Il Tinello di Vittorio Munari: All Blacks come Muhammad Ali per aggirare la “rush defence” springboks

La RWC 2019 ha visto la vittoria della Nuova Zelanda sul Sudafrica. I tuttineri hanno sofferto non poco nei primi 20 minuti: siamo di fronte a una nuova strategia? Vittorio Munari ne è convinto.
Qui ne parliamo a lungo. E si affronta anche il sempre spinoso tema-arbitri…

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Il primo fine settimana dei Mondiali: lo Zibaldone di Vittorio Munari

E’ andato in archivio il primo weekend della RWC 2019: abbiamo visto partite belle, bellissime, così così e una bruttina. Alcune squadre hanno (quasi) il primo posto in tasca, altre hanno messo serissime ipoteche sul secondo, ma è inutile lamentarsi perché il rugby è questo.
All Blacks e Sudafrica, Francia e Argentina, Irlanda e Scozia, l’Inghilterra, l’Australia e ovviamente l’Italia. Ecco cosa ha visto Vittorio Munari…

 

RWC 2019, le solite pretendenti scaldano i motori. Eppure quel Giappone lì…

Venerdì il match tra i nipponici e la Russia darà il via al Mondiale. Le favorite sono sempre le solite, ma qualcosa – tra di loro – si sta muovendo. E l’Italia? Beh, la speranza del tifoso è lecita, ma se vogliamo rimanere lucidi…  

Il rugby è un gioco complesso, il rugby  uno sport in cui l’organizzazione ha quasi sempre il sopravvento sul talento individuale, nel rugby vince sempre il migliore in campo. Sono frasi/assiomi che abbiamo sentito innumerevoli volte e che stringi stringi non possono essere smentite. Lo dicono i risultati, lo dicono le statistiche. La conseguenza inevitabile di quelle premesse è che le sorprese sono molto rare nella disciplina con la palla ovale. Ci sono anche quelle, per carità, ma sono poche. E diventano pochissime quando di mezzo ci sono i Mondiali.
Basta prendere vincitori e finalisti dal 1987 a oggi: la Nuova Zelanda ha trionfato tre volte, Australia e Sudafrica due, una l’Inghilterra. All Blacks che poi una volta sono arrivati secondi, due volte sul secondo gradino del podio per il XV di Sua Maestà e per i wallabies. Qui entra in scena la Francia, tre volte arrivata in finale e tre volte uscita sconfitta. Se allarghiamo lo sguardo anche alla finalina per il terzo e quarto posto vanno coinvolte anche Galles, Argentina e Scozia. Un po’ poco per 8 edizioni iridate, stessi protagonisti quasi sempre, ma così è, la natura di questo sport è elitaria. Anche nelle partite delle fasi a gironi gli exploit si contano sulle dita di una mano: il Giappone che batte il Sudafrica nel 2015, le Fiji vittoriose sul Galles nel 2007. Poco altro.

Venerdì scatta la RWC in Giappone, sarà diversa? Nei nomi dei protagonisti no, ma va detto che i nomi dei pretendenti alla vittoria finale proprio pochi non sono. Nel 2015, in Inghilterra, gli All Blacks partivano come favoriti assoluti, quattro anni dopo le cose sono un po’ cambiate: la Nuova Zelanda è ancora il nome più ricorrente come candidata numero uno alla vittoria finale, ma con una percentuale inferiore. Se alla fine ad alzare la Webb Ellis Cup fosse una tra Irlanda, Galles e Inghilterra non ci sarebbe certo da sorprendersi. Australia e Sudafrica arrivano un po’ a fari spenti ma faranno strada. Francia, Argentina e Scozia hanno carte e capacità di inserirsi, i giapponesi (e Fiji) saranno una mina vagante. E i padroni di casa hanno buone chance di passare il turno, cosa che li farebbe diventare la maggiore novità iridata da un bel pezzo in qua. Poi vengono un po’ tutte le altre, con Russia, USA, Uruguay, Namibia e Canada che sembrano destinate a non lasciare un gran segno. Sembrano eh.
Non semplice indicare i nomi delle semifinaliste, molto faranno gli incroci dei quarti: arrivare primi o secondi nei gironi può fare una differenza enorme.

E l’Italia? Gli azzurri arrivano al torneo dopo alcuni anni decisamente negativi, con poche luci e tante ombre. Il gruppo sembra tranquillo, lo staff si dice sicuro di potersi quantomeno giocare le sue possibilità, che oggettivamente non sono però molte con due squadre decisamente inferiori (Namibia e Canada) e due nettamente superiori (Sudafrica e Nuova Zelanda). Questo dice la carta. Saranno gare non semplici: nelle prime due siamo chiamati a vincere senza se e senza ma, la parola “sconfitta” non va nemmeno presa in considerazione, ma proprio per questo sono due match che possono nascondere insidie mentali e di approccio. Con Springboks e All Blacks la storia sembra essere già scritta, questo può essere un vantaggio e ci può consentire di affrontare impegni che sembrano proibitivi con una “leggerezza” maggiore. Può aiutare, ma i tuttineri sono oggettivamente di un altro sistema solare e il Sudafrica… beh, meno si parla dell’impresa del 2017 e meglio è, che quella che è arrivata in Giappone è squadra che ha ben altre certezze di quella di Firenze.

My two cents: spero nella vittoria di una squadra dell’emisfero nord, Galles o Irlanda, ma attenti al Sudafrica…

Queste le mie previsioni sulla fase a gironi, poi diventa difficilissimo dire chi andrà avanti: come dicevo prima conteranno molto gli incroci. Determinanti diventeranno, inevitabilmente, le energie fisiche e nervose e la situazione nelle infermerie.
Buon Mondiale a tutti

Pool A: Irlanda, Giappone
Pool B: Nuova Zelanda, Sudafrica
Pool C: Inghilterra, Argentina
Pool D: Galles, Australia

RWC 2019: “Rugby Banzai”, la guida italiana al Mondiale giapponese

Marco Turchetto pubblica un ebook (gratuito) con tutte le cose da sapere sulle 12 città che ospitano il torneo iridato che scatta tra qualche giorno. La prefazione porta una firma di prestigio: la mia. Chi non scarica questo volumetto (ricchissimo di fotografie) è un barlafüs. Qui tutte le info. 

Il Mondiale nipponico sta per partire, ma non nascondiamoci dietro a un dito, voi (noi) del Giappone sapete pochissimo. Sì, d’accordo, tra chi legge queste righe ci sarà qualcuno che è andato da quelle parti con la stessa frequenza con cui i milanesi vanno in Val d’Aosta o in Liguria, ma non è statisticamente rilevante. La verità – come dicevo poc’anzi – è che appunto voi (noi) di quel paese non conoscete praticamente una cippa, come scriveva il poeta. E se pure ci siete stati avete una vaga idea di Tokyo e magari di un altro paio di località, niente di più, e scommetto che se vi chiedessi di Kumagaya o Kamaishi (dove si giocheranno alcune gare) non sapreste da che parte aggrapparvi per proferire una qualsiasi parola.

Però l’uomo è un animale straordinario e una qualche soluzione la trova (quasi) sempre. Per venire incontro alla vostra (nostra) ignoranza l’amico Marco Turchetto ha scritto una guida sulle città che ospitano i Mondiali ovali. Si intitola “Rugby Banzai” che – va detto – non può essere bella come quella che lo stesso autore pubblicò quattro anni or sono con il sottoscritto per la RWC 2015 ( proposito, potete sempre comprarla eh, su, fate uno sforzo), però è comunque agile e molto ben fatta. No, dai, è proprio bella (anche se quella inglese…), anche perché il sottoscritto ha firmato la prefazione. Ma non solo per quello. Ci sono delle foto belle e – al di là degli scherzi – Marco in questi ultimi 3 anni è andato spesso da quelle parti e ormai conosce piuttosto bene quel lontano paese. Oltre ad essere perdutamente innamorato del rugby. Lo so, è una vita davvero difficile quella del Turchetto. Già.

Vi propongo ora il comunicato che accompagna la guida con tutte le info per averla. Oh, ragazzi, è GRATUITA, basta scaricarla. Fate andare quelle dita e condividete a più non posso. Banzaiiiiiii!!!!!!

Marco Turchetto, giornalista con l’hobby della fotografia e la passione della pallaovale, ha trascorso 4 mesi in Giappone per visitare le 12 città che ospitano le partite dei mondiali di rugby che prendono il via venerdì 20 settembre 2019 nella terra del Sol Levante. Un viaggio che accompagna le amiche e gli amici del Sol Levante lungo tutto l’arcipelago nipponico, dal caldo Kyushu al gelido Hokkaido. 

In questo ebook gratuito e auto prodotto, con prefazione di Paolo Wilhelm, realizzato con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby e con il contributo di JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese e di Kawasaki Robotics, Marco Turchetto racconta e illustra con le sue fotografie le 12 città con un occhio particolare alle possibili escursioni che da esse è possibile effettuare. Un libro per chi viaggia e per chi ama il rugby, un libro che da oggi è scaricabile gratuitamente dal sito rugbytoitaly.com o direttamente a questo link 

RUGBY BANZAI
ISBN 979-12-200-5301-3
formato pdf, pagg. 109

Italia, il nuovo ct-salvatore arriva dal Galles: Rob Howley alla guida degli azzurri

La stampa ne è sicura, la federazione non smentisce. Ma pensare che a toglierci le castagne dal fuoco possa essere un (qualsiasi) tecnico vuol dire proseguire sulla stessa strada degli ultimi 20 anni

Dunque il nuovo uomo dei miracoli sarà Rob Howley, o così sembrerebbe: alcuni quotidiani lo hanno scritto ieri mattina, i siti web hanno rilanciato e alcuni di loro – anche molto vicini alla cose federali – lo hanno scritto dando il tutto già per fatto, con il solo dubbio del quando il tecnico gallese dovrebbe andare a sedersi sulla panchina azzurra (Conor O’Shea ha un contratto fino al prossimo giugno). La FIR tace: in ambiti comunicativi c’è chi sostiene che smentire una notizia è dare due volte risalto alla cosa. Opinione rispettabilissima e non priva di fondamento. Registro solo che solo qualche mese fa la nostra federazione smentì seccamente nel giro di qualche ora i rumors che volevano Franco Smith in arrivo nello staff azzurro. Sappiamo tutti come è finita. Se Roma tace vuol dire che non c’è solo fumo…

La notizia è che il vice di Warren Gatland sarà il nuovo ct della nazionale italiana. Bene. Cioè, male. Cioè, boh. Il treno dei desideri e dei sogni sembra ormai ripartito, con puntualità svizzera, ovvero alla vigilia di un appuntamento Mondiale. E distrae le masse ovali.
I risultati del campo certo non aiutano Conor O’Shea, e tre edizioni del Sei Nazioni senza nemmeno una vittoria sono un macigno che l’exploit con il Sudafrica non può nascondere nemmeno un po’. Il destino dell’irlandese non è ancora noto: lascerà la panchina per un incarico simile a quello che aveva agli Harlequins? Non sarebbe male, quello è il suo lavoro vero, ma in FIR qualcuno c’è già qualcuno che lo fa e capisco che mettere da parte Ascione dopo i brillantissimi risultati degli ultimi anni è compito arduo. Sì, ok, sarcasmo mode off.

Da queste parti ho sempre difeso O’Shea, pur non lesinando critiche. E’ un tecnico preparato, conosce molto bene il rugby, un gran lavoratore. Rispetto a Mallett e Brunel ha cercato di muoversi con quell’autonomia che gli avevano promesso ma alla fine anche lui è rimasto invischiato nella palude italica capace di imbrigliare chiunque.
Mi spiace per O’Shea, buon lavoro a Howley, anche se davvero non capisco che cosa mai potrebbe cambiare: i giocatori sono quelli – anzi: Ghiraldini, Zanni e Parisse finiranno dopo la RWC la loro avventura azzurra lasciando un pesantissimo deficit di esperienza e personalità – la struttura anche. Mi auguro di sbagliarmi (negli ultimi 20 anni è però successo davvero raramente, ahimè), ma stante lo status quo non vedo davvero quali novità clamorose potrebbe riservarci il futuro. La zuppa è quella.

PS: qualcuno scriveva ieri in giro per i social perché non provare con un tecnico italiano. E’ facile rispondere che a oggi i nostri allenatori non hanno la “struttura” e l’esperienza necessaria. Come 4 o 8 o 12 anni fa, quando pure si dicevano/chiedevano le stesse cose. Chissà se qualcuno negli ultimi 10 anni abbondanti si è premurato di far crescere e maturare a dovere i nostri 4 o 5 allenatori più promettenti. Domanda un po’ stupida, in effetti, visto che la risposta la conosciamo tutti. Scusatemi.