Fatta l’Irlanda anti-Russia

Domenica a Rotorua si gioca una partita importante per il futuro del gruppo C, lo stesso dell’Italia. Declan Kidney ha scelto il XV che scenderà in campo con la maglia verde

Ireland: 15 Rob Kearney, 14 Fergus McFadden, 13 Keith Earls, 12 Paddy Wallace, 11 Andrew Trimble, 10 Ronan O’Gara, 9 Isaac Boss, 8 Jamie Heaslip, 7 Sean O’Brien, 6 Donnacha Ryan, 5 Leo Cullen (c), 4 Donncha O’Callaghan, 3 Tony Buckley, 2 Sean Cronin, 1 Cian Healy.
Replacements: 16 Rory Best, 17 Mike Ross, 18 Denis Leamy, 19 Shane Jennings, 20 Eoin Reddan, 21 Jonathan Sexton, 22 Geordan Murphy.

 

TV: il Mondiale di rugby! Chi era costui?

“You gotta be there”, dovete esserci. Questo uno dei claim dell’organizzazione per invogliare i tifosi ovali di mezzo mondo ad armarsi di pazienza e di affrontare un lungo viaggio per recarsi in Nuova Zelanda.
I Mondiali sono ormai iniziati da quasi due settimane e in molti laggiù, nella terra dei Maori, ci sono andati. Ma a volte le assenze fanno più rumore delle presenze. E non parlo di tifosi. Sto parlando di chi invece, in qualche maniera, in Nuova Zelanda dovrebbe esserci per raccontare quanto avviene: i media.
E i grandi assenti dalle nostre parti si chiamano soprattutto Rai e Mediaset. Non La7, che invece da tempo fa un’opera decisamente meritoria per allargare gli interessi sportivi delle genti italiche. Non mi riferisco nello specifico al mondo dell’on-line (Sportmediaset soprattutto ha messo in piedi uno speciale) ma all’elemento naturale delle due aziende sopracitate, e cioè la televisione. E qui, quello che nel bene e nel male è il terzo evento sportivo mondiale per audience e giro d’affari, è completamente assente. Approfondimenti, piccoli speciali, servizi, fino ad arrivare alla lettura di una breve durante un notiziario. Niente, il deserto o quasi. A qualsiasi orario. E la latitanza Rai è ancora più pesante da ingoiare perché aggravata dal fatto che stiamo parlando di tv pubblica, o di quella che in teoria dovrebbe esserlo.
Dice: ma i diritti tv li ha comprati Sky. Vero. Ma che fai, non ne parli? Possibile che il notiziario sportivo di Italia Uno, mezzora e passa, non ce la faccia a dare nemmeno notizia delle partite giocate nella nostra mattinata?
Non vivo su una pianta, capisco che dalle nostre parti la palla tonda domina incontrastata. Ma raccontare una fantomatica trattativa di calciomercato che si può eventualmente concludere solo a gennaio è davvero più “sexy” che non parlare – che so – di un’Argentina-Inghilterra o Francia-Nuova Zelanda?
Mandare inviati a seguire un intero Mondiale può essere molto costoso. Ma è possibile occuparsene anche rimanendo a casa. Buondio, lo fa il sottoscritto in compagnia di altri blogger e colleghi…
Immagini libere da diritti ci sono, già pochi minuti dopo la fine delle partite. Basterebbe avere la volontà di fare le cose.  Già, basterebbe.

PS: che bello se l’Italia arrivasse ai quarti di finale. Magari se ne occuperebbero di striscio. Sempre che non preferiscano raccontarci della nuova show-girl con cui esce l’attaccante di turno.

Fotogallery: Sudafrica-Namibia, derby tra “cugini”

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Uenuku – E la IRB fa fuori anche le cornamuse.

di Stefania Mattana

Dapprima erano le vuvuzelas, nemiche giurate della Fifa e delle decine di migliaia di frequentatori degli stadi sudafricani durante il mondiale del 2010. Adesso tocca alle cornamuse, bandite dagli stadi della Nuova Zelanda.
Non importa che costuiscano una tradizione iconica della Scozia, né che si tratti del primo caso nella storia delle cornamuse: la IRB ha assolutamente vietato la loro entrata nelle strutture kiwi.

La sollevazione popolare non è comunque tardata ad arrivare: una delle vittime di questo divieto, Matt Strachan, ovviamente tifoso scozzese, ha creato anche una pagina Facebook per lamentarsi e tentare una rivolta. O quanto meno per far sentire la sua voce, che ha interessato i media nazionali. La dichiarazione raccolta da The Scotsman riassume infatti tutto il disappunto di Strachan: “Dopo aver speso un sacco di soldi per venire in Nuova Zelanda a sostenere la mia squadra, sono rimasto scioccato nell’apprendere che le cornamuse non erano autorizzate negli stadi”, ha detto l’uomo ai giornalisti.
Forse quelli della IRB temevano che le cornamuse diventassero le nuove vuvuzelas? Niente di tutto questo, visto che il divieto è di natura tecnica, più che “rumorosa”: la lista di ciò che non può entrare nello stadio è lunga e nutrita, costituita da oggetti meno consoni come segni di appartenenza a una gang e più quotidiani, come ombrelli e bastoni per bandiere lunghi oltre gli 80 cm. Le cornamuse, con la loro struttura particolare, sono state ritenute pericolose e quindi bandite dagli stadi.

La Nuova Zelanda rinuncia quindi per questioni di sicurezza alla musica e all’atmosfera delle cornamuse. Un vero peccato, soprattutto in virtù dell’eredità e del forte legame anche di sangue che lega la terra kiwi a quella degli Highlanders scozzesi.

Video: un 22 settembre da Mondiale