O’Connell non ce la fa, Irlanda in Nuova Zelanda senza il suo capitano

Niente da fare per il giocatore del Munster. Per riempire il buco in seconda linea il ct Declan Kidney ha chiamato Mike McCarthy del Connacht. L’Irlanda nelle prossime settimane giocherà tre partite contro gli All Blacks.

Ireland squad:

Forwards: Rory Best (Ulster), Sean Cronin (Leinster), Declan Fitzpatrick (Ulster), Cian Healy (Leinster), Jamie Heaslip (Leinster), Chris Henry (Ulster), Ronan Loughney (Connacht), Kevin McLaughlin (Leinster), Mike McCarthy (Connacht), Sean O’Brien (Leinster), Donnacha O’Callaghan (Munster), Peter O’Mahony (Munster), Mike Ross (Leinster), Donnacha Ryan (Munster), Mike Sherry (Munster), Dan Tuohy (Ulster), Brett Wilkinson (Connacht)

Backs: Darren Cave (Ulster), Gordon D’Arcy (Leinster), Keith Earls (Munster), Rob Kearney (Leinster), Paul Marshall (Ulster), Fergus McFadden (Leinster), Conor Murray (Munster), Brian O’Driscoll (Leinster), Ronan O’Gara (Munster), Eoin Reddan (Leinster), Jonathan Sexton (Leinster), Andrew Trimble (Ulster), Simon Zebo (Munster)

A Genova il nuovo sindaco preferisce il rugby al vescovo Bagnasco (che dire… bravo!)

Lettera firmata e inviata al Secolo XIX. Interessante…

Il Secolo XIX riporta con grande clamore, nei toni della riprovazione, l’assenza del sindaco al pellegrinaggio alla Guardia in compagnia del vescovo Bagnasco, anche se ciò non era obbligo derivante da funzioni istituzionali… Nello stesso tempo, a giudicare dalla
manciata di righe in ultima pagina, lo stesso quotidiano non reputa invece particolarmente interessante, la presenza del sindaco all’incontro di rugby del Cus Genova contro i Rangers di Vicenza, valido per l’ingresso in serie A della formazione Universitaria…
Eppure erano presenti, oltre al primo cittadino, che ha seguito tutta la partita, per esempio il Rettore dell’Università, la quale elargisce, tanto per informazione, circa 200mila euro al Cus, e circa duemila appassionati di rugby, nello stadio Carlini, restaurato da poco, con la dotazione di un manto in erba sintetica. La sezione del Cus Rugby genovese ha una storia sportiva niente male, e un presente fatto non solo di sport ma anche di solidarietà. Detto ciò, come tutti sanno, la stampa è uno strumento di formazione delle opinioni, a partire dalle informazioni. Perciò, fornire informazioni equilibrate, corrette, complete, seguendo il criterio dell’obiettività, è il modo di eseguire il compito cruciale di un quotidiano, che sta nel suo essere al servizio della realtà e dei fatti. I cittadini forse amerebbero obiettività, equilibrio, notizie reali e minori pretese di interpretazione.
SIMONETTA E FAUSTO MIGNANEGO

Il 28 maggio Massimo Calandri aveva scritto questo articolo per le pagine genovesi de La Repubblica

UN SINDACO che fa sognare, questo sì. Ieri pomeriggio Marco Doria si è presentato a sorpresa allo stadio Carlini per la finale dei playoff di rugby tra Cus Genova e Vicenza. In palio c’era la seria A, ma per gli universitari – sconfitti all’ andata dai veneti 9-30 – l’impresa appariva sinceramente impossibile. Pure, sotto lo sguardo attento ed entusiasta del primo cittadino i ragazzi genovesi sono andati vicinissimi al miracolo. E c’ è stato un momento – quando i nostri conducevano per tre mete ad una, gli avversari alle corde – che davvero sembrava fatta. Invece no, purtroppo. Il Cus alla fine ha vinto l’ incontro (26-24) ma i vicentini hanno complessivamente avuto la meglio per la differenza dei punti. Peccato. È stata comunque una bellissima giornata di sport e molto all’ inglese, con Doria che è sceso in campo (insieme al Rettore, Giacomo De Ferrari, al presidente del Cus Genova, Mauro Nasciuti, e all’ amministratore di Sportingenova, Adriano Anselmi) ed ha stretto la mano ai giocatori delle due squadre, ricevendo un regalo dal capitano Francesco Cadeddu. Poi il sindaco si è seduto in mezzo al pubblico – oltre duemila presenti – , circondato da ex atleti cussini, omoni che urlando per l’ emozione della partita cercavano di spiegargli le fasi di gioco. Enrico Musso, suo rivale al recente ballottaggio, era poco lontano. Il match è stato divertente, con sette mete e un interminabile terzo tempo (birra, pasta al forno e trofie al pesto, tutto gratuito) cui hanno preso parte anche gli spettatori.

La Drola, un progetto che vince le sbarre della prigione. Anche in campo

Romano Sirotto per le pagine torinesi de La Stampa

Ha sorpreso tutti con una striscia vincente da record: otto vittorie consecutive nelle ultime otto giornate di campionato. Un totale di nove successi (l’ultimo col Binasco per 54 a 3) e 11 sconfitte: solo la fine del campionato ha fermato La Drola, ormai inarrestabile. «Un rapporto di 56 mete fatte contro 41 subite è uno score invidiabile per una squadra alla prima esperienza», afferma soddisfatto Walter Rista, direttore sportivo del club nato tra le
mura del carcere «Lorusso Cotugno» delle Vallette. Il progetto «Ovale oltre le sbarre» ha assemblato lo scorso settembre una trentina di detenuti provenienti soprattutto dal nord Italia, tutti digiuni di rugby. «I ragazzi sono cresciuti molto e certi problemi legati alla situazione particolare della loro vita sembrano lontanissimi», spiega il coach.
Una parola, «ragazzi», insolita all’interno di un carcere. Natale De Lorenzo, presidente dell’Ovale oltre le sbarre, si sofferma su questo ed altri aspetti, colore e sostanza al tempo stesso dell’idea, unica in Europa, di educare chi sconta una pena detentiva attraverso la formazione sportiva del rugby e le sue regole. «Il direttore della casa circondariale di Torino, Pietro Buffa – ha esordito – una volta chiese ad un secondino deve poteva trovare i detenuti del braccio speciale. La risposta fu: i ragazzi sono fuori che si allenano. Mai si era sentita quella parola pronunciata da un agente di custodia. Era il segno che il rapporto detenuto-agenti stava cambiando».
Miglioramenti ancora più evidenti da quando si sono trasmesso t ra i giocatori. «In carcere – afferma De Lorenzo – l’individualità si esprime alla massima potenza, così come i gruppi si formano e vivono sull’individuo. Nel rugby si ha invece l’estremizzazione del gruppo sociale». Questo perché in campo bisogna «placcare, avanzare, sostenere», così chi avanza palla in mano deve avere il sostegno dei propri compagni. Sa che, se il giocatore diventa «solista» o rinuncia a un placcaggio, è tutta la squadra a risentirne. «Nel tempo è aumentato il senso di responsabilità verso gli altri: qualcosa di impensabile lo scorso settembre», ha concluso il presidente, ex rugbista. (…)

Jacques Brunel, Treviso e la Nuova Franchigia: parla il ct

Andrea Bongiovanni per La Gazzetta dello Sport

Dal raduno di una settimana a Soncino/Orzinuovi, a quello lampo di Roma: con alcune certezze in più. Per numerosi giocatori della Nazionale che stasera si ritrovano nella
Capitale, da dove sabato partiranno per l’Argentina e il tour delle Americhe, i giorni scorsi sono stati molto delicati. In ballo il futuro professionale e, quindi, personale. Finalmente, dopo settimane di dubbi, ora la situazione è un po’ più chiara. Gli Aironi hanno chiuso definitivamente le ali (dodici dei trenta azzurri dell’attuale gruppo arrivano da lì) e la nuova franchigia battente bandiera Fir ha preso forma. Il bello è che, per quanto occulto, il direttore delle operazioni, soprattutto di quelle prettamente tecniche, è Jacques Brunel. Dichiararlo, per diversi motivi, non è politicamente corretto. Ma è nella realtà dei fatti.  Per lo sport italiano si tratta di una clamorosa prima volta. Mai una squadra di così alto livello è stata direttamente gestita da una federazione. «Il legame tra noi e la franchigia — dice Brunel, sul volto un’abbronzatura da campo — sarà molto forte. Sono state trovate valide soluzioni, vantaggiose per tutto il movimento. Ricalcano quelle adottate nei Paesi rugbisticamente più evoluti, dal Galles alla Scozia. Il periodo di transizione, per gli atleti coinvolti, non è stato facile. Ma adesso penso possano essere sereni. I rapporti con Treviso saranno diversi? Sì, ma ugualmente improntati sulla collaborazione reciproca. Su queste basi, per esempio, poggia il mio con l’allenatore Franco Smith. Gestiamo gli stessi giocatori, tecnicamente e fisicamente: loro per trenta settimane all’anno, noi per quindici. Non possiamo non remare nella stessa direzione».

(…)Per la franchigia, a totale capitale federale e con Parma sede operativa, resta da risolvere il problema della denominazione ufficiale, dell’eventuale coinvolgimento diretto di consiglieri Fir e del campo di gioco: sarà uno tra quello di Moletolo, nella stessa Parma, il Mirabello di Reggio Emilia o lo Zaffanella di Viadana. In queste ore, dopo una serie di colloqui individuali, va definendosi la rosa dei giocatori: l’ossatura, naturalmente, sarà quella degli Aironi. Dovranno accettare una riduzione economica. «Siamo sollevati – dice a nome di tutti Marco Bortolami, che il 9 giugno in Argentina, assente Sergio Parisse, con ogni probabilità tornerà capitano azzurro dopo cinque anni (Castrogiovanni l’alternativa) – in
molti facevamo già base a Parma con famiglia. E il coinvolgimento di Brunel è una garanzia». Del gruppo non faranno più parte Masi (al Lione), Alberto De Marchi e Toniolatti
(a Treviso), Romano (ai Saracens), Staibano (ai London Wasps), Del Fava (al Newcastle), mentre tra gli inserimenti ci sarà Giazzon e probabilmente Bocchino, Ferrarmi, Majsterovic e Barbini. La Nazionale ha una nuova costola.