Una Nazionale U20 da applaudire ma che non può fare la boa di salvataggio del movimento

Oggi azzurrini in campo contro l’Australia per la semifinale per il 5° posto del Mondiale Juniores. Una squadra che registra risultati importanti ma verso la quale dovremmo avere un atteggiamento più “distaccato”, che la vera dimensione della crescita la potremo avere solo tra qualche anno. E nel frattempo questi ragazzi non possono diventare i salvatori della patria

Iniziamo dalla cronaca. Oggi pomeriggio (ore 16.30) a Narbonne l’Italia U20 si gioca la semifinale per il 5° posto ai Mondiali Juniores in corso in Francia. Di fronte avrà l’Australia, un osso durissimo che però nella fase a gironi ha perso due gare (contro Galles e Baby Blacks) e vinto solo contro il Giappone raccogliendo solo 6 punti. Azzurrini che invece hanno confermato lo storico risultato di un anno fa e lo hanno anzi migliorato, visto che nella scorsa edizione del torneo iridato era stato determinante il risultato di Sudafrica-Argentina mentre in Francia i ragazzi allenati da Roselli e Moretti hanno conquistato il pass battendo Scozia e Argentina e venendo messi sotto solo dalla fortissima Inghilterra.
Australia che oggi parte favorita perché più abituata a giocare per certi risultati e perché nel complesso ha un livello tecnico superiore, ma probabilmente gli azzurrini stanno meglio di fisico e di testa, potendo contare su un entusiasmo che gli avversari non possono avere e che anzi affrontano una partita che per loro presenta tante insidie. Perché diciamocelo chiaro, l’Italia può giocare con la leggerezza mentale di chi tutto sommato ha poco da perdere mentre per loro un ko sarebbe una debacle. Bene così.
La vincente di Italia-Australia affronterà poi domenica a Beziers chi al fischio finale di Galles – Argentina avrà almeno un punto in più.
In coda a questo articolo la formazione annunciata dell’Italia oggi in campo e il programma delle partite (trasmesse in diretta streaming su The Rugby Channel).

Il Mondiale U20 della nostra selezione è un po’ la boa a cui si sta aggrappando il nostro movimento. E’ successo un anno fa, sta accadendo anche quest’anno. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’Italia sta facendo un torneo notevole, lo aveva fatto 12 mesi fa e ancora di più è protagonista quest’anno, senza dimenticare – in mezzo – il migliore Sei Nazioni di categoria di sempre. Sono risultati che non possono stupire più di tanto, perché non va dimenticato che questo è il gruppo che aveva raccolto non poche soddisfazioni anche nelle nazionali giovanili quando era allenato da Massimo Brunello. Sono risultati che arrivano da lontano.
Risultati su cui ha ripreso linfa l’ormai annosa guerra di religione sul Sistema Accademie (preso nel suo complesso, quindi anche con i CFP sottostanti eccetera eccetera): chi lo sostiene prende ad esempio questi risultati per dimostrare che la struttura funziona mentre per chi lo avversa studia la “genealogia” di ogni singolo giocatore per dimostrare che sono atleti formati dai club. O che si tratta solo di fortuna.

Ho sempre trovato molto stupida questa “guerra”, una specie di battaglia senza fine che non può avere un vincitore. Ho sempre avversato non il Sistema Accademie in sé ma la sua struttura enorme: meno Accademie e soprattutto nelle regioni e nelle aree a scarsa vocazione rugbistica, che dove c’è una rete di club numerosa e profonda è meglio lasciare le cose come stanno. Una opinione, va da sé, che non pretendo certo di avere la Verità in tasca.
Il fatto è che oggi i risultati di questa U20 possono essere letti e strumentalizzati quanto vogliamo. Che siano notevolissimi e i migliori da diversi anni a questa parte è lì da vedere, negarlo vuol dire essere in cattiva fede. Certo la nostra U20 viaggiava a quei livelli anche a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila, bisognerebbe chiedersi cosa è successo dopo e perché ci abbiamo messo così tanto per tornare a certe altezze.
Ma ad ogni modo oggi ci siamo, nessun dubbio.
E allora il problema quale è? Che dovremmo andarci con i piedi di piombo e aspettare, che i risultati hanno bisogno di tempo e conferme per prendere consistenza, per dimostrare che non sono un fuoco di paglia. Oggi sappiamo con certezza che questo biennio ha spessore ma se si tratta “solo” di un paio di annate più fortunate o se siamo invece di fronte al prodotto di una filiera che funziona è davvero troppo presto per dirlo, sia in un senso che nell’altro. Un giudizio con cognizione di causa potremo darlo tra 4 o 5 anni. Senza dimenticare che dobbiamo poi pensare allo step successivo alla nazionale U20…
Sono risultati molto importanti ma vanno né ingigantiti e né sottostimati. Un atteggiamento freddo ma necessario, complicato da tenere – me ne rendo conto – in un movimento che ha disperatamente bisogno di risultati positivi. La nazionale U20 non può essere né la boa di salvataggio né un’arma da usare in una stupida guerra di religione.

Il programma delle partite di oggi, martedì 12 agosto, al Mondiale U20
ore 14: Galles-Argentina, Narbonne. Semifinale per il 5° posto
ore 16: Irlanda-Scozia, Perpignan. Semifinale 9° posto
ore 16.30: Italia-Australia, Narbonne. Semifinale per il 5° posto
ore 18.30: Georgia-Giappone, Perpignan. Semifinale 9° posto
ore 19: Inghilterra-Sudafrica, Narbonne. Semifinale
ore 21: Nuova Zelanda-Francia, Perpignan. Semifinale

La formazione azzurra anti Australia:
15 Michelangelo BIONDELLI (Rugby Viadana 1970)*
14 Albert Einstein BATISTA (Rugby Etruschi Livorno 1995)
13 Andrea DE MASI (Mogliano Rugby)*
12 Francesco MODENA (FEMI-CZ Rovigo)
11 Giovanni D’ONOFRIO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
10 Filippo DI MARCO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
9 Nicolò CASILIO (Patarò Calvisano)*
8 Lodovico MANNI (Mogliano Rugby)
7 Michele LAMARO (Petrarca Padova)* – capitano
6 Davide RUGGERI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
5 Edoardo IACHIZZI (Usap Perpignan)4 Niccolò CANNONE (Petrarca Padova)*
3 Michele MANCINI PARRI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
2 Matteo LUCCARDI (Patarò Calvisano)*
1 Guido ROMANO (Rugby Colorno)*

A disposizione:
16 Niccolò TADDIA (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
17 Leonardo MARIOTTINI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
18 Matteo NOCERA (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
19 Matteo CANALI (Rugby Colorno)*
20 Antoine KOFFI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
21 Luca CROSATO (Lafert San Donà)*
22 Antonio RIZZI (Petrarca Padova)*
23 Alessandro FUSCO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”

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Dopo Giappone-Italia, quei colpi da samurai caduti nell’indifferenza e nell’apatia

Da tempo scriviamo che i test-match contro i nipponici e la Georgia sono le chiavi di volta della nostro 2018 rugbistico. Il primo è andato davvero male, con una sconfitta netta e meritata che però è stata “accolta” nell’Ovalia italiana con un mix di rabbia d’ufficio e rassegnazione

“Prestazione e risultato: siamo qui per vincere”. Così giovedì mattina il sito ufficiale della FIR intitolava un articolo di avvicinamento al primo test-match degli azzurri contro il Giappone. Il virgolettato era di Conor O’Shea, con il ct azzurro che in un pugno di parole indicava gli obiettivi di quella partita: la prestazione, il risultato e la vittoria. Sappiamo tutti come è andata a finire a Oita, con i Brave Blossoms che hanno vinto in maniera netta per 34 a 17: prestazione, risultato e vittoria sayonara.
Nel dopo-gara il tecnico della nostra nazionale ha detto che “è un punteggio che brucia, inutile nasconderlo. Nei momenti in cui avremmo dovuto imprimere una svolta alla partita non ci siamo riusciti, loro sì (…) Non credo ci sia stata una squadra che ha dominato la partita per ottanta minuti, ma è vero che il Giappone ha tenuto il controllo della partita nell’ultimo quarto di gara. Noi non abbiamo saputo mettere punti sul tabellone quando ne abbiamo avuto la possibilità, sia nel primo che nel secondo tempo, e come era già capitato in passato abbiamo permesso che l’energia del match ci scivolasse dalle mani (…) noi dobbiamo, come sempre, concentrarci sulle cose che possiamo controllare e non sull’avversario. Segnando quando avremmo dovuto, la partita sarebbe stata diversa”.
Sono frasi che abbiamo più volte sentito in questi mesi, una specie di ritornello amaro che evidentemente sottolinea problemi che non riusciamo a risolvere. Una difesa verbale che ormai mostra il fianco.

Il Giappone non ha fatto certo stropicciare gli occhi ma ha dominato praticamente ogni aspetto della partita, a partire dalla determinazione e dall’aggressività fisica fino ad arrivare alla mischia e – soprattutto – alla touche. I padroni di casa hanno commesso molti errori ma i loro uomini arrivavano quasi sempre prima sul pallone ed erano sempre prontissimi a portarsi in grande velocità sul nostro portatore di palla. Non siamo stati in grado di dare un colpo di frusta alla partita quando ne abbiamo avuto la possibilità? Può essere, probabilmente è così, ma sono anni che andiamo avanti a giustificazioni che per premessa hanno un “se” o un “ma” e che ci hanno portato diritti a questo punto.
Generalmente i nostri tour di giugno hanno quasi sempre un approccio mentale molto “estivo”. Io credo che sia una cosa inconscia, un qualcosa di legato al nostro modo di essere e alla nostra cultura che ci fa percepire questo appuntamento come una via di mezzo tra il lavoro e la vacanza, una specie di impegno professionale che però si può affrontare con le infradito. Questa volta però c’erano tutte le premesse per vedere qualcosa di diverso, dalle convocazioni alle parole di giocatori e staff tecnico, fino alla formazione schierata. Non sto dicendo che i ragazzi andati in campo abbiano preso il match sottogamba o come una sorta di allenamento, ma l’approccio mentale alle gare nel mese di giugno rimane comunque problematico.

Tutto questo non basta a spiegare il ko di Oita. E’ vero che noi siamo al termine di una lunga stagione agonistica mentre i giapponesi sono nel pieno del loro calendario ma non dovremmo nemmeno dimenticare che il professionismo è anche questa roba qui e che comunque proprio il Giappone lo scorso novembre, nell’ultimo impegno del tour europeo (quindi alla fine della loro stagione agonistica) costrinse la Francia a un pareggio in quel di Parigi, un pareggio davvero stretto per la nazionale asiatica. Quindi c’è modo e modo di affrontare le cose.
Poi dovremmo anche guardare le cose un po’ in prospettiva, sul lungo periodo. Al Mondiale sudafricano del 1995 gli All Blacks asfaltavano i nipponici 145 a 17: ora, è vero che i tuttineri rifilarono 70 punti (a 6) alla nostra nazionale qualche mese dopo in quel di Bologna, ma quell’Italia alla stessa RWC batté l’Argentina e venne sconfitta dall’Inghilterra con un dignitosissimo 27-20. Un’Italia che nel mese di maggio di quell’anno superò l’Irlanda. In 23 anni è cambiato tutto per noi, è arrivato il treno del Sei Nazioni ma da quanto tempo non infiliamo risultati simili? Il nostro anno migliore è stato il 2013, stiamo parlando di 5 anni fa, ed è stato un caso isolato. Qua e là facciamo un exploit che però è appunto tale. Ci aggrappiamo a quello e ci raccontiamo che tutto va bene e che comunque abbiamo svoltato. In attesa dell’exploit isolato successivo.

A Oita però abbiamo visto in campo cose diverse. Abbiamo visto un Giappone che oggi ci è superiore, che da alcuni anni ha intrapreso un percorso di crescita che sta seguendo con costanza, nonostante qualche inevitabile stop & go. Un Giappone che è figlio del Super Rugby: 13 giocatori sui 15 titolari giocavano nella franchigia dei Sunwolves, più il 100% delle riserve. E no, il punto non è che loro giocano in una sola squadra mentre i nostri in due (Zebre e Benetton). No, il punto che questo blog mette sul tavolo da qualche tempo è un altro e cioè che forse il Pro14 non è così performante come generalmente si pensa e che vincere e soprattutto perdere nel Super Rugby (cosa quest’ultima che accade molto spesso ai Sunwolves) ti fa crescere e ti dà una consapevolezza maggiore. Intendiamoci, so benissimo che il torneo dell’emisfero australe è superiore a quello celtico ma il fatto è che oltre a questo bisogna aggiungere che probabilmente il Pro14 è pure sopravvalutato. Certo, con l’Eccellenza che è messa come tutti sappiamo la competizione ha gioco facile a vincere.

Un’ultima cosa. Nel giugno di quattro anni fa l’Italia veniva battuta di tre punti (26-23) a Tokyo dal Giappone. Jacques Brunel, allora ct della nazionale, finì sulla graticola. Io solo qualche giorno fa scrivevo circa la necessità di confermare Conor O’Shea al suo posto nel prossimo quadriennio e il ko di Oita non mi ha fatto certo cambiare idea, ma c’è comunque da sottolineare la sostanziale indifferenza o apatia depressa con cui il risultato di sabato è stato accolto da media e tifosi. Quelle che si sono lette e viste in giro sono di rito o poco più. Le critiche possono aiutare, certo non bisogna fare gli offesi, saperle accettare e non relegarle tutte sotto l’etichetta “ce l’avete con noi”. Una cosa che la dice lunga sullo stato d’animo del nostro movimento.
Domani si parla di Nazionale U20.

Dove, quando, formazioni e tv di Giappone-Italia e tutti gli altri test-match del weekend

La nazionale U20 batte l’Argentina ai Mondiali Juniores in corso in Francia e si conferma tra le prime otto squadre al mondo: giocherà le semifinali e la finale per il 5°-8° posto, in campo a Narbonne martedì contro l’Australia. Ma gli appassionati di tutto il mondo puntano gli occhi su un sabato ricchissimo…

Raccontiamocela un po’ quanto ci pare, ma il mese di giugno per gli appassionati di rugby è una specie di Natale. Un po’ come novembre. Non vale il Sei Nazioni, però insomma, siamo lì. E basta guardare il programma di questo sabato/domenica per capire il perché: l’inizio delle serie tra All Blacks e Francia, Australia e Irlanda, Sudafrica e Inghilterra, Argentina e Galles. Poi ovviamente c’è pure il contorno, che per noi significa il doppio match tra Giappone e Italia. Iniziamo da qui.

GIAPPONE-ITALIA: Oita, ore 7 e 45 (diretta streaming su Eurosport Player)
La notizia positiva ce l’aveva già preannunciata ieri Vittorio Munari nel suo Tinello. Magari preannunciata no, dai, però la pulce nell’orecchio ce l’aveva messa. L’ufficialità è arrivata da FIR e Gruppo Discovery, che hanno fatto sapere che i due test-match degli azzurri saranno visibili per gli appassionati italiani, quello di oggi sul player web di Eurosport mentre quello di sabato prossimo sarà mandato in onda da DMAX.
Poco da aggiungere rispetto a quello che abbiamo scritto in queste settimane: l’Italia deve vincere. Tollerabile sarebbe solo un ko in una delle due partite, e con un margine ristrettissimo. Altre sconfitte non possiamo concedercele e lo stesso ct azzurro Conor O’Shea non lo nasconde: “Prestazione e risultato: siamo qui per vincere”. D’altronde basta vedere la formazione schierata dal tecnico irlandese per rendersi conto che siamo al grado zero della parola “sperimentazione”.

Giappone: 15 Kotaru Matsushima, 14 Iomano Lemeki, 13 Will Tupou, 12 Timothy Lafaele, 11 Kenki Fukuoka, 10 Yu Tamura, 9 Fumiaki Tanaka, 8 Amanaki Mafi, 7 Michael Leitch, 6 Kazuki Himeno, 5 Samuela Anise, 4 Wimpie Van Der Walt, 3 Ji-Won Koo, 2 Shota Horie, 1 Keita Inagaki
Riserve: 16 Yusuke Niwai, 17 Shintaro Ishihara, 18 Takuma Asahara, 19 Uwe Helu, 20 Yoshitaka Tokunaga, 21 Yutaka Nagare, 22 Rikiya Matsuda, 23 Ryoto Nakamura 
Italia: 15 Matteo Minozzi, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Tommaso Allan, 9 Marcello Violi, 8 Abraham Steyn, 7 Giovanni Licata, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Tiziano Pasquali, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Luca Bigi, 17 Federico Zani, 18 Giosuè Zilocchi, 19 George Biagi, 20 Marco Fuser, 21 Jake Polledri, 22 Tito Tebaldi, 23 Jayden Hayward

 

NUOVA ZELANDA FRANCIA: Auckland, ore 9.35 (diretta tv su SkySport 2)
Una partita che non ha bisogno di presentazioni, con due squadre fortissime e che si “soffrono” come poche altre. Primo impegno stagionale per i tuttineri mentre i francesi arrivano al termine di un’annata lunghissima e logorante.
Tra i padroni di casa manca per infortunio capitan Read, fascia che passa a Whitelock. Dentro dal primo minuto tutti e tre i fratelli Barrett, tornano Franks e Moody. Tra i galletti da segnalare che Parra è di nuovo titolare dopo tre anni e che in cabina di regia avrà Anthony Belleau come compagno. Medard è l’estremo.

Nuova Zelanda: 15 Jordie Barrett, 14 Ben Smith, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Ryan Crotty, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Luke Whitelock, 7 Sam Cane, 6 Liam Squire, 5 Scott Barrett, 4 Sam Whitelock (c), 3 Owen Franks, 2 Codie Taylor, 1 Joe Moody
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Karl Tu’inukuafe, 18 Ofa Tuungafasi, 19 Vaea Fifita, 20 Ardie Savea, 21 TJ Perenara, 22 Damian McKenzie, 23 Ngani Laumape
Francia: 15 Maxime Médard, 14 Teddy Thomas, 13 Mathieu Bastareaud (c), 12 Geoffrey Doumayrou, 11 Remy Grosso, 10 Anthony Belleau, 9 Morgan Parra, 8 Fabien Sanconnie, 7 Kelian Gourdon, 6 Judicaël Cancoriet, 5 Yoann Maestri, 4 Paul Gabrillagues, 3 Uini Atonio, 2 Camille Chat, 1 Dany Priso
Riserve: 16 Adrien Pélissié, 17 Cyril Baille, 18 Rabah Slimani, 19 Bernard Le Roux, 20 Alexandre Lapandry, 21 Baptiste Serin, 22 Jules Plisson, 23 Gael Fickou

 

AUSTRALIA-IRLANDA: Brisbane, ore 12 (diretta tv su SkySport 2)
Gara ad altissimo tasso tecnico che mette di fronte i vincitori dell’ultimo Sei Nazioni contro una formazione wallabies che vuole costruirsi in vista del Mondiale del prossimo anno e che – soprattutto – vuole lasciare da parte la poca costanza nelle prestazioni che la caratterizza da troppo tempo.
Nel XV di casa ci suono gli esordienti Brandon Paenga-Amosa e Caleb Timu, entrambi nel pacchetto di mischia, mentre a guidare la manovra il duo Genia-Folau. Nella formazione irlandese occhi puntati sul numero 10 Carbery con Sexton che si accomoda in panchina mentre in prima linea partono titolare McGrath e Ryan.

Australia: 15 Israel Folau, 14 Marika Koroibete, 13 Samu Kerevi, 12 Kurtley Beale, 11 Dane Haylett-Petty, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Caleb Timu, 7 Michael Hooper (c), 6 David Pocock, 5 Adam Coleman, 4 Izack Rodda, 3 Sekope Kepu, 2 Brandon Paenga-Amosa, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tolu Latu, 17 Allan Alaalatoa, 18 Taniela Tupou, 19 Rob Simmons, 20 Lukhan Tui, 21 Pete Samu, 22 Nick Phipps, 23 Reece Hodge
Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Keith Earls, 13 Robbie Henshaw, 12 Bundee Aki, 11 Jacob Stockdale, 10 Joey Carbery, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Jordi Murphy, 6 Peter O’Mahony (c), 5 Iain Henderson, 4 James Ryan, 3 John Ryan, 2 Rob Herring, 1 Jack McGrath
Riserve: 16 Sean Cronin, 17 Cian Healy, 18 Tadhg Furlong, 19 Quinn Roux, 20 Jack Conan, 21 Kieran Marmion, 22 Johnny Sexton, 23 Jordan Larmour

 

SUDAFRICA-INGHILTERRA: Johannesburg, ore 17.05 (diretta tv su SkySport 2)
Scontri e fisicità esasperata. Le prima parole che vengono in mente se si pensa a una sfida tra springboks e inglesi sono queste. Ma non bastano, non possono bastare.
Inghilterra che arriva nella Nazione Arcobaleno con diversi problemi da risolvere dopo un Sei Nazioni davvero deludente e un Eddie Jones finito subito sotto il fuoco della critica britannica. Il ct della squadra in maglia bianca schiera fin dal primo minuto Nick Isiekwe e Tom Curry mentre i deb Brad Shields e Ben Spencer partono dalla panchina.
Novità anche per gli Springboks, con il ct/DoR Rassie Erasmus con S’busiso Nkosi, Aphiwe Dyantyi e RG Snyman che vestono per la prima volta la maglia della loro nazionale.

Sudafrica: 15 Willie le Roux, 14 S’busiso Nkosi, 13 Lukhanyo Am, 12 Damian de Allende, 11 Aphiwe Dyantyi, 10 Handré Pollard, 9 Faf de Klerk, 8 Duane Vermeulen, 7 Jean-Luc du Preez, 6 Siya Kolisi (c), 5 Franco Mostert, 4 RG Snyman, 3 Trevor Nyakane/Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Akker van der Merwe, 17 Steven Kitshoff, 18 Wilco Louw/Thomas du Toit, 19 Pieter-Steph du Toit, 20 Sikhumbuzo Notshe, 21 Ivan van Zyl, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant
Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Jonny May, 13 Henry Slade, 12 Owen Farrell (c), 11 Mike Brown, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Tom Curry, 6 Chris Robshaw, 5 Nick Isiekwe, 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Brad Shields, 20 Nathan Hughes, 21 Ben Spencer, 22 Piers Francis, 23 Denny Solomona

 

ARGENTINA-GALLES: San Juan, ore 21:40
Una settimana fa a Washington un Galles decisamente sperimentale batteva un Sudafrica altrettanto “B”. Ora per la sfida ai Pumas il ct dei dragoni Warren Gatland cambia ben 8 giocatori tra i titolare e affida per la prima volta i gradi di capitano al seconda linea Corey Hill. Grande curiosità anche per la prima uscita stagionale dei sudamericani che in cabina di regia schierano Bertranou accanto all’esperto Sanchez.

Argentina: 15 Emiliano Boffelli, 14 Bautista Delguy, 13 Matias Orlando, 12 Jeronimo de le Fuente, 11 Ramiro Moyano, 10 Nicolas Sanchez, 9 Gonzalo Bertranou, 8 Javier Ortega Desio, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Guido Petti, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Javier Diaz, 18 Santiago Medrano, 19 Matias Alemanno, 20 Tomas Lezana, 21 Martin Landajo, 22 Santiago Gonzalez Iglesias, 23 Sebastian Cancelliere
Galles: 15 Hallam Amos, 14 Josh Adams, 13 Scott Williams, 12 Hadleigh Parkes, 11 George North, 10 Rhys Patchell, 9 Gareth Davies, 8 Ross Moriarty, 7 James Davies, 6 Seb Davies, 5 Cory Hill (c), 4 Adam Beard, 3 Dillon Lewis, 2 Elliot Dee, 1 Wyn Jones
Riserve: 16 Ryan Elias, 17 Rob Evans, 18 Tomas Francis, 19 Josh Turnbull, 20 Aaron Wainwright, 21 Aled Davies, 22 Gareth Anscombe, 23 Owen Watkin

 

Queste le partite principali, poi coi ci sono le altre sfide, quelle magari un po’ meno glamour ma comunque interessanti: la Scozia che va in Canada o USA-Russia. Particolare attenzione a Fiji, Samoa, Tonga e Georgia che sono impegnate nella World Rugby Pacific Nations Cup a Suva. Le formazioni disponibili al momento della pubblicazione dell’articolo.
A lunedì

FIJI-SAMOA: Suva, ore 3 (di sabato mattina)
Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Benito Masilevu, 13 Jale Vatubua, 12 Sevanaia Galala, 11 Vereniki Goneva, 10 Ben Volavola, 9 Henry Seniloli, 8 Akapusi Qera (c), 7 Viliame Mata, 6 Dominiko Waqaniburotu, 5 Leone Nakarawa, 4 Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Talemaitoga Tuapati, 1 Campese Ma’afu
Riserve: 16 Ratu Vere Vugakoto, 17 Eroni Mawi, 18 Ropate Rinakama, 19 Sikeli Nabou, 20 Nemani Nagusa, 21 Serupepeli Vularika, 22 Alivereti Veitokani, 23 Timoci Nagusa
Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Ed Fidow, 13 Rey Lee-Lo, 12 Alapati Leiua, 11 Sinoti Sinoti, 10 Tusi Pisi, 9 Melani Matavao, 8 Mat Luamanu, 7 Jack Lam, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Josh Tyrell, 3 Paul Alo-Emile, 2 Motu Matu’u, 1 Logovii Mulipola
Riserve: 16 Seilala Lam, 17 Jordan Lay, 18 Viliamu Afatia, 19 Joe Tekori, 20 TJ Ioane, 21 Dwayne Polataivao, 22 Rodney Iona, 23 Paul Perez

TONGA-GEORGIA: Suva, ore 5.30 (di sabato mattina)
Tonga: 15 Sione Fifita, 14 David Halaifonua, 13 Nafi Tu’ituvake, 12 Siale Piutau, 11 Penikolo Latu, 10 Kurt Morath, 9 Sonatane Takulua, 8 Nasi Manu, 7 Fotu Lokotui, 6 Dan Faleafa, 5 Joe Tui’ineau, 4 Leva Fifita, 3 David Loloha, 2 Paula Ngauamo, 1 Siegfried Fisi’ihoi
Riserve: 16 Sefo Sakalia, 17 David Feao, 18 Ben Tameifuna, 19 Valentino Mapapalangi, 20 Mike Faleafa, 21 Suke Tuumotooa, 22 Latiume Fosita, 23 Viliami Lolohea
Georgia: 15 Soso Matiashvili, 14 Anzor Sitchinaya, 13 Davit Katcharava, 12 Giorgi Kveseladze, 11 Sandro Todua, 10 Lasha Khmaladze, 9 Vasil Lobzhanidze, 8 Mikheil Gachechiladze, 7 Otar Giorgadze, 6 Shalva Sutiashvili, 5 Nodar Tcheishvili, 4 Giorgi Nemsadze [c), 3 Levan Chilachava, 2 Shalva Mamukashvili, 1 Kakha Asieshvili
Riserve:16 Jaba Bregvadze, 17 Giorgi Tetrashvili, 18 Irakli Mirtskhulava, 19 Kote Mikautadze, 20 Saba Shubitidze, 21 Giorgi Begadze, 22 Lasha Malaghuradze, 23 Merab Kvirikashvili

CANADA-SCOZIA: Edmonton, ore 3 (di domenica mattina)
Canada: 15 Pat Parfrey, 14 Jeff Hassler, 13 Doug Fraser, 12 Nick Blevins, 11 DTH van der Merwe, 10 Shane O’Leary, 9 Phil Mack, 8 Luke Campbell, 7 Matt Heaton, 6 Lucas Rumball, 5 Evan Olmstead, 4 Paul Ciulini, 3 Jake Ilnicki, 2 Ray Barkwill, 1 Noah Barker
Riserve: 16 Eric Howard, 17 Djustice Sears-Duru, 18 Cole Keith, 19 Conor Keys, 20 Dustin Dobravsky, 21 Andrew Ferguson, 22 Cole Davis, 23 Theo Sauder
Scozia: 15 Blair Kinghorn, 14 Lee Jones, 13 Chris Harris, 12 James Lang, 11 Byron McGuigan, 10 Ruaridh Jackson, 9 Sam Hidalgo-Clyne, 8 David Denton, 7 Jamie Ritchie, 6 Magnus Bradbury, 5 Grant Gilchrist (c), 4 Ben Toolis, 3 Simon Berghan, 2 Fraser Brown, 1 Allan Dell
Riserve: 16 George Turner, 17 Jamie Bhatti, 18 Murray McCallum, 19 Lewis Carmichael, 20 Luke Hamilton, 21 Ali Price, 22 Adam Hastings, 23 Mark Bennett

USA-RUSSIA: Denver, ore 2 (di domenica mattina)
USA: 15 Will Hooley, 14 Blaine Scully, 13 Bryce Campbell, 12 Paul Lasike, 11 Marcel Brache, 10 AJ MacGinty, 9 Shaun Davies, 8 Cam Dolan, 7 Hanco Germishuys, 6 John Quill, 5 Nick Civetta, 4 Samu Manoa, 3 Paul Mullen, 2 Joe Taufete’e, 1 Eric Fry
Riserve: 16 James Hilterbrand, 17 Olive Kilifi, 18 Chris Baumann, 19 Greg Peterson, 20 Ben Landry, 21 Nate Augspurger, 22 Will Magie, 23 Dylan Audsley
Russia:

Giappone-Italia, il ritorno degli All Blacks e tutti gli altri: i test-match nel Tinello di Vittorio Munari

La doppia sfida tra azzurri e Brave Blossoms (dove qualcosa si muove anche sul fronte televisivo… sembra), poi le serie che mettono di fronte tuttineri e Francia, Sudafrica e Inghilterra, Australia e Irlanda. Serve altro?
Palla a Vittorio!

Mondiale U20: l’Italia contro l’Argentina si gioca tre destini diversi. Ma dipende anche dagli altri

Domani, giovedì 7 giugno, si gioca in Francia la terza e ultima giornata della fase a gironi del Mondiale Juniores. Gli azzurrini potrebbero arrivare anche tra le primi quattro squadre. Parecchio difficile eh, però (ipoteticamente) possibile se…

Si riparte da qui:
Risultati prima giornata:
Sudafrica – Georgia 33-27
Inghilterra – Argentina 39-18
Scozia – Italia 26-27
Nuova Zelanda – Giappone 67-0
Australia – Galles 21-26
Francia – Irlanda 26-24

Risultati seconda giornata
Scozia – Argentina 13-29
Francia – Georgia 42-12
Australia – Giappone 54-19
Inghilterra – Italia 43-5
Nuova Zelanda – Galles 42-10
Sudafrica – Irlanda 30-17

Classifiche
Pool A: Nuova Zelanda 10; Australia 6; Galles 4; Giappone 0
Pool B: Inghilterra 10; Italia, Argentina 5; Scozia 1
Pool C: Sud Africa 10; Francia 9; Georgia, Irlanda 1

Cosa ci dicono questi numeri? Che quasi tutto è ancora da decidere: chi si giocherà le semifinali per vincere il titolo, chi potrà ambire ai posti di rincalzo e chi invece dovrà lottare fino alla fine per salvarsi e non retrocedere nel Trophy.
Bisogna usare il “quasi” perché l’Inghilterra è l’unica squadra ad avere una certezza matematica in tasca e il XV in maglia bianca è già sicuro di giocarsi uno dei primi quattro posti del torneo.
Poi si entra nel campo delle ipotesi, delle quasi sicurezze e dei tanti “se”. Tipo che Baby Blacks, Sudafrica e Francia dovrebbero andare a raggiungere gli inglesi. Certo, se l’Australia dovesse però mettere sotto la Nuova Zelanda potremmo vederne delle belle… Non è facile fare pronostici, anche perché gli scontri diretti rimescolano non poco le carte e oltre alla già citata Australia-Nuova Zelanda sè in programma anche Sudafrica-Francia.
A giocarsi la permanenza nel torneo sarà quasi sicuramente il Giappone che se la deve vedere con il Galles. Un po’ più equilibrata Irlanda-Georgia (attenzione ai georgiani, battuti dal Sudafrica di soli 6 punti) con i ragazzi in maglia verde che però sembrano partire con diverse possibilità in più, almeno sulla carta. Non è messa bene nemmeno la Scozia che dopo i ko con Italia e Argentina se la deve vedere con l’Inghilterra.

E gli azzurrini? In teoria hanno aperta ogni possibilità, persino quella di arrivare a giocarsi le semifinali. Se proprio però volete fare una scommessa giocateveli per la forchetta tra il 5° e l’8° posto o negli ultimi 4: che sognare è bello ma le probabilità sono decisamente più alte per questi due scenari.
Su OnRugby si sono divertiti a mettere in fila le due concatenazioni di eventi che porterebbero gli azzurrini tra le prime quattro. Le possibilità sono addirittura due, eccoli come li descrive il portale:
Uno – l’Italia batte l’Argentina con bonus, l’Australia non vince contro la Nuova Zelanda e la Francia perde senza bonus contro il Sudafrica
Due – L’Italia batte l’Argentina senza bonus, l’Australia non vince contro la Nuova Zelanda, il Galles vince senza bonus contro il Giappone e la Francia perde senza bonus contro il Sudafrica, con un passivo tale da annullare la differenza punti con l’Italia (al momento la Francia è a +14, gli azzurri a -37).
Per carità, può anche capitare, ma non ci conterei un granché. Le variabili sono decisamente troppe.

E per bissare il risultato di un anno fa, cioè salvarsi e ritrovarsi tra la 5a e l’8a posizione? Bisogna battere l’Argentina, più facile a dirsi che a farsi, ma di sicuro non è impossibile. Se vinciamo con i pumitas quel risultato sarà nostro. Con i sudamericani possiamo pure perdere, a dirla tutta, purché si mettano in cascina i due punti di bonus, offensivo e difensivo. Già più complicato e rischioso.
Poi ci sono una serie di altre opportunità, troppo arzigogolate: se vi interessano questo è il link di OnRugby.
Un ko con gli argentini non ci spalancherebbe automaticamente le porte della zona retrocessione ma quasi. Insomma, basta giocare con i bussolotti: giochiamocela al meglio che si può/si riesce e poi vediamo che succede. L’Argentina è forte, ma non irresistibile.
Il programma completo di giovedì:

Galles-Giappone (Perpignan, ore 18 e 30)
Italia-Argentina (Beziers, ore 18 e 30)
Irlanda-Georgia (Narbonne, ore 18 e 30)
Inghilterra-Scozia (Beziers, ore 21)
Sudafrica-Francia (Narbonne, ore 21)
Nuova Zelanda-Australia (Perpignan, ore 21)