Mondiali U20: bis francese, flop neozelandese. E come è andata l’Italia?

Ph: Franco Perego/World Rugby.

Il Mondiale U20 edizione 2019 va in archivio. La Francia bissa il successo di un anno fa, la seguono sul podio Australia, Sudafrica e Argentina. Quinta l’Inghilterra, sesto il Galles e soltanto settima la Nuova Zelanda. Assieme ai vincitori è proprio il risultato dei Baby Blacks quello che fa più rumore: perché è il peggiore di sempre, perché segue il già non esaltante quarto posto dell’edizione scorsa. Altro dato: la Scozia retrocede per la prima volta nel Trophy.
Giudicare le selezioni U20 è sempre abbastanza complicato. Si tratta di gruppi di atleti che cambiano continuamente, in maniera importante da un anno con l’altro e del tutto ogni due anni. L’avere in squadra un paio di talenti veri in un lasso di tempo così limitato può “falsare” l’analisi dell’effettivo livello medio della squadra presa in esame. Gli exploit sono un più frequenti che non tra i seniores e le montagne russe sono dietro l’angolo.

Ma proprio questi cicli molto limitati nel tempo possono diventare dei termometri importanti nei casi in cui un movimento ottiene risultati o crescite che vanno oltre il singolo biennio. Ci dicono come una federazione sta lavorando in quello specifico target, che rimane l’ultimo scalino prima di sbarcare nel rugby dei grandi. Va da sé che ottenere risultati qui non significa averne automaticamente anche dopo.
Le ultime cinque edizioni del Mondiale U20 hanno visto solo sei squadre finire nei primi 4 posti, e tra queste va tenuto conto che Australia e Irlanda hanno fatto capolino solo una volta. Il resto è solo Nuova Zelanda (due vittorie e un terzo posto), Francia (due vittorie, due terzi posti), Inghilterra (una vittoria, tre secondi posti), Sudafrica (arrivata terza ben quattro volte e una volta quarta) e Argentina (un terzo e un quarto posto).

E l’Italia? Come è andata quest’anno? Come sta andando se si allarga la visuale a un lasso temporale un po’ più ampio della singola edizione? Abbastanza bene. Per quasi un decennio abbiamo veleggiato tra ultimo posto, penultimo e retrocessione nel Trophy mentre nell’ultimo triennio abbiamo fatto un passo avanti e abbiamo ottenuto due ottavi posti e un nono. Una crescita e una conferma nel tempo della stessa quindi. Questo è quello che dicono i freddi (e oggettivi) risultati. Una crescita importante, perché interessa un settore in cui eravamo in sofferenza da tempo e che ora dà un po’ di continuità con quanto avviene nelle selezioni giovanili che precedono l’U20.
Quest’anno in Argentina abbiamo quasi battuto l’Inghilterra giocando una gara di grande intensità, ma con Irlanda e Australia abbiamo messo in mostra limiti già conosciuti. Nella fase a gironi siamo la formazione che ha fatto in assoluto meno punti e nella differenza tra punti fatti e punti subiti solo Fiji ha fatto peggio di noi. Azzurrini terz’ultimi per numero di mete fatte. Poi sono venute le vittorie con Scozia e Georgia.

C’è parecchio da fare perché, come abbiamo spesso scritto da queste parti, è proprio in quei 2-3 anni della vita dei nostri atleti che il gap con i nostri avversari diventa importante fino a trasformarsi in voragine tra i seniores. Ma le crescite stabili e durature sono fatte soprattutto di piccoli passi che vanno confermati e cementati nel tempo.
Se poi questa crescita sia o meno commisurata agli sforzi (economici, ma non solo) profusi è questione parecchio dibattuta e che sono sicuro riceverebbe le risposte più disparate.
Nuovo appuntamento iridato per gli U20 nel giugno 2020 proprio in Italia, ancora una volta tra Lombardia e Veneto. Vedremo.

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10 risposte a "Mondiali U20: bis francese, flop neozelandese. E come è andata l’Italia?"

  1. memoriadiunatestatagliata

    I miglioramenti che mi fanno ben sperare sono a livello tecnico; l’intelligenza nel gioco è decisamente superiore rispetto al passato, non so se per merito di chi li mette in campo o perchè hanno un bagaglio tecnico superiore.
    D’altro canto il gap con gli avversari che ci stanno sopra è ancora evidente, e gli stessi scozzesi che pure hanno perso contro di noi mostrano competenze in certe aree di gioco che noi ancora non abbiamo.
    Quello che c’è di buono è che ora ci sono più ragazzi di 20 anni che sono pronti per fare da subito il salto in franchigia (come permit)

  2. R2D2

    Fermo restando che non si può non fare i complimenti ai ragazzi, io sono un po’ combattuto: da una parte mi sembra che si inizino a vedere dei risultati del lavoro che (presumibilmente) sta facendo Aboud. Dall’altro, però, mi viene in mente che questo gruppo, fatta qualche eccezione, é un vero e proprio club che gioca un campionato, al contrario delle altre squadre, per cui partono da un’amalgama ben diversa rispetto alle altre nazionali. Per cui non riesco a capire se un 8/9 posto sia effettivamente un buon risultato.
    Poi c’è l’altro grande dubbio: questi ragazzi quanti sono? Diciamo 30? Bene. E qual è il livello di tutti gli altri ragazzi di 19-20 anni che giocano in Italia e non sono tra quei 30? É qui il vero problema!!!

    1. Sandokan

      E’ vero che molti di quei ragazzi giocano nell’Accademia, ma rispetto ad altre stagioni nella rosa ci sono più’ giocatori “esterni”, tra i quali diversi hanno avuto un buon minutaglia in Top12.
      Il problema e’ che non ci sono i numeri per fare un campionato nazionale U20…. o sbaglio?

  3. Vittorio Pesce

    Si, questo ultimo decennio e’ stato migliore del precedente.Bene!
    tranne quella con la Scozia, ho visto tutte le partite degli azzurrini in questa RWC e ho visto tutte quelle del VI nazioni.
    A mio personale giudizio la differenza principale con le Union che ci stanno sopra ha un nome e cognome: Comprensione del Gioco.
    Da qui tutto il resto discende a catena.
    Vittorio Pesce

  4. LiukMarc

    Per quanto io sia stato abbastanza critico con questa U20, specie al 6N (quella contro il Galles me la ricorderò parecchio, spero anche loro perchè cosi si cresce), devo dire che si sono tolti da un pantano di un girone difficilissmo, battendo le squadre che oggettivamente erano alla nostra portata (e un mezzo exploit con gli inglesini). E sappiamo quanto sia importante far risultato quando si può.
    Come dice Paolo, errori (un mucchio) già visti, sia di mani che di testa (anche con la Georgia, nessuno mi toglie il dubbio che fossero scarichi, quasi avessero staccato la spina per andare già sull’aereo, reazione e cambi hanno fatto quello che ci si aspetta in situazioni come questa), su cui si lavora IMO giocando. E da questo punto di vista, se è un peccato che i club di Top12 siano (abbastanza palesemente) senza soldi e quindi costretti a rifondarsi o quasi, bene se questo vuol dire molti di questi ragazzi in Top12 senza aspettare, e con possibilità di buoni minutaggi. E per una volta, a convincermi di più (oltre ad una prima linea che però è quasi una “costante”), sono quei ruoli dove fatica ne abbiamo fatta a sufficienza (apertura, centri, estremo). In bocca al lupo

  5. Pipeto

    Mi aspettavo qualche complimento in più ai ragazzi e un’analisi un po’ più approfondita .. anche magari su qualche singolo giocatore, spero arriverà! Vien quasi da pensare che sia più divertente scrivere quando va tutto male…
    Io i complimenti a questi ragazzi li faccio alla grande e spero che abbiano vissuto un’esperienza positiva e indimenticabile!

  6. Gysie

    Oh meno male…. per me il mondiale U20 è una delle cose più belle che ci siano e non avere letto commenti finora mi aveva spiazzato. In genere direi un’edizione “matta”, in cui nessuna squadra è finita imbattuta: anzi, le finaliste avevano subito pesanti scapaccioni nei gironi. Anche quest’anno, non si sono visti giocatori che sembrano predestinati ad un grandissimo avvenire da pro (penso ai fratelli Ioane, o Itoje, o George Ford, o Handre Pollard o Jesse Kriel). Molto bene l’Italia, che pur peggiorando di una piazza, non poteva fare meglio (del resto, due anni fa quanto inchiostro si sprecò sulla differenza punti che permise agli azzurrini di andare nel secondo gruppo al posto dell’Argentina…). Molto bene perché, soprattutto, si sono battuti gli scozzesi e georgiani, e anche in modo netto ed inequivoco. La retrocessione della Scozia è un evento da sottolineare: è la prima volta che una delle 8 unions storiche scende di categoria.

    1. LiukMarc

      Be oddio, Carbonel rischia di diventare anche meglio di certa gente che nomini tu, cosi come un paio di Aussie e l’estremo Saf sono nomi che secondo me torneremo a sentire

    2. sentenza

      E questo, come il piazzamento della NZ, qualcosa vorrà dire sulla salute generale del rugby e il suo “futuro” proprio nei paesi storici. Se non sfonda da noi e paesi simili pazienza, ma se arretra nelle roccaforti la cosa si fa grama sul serio (per il professionismo).

  7. poros

    I complimento li faccio a tutti quanti: non è da buttare via niente, sopratutto la vittoria contro la Georgia ha un significato speciale. Ho apprezzato la consistenza mentale e la presenza agonistica di alcuni ragazzi: si vedeva che avevano giocato nel Top 12. A mio parere sono pronti, eccome, per questo livello. Il problema semmai è come innalzare il livello del Top 12.

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