Challenge Cup: una inchiesta che non lava l’onta

La sconfitta del Petrarca in Spagna contro l’El Salvador è di qulle che rimangono nella bacheca degli orrori. Gli spagnoli però potrebbero incorrere in sanzioni, come ci dice la Gazzetta dello Sport:

L’Ere ha aperto un’inchiesta sulla partita di Challenge Cup Petrarca-EI Salvador del 19 dicembre, vinta 37-16 dagli spagnoli, che avrebbero schierato l’ala Martin senza che fosse stato inserito nella lista a inizio torneo. Una commissione stabilirà l’entità della possibile sanzione

Robertson sicuro: “Gli Aironi metteranno in difficoltà il Bath”

Da La Gazzetta di Mantova

Il guaio alla spalla è solo un lontano ricordo, cinque mesi dopo l’infortunio rimediato nel triangolare di fine agosto Kaine Robertson è ritornato al suo posto e lo ha fatto in maniera soddisfacente, denotando una condizione già buona nella prestazione onorevole degli Aironi in quel di Cardiff contro i Blues. Per la franchigia viadanese quella del 30enne trquarti-ala è una presenza fondamentale, e molto probabilmente il giudizio favorevole sulla prestazione del collettivo viadanese risente in modo importante della presenza dell’azzurro, che da campione d’umiltà si schermisce: «Stiamo attraversando un momento positivo – sottolinea – anche la mia prova è stata aiutata dalla condizione dei compagni, che mi hanno permesso di esprimermi in maniera adeguata. Sapevamo in partenza che per gli Aironi questa era una stagione di adattamento, ma devo dire che stiamo migliorando gara dopo gara e la nostra squadra è sempre più competitiva. Personalmente sto bene, non vedevo l’ora di potere ritornare ad esprimermi in campo. E’ stata dura, ma alla fine siamo ancora qui e questo è quello che conta, cercherò di fare tutto il possibile per aiutare Viadana a fare bella figura contro tutte le avversarie». Sabato ritorna l’Heineken Cup e alle 15,30 (ora italiana) gli Aironi saranno a Bath, in Inghilterra, contro una squadra che all’andata si impose 22-6: «Sono sicuro – dice Robertson – che metteremo in difficoltà anche il Bath». Oggi è previsto un giorno di riposo, domani nuova seduta

Crac Dahlia: Treviso protesta

Da La Tribuna in edicola oggi

Dahlia è in liquidazione, e il popolo del rugby trevigiano, che aveva acquistato gli abbonamenti alla pay-tv per vedere i match della Magners Celtic League, insorge. «Si vedrà ancora il Benetton? Abbiamo pagato l’abbonamento per l’intera stagione, siamo a metà..» chiedono i telespettatori. A settembre, in occasione della storica prima edizione del torneo aperto all’Italia, con Treviso e Viadana in lizza, avevano risposto all’appello del colosso scandinavo, abbonandosi. Anche nei covi del rugby — bar e osterie — dove la televisione calamita appassionati per le trasferte dei «leoni» in Galles, Scozia e Irlanda, monta la protesta. «L’ultimo match non è stato nemmeno trasmesso, come altri — dicono numerosi supporter — e adesso cosa succede? Ah, saperlo. Se lo chiede anche il presidente del Benetton, Amerino Zatta, che interviene sulla vicenda. «Dire che siamo sorpresi è poco — dichiara Zatta — e ci troviamo anche a disagio, perché non siamo mai stati coinvolti né nelle trattative con l’emittente televisiva, nè al momento del contratto. Ha gestito tutto la Fir. Una cosa è sicura: non lasceremo nulla di intentato perché fra tre settimane, quando riprenderà la Celtic, ci siano garanzie di visibilità. Non è possibile che dopo i nostri investimenti per essere competitivi in uno dei massimi tornei di rugby a livello internazionale, la squadra rischi di restare senza vetrina da qui a fine stagione. Per la squadra, la società, i tifosi sarebbe una perdita gravissima, in termini di visibilità e di immagine». Intanto, la Rai trasmette il torneo di Eccellenza, il campionato, motlto meno apptibile se si parla di spettacolo… Sky aveva fatto offerte in estate alla Fir: invano.

Il rugby torna al cinema: in Francia

Da Rugby 1823

Nipote di una leggenda del rugby, figlio di una leggenda del rugby e lui stesso ex rugbista, Jo Canavaro non può non vedere nel proprio figlio tredicenne una futura leggenda della palla ovale. E’ questa la linea rossa che dà il là a“Le fils à Jo”, film francese che sta facendo trepidare d’attesa il pubblico transalpino e che, a un anno di distanza da Invictus, riporta il rugby nel grande cinema. Una storia d’amore, famigliare, che riporta a quel cinema che unisce amore, povertà, tradizione e sport in un’unica, grande, storia.

Le fils à Jo è un film di Philippe Guillard con Gérard Lanvin (Jo) e Jérémie Duvall (il figlio) e che uscirà proprio oggi nelle sale francesi. Guillard, il regista, conosce bene il mondo ovale essendo un ex giocatore (trequarti del Racing Club de France) e commentatore per Canal+.
Ambientato nel sudovest della Francia, dove il rugby è religione, la storia racconta la battaglia di Jo, ex rugbista e muratore, che lotta contro il suo stesso paese, contro la volontà del figlio e contro la “modernità” pur di realizzare il suo sogno. Quello di vedere il figlio diventare un giocatore di rugby. Per farlo, Jo decide di ricostruire la squadra di rugby di un piccolo paese del Tarn. Dove il campo di rugby rischia di scomparire, sostituito da una fabbrica gestita da una società irlandese, poco propensa a farsi commuovere da discorsi sulla tradizione ovale transalpina. Ma Jo dovrà combattere anche contro i suoi concittadini e contro suo figlio, ottimo studente di matematica e buon rugbista, ma che non è convinto della scelta del padre. Una storia di provincia rurale, povertà e tradizione, dove lo scontro generazionale si mischia con l’amore per lo sport. Una “storia semplice e toccante, che mi ha ricordato in alcuni punti Billy Elliott” come ha dichiarato Gérard Lanvin.
La critica francese e gli spettatori che già hanno visto il film (uscito a fine dicembre proprio nelle regioni del sudovest) ne hanno parlato in maniera entusiasta. Un film da non perdere, sperando arrivi anche da noi.

 

La vera Celtic? E’ al “Battaglini”…

Un editoriale-provocazione (ma fino a quanto?) pubblicato ieri su Il Resto del Carlino – Rovigo a firma di Andrea Nalio. Di parte? Assolutamente. Come forse è giusto che sia

È UN RITORNELLO che ricorre ormai troppo spesso negli ultimi mesi del rugby italiano ed a forza di sentir^ lo sembra quasi avere convinto. «È un campionato scadente…non spettacolare.. .un tricolore sbiadito…». Affermazioni certo legittime, supportate da immagini di sfide tecnicamente noiose e dal basso tasso di meraviglia. Ma sabato pomeriggio, in controtendenza rispetto alle convinzioni generali (alla lunga anche noiose), Rovigo (soprattutto) e Crociati, hanno regalato emozioni alimentate da un pubblico mai così numeroso quest’anno. Le urla che hanno accompagnato in meta Pace, gli applausi riservati a Van Niekerk, l’ovazione tributata ai bersaglieri al termine della gara. Segnali di euforia da parte di una città che, Celtic o meno, trova sempre nei colori rossoblu un motivo di orgoglio e felicità, palesati entrambi quand’è il momento di incitare la squadra (in casa od in trasferta). Chi se ne frega di chi ha deciso di andare in Irlanda a giocare, la logica vuole un campionato nazionale circoscritto ai confini geografici di un Paese. Padova, Prato, Roma, i rossoblu hanno chiarito a tutti le gerarchie di un torneo che li vede nuovamente e meritatamente in testa. Ed anche nello spogliatoio rossoblu, lo stato d’animo è di quelli che accompagnano ai momenti speciali, tant’è la convinzione della forza del gruppo. «Saltavo di gioia, non riuscivo a trattenere il sorriso…», ha confessato Polla Roux al termine della gara stravinta con i Crociati, mentre teneva in braccio suo figlio Leo. Non fosse stato per la diversa stazza, a stento avremmo capito chi era il bambino…