Tre cambi per il Sudafrica che punta al triplete con l’Inghilterra

Heyeneke Meyer cambia qualcosa nella formazione che va ad affrontare a Port Elizabeth l’Inghilterra con la speranza e la volontà di far suo anche l’ultimo test-match di giugno.
Per infortunio non ci saranno Willem Alberts e Pat Lambie, al loro posto rispettivamente Jacques Potgieter e Gio Aplon. Non ci sarà nemmeno Frans Steyn, che si sposa, con Wynand Olivier che lo sostituisce.
Due cambi infine anche in panchina, dove Elton Jantjies trova posto per la prima volta e dove Ryan Kankowski prende il posto di Keegan Daniel.

South Africa

15 Gio Aplon, 14 JP Pietersen, 13 Jean de Villiers (c), 12 Wynand Olivier, 11 Bryan Habana, 10 Morne Steyn, 9 Francois Hougaard, 8 Pierre Spies, 7 Jacques Potgieter, 6 Marcell Coetzee, 5 Juandre Kruger, 4 Eben Etzebeth, 3 Jannie du Plessis, 2 Bismarck du Plessis, 1 Beast Mtawarira.

Replacements : 16 Adriaan Strauss, 17 Werner Kruger, 18 Flip van der Merwe, 19 Ryan Kankowski, 20 Ruan Pienaar, 21 Elton Jantjies, 22 Bjorn Basson.

Elezioni FIR: e se Dondi non si ricandidasse?

La cosa viene sussurrata a mezza voce anche nei corridoi della FIR. Nessuno ne parla apertamente e non c’è – per il momento – nemmeno la più vaga ombra dell’ufficialità, ma la voce gira e il volume aumenta: e se Dondi non si ricandida?
Che l’attuale presidente FIR si ripresentasse alle prossime elezioni era un qualcosa che tutti davano per scontato, probabilmente anche il diretto interessato, almeno fino a qualche mese fa. Poi qualcosa è cambiato. Forse solo nella percezione, ma è una sensazione importante, perché per quanto non ancorata a nessun segno tangibile è una assoluta novità.
In Italia le federazioni sportive, tutte le federazioni sportive, sono dei luoghi che si possono tranquillamente definire parastatali. Non sto dando una valore negativo alla parola, però è un dato di fatto. La managerialità e una professionalizzazione vera sono entrate in questi anni a spizzichi e bocconi, in maniera disordinata e legati a singoli soggetti. E’ vero nei livelli più bassi ma è anche più vero per quanto riguarda i quadri e i vertici. Accanto a esempi di meritata responsabilità ce ne sono altri in posizioni anche molto importanti “premiati” per la fedeltà a una parte.
Intendiamoci, non vivo su una pianta e so benissimo che tutto il mondo è paese e che anche nella tanto decantata RFU (faccio un esempio tra altri) ci sono ruoli assegnati per riconoscenza. Certo, all’estero, anche in quei casi c’è sempre un tot di meritocrazia che nei paesi latini tende ad assottigliarsi, e non solo nel rugby. Premio cioè un uomo a me fedele ma che ha pure delle qualità e le skills giuste per sedersi su quella poltrona, questo un po’ il senso, solo che la seconda parte della frase al di qua delle Alpi tende a sparire.

Il presidente Dondi è un po’ vittime di questo sistema, che non ha creato o inventato, ma che ha contribuito a mantenere. Al pari di altre situazioni simili non ha avuto la capacità – o forse la voglia – di costruire una sua naturale “prosecuzione”. Attorno a un pugno di fedelissimi ha costruito un vertice che è estremamente accentratore ma che alla lunga diventa autarchico e asfittico. Di yes man è pieno il mondo, a qualsiasi livello e latitudine, l’importante è non metterne troppi nella stanza dei bottoni, che non avranno mai il coraggio di dire al conducente che una manovra è sbagliata: non sono lì dentro per capacità, ma per opportunismo. Il loro unico interesse è l’autoconservazione.
E a un certo punto succede che la ruota smette di girare nel senso in cui l’hai sempre spinta, l’unico che conosci. Non c’è un perché, o forse ce ne sono tanti, però le cose iniziano ad andare male e le risposte che hai sempre dato/usato non funzionano più. Forse per saturazione.
E così succede che nel giro di pochi mesi ti ritrovi a dover fare i conti con un caso-Aironi probabilmente non gestito al meglio (fonti qualificate mi hanno più volte detto che a spingere in maniera decisa verso la soluzione franchigia federale non è stato Dondi, ma i due uomini a lui più vicini) che ha dato il via a una vera e propria cascata: la reazione di Treviso, certo, che forse sarebbe arrivata comunque a quel comunicato ma non ne abbiamo certezza. Probabilmente a fare più male è stata però Rovigo, piazza tanto riottosa nella base ma quanto fedele nelle stanze che contano. Quel comunicato di un mesetto fa sull’invadenza della nuova franchigia è stato molto più di un campanello d’allarme: se i rossoblu si sono esposti in quella maniera è perché quel blocco di potere ormai ha iniziato a sfaldarsi. Quanto però non è dato saperlo.
La cosa tragica è che questi sono colpi che arrivano per quanto c’è in superficie e non per i mali più profondi del nostro movimento: non per le difficoltà economiche e infrastrutturali in cui versa il rugby di base e non solo, non per gli scarsi risultati agonistici o per una mancanza di progetti ad ampio e lungo respiro. Cose di cui in realtà non si è mai dibattuto un granché. E’ questa è una colpa del movimento TUTTO.
Se gli stessi problemi che oggi stanno causando un mezzo sconquasso fossero comparsi tre o quattro anni fa probabilmente tutto sarebbe in qualche modo rientrato. Oggi no. Anche se Dondi dovesse presentarsi e vincere si troverebbe a gestire un movimento in debito d’ossigeno e profondamente spaccato, cosa che dopo 16 anni di gestione non può non essere considerata un fallimento.
Dondi è una persona che nel corso degli anni ha attirato diverse critiche, alcune anche molto pesanti. La cosa non stupisce, credo sia nell’ordine naturale delle cose se si tiene a lungo in mano la leva del comando,se in qualche modo si finisce per far coincidere la carica alla persona e non le si tiene ben separate.
In tanti ne parlano male, ma l’uomo è dotato di innegabili qualità politiche: non si rimane alla guida di quella che è una delle federazioni sportive più importanti d’Italia per un periodo così lungo se non se ne hanno. La domanda è se oggi il presidente Dondi è capace di un colpo di reni che ribalti totalmente o quasi le linee-guida della sua gestione. Se è in grado di rimettersi completamente in discussione a una età in cui generalmente è difficilissimo farlo. Nei corridoi FIR questo clima di incertezza è stato subodorato da tanti, da qui i rumors e le voci. Si candiderà? Preferirà farsi da parte ed evitare una possibile (attenzione: possibile, non probabile o certa) sconfitta contro “l’odiata” Treviso? Passerà la mano a uno dei suoi eterni delfini e in quel caso che speranze di vittoria possono avere?

Mercato a Parma: Zebre in affanno, Crociati in “guerra” con Prato

Paolo Mulazzi per La Gazzetta di Parma

A Parma sono già iniziate le partenze estive sia alle Zebre sia ai Crociati anche se nel caso di alcuni gialloblù il luogo di partenza coincide con quello di arrivo. Voli continentali li hanno presi Del Fava (Newcastle Falcons), Staibano (London Wasps), Romano (Saracens), Biagi (Bristol) e Furno (Narbonne). A questa pattuglia della ex colonia Aironi si aggiungono quelle di Alberto De Marchi e Giulio Toniolatti, direzione Treviso. In stand-by Mauro Bergamasco. Roberto Manghi e lo staff tecnico delle Zebre stanno lavorando agli sbarchi. Al momento l’allestimento della rosa prevede il ricorso a diversi giocatori nella lista degli Emerging azzurri come il certo Giazzon ed il probabile Bacchetti ma non Bocchino, più alcuni elementi provenienti dai Crociati quali Caffini, Manici e l’esperto Tripodi, mentre per Van Vuren la questione è un po’ più complessa. Il 22enne gialloblù ha firmato un contratto triennale, hanno fatto sapere da Prato. Alle Zebre – che devono rimpolpare il reparto di seconda e terza linea – il giocatore, per il quale dovrà essere pagata l’indennità di formazione, interessa e il suo destino potrebbe non essere affatto in Toscana qualora il presidente Tonfimi sia d’accordo ed il giocatore pure. Nelle prossime ore è previsto un incontro chiarificatore.
Sul fronte stranieri si sta lavorando per inserire giocatori di una certa qualità nei ruoli scoperti da italiani e tali per cui, almeno la maggior parte, possano divenire eleggibili per la nazionale.
I Crociati oltre a quegli elementi promossi in Prol2 salutano anche Rubini che si avvicina a casa: giocherà nella Lazio. Per Festuccia, che aveva firmato un pre-contratto con le Fiamme Oro, si attendono conferme circa l’eventuale promozione «d’ufficio» dei romani in Eccellenza. Delnevo è tentato dal Prato. «Dek», per due stagioni consecutive votato il secondo miglior giocatore dell’Eccellenza, è elemento importantissimo per qualità, esperienza, temperamento e Giovanelli, che sta lavorando intensamente sia sotto il profilo tecnico che societario, lo sta «placcando». Lo stesso discorso vale per il giovane nocetano Violi. Tra Parma e Prato, quindi, c’è qualche ingorgo. (…)

I XV Pumas per battere nuovamente la Francia e fare un salto davvero lungo

Il ct Santiago Phelan ha annunciato il XV di partenza per il terzo e ultimo test-match di giugno, il secondo contro la Francia. Finora i Pumas hanno vinto due partite su due e a farne le spese sono state Italia e Bleus.
Un risultato straordinario, o quasi, visto che l’Argentina scesa in campo è una specie di squadra B, con praticamente tutti i big tenuti a riposo per il Rugby Championship. Se poi teniamo conto che ora i biancoceleste sono sesti nel ranking mondiale e in caso di nuova vittoria potrebbero superare l’Inghilterra (se il XV di Stuart Lancaster dovesse essere nuovamente battutto dal Sudafrica, cosa che può tranquillamente succedere) piazzandosi al quinto…
La partita con la Francia è in programma sabato a Tucuman, sette i cambi in casa Argentina rispetto a una settimana fa.

1- Eusebio Guiñazú (17 partidos – 5 puntos)
2- Andrés Bordoy (1 partido)
3- Francisco Gómez Kodela (5 partidos – 5 puntos)
4- Julio Farías Cabello (9 partidos – 5 puntos)
5- Esteban Lozada (18 partidos)
6- Tomás De la Vega (4 partidos)
7- Tomás Leonardi (6 partidos – 5 puntos)
8- Leonardo Senatore (8 partidos – 10 puntos)
9- Tomás Cubelli (9 partidos – 15 puntos)
10- Benjamín Urdapilleta (7 partidos – 34 puntos)
11- Manuel Montero (5 partidos – 30 puntos)
12- Felipe Contepomi (capitán) (77 partidos – 623 puntos)
13- Agustín Gosio (2 partidos – 5 puntos)
14- Facundo Barrea (3 partidos – 40 puntos)
15- Joaquín Tuculet (2 partidos)

Suplentes:

16- Nahuel Tetaz Chaparro (3 partidos – 5 puntos)
17- Bruno Postiglioni (5 partidos)
18- Santiago Guzmán (6 partidos)
19- Benjamín Macome (7 partidos – 10 puntos)
20- Rodrigo Báez (4 partidos – 10 puntos)
21- Martín Landajo (6 partidos)
22- Gabriel Ascárate (4 partidos – 10 puntos)

Entrenador: Santiago Phelan.

British and Irish Lions, un anno al kick-off del tour australiano

Tra un anno gli occhi di tutta Ovalia saranno puntati su Brisbane. Il 22 giugno del 2013 infatti ci sarà il calcio d’inizio della prima sfida tra i British and Irish Lions e l’Australia.
I britannici dovrebbero essere guidati dalla panchina da Warren Gatland, ma non c’è ancora stato l’annuncio ufficiale. Il ct del Galles, per poter seguire a modo il tour australiano, prenderà un periodo sabbatico dalla federazione di Cardiff: di sicuro non sarà in panchina per il prossimo Sei Nazioni e ai Lions non spiacerebbe averlo già a disposizione in autunno…
Il boss della federazione australiana, John O’Neill, ha fatto sapere che il tour del prossimo anno darà vita a un indotto economico di circa 300 milioni di dollari australiani. Poi lancia un’idea: una supersfida tra i Lions e una selezioni di giocatori della SANZAR – Sudfrica, Nuova Zelanda e Australia – da tenersi dopo la RWC 2015.