Elezioni FIR: sarà Zatta l’anti-Gavazzi?

Fabrizio Zupo su la Tribuna di Treviso

Manca l’ufficialità – questione di ore – del comunicato Benetton, ma il rullo di tamburi che lo sta accompagnando si sente ormai vicino: lo sfidante veneto alla carica di presidente della Federazione Rugby sarà Amerino Zatta, numero 1 del Treviso celtico, manager della Benetton e dalla famiglia designato a seguire le sorti del club in un binomio nato nel 1978 e che ha poi fuso sponsor e società in una cosa sola. Contenderà la carica al lombardo Alfredo Gavazzi (erede di Dondi) e al siciliano Gianni Amore. Veneto e Lombardia dunque: il vertice italiano per meriti (il primo) e tesserati (la seconda), sfidanti di Dondi già nelle elezioni regionali del 2008, si trovano da alleati sotterranei ad avversari dichiarati. La fronda
da un anno al lavoro sul cambiamento appoggiava su tre gambe: Gavazzi e il suo 22% di voti lombardi, Benetton, e un pool di club romani. Poi la sfida lanciata da Zatta a giugno ha chiarito posizioni ma pure accelerato reazioni. La prima, quella di Dondi, che nel breve ha scelto di ritirarsi. La seconda, di Gavazzi nel lasciare i veneti per strada e fare l’accordo col presidente. Dondi del resto è nell’esecutivo Irb: sino al 2015 è uno di quei pochi a decidere politiche e stanziamenti mondiali.
Il primo problema di Zatta sarà chiarire la posizione di presidente di una franchigia privata
che andrebbe a governare movimento e le nuove Zebre federali.
I blogger ovali già ruggiscono. Ma questo conflitto di interessi è superabile. L’altro è convincere tutto il Veneto a spingere il progetto, ritrovare lo spirito di villa Minelle lasciato andare dopo l’ingresso in Celtic. Zatta non ha un passato di “campo” ma è un manager in purezza. È già un segnale ai club, con una Fir che gestisce 160 milioni di euro in 4 anni, con sponsor che devono vincere all’asta gli abbinamenti azzurri (fresca l’Adidas con 2 milioni annui). A breve Zatta dirà tutto: squadra e alleati, nomi che dovrebbero convincere altri ad
aggiungersi. Basterà? Come nel Risiko eserciti schierati, territori tutti da conquistare. Il Veneto conta 3500 voti su 17.040 totali, 2900 la Lombardia, 1900 il Lazio, 1600 l’Emilia, 1200 la Toscana, 500 la Liguria, 1000 il Piemonte, 800 la Sicilia, 700 le Marche, 850 la Campania, 550 l’Abruzzo, 500 la Puglia, 400 la Sardegna, 300 la Calabria, 50 l’Umbria. Non sono precisi al centesimo, ma gli ordini di grandezza sono questi. Basta contare.

Elezioni FIR: boicottaggio? Gianni Amore si rivolge al CONI e sporge denuncia

Gianni Amore, candidato alla presidenza FIR, aveva già denunciato una sorta di boicottaggio che si starebbe verificando nei suoi confronti da qualche tempo a questa parte: sale e luoghi di incontri con i presidenti delle società dei vari comitati regionali prima concesse e poi tolte, minacce più o meno velate nei confronti dei delegati che vogliono prendere parte a quegli stessi incontri. Questa la denuncia di Gianni Amore nei confronti di chi attualmente gestisce la federazione. Una protesta non più verbale, perché il presidente del Comitato Regionale Siciliano si è rivolto formalmente al CONI, e più precisamente agli Affari legali del massimo organo sportivo italiano, dove ha sporto denuncia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Gianni Amore è caduta in Lombardia: qui il candidato alla presidenza FIR ha presentato domanda per poter incontrare i presidenti dei club regionali in una sala della sede del CONI di via Piranesi a Milano. Il CONI gli ha detto che doveva rivolgersi al presidente del comitato regionale della federazione di appartenenza, e cioè Angelo Bresciani. Da quest’ultimo Amore ha però ricevuto un netto rifiuto perché, questo avrebbe detto Bresciani, “non concedo la sala a nessuno dei candidati in corsa per la poltrona di presidente FIR”.
Lo scorso sabato 30 giugno però – e questa è la denuncia di Amore – al termine dell’assemblea delle società lombarde, Alfredo Gavazzi avrebbe preso parola e fatto una vera e propria arringa elettorale.
Ho contattato il presidente del comitato regionale lombardo Angelo Bresciani che conferma quanto avvenuto, ma con prospettive diverse: “Io la sala la prenoto solo per esigenze del Comitato e basta. Non la prenoto per nessun candidato, nemmeno per Gavazzi, e vorrei che  questo fosse molto chiaro”.
Però Gavazzi ha potuto parlare e fare un intervento elettorale: “Vero, verissimo. Gavazzi però era presente come invitato in qualità di consigliere federale e l’assemblea presente lo ha anche nominato presidente della riunione. Dopo la votazione sul bilancio l’ordine del giorno prevedeva gli interventi dei presenti. Tra gli altri ha parlato anche Gavazzi, ma io non ho dato la sala a Gavazzi. La differenza può sembrare sottile ma non lo è”.
Poi Bresciani precisa: “Gianni ha fatto una riunione qui a Milano il mese scorso senza problemi. Quella volta la sala l’ha concessa il CONI e io non ho detto nulla. Ora, non so perché questa volta il CONI ha dirottato su di me la decisione, ma io confermo la mia posizione che è chiarissima: non prenoto spazi per nessun candidato federale. Nessuno”.

BergaMauro risponde alle Fiamme Oro e racconta la sua versione

Ieri il comunicato delle Fiamme Oro in cui annunciavano che dopo Mauro Bergamasco anche Carlo Festuccia non avrebbe vestito la prossima stagione la maglia del club romano. Un comunicato molto duro nei confronti dei due atleti approdati (uno ufficialmente l’altro non ancora) alle Zebre. Ora Mauro Bergamasco risponde. Questo il comunicato :

In riferimento al comunicato stampa pubblicato dalla Società Fiamme Oro questo
pomeriggio, in quanto chiamato direttamente in causa, desidero precisare che nei mesi
passati sono stati amici comuni a mettermi in contatto con i dirigenti delle Fiamme Oro
Rugby, insieme ai quali abbiamo valutato l’opportunità di entrare a far parte della rosa,
previo superamento del concorso, per la stagione 2012/13.
Certo, come sono ancora oggi, della validità del progetto rugbistico proposto dalla Società della Polizia di Stato ho dato la mia disponibilità a sostenere il concorso risultando primo classificato nella graduatoria ma riservandomi di accettare l’arruolamento solo in caso di partecipazione al Campionato d’Eccellenza da parte delle Fiamme Oro e di impossibilità, da parte mia, a militare in una squadra impegnata nel Rabodirect PRO12 o in altro campionato europeo.

A seguito della mancata promozione delle Fiamme Oro e della sopraggiunta possibilità
di proseguire la mia carriera con la neonata franchigia delle Zebre e con la maglia della
Nazionale Italiana ho reputato preferibile, per la mia carriera di giocatore professionista,
accettare l’offerta delle Zebre e di rinunciare, mio malgrado, all’arruolamento nella
Polizia dello Stato. 
Comprendo la delusione delle Fiamme Oro, una Società che ho avuto modo di conoscere da vicino apprezzandone l’entusiasmo della dirigenza e la validità del progetto di crescita, ma come giocatore professionista desidero al tempo stesso tutelare la mia immagine ed esporre i fatti così come si sono verificati.

Non posso che augurarmi che, se equivoco c’è stato, questo possa considerarsi chiarito
e che il rapporto con il dott. Forgione ed il suo staff, sempre improntato alla stima ed al
rispetto reciproco, possa riprendere senza intoppi dandoci la possibilità di valutare, in
futuro, nuove collaborazioni.

Mauro Bergamasco

Cavinato sprona la pattuglia italiana di Challenge: “Dimostriamo che non siamo carne da macello”

Il tecnico campione d’Italia, Andrea Cavinato, ha rilasciato una intervista al sito dell’ERC dove non usa certo giri di parole per parlare della partecipazione del suo Calvisano  e degli altri club italiani alla Challenge Club

“Il nostro obiettivo prioritario per l’anno prossimo è ovviamente quello di riconfermarci in Italia e dimostrare che la differenza tecnica tra i club italiani e quelli stranieri non è così ampia come invece i risultati, soprattutto di Challenge Cup, degli ultimi anni lascerebbero pensare. Non dico ovviamente che passeremo il turno, ma che potremo toglierci soddisfazioni questo di sicuro. Tornare in Europa con lo scudetto sul petto è una responsabilità in più, perché bisogna dimostrare che il campionato italiano si è sì ridimensionato dopo la creazione delle due squadre per il Pro12, ma sta crescendo e sta valorizzando i giovani italiani. Valorizzare i giovani significa non mandarli in Europa come carne da macello, ma metterli nelle condizioni di poter arrivare a giocare al livello che l’Amlin Challenge Cup richiede.

“Per questi motivi in coppa andremo sempre con la formazione migliore, e spero lo facciano anche le altre tre squadre italiane, anche sacrificando qualche interesse riguardo al campionato. Se le squadre italiane non saranno competitive, penso che la Erc dovrà prendere posizioni dure nei confronti dei club. Essere competitivi significa giocare sempre con la squadra migliore, dimostrare mentalità. Gli aiuti che la Fir dà alle squadre che giocano in Europa non sono soldi a fondo perduto, ma devono trasformarsi in un lavoro per la crescita del movimento. Penso che la crescita del rugby italiano passi necessariamente da questo punto”.

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Rugby a Roma, continua la brutta saga del Tre Fontane

Daniele Petroselli su Leggo

Continua ad essere nebuloso il futuro del rugby al Tre Fontane. Dopo la scadenza lo
scorso 30 giugno della concessione dell’impianto al Coni servizi e il ritorno in mano al comune capitolino, sale l’attesa per il possibile nuovo bando. E ad aspettare una decisione in merito al futuro della storica sede della palla ovale della Capitale ci sono le società sorte dalle ceneri della fallita Rugby Roma: la Nuova Rugby Roma di Roberto Barilari, Rugby
e Altro, Rugby Roma 2000 e la Rugby Roma Club presieduta da Riccardo Mancini, tuttora
senza accordo per una gestione comune.
Un problema serio quello dell’impianto che rischia di lasciare appiedati centinaia di atleti dall’under 6 agli old e mettere in ginocchio il futuro del rugby romano. «Noi speriamo
in un bando e che sia chiaro ed accessibile a tutti – il commento del presidente della Nuova
Rugby Roma Barilari – le assicurazioni avute dalle istituzioni sulla permanenza del rugby
al Tre Fontane ci fanno ben sperare, ma le voci che girano su possibili speculazioni edilizie ci
fanno paura».