Sei Nazioni: il Galles perde Jenkins

Da Rugby 1823

Uno stop di almeno dieci settimanee un intervento chirurgico al piede terranno il pilone gallese Gethin Jenkins (a sinistra nella foto) lontano dai campi da gioco proprio quando sarà di scena l’RBS Six Nations 2011. Il pilone dei Cardiff Blues, da tempo alle prese con problemi al polpaccio, verrà operato nei prossimi giorni e non sarà, quindi, a disposizione di Warren Gatland. Un brutto colpo per ilGalles e per la franchigia di Celtic League.

Trent’anni compiuti a novembre, Jenkins ha esordito con Pontypridd RFC, prima di passare ai Celtic Warriors e, dal 2004, con i Cardiff Blues. Nazionale gallese dal 2002, ha raccolto 76 caps con 15 punti all’attivo. 188 cm per 112 kg, nell’ultima stagione Jenkins ha indossato due volte la maglia dei Dragoni nel Sei Nazioni, una sola da titolare, mentre le due ultime apparizioni sono state a novembre contro Nuova Zelanda e Australia, dove era in campo dal primo minuto.

Rugby Roma-Petrarca Padova (21-9): gli highlights

Eccellenza: la forza di Roma

Una società in difficoltà su più livelli, ma non sul campo. Di Raul Leoni per Il Corriere dello Sport

Il colpo di scena è da “thriller”, ma l’intreccio è da “noir”, il genere tradizionalmente più vicino al rugby. Il tutto ambientato al Tre Fontane, passato in poche ore da “porto delle nebbie” a teatro di un’impresa: grazie alla scintillante vittoria della Futura Park sull’ambizioso Petrarca. Incredibile, se si pensa che tutte le premesse erano contrarie al lieto fine. Tra i protagonisti dell’intreccio Nicola Leonardi, il capitano bianconero perfettamente calato nelle vesti dell’antieroe da “noir”.
PRIMO ATTO – Capitolo primo, la grana-stipendi: «Avevo partecipato a tutti gli incontri col presidente, sempre cercando un accordo sulle istanze della squadra». La svolta sabato mattina, tutti convocati da Abbondanza negli uffici di Spinaceto: due mensilità di ritardo, giocatori sul piede di guerra, un patron che si sente sotto assedio e reagisce attaccando. Questioni personali, accuse di scarso rendimento: molti si sentono toccati nell’orgoglio. Cose difficili da accettare, soprattutto da parte di una dirigenza che ha già messo in pericolo la finale nel Trofeo dell’Eccellenza: una lista compilata con faciloneria ed ecco vanificata la vittoria contro L’Aquila, che spalancava ai bianconeri l
fase decisiva: «Con la penalizzazione, ormai c’è poco da far calcoli: dobbiamo vincere sia sabato con la Lazio, sia nel ritorno con L’Aquila».
SECONDO ATTO – Archiviato con amarezza anche il secondo capitolo, c’è da raddrizzare una stagione soprattutto per Leonardi: grandi acquisti ad inizio stagione, poi l’infortunio, fuori un mese e la leadership in bilico. Ma tanta voglia di riscatto: «Eravamo tutti motivati, io più degli altri per i tanti anni passati a Padova». Dati alla mano c’erano da risolvere anche i problemi tecnici della Futura targata De Villiers: sterilità offensiva, idee confuse, passaggi a vuoto preoccupanti con avversarie sulla carta più deboli. E il coach sudafricano, che pure aveva annunciato a inizio stagione: «A Natale parlerò italiano», in realtà continua ad avere contatti solo con i ragazzi che si esprimono in inglese. Il capitano, però, fa autocritica: «Forse abbiamo faticato a capire cosa ci era richiesto e, comunque, questo è un campionato nel quale spesso vince chi ha più voglia e cattiveria». Col Petrarca sono stati i bianconeri: «Vero, ma stavolta abbiamo anche fatto il nostro dovere, e soprattutto pochi errori». Con un gioco strutturato, tattica basata sulla continuità del possesso, è bastato fare le cose semplici. La solidità difensiva e le fasi statiche, quelle non erano mai venute meno: «La compattezza del gruppo e la voglia di soffrire non si possono mettere in discussione». Ma c’è chi l’ha fatto, nella stanza dei bottoni: mossa azzardata che avrebbe potuto far saltare gli equilibri. «Poco importa – sorride il capitano – Noi ci divertiamo ugualmente e ora anche di più: continueremo a far la corsa su chi ci sta davanti».

Rugby Roma-Petrarca: la fotogallery

Scatti di Alessandra Di Stefano. Per vederli tutti cliccate qui

Ultime dalla perfida Albione

Che succede in Inghilterra? Ce lo dice Right Rugby

L’attualità inglese racconta diversi stati d’animo e umori, tra federazione e club impegnati su due fronti diversi che alla fine convergono ad un punto solo, quello sullo stato di salute del rugby d’Oltremanica. Mentre in Italia apprendiamo che ormai Dahlia Tvsta tirando gli ultimi e c’è agitazione perché la Celtic League rischia di rimanere all’oscuro (in caso contrario, sintonizzarsi su RR che – quando può – è live da Monigo o Viadana), inPremier si torna a parlare di una questione ormai vecchia, ma non per questo attuale: il salary cap.
Northampton SaintsLeicester TigersLondon SaracensBath spingono perché venga alzato il tetto al monte ingaggi previsto dalla Premiership Rugby allo scopo di gareggiare con i club francesi e trattenere così i propri talenti. I numeri dicono che Oltralpe le società hanno un salary cap a disposizione di otto milioni di sterline, due volte quello delle rivali inglesi. MaMark McCafferty, chief executive dell’organizzazione che raccoglie i top team inglesi, ha messo in guardia le pretendenti: il rischio è di fare il passo più lungo della gamba e di finire al verde. Tutto questo alla vigilia delle contrattazioni per la stagione 2012/13 che cominceranno alla fine del mese.
McCafferty guarda lontano, vuole che i “suoi” club siano ancora in circolazione da qui a 50, 60 anni, “non solo nei prossimi tre o quattro“. Non sono poche le società infatti che devono far quadrare i bilanci: la crisi economica che ha investito la Gran Bretagna ha avuto forti ripercussioni sul mondo dello sport, come hanno potuto constatare soprattutto nel calcio.
Il chief executive ha anche sottolineato come nell’ultima stagione le media degli spettatori agli stadi sia scesa del 4%, attestandosi a quota 12.478 persone, mentre nel Top 14 sono cresciuti del 2,5%. E un sondaggio mostra che diversi appassionati giudicano tutt’altro che eccellente il gioco espresso in Premier. Altri numeri che sembrano puntati direttamente contro i management dei singoli club: se il prodotto non piace, non è per colpa del salary cap troppo basso rispetto a quello francese.
Intanto la Rugby Football Union si prepara al futuro. Il capo John Steele (nella fotoin un’intervista rilasciata al quotidiano The Daily Telegraph lo scorso 6 gennaio aveva lasciato presagire l’arrivo di volti nuovi in federazione, a partire dal ruolo di élite rugby director ora ricoperto da Rob Andrew. Questione di darsi una nuova immagine nell’anno dei Mondiali – e probabilmente di affiancare al manager della nazionale Martin Johnson qualcuno che la coppa l’ha vinta non da giocatore, come Johnno, ma come allenatore. Tanto che i nomi che circolano sono quelli di Sir Clive Woodward, che guidò proprio l’Inghilterra in Australia 2003, e Jake White, l’artefice del successo del Sud Africa in Francia quattro anni fa. “Nessuno si è fatto vivo, ma certo che considererei la proposta. E’ un lavoro fantastico“, ha detto l’ex coach degli Springboks.
Che, immancabilmente, è passato al lato tecnico. “Ho sempre detto di considerare l’Inghilterra molto simile al modello sudafricano. Hanno molti giocatori e passione e tra i migliori record ai Mondiali, dal momento che hanno giocato tre delle sei finali“. L’ultima volta proprio contro il Sud Africa. Un dato di fatto: per quanto gli inglesi tra un’edizione e l’altra del campionato mondiale navighino in acque agitate, si ritrovano per l’appuntamento e finiscono per vestire i panni dei protagonisti. Non hanno voglia di perdere tempo, a Londra.