Treviso: il XV biancoverde per l’Ulster

Dall’uffico stampa del Benetton Treviso

Partirà questa sera alla volta di Belfast, in Irlanda del Nord, la truppa del Benetton Treviso che domani, alle 19:05 locali, sfiderà al Ravenhill la formazione biancorossa dell’Ulster.
Franco Smith, nel corso della conferenza stampa odierna e dopo l’ultimo allenamento presso il Centro Sportivo “La Ghirada” ha annunciato la formazione che scenderà in campo.
Come nel match dell’andata, lo scorso 26 novembre, il tecnico sudafricano punta sulla carta del doppio mediano, riproponendo Kris Burton come estremo e affidandosi a Willem De Waal all’apertura.
Proprio contro l’Ulster, l’ex numero 10 di Western Province aveva fatto il suo esordio a Monigo con la maglia biancoverde, nel giorno anche delle tante assenze dei Nazionali impegnati il giorno dopo nell’ultimo test match autunnale contro Fiji.
Il triangolo allargato sarà, poi, completato da Ludovico Nitoglia ed Andrew Vilk, mentre è confermata la giovane coppia di Marca composta da Alberto Sgarbi e Tommaso Benvenuti. Con Tobias Botes che partirà dalla panchina, assieme anche a Gonzalo Garcia, la mediana è completata da Fabio Semenzato. In mischia, conferme per Manoa Vosawai ed Alessandro Zanni, ma con Marco Filippucci preferito a Paul Derbyshire.

Assente capitan Antonio Pavanello, il suo posto in seconda linea in coppia con Corniel Van Zyl è preso da Gonzalo Padrò, mentre la fascia di capitano passa a Leonardo Ghiraldini che farà reparto assieme a Lorenzo Cittadini ed Ignacio Fernandez Rouyet.

Questo quindi il XV di partenza:

15 Kristopher Burton
14 Ludovico Nitoglia
13 Tommaso Benvenuti
12 Alberto Sgarbi
11 Andrew Vilk
10 Willem De Waal
9 Fabio Semenzato
8 Manoa Vosawai
7 Alessandro Zanni
6 Marco Filippucci
5 Corniel Van Zyl
4 Gonzalo Padrò
3 Lorenzo Cittadini
2 Leonardo Ghiraldini
1 Ignacio Fernandez Rouyet

A disposizione:

16 Franco Sbaraglini
17 Augusto Allori
18 Pedro Di Santo
19 Valerio Bernabò
20 Paul Derbyshire
21 Francesco Minto
22 Tobias Botes
23 Gonzalo Garcia

Cardiff-Aironi: Robertson subito titolare

Dall’ufficio stampa degli Aironi

E’ il debutto da titolare di Kaine Robertson la grande novità nella formazione dei Montepaschi Aironi che domani sera al Cardiff City Stadium (ore 20,30 italiane, diretta scritta su www.magnersleague.com, arbitra lo scozzese Peter Allan) affronterà i Blues.

Dopo aver conquistato 6 punti nelle ultime quattro uscite tra Heineken Cup e Magners League, gli Aironi cercheranno di proseguire nel loro processo di crescita anche in casa della quinta in classifica, nonché semifinalista della passata stagione in cui vinse anche la Challenge Cup.

La formazione vede comunque molti volti nuovi rispetto a quella dei due derby contro Treviso. Oltre a Robertson, infatti, tra i trequarti torna titolare Gilberto Pavan nel ruolo di primo centro, mentre in mediana turno di riposo per Tebaldi e spazio a Pablo Canavosio con Michael Wilson in panchina. In terza linea Favaro e Krause saranno i flanker con Nick Williams numero 8. Coppia inedita in seconda linea: la squalifica di Bortolami e la volontà di concedere un po’ di riposo a Geldenhuys (comunque in panchina) danno spazio a Carlo Del Fava, che ritorna dal primo minuto dopo l’infortunio subito in Nazionale e due spezzoni di gara contro Treviso e rileverà per l’occasione anche i gradi di capitano, e a Joshua Furno, sempre positivo quando chiamato in causa in questa stagione. In prima linea, invece, confermati Staibano e Ongaro, torna titolare Totò Perugini con Aguero in panchina assieme a Redolfini e Ferraro.

LA FORMAZIONE

MONTEPASCHI AIRONI: 15 Julien Laharrague; 14 Kaine Robertson, 13 Rodd Penney, 12 Gilberto Pavan, 11 Matteo Pratichetti; 10 James Marshall, 9 Pablo Canavosio; 8 Nick Williams, 7 Gareth Krause, 6 Simone Favaro; 5 Carlo Del Fava (cap), 4 Joshua Furno; 3 Fabio Staibano, 2 Fabio Ongaro, 1 Salvatore Perugini. (A disp.: 16 Luigi Ferraro, 17 Matias Aguero, 18 Luca Redolfini, 19 Quintin Geldenhuys, 20 Josh Sole, 21 Michael Wilson, 22 Gabriel Pizarro, 23 Paolo Buso). All. Phillips.

 

 

Il ct? No, meglio un vero Direttore di Movimento

E’ questa l’opinione di Duccio Fumero di Rugby 1823. Leggiamola

Visto che il segreto di Pulcinella non è più tale e senza stare tanto a discutere su tempismi e opportunità (sono convinto che se prima dei TM fosse folle parlare di dopo-Mallett, ora sarebbe ridicolo far finta che tutto vada bene così), affrontiamo con largo anticipo la questione Brunel. Mentre l’Italia ovale si prepara al Sei Nazioni e punta decisa ai Mondiali, vediamo come il prossimo quadriennio possa essere migliore dei precedenti.

Se Jacques Brunel verrà messo a capo della nazionale italiana con le stesse condizioni dei suoi predecessori, da Johnstone in poi, allora nulla cambierà. Certo, potranno esserci risultati migliori o peggiori rispetto a Mallett, vi potrà essere un gioco più bello, o forse no, e potremo toglierci qualche soddisfazione, o subire qualche cocente delusione. Ma il succo non cambierà. Il coach della nazionale resterà un’entità avulsa dal movimento, un dipendente strapagato senza reali poteri di cambiare la situazione, magari pure condizionato nelle poche scelte che avrebbe a disposizione.
Pensiamo a Mallett. Allenatore dell’Italia, con uno staff tecnico mediocre e non all’altezza di una nazionale d’elite che gli è stato imposto dal suo datore di lavoro, senza voce in capitolo per quel che riguarda Accademie, campionato o franchigie. Certo, lui le sue opinioni le esprimeva, ma a titolo puramente personale. E inascoltato il più delle volte. Pensiamo, invece, a Kirwan in Giappone. Coach della nazionale, l’ex All Black ha in mano quasi per intero il movimento nipponico e gestisce, con idee e sul campo, ogni innovazione e rivoluzione del rugby giapponese. Un director of rugby con un’idea futuristica che faccia crescere professionalmente la palla ovale in una nazione con poca tradizione rugbistica. A stretto contatto con gli altri tecnici, Kirwan lavora con e per il movimento, non solo per la nazionale. Con un progetto, guardando non solo all’oggi, ma anche e soprattutto al domani.
Ecco, di questo l’Italia ha bisogno. Non di un coach rinchiuso nel suo bel ritiro in riva al lago, che va a vedere qualche match di Celtic League, ma poi ritorna nell’ombra. Senza possibilità (né volontà) di proporre e fare. Jacques Brunel deve arrivare in Italia con la libertà di proporre e fare, dalle Accademie alle franchigie, dal campionato d’Eccellenza alla programmazione della nazionale. Deve poterlo fare con gente di cui si fida e in cui crede. Come Serge Milhas, se i rumors sono confermati. E, in ottica di far crescere i tecnici italiani, sia lui a girare, a studiare, a valutare e a proporre quei tecnici, e ce ne sono checché ne dica Mauro Bergamasco, validi e moderni per affiancarlo o per dar loro ruoli importanti. Sia lui il motore meritocratico del movimento e non altri dottoroni.

Ecco, il cambio d’allenatore sarà un toccasana per l’Italia solo in questo caso. Se si crede in lui e si lascia che sia lui a portare avanti un progetto. A quel punto si può parlare di riconferme al di là dei risultati (vedi paragone con Gatland tanto amato nei commenti del blog), se i risultati veri si vedono anche al di fuori della nazionale. Se, invece, Jacques Brunel sarà solo una marionetta in mano ai soliti maneggioni che vogliono mantenere lo status quo di mediocrità del movimento per paura di “perdere la cadrega”, beh, allora non c’è tecnico che tenga (a questo proposito ascoltate attentamente la terza parte dell’intervista rilasciata da George Coste a Radio R101 ieri). Che si chiami Brunel, Mallett, Coste, Loffreda, White o Henry. E tra quattro anni saremo ancora qui a discutere se Brunel ha fatto più o meno mete di Mallett, se è migliorata la difesa o peggiorato l’attacco, se l’Italia ora resiste 76′ invece dei 75′ della gestione precedente. E magari avremo la memoria corta e selettiva e racconteremo favole come qualcuno ama fare ora.

 

Verso l’Ulster: Il peggior nemico del Benetton? Il Benetton…

Il coach dei biancoverdi parla prima della trasferta irlandese di Celtic League. La firma è di Ennio Grosso, il giornale invece è Il Gazzettino di Treviso

Questa mattina la rifinitura e nel tardo pomeriggio la partenza per l’Irlanda. Domani a Belfast, sul terreno del mitico Ravenhill Stadium, inizio alle 19.05 locali (le 20.05 in Italia), il Benetton affronterà l’Ulster in quella che in calendario è la tredicesima giornata della Magners League. Una sfida che fa tornare subito alla mente quella di un mese e mezzo fa quando, a Treviso, i bianchi irlandesi si imposero 19-9, segnando tre mete su altrettanti errori del Benetton. «In questo momento il peggior nemico del Benetton è il Benetton stesso, non tanto chi ci sta di fronte – sostiene Franco Smith – aver battuto due volte gli Aironi è stato importante, ma il nostro obiettivo principale è vincere all’estero. Contro l’Ulster non sarà come dover scalare un muro, ovvero affrontare una formazione come il Munster, ad esempio, ma sarà pur sempre una sfida molto impegnativa». Che partita ti aspetti? «Mi attendo una partita molto fisica, perché l’Ulster è compagine molto forte fisicamente che attua una difesa ferrea. All’andata noi abbiamo avuto un possesso maggiore e loro hanno dovuto placcare il doppio di noi

Tre errori di Treviso hanno fruttato tre mete per gli irlandesi… «E’ vero, l’Ulster è compagine molto esperta che sfrutta ogni indecisione avversaria e così è successo anche nella partita di Treviso, nella quale non abbiamo giocato male, ma certe disattenzioni ci sono state fatali». Gli irlandesi non vincono in Magners League proprio dalla gara di Treviso… «Un aspetto che non mi interessa più di tanto. Ho visto che il loro tecnico ha cercato di recuperare un po’ tutti i giocatori della rosa, puntando su una squadra d’esperienza, con molti Internazionali: per loro vincere sarebbe importante, ma anche per noi». In effetti McLaughlin, Head Coach della formazione di Belfast, ha convocato tutti i 4 sudafricani che aveva lasciato a riposo nell’ultimo incontro di Limerick contro il Munster, ossia il pilone Botha, la seconda linea Muller, il flanker Wannenburg e il trequarti Pienaar, ma pure il centro Trimble. Per quanto riguarda invece il Benetton, solo dopo l’allenamento di questa mattina Smith scioglierà ogni dubbio, pare comunque possibile il rientro di De Waal, non utilizzato nelle ultime due uscite della franchigia vene
sarebbe importante, ma anche per noi». In effetti McLaughlin, Head Coach della formazione di Belfast, ha convocato tutti i 4 sudafricani che aveva lasciato a riposo nell’ultimo incontro di Limerick contro il Munster, ossia il pilone Botha, la seconda linea Muller, il flanker Wannenburg e il trequarti Pienaar, ma pure il centro Trimble. Per quanto riguarda invece il Benetton, solo dopo l’allenamento di questa mattina Smith scioglierà ogni dubbio, pare comunque possibile il rientro di De Waal, non utilizzato nelle ultime due uscite della franchigia veneta.

Ancora Brunel, ancora Mallett, ancora analisi e opinioni

Da IL Secolo XIX, la firma è quella di Giorgio Cimbrico

È L’INIZIO di una storia che si ripete: quattro anni fa l’Italia andò ai Mondiali di Francia, quelli chiusi con le lacrime di St Etienne, con Pierre Berbizier che aveva già firmato per il Racing Parigi. Ora, con la Coppa del Mondo in cartellone in Nuova Zelanda giusto alla distanza, nove mesi, di un concepimento e di un parto, una situazione simile, non uguale: è il presidente Giancarlo Dondi ad essersi mosso aprendo colloqui che saranno anche stati numerosi ma che riconducono fatalmente a Jacques Brunel, 57 anni la prossima settimana, allenatore del Perpignan (pergli appassionatissimi catalani di Francia, l’Usap), che ha portato al titolo nel 2009, un tipo senza un goccio di glamour, scabro, concreto, duro, più da aspro vino rosso che da champagne, usando per il gioco espresso semplici metafore enologiche. Depone in questo senso il suo passato di allenatore degli avanti della nazionale con il galletto sul petto, i Coqs, i Bleus. Sarebbe un ritorno nel solco della
(Villepreux, Fourcade, Coste, Berbizier) l’Italia del rugby ha compiuto passi avanti, progressi storici, ascese, ascensioni, ha vissuto giorni già passati nella dimensione del facile mito: Grenoble ’97, Edimburgo 2007. «Ho incontrato Brunel ma ho incontrato anche altri allenatori. E non solo francesi, anche anglosassoni. Un giro d’orizzonte, certo, perché con i tecnici importanti non si può trattare lì per lì, quando il tempo è poco e le necessità premono. Nessuna firma, nessuna decisione presa». Anche il rugby ha il suo mercato, da organizzare oggi, da perfezionare in un domani che significa ottobre, dopo la Coppa del Mondo, all’alba di un nuovo ciclo. Dondi, parmigiano, al vertice di Ovale Italia, plasmatore di un fenomeno che va avanti da dieci anni abbondanti ed è diventato di massa, si sta attrezzando, «anche perché nemmeno io so se Mallett vuole rimanere». La voce che rimbalza è che Nick Mallett domiciliato a Città del Capo e a Salò nelle sue lunghe parentesi italiane, potrebbe trovar facilmente posto nei Saracens di Londra, molto sudafricanizzati dopo l’ingresso di capitali che vengono dall’Africa australe. In Francia c’è chi dice che sia tutto fatto, che Brunel abbia già in tasca un pre-contratto. Dondi scuote la testa. «Per ora, consultazioni». Ma che l’amore per l’omone che pare un George Clooney XXL abbia una data vicina alla scadenza è supportata dalle voci che girano, dalle critiche che ronzano, da una solidità di squadra che non sempre va ad affiancare la capacità di far scaturire scintille. Non rimane che il vecchio giochetto del “se”. Già, se Mallett (cinque vittorie e 24 sconfitte il suo bilancio in tre anni azzurri) porta avanti un buon 6 Nazioni (visite a Twickenham e a Murrayfield e tre partite in casa, a partire dal 5 febbraio, Italia-Irlanda al Flaminio) e il 2 ottobre a Dunedin batte proprio i verdoni isolani nella partita chiave del girone portando l’Italia sulla vetta più alta mai scalata, i quarti della Coppa del Mondo? Dondi, pragmatico: «Infatti tutti speriamo che il suo contratto non scada il 2, ma il 10 ottobre, quando saremo tra le prime otto del mondo. Avremo tutti le idee più chiare».