Sisifo, il Podcast: la puntata numero 1

Lo dico subito: sono andato lungo. Lunghissimo.
Però è la prima puntata, perdonatemi e fatemi prendere un po’ la mano.
Ad ogni modo, nell’ordine, si parla di: coach delle Zebre esonerati, comunicazione social, i soldi del Sei Nazioni, le prime convocazioni azzurre per il torneo con motivazioni identiche per giocatori chiamati e non, sbarchi georgiani e magagne che si ripetono per le azzurre.
Mi dimentico qualcosa, probabilmente.
Con Duccio Fumero, Flavia Carletti e Valerio Amodeo.

Foto di Marco Turchetto

8 risposte a "Sisifo, il Podcast: la puntata numero 1"

  1. speartakle

    mi fa piacere che una pagina (e soprattutto un autore) che ha dato parecchio al rugby online torni ad interessarsi di rugby. Poi è chiaro che chi fa questo per passione lo fa mettendo avanti le proprie passioni la propria visione e soprattutto il proprio umore, lo fa con quello che lo spingere a muoversi.
    Mi par di capire che in questo frangente ciò che ti spinge a parlare di rugby sia “la fatica del rugby”. Magari man mano ci sarà spazio anche per il piacere del rugby, che c’è anche in Italia e anche in mezzo a questa situazione del cazz. con il covid

  2. mamo

    Giusto per riprendere.
    Su Verney cosa avrebbe dovuto dire Crowley ? La verità ?
    Che la sua miglior alternativa è Braley che a Treviso nessuno può più vedere per come riesce a rallentare e pasticciare il gioco ?
    O che a Fusco, al giovanissimo Fusco, Bradley preferiva i due veterani ?

  3. è bello vedere che il podcast è ripartito con interventi molto interessanti. Ho apprezzato soprattutto l’intervento di Flavia Carletti che ha riassunto molto bene come stanno le cose dal punto di vista “soldi a disposizione della Federazione”. Magari più avanti si potrebbe entrare nel merito con un affondo su “soldi spesi dalla Federazione”. Così, dando dei dati su cui ognuno poi farà i suoi ragionamenti. Sono sicuro che la Carletti ci ha già pensato. Buon lavoro e grazie.

  4. massimiliano

    Bel ritorno, tante cose, tanti argomenti. Per certi versi il filo conduttore di quasi tutti è la reale professionalità, il professionismo del rugby italiano.

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