di sbagliarmi

      • Stefo ha detto:

        COS ha chiesto tempo e deve averlo, se nel tempo richiesto non ci saranno i miglioramenti “promessi” allora penso sara’ giusto anche discuterne l’operato. Per il momento ogni giudizio e’ sospeso, e lo dico non essendo uno che vive nel dogma “CL o morte” ma non sono Graham Henry 😉
        Che una volta spiegata la sua visione ci sia gene che la pensa diversamente ci sta, che per quello cerchi di attaccarlo su alter cose invece che l’idea specifica meno per me.

  12. Giovanni ha detto:

    Il problema è che il comunicato FIR parlava di consulenza fino a RWC2019 durante le finestre internazionali+6N. Giugno prossimo È una finestra internazionale, quindi come funzionerà: una settimana con noi ed una con i Boks? La mattina con noi, la sera con loro? I giorni dispari con noi, i pari con loro? Giusto per capire, eh…

    • alberto a ha detto:

      http://www.sport24.co.za/Rugby/Springboks/italy-venter-still-ours-until-2019-20170404#cxrecs_s

      Incipit:
      “Cape Town – The unmistakable sense of optimism that has come with Brendan Venter’s arrival at the Springboks will be short-lived. (…)”

      • Giovanni ha detto:

        Ok, è più chiaro ora. Thanks

      • fracassosandonà ha detto:

        il più stimato tecnico della difesa conteso tra le due federazioni più scalcinate dei due emisferi…

        Qualcuno sopra parla di critiche o attacchi a COS…
        a me sta personalmente simpaticissimo, me lo rendono antipatico coloro che ne esaltano le virtù salvifiche (sue e della santissima trinità che ci benedice con la sua sola presenza) a prescindere…
        AG, con l’eleganza che ne contraddistingue gran parte delle uscite stampa, all’epoca dichiarò di averlo preso dopo che Cheika e Wayne Smith avevano declinato l’offerta, tanto per cominciare…
        COS è un bravo allenatore, competente e telegenico, stimato nell’ambiente europeo, ha i suoi meriti e le sue capacità, ma non è una divinità e non è neppure che steve hansen abbia mollato gli ABs per trasformare quest’Italia sorda e grigia in un bivacco di manipoli ovali…
        Ha voglia di lavorare e di coordinarsi con le franchige, il che, ne fa un ottimo allenatore ma non il plenipotenziario del rugby italiano…
        anche perché con il budget a disposizione di una federazione con il bilancio da sistemare non è che si possano fare chissà quali acrobazie…

      • Mamo ha detto:

        Coloro i Quali, Fracasso, Coloro i Quali 😀 😀 😀

      • Mamo ha detto:

        Non vedo faccine divertite.
        Ma l’hai capita o no ?

      • fracassosandonà ha detto:

        Capita tardi. 🙂

      • Mamo ha detto:

        😉

  13. fabiogenova ha detto:

    Il problema è molto delicato ed io non ho molto da aggiungere rispetto agli interventi che ho letto sopra. Faccio però notare che quando la FIR ha tolto la sua candidatura ai mondiali del 2023 WR era molto contrariata, soprattutto per le motivazioni che sono state addotte. Credo che l’ultimo barlume di credibilità l’abbiamo perso proprio in quella occasione; il resto lo hanno fatto i risultati disastrosi, sia sportivi sia manageriali.
    Un paio di anni fa, sui commenti di onrugby, dissi che stavo rivalutando Dondi perché in fondo è stato l’unico politico di valore internazionale che il movimento rugbystico italiano abbia prodotto negli ultimi trentanni. Eppure le forzature di Dondi le conosco e so bene che non sono state gratuite. Ma niente, non abbiamo prodotto niente di meglio, non è emerso nessuno che potesse prendere in mano il movimento e portarlo ad un salto di qualità, compreso dal Veneto. Seguo con un certo interesse Terre Ovali ed ho stima di Giovanelli, ma al momento delle candidature per l’ultima elezione l’impressione che hanno dato è che non si sono fatti trovare preparati.

    • Mez10 ha detto:

      E pensa che si preparavano da 4 anni minimo! poi il giorno delle elezioni si son accorti di aver candidato gente non tesserata!
      Però il dilettante è Gavazzi! 😂

      • fabiogenova ha detto:

        Ciao Mez, ben ritrovato. Quel che dici mi conferma che il problema manageriale in Italia è più grave di quello tecnico.

      • Mez10 ha detto:

        Ciao Fabio..infatti! scuola tecnica non solo per i coach, anche per arbitri e dirigenti..professionalizzare la struttura dentro e fuori dal campo..
        ma è l’idea anche di COS, perciò ci vuole pazienza!

  14. Pingback: Non solo Romania e Georgia: la Spagna è la “next big thing”? Oggi no, ma con quei numeri… | Il Grillotalpa – Dentro il Pianeta Rugby

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