Tra Pro14 e Rugby Championship: i dolori del Sudafrica nel Tinello di Vittorio Munari

Torna l’appuntamento con la rubrica più attesa del Grillotalpa. Oggi a finire sotto la lente d’ingrandimento di Vittorio Munari c’è il momento complicato del Sudafrica, tra cambi di identità e mire espansionistiche in Europa che arrivano sino alla Champions Cup.
Palla a Vittorio!

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12 thoughts on “Tra Pro14 e Rugby Championship: i dolori del Sudafrica nel Tinello di Vittorio Munari

  1. Mr Ian

    Il discorso Sud Africa, tralasciando la gara contro la NZ, rimane sempre quello, è Coetzee l allenatore per cui la squadra da anima e corpo in campo? lo seguono ciecamente in tutto e per tutto? secondo me no. Questo sentore c era già lo scorso novembre, e non sostituirlo con Ackermann è stato un grosso errore secondo il mio punto di vista.
    Il Sud Africa è in fase di rivoluzione rugbistica, magari non aiuta incontrare gli extraterrestri, ma lasciamogli tempo…Io personalmente metterei una pietra sopra sui Lions e parallelismi vari, perchè per fermare la NZ è stato necessario prendere il meglio del meglio da quattro nazionali, fa storia a se…vedremo l Inghilterra cosa sarà capace di fare

  2. Gysie

    Per quanto superata, la Currie Cup ha ancora il suo appeal, specie per quelle province che dal Super Rugby non hanno mai tratto molte soddisfazioni; se poi interviene la scelta di entrare nel Pro14, si crea un guazzabuglio dal quale escono solo altre delusioni. Ne sono esempio i Cheetahs, detentori della Currie Cup e che fino al momento della decisione di partecipare al Pro12 randellavano tutti, mentre ora schierano la seconda squadra e vengono fatti a fette. E non è che nel torneo europeo stiano facendo sfracelli, anzi.

  3. Kristian Gatta

    OT: avete letto della mossa pragmatica di Rugby Reggio che ha rifiutato la diretta streaming di Rugby Channel? Solo perchè arriva Rovigo questo w-e…
    Sono dei poracci.

      1. Kristian Gatta

        Appunto. Il pubblico che segue il Rovigo. Vorrò vedere se anche le prossime settimane non permetteranno la diretta streaming con altre squadre; notoriamente i rossoblù sono quelli che girano di più per gli stadi avversari.

  4. a.d.g.

    Il Sudafrica ha molti problemi, di ordine sociopolitico e di ordine tecnico, ma noi tolto che osservarli ed esprimere i nostri più o meno gratuiti pareri non possiamo fare altro. Può essere che le squadre sudafricane non aggiungano nulla alla qualità del Pro14, ma male certo non fanno. Il fatto poi che abbiano messo gli occhi sulla Champions, non vedo come la cosa ci possa riguardare. L’unico serio pericolo che correremmo sarebbe un loro interesse verso il Six Nations, che per le sue caratteristiche e tempistica male si presta, però, a trasferte nell’emisfero Sud.
    Munari, ormai, dello scarso significato tecnico del Pro14 ha fatto un suo cavallo di battaglia, probabilmente ha ragione, ma dal punto di vista dell’Italia , il parteciparvi è tutto grasso che cola. Salvo che qualcuno estragga dal cilindro qualche idea geniale per fare dell’Eccellenza un campionato “professionistico” a tutti gli effetti.

    1. rugbydinasty

      La prima idea te l’ha data Cavinato,….Il problema, è trovare un gruppo di persone che non partano dal presupposto, “tutto va bene madama la marchesa”

  5. BigPaci

    Malcontati nei 3 campionati europei (senza contare Cheetas e Kings) giocano circa 110-120 giocatori sudafricani, quasi tutti bianchi, a cui vanno aggiunti quelli che militano in Giappone. Questo, credo a causa delle non ottimali condizioni economiche del paese, porta a un indebolimento costante delle franchigie e quindi della nazionale

  6. Poros

    Mi lascia un po’ perplesso il riferimento alle radici identitarie del rugby sudafricano. È storia, nobilissima e da rispettare. Ma il Sudafrica è cambiato. Cerca una nuova identità politica, culturale, sportiva. La sfida che trovo appassionante è seguire il romanzo, il lavoro di questa rielaborazione.
    Certo i rigetti, forse i rigurgiti, che tendono a lacerare la rainbow nation sono momenti di difficoltà, ma anche opportunità. Non sarà con il ritorno a una identità residuale che andranno avanti. Il punto mi pare un altro: come pensano di sviluppare il loro rugby? Munari ha sintetizzato mirabilmente le caratteristiche del passato. Come farle diventare u,n patrimonio e non solo un macigno?

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