Rugby a Roma, continua la brutta saga del Tre Fontane

Daniele Petroselli su Leggo

Continua ad essere nebuloso il futuro del rugby al Tre Fontane. Dopo la scadenza lo
scorso 30 giugno della concessione dell’impianto al Coni servizi e il ritorno in mano al comune capitolino, sale l’attesa per il possibile nuovo bando. E ad aspettare una decisione in merito al futuro della storica sede della palla ovale della Capitale ci sono le società sorte dalle ceneri della fallita Rugby Roma: la Nuova Rugby Roma di Roberto Barilari, Rugby
e Altro, Rugby Roma 2000 e la Rugby Roma Club presieduta da Riccardo Mancini, tuttora
senza accordo per una gestione comune.
Un problema serio quello dell’impianto che rischia di lasciare appiedati centinaia di atleti dall’under 6 agli old e mettere in ginocchio il futuro del rugby romano. «Noi speriamo
in un bando e che sia chiaro ed accessibile a tutti – il commento del presidente della Nuova
Rugby Roma Barilari – le assicurazioni avute dalle istituzioni sulla permanenza del rugby
al Tre Fontane ci fanno ben sperare, ma le voci che girano su possibili speculazioni edilizie ci
fanno paura».

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7 thoughts on “Rugby a Roma, continua la brutta saga del Tre Fontane

  1. Matteo

    Io non abito a Roma e nemmeno vicino al Lazio ma è una storia triste simile a molte altre il rugby ha bisogno di spazi poi secondo me sta ai rugbisti gestirli al meglio per la comunità non facendo lotte con il comune di turno ma anzi collaborando per il bene comune cosa che in questo paese sembra essere sparito.
    Non vorrei fare la solita polemica inutile ma lo spazio per fare nuovi campi da calcio si trova sempre ma per altri sport bisogna elemosinare sempre tutto. nel mio comune le cose vanno benino ma so di altre socetà con numeri importanti che faticano a trovare disponibilità.

  2. io ci provo:
    abito da tre mesi sulla Prenestina, cerco una squadra nei dintorni, sono un mediano di mischia scarso ma con tanta voglia di giocare, qualcuno sa indicarmi una (o più) società?

  3. Aquiladoc

    …al Tre Fontane , sul campo principale cresce l’erba, sugli altri le erbacce, dalle ceneri di una compagine ne nascono tre o quattro, che devono coabitare ognuno con i suoi tesserati , forse “una unione che fa la forza” sarebbe stata auspicabile. Gli OVALI da un lato i QUADRATI (mattoni) dall’altro, in mezzo il comune…che vaga nella nebbia che provoca…ulteriore ridicola saga all’italiana su quello che è di tutti, è di nessuno…fino al furbacchione di turno.

    1. Luigi Mariani

      hai ragione Aquiladoc, probabilmente arriverà il solito furbacchione di turno che in barba al rugby su quel bel terreno ci costruirà dei palazzi sicuramente più remunerativi per lui ed altri

      1. Corrado Chiatti

        non può farlo visto che sono aree pubbliche vincolate destinate a servizi ! Molto più facile e remunerativo farci dei campetti di calcetto e calciotto che rendono 200 euro al giorno per ogni campo ! Se il rugby ha lasciato solo debiti non è colpa del comune che poi te ne rende conto, ma colpa di chi quei debiti non li ha pagati !

  4. B:C.

    Se i dirigenti delle società, vechie e nuove, pensassero meno alle loro lotte di potere e cercassero di pensare ai ragazzi soprattutto le cose forse andrebbero meglio.
    se non si cercasse la “gloria” a tutti i costi ma si cercasse di giocare e di far giocare i ragazzi, magari perdendo ma divertendosi, allora, forse, si otterrebbe qualcosa.
    Le società vogliono avere tutte la prima squadra, l’under 20 e similari… ma come puoi pensare di avere tutti quegli iscritti e tutte quelle risorse… si dovrebbero fare tante società di minirugby e da quelle consociarsi in una sola società per le categorie superiori… ma il problema è… chi comanda nella seocietà dei “grandi”? che nome ha?… finchè si guarderà solo a queste cose non ci sono speranze

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