Treviso, parte nuova stagione con tante facce nuove

dall’ufficio stampa del Benetton Rugby

Si è radunata oggi la formazione del Benetton Treviso come inizio ufficiale della stagione 2012/2013, che vedrà ancora una volta i Leoni impegnati nel RaboDirect PRO12 ed in Heineken Cup. La competizione celtica prenderà ufficialmente il via nel fine settimana del 1 settembre, mentre la Coppa Europa partità nel week-end del 12-13-14 ottobre. Nel frattempo i Leoni sosterranno due amichevoli contro London Wasps (10 agosto) e Saracens (17 agosto), entrambe previste alle 20:30 allo Stadio Monigo. Con i Saracens sono anche previsti allenamenti congiunti.

Chiamata alle armi di mattina presto quest’oggi per i giocatori che Franco Smith avrà a disposizione in questa prima settimana di lavoro. Alle 8:30 gli atleti si erano già presentati negli spogliatoi dello Stadio Monigo e avevano fatto conoscenza con i nuovi arrivati. Il tecnico sudafricano ed il suo staff hanno poi salutato la squadra in italiano, chiedendo una traduzione d’eccezione in inglese per i nuovi stranieri al pilone Lorenzo Cittadini, che ben si è comportato nonostante lo spiccato accento bresciano.
Franco Smith ha subito illustrato il programma della giornata e della settimana ai ragazzi, illustrano nel contempo gli obiettivi per la nuova stagione. Scopo principale è quello di continuare a migliorarsi e meritarsi il rispetto delle grandi squadre che compongono le due competizioni. Il Capo Allenatore ha chiesto a tutti i presenti il massimo dell’impegno e soprattutto grande fiducia nei confronti di un gruppo sempre più amalgamato e forte. Credere in se stessi e nella propria squadra è stato, infatti, l’invito conclusivo dell’ex giocatore biancoverde al termine della prima riunione.

A seguire i giocatori hanno svolto test fisici in palestra e non solo con i due preparatori atletici, Fabio Benvenuto e Giorgio Intoppa, e tutte le ultime indagini mediche con lo staff guidato dal medico Marino Baldo e composto dagli altri dottori Marco Cesana e Roberto Saccocci, oltre che dai fisioterapisti Fabio Presotto ed Ennio Zaffalon. Seduta breve in palestra per i giocatori più esperti, mentre i nuovi arrivati si sono soffermati a lungo e hanno sostenuto più circuiti di prove.
Al momento sono otto i volti nuovi a disposizione dello staff, si tratta del mediano di apertura James Ambrosini, del terza linea Dean Budd, dell’ala Angelo Esposito, del seconda linea Marco Fuser, dei centri Doppies La Grange e Luca Morisi, del pilone Bees Roux e dell’ultimo arrivato, il tallonatore Giovanni Maistri. Nel gruppo “storico” presenti tutti gli altri giocatori, compresi gli infortunati Leonardo Ghiraldini e Manoa Vosawai, che stanno svolgendo lavoro di riabilitazione. Assenti i soli giocatori impegnati nell’ultimo tour con la Nazionale Italiana in America, ancora a riposo e nuovamente a disposizione a partire da lunedì 23 luglio.

Mercoledì prossimo 11 luglio si aggregheranno altri due nuovi giocatori: i trequarti Christian Loamanu e Michele Campagnaro. Questa sera, secondo un programma pressochè standard per tutto l’inizio, prima seduta di allenamento sul campo presso il Centro Sportivo “La Ghirada” di Treviso alle ore 18.

Ufficiale, Gavin Henson ai London Welsh. Questa volta durerà?

Gavin Henson vestirà la prossima stagione la maglia dei London Welsh, è ufficiale. Lo ha annunciato la stessa società inglese. Le trattative tra la neopromossa e il lunatico giocatore gallese andavano avanti da qualche settimana, ora la positiva conclusione.
La domanda che tutti si fanno è come si comporterà questa volta il talentuosissimo Henson, capace di affogare (spesso nei bicchieri di alcol e in pinte di birra) le sue straordinarie capacità. Speriamo per lui e per gli Exiles che questa sia davvero la volta buona.

Nuova Zebra (annunciata) in arrivo a Parma: Carlo Festuccia

dall’ufficio stampa Zebre Rugby

Le Zebre informano di aver raggiunto un accordo biennale con Carlo Festuccia, tallonatore trentaduenne con 54 caps con la maglia dell’Italia.

Il numero due aquilano completa con il proprio arrivo in bianconero il reparto di prima linea della nuova franchigia italiana, che questa sera a Moletolo sosterrá il primo allenamento sul campo dopo il lavoro in palestra della scorsa settimana, andando ad arricchire con la propria esperienza la giá foltissima pattuglia di internazionali delle Zebre.

“Per una squadra giovane come la nostra – ha detto il tecnico degli avanti delle Zebre, Vincenzo Troiani, concittadino di Festuccia – poter contare sull’esperienza in prima linea di un atleta come Carlo é un grandissimo valore aggiunto. Festuccia ha vinto un campionato di ProD2 in Francia con il Racing, ha giocato con continuità in Top14 e nelle Coppe Europee e da nove anni é una presenza costante nell’Italia. Porterà molto alla nostra mischia e le sue competenze saranno importanti anche per la crescita di due tallonatori piú giovani come Giazzon e Manici”.

“Sono felice di poter giocare ancora a Parma, una città che mi ha dato molto rugbisticamente ed a cui sono molto legato” ha dichiarato Festuccia. “Mi entusiasma l’idea di confrontarmi costantemente con il Rabodirect PRO12 e di tornare a giocare una grande competizione come l’Heineken Cup. A giugno sono rientrato in Nazionale dopo oltre un anno di assenza e giocando con le Zebre farò di tutto per aiutare la crescita del gruppo da un lato e per dimostrare di continuare a meritare l’azzurro dall’altro”.

Festuccia si aggregherà alla rosa delle Zebre a partire da lunedì 16 luglio.

Zaffiri, il capitano raddoppia: altri due anni a L’Aquila. Anche da preparatore atletico

dall’uffico stampa de L’Aquila Rugby

Promessa mantenuta: la terza linea aquilana indosserà ancora la maglia nero verde. Maurizio Zaffiri ha rinnovato il contratto con una firma biennale che lo vedrà in campo con il consueto numero sette svolgendo inoltre il ruolo di  preparatore atletico de L’Aquila Rugby 1936.

“Prima di tutto voglio ringraziare la società per aver rinnovato la fiducia nei miei confronti: oggi, firmando questo contratto, realizzo il sogno di concludere la carriera da giocatore nella mia città” – ha dichiarato Maurizio Zaffiri.

Simbolo e bandiera del rugby nero verde, la terza linea aquilana si è sempre distinta per l’indiscussa determinazione, tecnica ed emotiva, e per la sua capacità di mettersi a disposizione del gruppo e della squadra.  Queste doti e la sua indubbia umiltà lo hanno portato ad una decisione importante, maturata di comune accordo con la società del presidente Marinelli: la consegna della fascia di capitano al tre quarti Marco Di Massimo.

“Due anni fa il club aquilano ha dato inizio ad un progetto societario e sportivo di durata quinquennale: al termine di  questo percorso non sarò più in campo, almeno nelle vesti di giocatore, per cui ci è sembrato importante  iniziare in questa stagione di mezzo l’avvicendamento alla leadership della squadra, individuando fin da subito in Marco Di Massimo una nuova guida per il gruppo. – ha proseguito la terza linea aquilana – Marco è un ragazzo in gamba, viene da un’ottima stagione al termine della quale ha ricevuto il titolo di MVP del campionato di Eccellenza. È un giocatore che ogni volta che indossa la maglia nero verde non solo sente la giusta tensione tecnica per dare il massimo, ma vive profondamente la responsabilità e l’orgoglio di rappresentare la nostra città. Non mi sento di dargli consigli perché credo che non esista un solo modo di essere capitano e sono certo che Marco individuerà il migliore, voglio però dirgli che se dovesse avere bisogno di un confronto sarò sempre lì pronto” – ha concluso Maurizio Zaffiri.

“Oggi abbiamo rinnovato un contratto determinante:  Maurizio Zaffiri è un grande giocatore, un simbolo importante dei colori neroverdi e, da quest’anno, un ulteriore vanto per il nostro staff tecnico. In merito al passaggio di consegne rivolgo a Marco Di Massimo le più sincere congratulazioni e so che ha tutte le qualità per raccogliere questa responsabilità e diventare un grande capitano” – ha dichiarato il presidente Romano Marinelli.

Globale e analitica, due scuole a confronto. Dalla Francia al resto del mondo

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino

Metodo globale o analitico? L’interrogativo torna periodicamente ad animare il dibattito, specie in Francia. Ne abbiamo parlato qualche settimana fa a proposito della formazione dei mediani di apertura. Ma la questione è un po’ più complessa e non può essere ridotta alle spinose dispute tra i guelfi di dottrina anglosassone e i ghibellini all’ostinata ricerca di spazi e gioco spontaneo.
Semplificando al massimo: il metodo analitico muove dal particolare al generale. Costruisce il giocatore a partire dall’apprendimento progressivo di gesti tecnici e si traduce in un rugby che, di fatto, dà priorità alla percussione. Il metodo globale al contrario parte dal generale e scende al particolare. La formazione comincia nella testa del giocatore, educato prima di tutto alla lettura permanente delle situazioni di gioco e all’adattamento delle scelte tattiche, senza schemi prestabiliti. Predilige l’evitamento e cerca di battere la difesa con soluzioni inattese.
Il metodo globale è stato in parte concepito da Pierre Villepreux in Italia, alle fine
degli anni Settanta, quando allenava la nazionale azzurra. Successivamente si è affermato a Tolosa per arrivare infine con Skrela e Villepreux stesso ai Bleus e alla direzione tecnica della federazione francese. Ha discepoli in tutto il mondo, in particolare nelle Accademie federali inglesi (eresia) con Brian Ashton, in Nuova Zelanda con Wayne Smith e, in parte, Graham Henry. Ma resta una corrente
d’avanguardia, dunque minoritaria, con forti oppositori proprio in Francia, a cominciare dagli eredi della scuola di Grenoble tra i cui padri c’era Julien Saby, una delle figure più importanti nella storia del rugby italiano.
La cosa interessante è che nei mesi scorsi il metodo globale sia stato messo in discussione proprio nella sua mecca, Tolosa. «Nel club la formazione è globale però i giovani non migliorano il gioco al piede, oggi divenuto un’arma fondamentale» si è lamentato il presidente René Bouscatel. Interpellato a proposito dal quotidiano
l’Equipe, Philippe Rougé-Thomas, responsabile della formazione nel club, ha
spiegato: «C’era confusione. Si privilegiava l’intelligenza situazionale, regolando i problemi tecnici all’interno del gioco globale. Ma mi sono reso conto che certi giocatori
arrivavano alle soglie del professionismo senza possedere alcuni fondamentali. Vedevano le situazioni, ma non sapevano sfruttarle».
E’ così che a Tolosa da un paio di stagioni sono state introdotte, oltre a specifici
atelier, sedute di tecnica individuale in ogni allenamento dal minirugby alla juniores e
una preparazione mirata che precede e accompagna il passaggio dei giovani all’alto livello. Il metodo insomma non è stato accantonato, ma corretto. Verrebbe da dire adattato.
E in Italia? La situazione è inevitabilmente datata e incerta. La linea Villepreux è
stata equivocata, ripresa e abbandonata più volte. C’è ancora chi parla di scuola
francese senza distinguere Saby da Villepreux, Conquet e Devaluez da Deleplace, Brunel da Novés. A dire il vero ci sarebbe anche chi, nonostante i risultati delle nostre squadre in campo internazionale, parla di fiorente scuola tecnica italiana. Ma qui l’unica è chiamare un dottore.