La bella azione di Rovigo: calciare in touche il terremoto, per L’Aquila

Da La Voce di Rovigo

Due anni, un anniversario quantomeno insolito. E’ il tempo che passa fra  un sisma che mette in ginocchio L’Aquila e l’Abruzzo ed un gesto che mette insieme solidarietà, passione sportiva ed un rispetto atavici. Dunque 9 aprile 2009 – 9 aprile 2011. Terremoto e Rovigo – L’Aquila di Eccellenza 2010 – 2011. E’ questa l’occasione colta da un gruppo informale di supporters rodigini, sulla scorta di  un match di andata dall’esito favorevole alla Rugby Rovigo Delta nel punteggio e ad entrambe le tifoserie per quanto riguarda il bel terzo tempo trascorso insieme. Le feste natalizie di mezzo, quindi l’idea di una raccolta fondi, affinché gli appassionati abruzzesi possano raggiungere il “Battaglini” e ricambiare la visita. Insomma, l’organizzazione del pullman e del terzo tempo. La spontaneità dei bersaglieri si mette in moto; nel giro di ventiquattrore aderiscono all’iniziativa l’azienda Irsap di Arquà Polesine, lo Studio Mazzini srl e la famiglia Quaglio. Seguono la tifoseria organizzata delle Posse Rossoblu, Marco Verza macelleria, Arta Parrucchieri dell’inossidabile appassionato bersagliere Tony Manero, la pasticceria Gocce di Miele di Rovigo, Lavanderia Pellegrini. Oltre ai  t anti singoli supporters rodigini. La notizia del raggiungimento della quota monetaria necessaria a noleggiare il pullman arriva sabato 26 marzo; ad addolcire il palato per la non brillantissima prestazione casalinga della Rugby Rovigo Delta contro la Rugby Roma. L’ultima spinta la dà proprio il sodalizio di Via Alfieri, mettendo a disposizione della comitiva aquilana i tagliandi del match del 9 aprile tra Rovigo e L’Aquila al prezzo ridotto di 8 euro.

Rugby tra tribù, sponsor e un futuro da decifrare

di Romy Gai, su Finanza e Mercati

Alla fine del 2007, alla vigilia della crisi finanziaria che ha attanagliato tutto il mondo, nella classifica degli sport più “sponsorizzati” in Europa, dominava il calcio, seguito dai motori, con investimenti complessivi di oltre 5 miliardi di euro. Terza, staccatissima, la vela seguita a ruota dal ciclismo in crollo verticale. Si affacciava, a sorpresa, al quinto posto il rugby, dimostrando che anche gli sport cosiddetti “minori”, stavano conquistando credibilità e spazio mediatico. L’Italia della palla ovale, fresca ancora il ricordo nell’esordio vincente al primo Sei Nazioni della nostra storia (5 febbraio 2000, contro la Scozia, campione in carica, vittoria per 34 a 20), iniziava a conquistare spazi crescenti negli investimenti in sponsorizzazioni sportive. Una risposta a scandali arbitrali, doping, violenza, atleti dalla vita troppo “frivola”, protagonisti di altre discipline. Il, rugby, all’opposto, era lo sport del cosiddetto “terzo tempo”, che più degli altri riusciva a identificare nuovi stili di vita e consumo: in altre parole la disciplina che creava “tribù”, catalizzando nuovi gruppi di riferimento, target ideale di innovativi messaggi pubblicitari. Oggi, a cinque anni di distanza, che cosa è cambiato? Complice evidentemente la crisi finanziaria, i dati consuntivi del 2010 raccontano di un crollo complessivo del 22% delle sponsorizzazioni sportive rispetto al 2008. Un tendenza che – secondo gli esperti – dovrebbe invertirsi quest’anno, mettendo a segno una leggera crescita degli investimenti (+1%). Anche in questo caso il rugby nostrano continua a promettere soddisfazioni agli investitori. Infatti, gli sport che hanno il maggior potenziale in Italia sono cinque: tiene il calcio (solo per i top team), cresce il golf (spinto dall’effetto Molinari e Manassero), si mantiene il nuoto grazie al fenomeno Pellegrini. Stabile il motociclismo grazie al binomio Ducati-Rossi, si conferma il rugby con l’entusiasmo creato dalla Nazionale. Insomma, il rugby continua a piacere a chi investe. Guardando ai numeri, il calcio rimane irraggiungibile, grazie anche alla valenza sociale di uno sport che prevarica gli ambiti della disciplina stessa; mail rugby si dimostra capace di attirare il 32% delle aziende che investono nel settore marketing. La sua valenza “tribale” si impone di pari passo alla crescita di internet nelle preferenze dei comunicatori. Secondo l’osservatorio di Vidierre, società italiana leader in Europa nel monitoraggio dei media, la copertura tv del 2010 è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente (molto grazie all’ottimo lavoro di Sky e al contributo di Eurosport). Crescono i “minuti tv” (più 60%) e il numero dei servizi (più 6%). Adesso, però, sarebbe il caso di raccogliere i frutti di questo interesse. Nonostante la vittoria sulla Francia al recente Sei Nazioni, celebrata dai giornali con abbondanza di aggettivi, l’Italia del rugby resta lontana dai sogni sportivi degli appassionati. Dodicesima nel ranking mondiale, più vicina a Giappone e Georgia che non a Nuova Zelanda ed Australia, l’Italia rischia di perdere l’opportunità enorme di raccogliere i frutti di uno stile unico e vincente. A guardar bene, la vittoria del Flaminio avrebbe potuto trasformarsi in una sconfitta, se i cugini d’Oltralpe non avessero utilizzato la gara per provare uomini e schemi in vista della Coppa del Mondo del prossimo settembre. Manca un vero campionato, con i migliori team fuggiti l’anno scorso in Celtic League. Non era mai successo, e non solo nel rugby. Insomma, la palla ovale italiana ha una chance. Ce la farà?

Fischietti rosa alla conquista dell’IRB

Sviluppare il “movimento” degli arbitri-donna. L’IRB sembra aver intrapreso questa strada con grande decisione e pochi giorni fa ha annunciato il primo panel di fischietti esclusivamente in rosa. Un training che vedrà per protagoniste Sarah Corrigan (Australia), Joyce Henry e Sherry Trumbull (Canada), Clare Daniels (Inghilterra), Sylvie Bros (Francia), Gabriel Lee (Hong Kong), Nicky Inwood (Nuova Zelanda) e Dana Teagarden (Stati Uniti). Si tratta dei migliori arbitri visti al recente Mondiale inglese e il panel servirà da preparazione alla Rugby World Cup Sevens 2013, al Mondiale femminile del 2014 e al torneo olimpico di rugby a 7 in programma ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016. L’intenzione è quella di riuscire a dare, sul medio-lungo periodo, pari opportunità agli arbitri di ambo i sessi.

Una preparazione al Mondiale in versione scozzese

Va bene, la stagione di Glasgow ed Edimburgo ormai non ha più moltissimo da dire, visto che i playoff della Celtic sono ormai una chimera mentre su quelli di Heineken Cup già da tempo ci avevano messo una pietra sopra. E così al ct scozzese Andy Robinson è venuta una idea: perché non fermare subito i giocatori nel giro della Nazionale? In questo modo si possono evitare infortuni e iniziare subito una preparazione specifica per i Mondiali. Detto e fatto. Alastair Kellock, Richie Gray, John Barclay, Ross Ford e Allan Jacobsen hanno già finito di giocare con le maglie dei loro club di appartenenza. Per loro l’operazione Nuova Zelanda è già iniziata. Certo, con largo, larghissimo anticipo. Troppo?

Video: Milano Rugby Festival, lo spot numero 2

Questa volta al clown…

 

Questa invece era la prima versione