Brunel parla: Sei Nazioni, franchigie e giocatori che vanno all’estero

Francesco Volpe e Christian Marchetti su Il Corriere dello Sport

Jacques Brunel è in Italia da otto mesi e ne ha già viste di tutti i colori, tra franchigie che
saltano per aria e azzurri che, tornati a casa, rifanno prontamente i bagagli. Eppoi la
costante tensione tra FIR e Treviso – shhh, è un po’ che i cannoni tacciono – le polemiche
sulla nuova franchigia federale, la probabile riduzione di squadre e introiti italiani nelle
Coppe dal 2014. (…)

Novembre 2011-Giugno 2012, otto mesi o giù di lì. Soddisfatto del suo lavoro fino a questo momento, monsieur Brunel?
«Otto mesi?! Dieci settimane piuttosto. Quelle che hanno preceduto il Sei Nazioni e i raduni che sono riuscito a ritagliare, per giunta non potendo sempre disporre di tutti gli effettivi. Ma mi trovi lei un ct di una nazionale di rugby che di questi tempi non si lamenti del poco
tempo a disposizione. Scherzi a parte, veniamo da un Sei Nazioni che ha offerto indicazioni importanti, che è stato interessante per lo spirito che questi ragazzi hanno mostrato. (…)».
D’accordo, ma nel frattempo diverse pedine scelgono l’estero (Romano forse ai Saracens, Staibano sicuro ai Wasps ), altri ci ritornano accettando di buon grado anche l’esperienza nella seconda serie francese (Canale a La Rochelle e Masi a Lione). Che fine ha fatto il progetto “figliol prodigo” della Fir?
«Ovvio che per noi sarebbe più interessante tenerli in Italia, ma l’importane è che siano sempre impegnati nell’alto livello. Anche La Rochelle, ad esempio, è un buon banco di prova: conosco bene il loro staff tecnico. L’esperienza all’estero è comunque da vedere come
un’opportunità». (…)

Dal Mondiale una valanga di soldi alla FIR: Dondi passa all’incasso

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

L’Italia dagli utili di Coppa del Mondo 2015 otterrà per la prima volta nella storia della manifestazione la stessa parte delle grandi nazioni. «Come gli All Blacks – spiega il presidente della Fir Giancarlo Dondi – L’abbiamo stabilito nella riunione a maggio dell’Irb. Dovremmo incassare circa 7 milioni di sterline, oltre 10 milioni di euro. Il doppio di quanto ottenuto dai Mondiali in Nuova Zelanda».
È uno degli effetti politici per aver scelto il cavallo vincente nelle ultime elezioni dell’International Rugby Board. Dondi in dicembre al voto ha schierato l’Italia con il francese Bernard Lapasset, rieletto presidente per 14-12 su Bill Beaumont, e sta raccogliendo i frutti. Ha conservato il suo posto nei sette componenti del direttivo, è divenuto presidente della commissione antidoping Irb e incassa più soldi. «Il bilancio federale (circa 38 milioni di euro a stagione, ndr) è ormai composto per il 70% da entrate dell’attività internazionale: Ere, Irb, Sei Nazioni e Coppa del Mondo. A dimostrazione del prestigio goduto dall’Italia». E del potere acquisito. Dondi seguirà infatti la parte di tour estivo della nazionale in Nord America per consolidare la forza della lista Lapasset in
quell’area strategica. «Andrò dai canadesi, che non avevano votato per noi» afferma. A differenza del presidente nordamericano Bob Latham, entrato anch’egli a far parte del direttivo Irb. Prima di partire però c’è il varo della franchigia federale.
«Abbiamo inviato il progetto al board del Pro12, attendiamo il loro via libera per ufficializzarlo, spero arrivi a giorni».
Nessuna dichiarazione in merito quindi. Ma dalla chiacchierata con Dondi si capisce che
la sede sarà Parma, non Viadana o Reggio. «Lo stadio di Moletolo ha già 4.500 posti:
3mila fissi, 1500 con le tribune mobili portate dal Flaminio. Coi lavori arriverà a 5.500. Il tecnico del Comune mi ha detto che inizieranno oggi e durare 2-3 mesi». Sui giocatori per la squadra questa la linea: «Non piglieremo stranieri per migliorarla, ma solo per necessità nei ruoli scoperti». Quindi tutti o maggioranza di italiani. I contratti non sono firmati, ma si sarebbe raggiunto l’accordo sulla parola con circa il 60% degli interessati. Fra di essi Garcia, ex Treviso, Bacchetti e Giazzon del Rovigo.

La foto del giorno: gli All Blacks e un allenamento tra le ragazzine

D’accordo la Nuova Zelanda è un paese con pochi abitanti, una sorta di paesone di provincia… Però non è da tutti presentarsi all’allenamento di una squadra femminile di un liceo di Auckland e allenarsi con le giovani giocatrici. Bene, gli All Blacks lo hanno fatto poche ore fa…

Il tinello di Vittorio Munari: a capo fitto nelle “cose italiane”. Imperdibile

Fidejussioni, capitolati, giocatori contattati e giocatori “pressati”, Nuova Franchigia, Aironi, Jacques Brunel, il ruolo determinante del torneo d’Eccellenza, Accademie, Pro12, soldi, spese e federazione…
Di sicuro mi sto dimenticando qualcosa, ma l’appuntamento odierno con Vittorio Munari è davvero imperdibile. Ascoltate e condividete!

Fotogallery: quando Sebastiano Pessina va per Rugby nei Parchi (milanesi)

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