Castro, tra scelte di cuore e ottimismo pre-Irlanda

Christian Marchetti di Solorugby ha incontrato il numero 3 azzurro nel raduno della Borghesiana

A Martin Castrogiovanni l’Inghilterra ha dato tanto. Notorietà, prestigio internazionale e, dal punto di vista umano, “tante cose che non puoi dimenticare. Sono quelle che ti porti fino alla tomba”. Ecco perché il pilone azzurro ha rinnovato recentemente il suo accordo con i Leicester Tigers per altri tre anni. “Certo, se avessi accettato la proposta dello Stade Français avrei guadagnato di più ma la mia è stata una scelta di cuore”.
Quattro stagioni finora a Leicester, però, sono state anche piene di pioggia e freddo. “Lasciare quelle condizioni meteo per arrivare qui a Roma, con questo sole, non può che aiutarti a preparare meglio questo Sei Nazioni”. In una pausa del raduno pre-Irlanda allora il pilone azzurro è una fontana di ottimismo: vuole un grande torneo e non si fida moltissimo delle notizie che giungono dall’Irlanda, quelle che vogliono il XV del Trifoglio fiaccato dagli infortuni.
“Ci siamo concentrati sulla difesa – riferisce allora Castro – perché consideriamo quell’aspetto un nostro punto di forza nei loro confronti. Hanno trequarti forti, vanno benissimo in touche e noi dovremo limitare il più possibile il loro possesso, rallentare il gioco e coprire gli spazi. In prima linea manca Hayes? Visti i loro ricambi in mischia avremo comunque dei problemi. Dobbiamo essere al 100% perché sarà proprio la mischia la chiave di volta”

In 7, per aiutare il XV

Da Rugby 1823

Abbiamo già detto delle polemiche nate tra Pasquale Presutti, coach del Petrarca Padova, e la Fir riguardo alle continue e prolungate pause del Campionato d’Eccellenza causa nazionale e coppe europee. Un tema del quale avevo già parlato mesi fa su La Settimana Sportiva, ma che torna in auge, anche se i tempi e gli eventi portano a conclusioni rinnovate.

Abolita (per fortuna) l’inutile Coppa Italia, con un Torneo d’Eccellenza senza scopo, il campionato italiano di rugby si è ridotto a uno spezzatino indigesto che si trascina per mesi nell’anonimato e nella dimenticanza. Ai club costa soldi (anche se il campionato è chiuso per ferie gli stipendi si pagano comunque!), agli spettatori annoia restare lontano dai campi per settimane e ai giocatori serve poco. Un’esigenza, quelle delle pause in concomitanza con gli impegni dell’Italia, che andava bene in passato, ma che oggi è assurdo, quando il 100% degli azzurri viene pescato dalla Celtic League.
E, allora, come uscirne? La soluzione ci sarebbe e servirebbe non solo a mantenere vivo l’interesse sul massimo campionato, a rendere meno antieconomico per i club il rigido inverno europeo, ma potrebbe dare una spinta a quella disciplina che, anche se in Fir se ne dimenticano spesso, tra cinque anni sarà olimpica: il rugby seven. La soluzione ce la dà l’Inghilterra, dove dalla scorsa stagione alla fine dell’Aviva Premiership si è disputato un torneo di rugby a sette tra i club d’eccellenza (questa sì che è vera) britannici. Eliminiamo i tempi morti durante l’anno, continuiamo a far disputare l’Eccellenza anche a novembre, febbraio e marzo e facciamo, così, terminare il massimo campionato italiano all’inizio di primavera. E poi? Poi organizzare un torneo di livello di rugby seven, nel quale i club d’Eccellenza possono schierare i loro giocatori per far prendere loro confidenza con la disciplina, migliorare nell’handling e dare alla Federazione un parco giocatori già pronti per poter venir inseriti in una nazionale seven che, magari, potrebbe iniziare anche a essere decente. Sempre che ciò non faccia schifo…

Dahlia: una decisione arriverà oggi? PS: si continua a NON parlare di rugby

Da BusinessPeople

La Lega di seria A ha bisogno di più tempo. All’assemblea dei soci di Dahlia, che oggi vorrebbero chiudere l’attività, la richiesta di proseguire le trasmissioni almeno fino al 15 febbraio

Alle società di serie A servono almeno altre due settimane per elaborare e discutere ipotesi alla crisi di Dahlia tv. Ma il tempo sembra non esserci, è infatti convocata per oggi l’assemblea dei soci dell’emittente: all’ordine del giorno la chiusura dell’attività. Se il programma non subirà variazioni da domani calerebbe il buio sulle partite di 8 squadre di serie A (Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese) e oltre 270mila abbonati non potrebbero più fruire del servizio che hanno pagato.

In un contesto così difficile la Lega Calcio chiede tempo. Dopo il ‘fallimento’ venerdì dell’assemblea della Lega di Serie A, le società hanno bisogno di altri giorni. Almeno altre due settimane “per elaborare e discutere ipotesi di soluzione alla crisi di Dahlia tv”. “Le società – ha spiegato il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta – chiedono tempi più ragionevoli, fino al 15 febbraio, e ora attendono la decisione dell’assemblea dei soci di Dahlia in programma il 31 gennaio (oggi, ndr)”. “È fondamentale – ha spiegato Beretta – che gli azionisti consentano tempi più ragionevoli, seppur sempre molto stretti, per la ricerca di una soluzione”.
Ma quali sono le possibilità? La Lega allontana l’ipotesi, ventilata nei giorni scorsi, di costituire una propria televisione che produca e trasmetta le partite ‘orfane’ di Dahlia. “Siamo impegnati nel conseguire l’obiettivo di tutelare gli interessi delle società e dei tifosi che devono poter veder le partite e questo si può fare al meglio se ognuno fa il proprio mestiere”.
Mediaset, che nei giorni scorsi aveva allontanato le ipotesi di un suo interessamento a Dahlia, sta a guardare, anche se sembra che alla fine i diritti delle partite finiranno proprio in mano al gruppo di Cologno Monzese.

Mogliano-Rovigo non finisce in campo: scintille tra coach

Alberto Dupré su Il Gazzettino di Treviso

Come tutti i derby non poteva mancare un po’ di polemica a fine partita. Il tutto è successo quando l’allenatore Polla Roux è andato a complimentarsi con il collega Umberto Casellato che per tutta risposta gli ha detto che Rovigo ha vinto solo grazie alla fortuna.
Parte da qui l’analisi di Roux: “Mi dispiace lavorare in un ambiente dove c’è certa gente. Io sono stato gentile facendogli i miei sinceri complimenti per la partita, ma per tutta risposta mi ha detto che avevamo avuto solo fortuna! Purtroppo anche in passato Casellato ha
avuto comportamenti simili, mi dispiace. E’ un allenatore presuntuoso e questo si è visto anche nella sconfitta di oggi (ieri n.d.r) contro di noi dove sono stati puniti per voler giocare sempre la palla. A volte bisogna essere più umili nel gioco e accontentarsi di fare punti. Contro la Lazio hanno perso allo stesso modo per voler giocare quando la partita era
ormai finita”.
Episodio a parte come giudica la vittoria della sua squadra?
“Sono contento del risultato, era molto importante vincere fuori casa. Abbiamo
veramente sofferto, anch’io in tribuna ho patito molto questa partita. Non abbiamo
certo giocato la nostra migliore partita ma ci siamo difesi con grinta e determinazione
per 70′ e questo è positivo anche per le prossime partite”.
Alla vigilia Casellato aveva parlato di “limitare i danni”. Era solo pretattica visto il risultato finale?
“Un po’ penso di sì, poi lui aveva sicuramente una motivazione in più essendo un ex. La pretattica non mi ha in ogni caso condizionato, noi abbiamo fatto come sempre il nostro gioco. Sapevo che Mogliano sarebbe andato a 1000 all’ora per metterci sotto. Sono stati bravi perché hanno fatto gioco per 80′ e questo è un doppio merito per una squadra che
non fa le Coppe. Era una partita che potevamo anche perdere ma siamo stati bravi
a sfruttare meglio le opportunità avute. Su 3 occasioni che abbiamo avuto una l’abbiamo trasformata con la meta decisiva di Zorzi”.
Quindi non c’è rammarico per il punto bonus sfumato che vi è costato il primo posto?
“Io penso che prima bisogna pensare a vincere la partita e poi si può pensare allo spettacolo. Il buon gioco non sempre paga. Mogliano ha avuto a disposizione 2-3 calci sotto i pali che avrebbe fatto meglio a piazzare, bisogna sempre trovare l’equilibrio tra il fare
gioco ed il fare punti”.
Cosa non le è piaciuto della sua squadra?
“I nostri avanti sono stati sempre sotto pressione e quando accade questo è poi tutta la squadra a soffrire di conseguenza. Comunque ci servirà da lezione per le prossime partite. Il nostro calendario è duro visto che dovremo affrontare in trasferta il GranDucato Parma,
Padova e Prato. Oggi ci  sta andando bene, domani non si sa quindi è meglio tenersi stretti questi 4 punti presi contro una buonissima squadra”.

Italia & Sei Nazioni: opinioni da irlandese

Lo scorso 27 gennaio ho pubblicato questo articolo nella sua versione “originale”, in inglese. Questo invece è la traduzione dall’Irish Independent di Emanuele Fantoni per Aironi Rugby facebook page

Guidare nel bel mezzo del cuore pulsante del calcio italiano lo scorso weekend mi ha fatto pensare a proposito dell’Italia e del rugby.Mentre uscivo in macchina dalla città di Milano, sede di gloriosi club come Milan e Inter, vedere i cartelli autostradali che indicavano Torino, casa della Juventus, per poi guidare in direzione di Bologna e Parma, mi ha fatto sentire avvolto dal mondo del calcio italiano.

Dunque che posto trova il rugby nello sport italiano? Quali sono le speranze di vedere l’Italia diventare una leader del Sei Nazioni? Cosa giustifica la loro partecipazione al torneo? Bene, la mia risposta è che ci sono mille motivi, una moltitudine di ragioni.

Consideriamo per primo il contesto storico. La Francia ha partecipato al Cinque Nazioni per la prima volta nel 1910. Precedentemente aveva affrontato altre nazioni in gare singole, come contro l’Inghilterra nel 1906. Ma ci vollero ben 17 incontri prima che battessero gli inglesi per la prima volta, in una vittoria per 3-0 a Parigi nel 1927. La Francia infatti non fu in grado di vincere ciò che un tempo veniva chiamato “Campionato Internazionale” fino al 1959, sebbene arrivarono primi a parimerito nel 1954 e nel 1955. Queste statistiche sono rilevanti. L’Italia è stata ammessa al torneo delle Sei Nazioni nel 2000 e ha affrontato difficoltà simili a quelle della Francia nei primi anni, perdendo 47 delle 55 partite disputate sino ad ora.

Non c’è stato molto di cui gioire nemmeno in Heineken Cup. La Benetton Treviso ha perso tutte le sei partite giocate nel girone 5, l’ultima delle quali è stata una mazzata con il 62-15 subito da Leicester il fine settimana scorso. Gli Aironi, con sede a Viadana dove sono stato il weekend passato, hanno vinto una partita nel girone 4 – una sconffitta shock del Biarritz per 28-27 – ma più che altro perché il club francese si è addormentato e mentalmente non è mai entrato in partita. A parte questo successo gli Aironi sono stati letteralmente schiacciati da Ulster, Bath e Biarritz in Francia. Ci si può aspettare un risultato simile dalle partite che giocherà l’Italia in questo suo dodicesimo Sei Nazioni, che inizierà sabato prossimo a Roma contro l’Irlanda. L’Italia non ha mai battuto l’Irlanda e forse non lo farà nemmeno quest’anno. Ma gli italiani hanno battuto il Galles e la Scozia nelle passate edizioni del Sei Nazioni e saranno pronti a dare nuovamente battaglia quest’anno.

Ma dobbiamo giudicare l’Italia solo per i suoi risultati sul campo? O dobbiamo considerare anche altri elementi per giustificare la loro presenza nel top del rugby europeo? Io suggerisco la seconda. In un certo senso l’atmosfera vista alla partita degli Aironi il weekend scorso non è diversa da quella degli altri ambienti rugbystici italiani. Offrono sempre a tutti un caloroso e spontaneo benvenuto; sono sorridenti e cercano sempre di darti una mano e farti sentire a tuo agio mentre sei da loro.

Non sono forse questi alcuni dei grandi valori tradizionali del rugby? Ti occorre un posto all’interno della postazione stampa anziché in tribuna? Non c’è problema, qualcuno starà in piedi per lasciarti il suo posto. Non ti funziona la connessione internet nella sala stampa? Tranquillo, puoi venire negli uffici del club e usare la connessione dei dipendenti. Mezz’ora dopo la fine dell’incontro noi giornalisti stranieri dall’Irlanda eravamo presso gli uffici del club per trasmettere i nostri articoli grazie alla loro linea internet. Ti offrono un caffé, una chiacchierata piacevole e la loro amicizia. Vecchio stile? Certamente, ma dov’è il problema? Sicuramente meglio di certe facce irritate che si vedono in giro nei club di altri stati.

Le strutture allo Stadio Flaminio di Roma sono assolutamente ordinarie per il lavoro dei media, ma non c’è nulla al di sotto dello standard quando si parla di accoglienza da parte degli uomini di rugby italiani. E’ come se capissero implicitamente i valori su cui questo grande sport è stato forgiato e sono determinati a fare del loro meglio per mantenerli vivi, sebbene magari i risultati sul campo non siano dei migliori. L’allenatore dell’Italia Nick Mallett insiste sul fatto che l’aggiunta di due club italiani nella Magners League e in Heineken Cup porterà benefici nel lungo corso per il rugby italiano. Tuttavia sottolinea che ciò non avverà dall’oggi col domani e che è comprensibile in un paese ancora dominato dal calcio. Ma talvolta in un’equazione occorre considerare anche altri fattori. Ad esempio sarebbe bello vedere una delle partite di Sei Nazioni allo Stadio San Siro di Milano, che è molto più vicino alle zone tipicamente rugbystiche d’Italia. Sarebbe un’atmosfera sensazionale. Comunque gli italiani portano molti elementi positivi al Sei Nazioni. L’entusiasmo, la gioia di vivere e la cortesia del rugby d’altri tempi sono solo alcuni. Dal mio punto di vista la loro presenza nel Sei Nazioni è un valore aggiunto.