Campionato Under 20: i risultati del XV turno

Si è disputata la quindicesima giornata del campionato Nazionale Under 20. Questi i risultati


RUGBY VIADANA – M-THREE ORVED SAN DONA’ 23 – 25 (1-4)

BENETTON TREVISO – CAMMI CALVISANO 27 – 7 (5-0)

CONSIEL FIRENZE RUGBY – MANTOVANI LAZIO 10 – 22 (0-5)

L’AQUILA RUGBY – HBS GRANDUCATO PARMA 27 – 20 (5–1)

CROCIATI PARMA – PETRARCA PADOVA 13 – 18 (1-4)

 

RIPOSA: FUTURA PARK ROMA

Classifica: Mantovani Lazio punti 59; Petrarca Padova punti 56;Benetton Treviso punti 48; Crocati Rfc punti 45; Granducato Parma punti 36; M-Three Orved San Donà Rugby punti 34; Viadana Rugby punti 33; L’Aquila Rugby punti 20; Cammi Calvisano punti 16; Firenze Rugby punti 10; Futura Park Roma punti 5.

****Firenze Rugby 4 (quattro) punti di penalizzazione.

 


 

Prossimo turno domenica 20 febbraio 2011

Granducato Parma – Futura Park Roma; Petrarca Padova – Rugby Viadana; Consiel Firenze – Benetton Treviso; Mantovani Lazio – Crociati Rfc; Cammi Calvisano – L’Aquila Rugby. Riposa: Amatori San Donà.

 

Inghilterra-Italia: il pagellone di Rugby Union Times

Di Marco Ermocida

10 A Toby Flood. Genio e diligenza, il ragazzo del Surrey con estro e senso tattico regala all’Inghilterra un gioco sfrontato, aperto, mai monotono e sempre supersonico.

9 Le touche perse dagli azzurri: chiamate sbagliate, lanci storti, palle rubate. Impossibile giocare in attacco senza una piattaforma come la rimessa laterale.

8 Le mete subite dall’Italia in quella che è la sconfitta più pesante dell’era Mallett. Nel 2001, con Johnstone in panchina, furono ben 10 (risultato finale 80-23) : insomma, abbiamo fatto anche di peggio.

7 Mila i tifosi italiani presenti a Twicknham. Colorati, festosi e soprattutto felici. Fino al’inizio dell’England show almeno.

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Flood & Ashtone: le pennellate di Marco Pastonesi

Un estratto dell’articolo di Marco Pastonesi pubblicato oggi su La Gazzetta dello Sport

Flood è la mente, Ashton il braccio. Flood è il regista, Ashton il metaman, il metador. Flood usa i piedi per calciare, Ashton per volare. Ieri Flood ha fatto sei su sei, cioè ha messo dentro un calcio su uno e cinque trasformazioni su cinque, Ashton ha segnato quattro mete.
L’alluvione Flood ha una serie di nomi di battesimo che vale una linea di trequarti: Tobias
Gerald Albert Lieven, ma per fare prima basta Toby. Ashton di nomi ne ha uno solo, Christian, per fare prima basta Chris, e sempre per fare prima il cognome viene accorciato in Ash. A forza di fare prima, velocità e immediatezza sono diventate le loro qualità vincenti. Flood significa alluvione, e ieri il suo gioco ha alluvionato l’Italia, invece Ash-ton significa «tonnellata di cenere», ma Ash-try vuole dire «portacenere» e anche «meta di Ash». Flood è soprannominato Floody, ma il mediano di mischia Ben Youngs lo chiama «the head boy», il ragazzo con la testa, invece Ashton i soprannomi se li sta guadagnando adesso, e si accettano proposte.
Testa e gambe Flood ha 25 anni, è del Surrey, in lui c’è qualcosa di sassone tant’è vero che
sua madre è tedesca, è alto 1.91 per 93 kg, ha le spalle strette e, come dice Youngs, tante idee per la testa, invece Ashton ha 23 anni, è di Wigan, che sta vicino a Manchester, ha la pelle bianca color latte e i capelli tra il biondo e il rosso, è alto 1.86 per 92 chili, ha le spalle
larghe e soprattutto è spesso e, come dicono tutti i compagni, ha la testa sulle spalle. Flood
ha cominciato a giocare da ragazzino a rugby a XV, ma prima si dedicava all’atletica e al
cricket, ha debuttato in Nazionale cinque anni fa, e il suo maestro è stato nientemeno che
Jonny Wilkinson alla King’s School di Tynemouth, la sua prima squadretta. Ashton ha
cominciato a giocare da ragazzino ma a rugby a XIII, e c’è da giurare che sarebbe riuscito in
qualsiasi altro sport, solo che ha respirato rugby, in casa, in famiglia, fin dalla culla.

Sei Nazioni femminile: Francia corsara in Irlanda

Irlanda-Francia: 12-14

Marcatori Irlanda
Tries: Niamh Kavanagh, Niamh Briggs; Con: Niamh Briggs

Marcatori Francia
Try: Christelle Chobet; Pens: Sandrine Agricole 2, Aurelie Bailon

Irlanda
Niamh Briggs (UL Bohemians/Munster); Niamh Kavanagh (UL Bohemians/Munster), Lynne Cantwell (Richmond/Exile), Geraldine Rea (Highfield/Munster),Mairead Kelly (UL Bohemians/Munster); Nora Stapleton (Old Belvedere/Leinster), Amy Davis (Blackrock/Leinster); Fiona Coghlan (UL Bohemians/Leinster) (capt), Gillian Bourke (Bristol/Munster), Lauren Day (Waterloo/Ulster), Marie Louise Reilly (Old Belvedere/Leinster), Laura Guest (Highfield/Munster), Carol Staunton (Galwegians/Connacht), Claire Molloy (Bristol/Connacht), Joy Neville (UL Bohemians/Munster).

Replacements: Larissa Muldoon (UWIC/Exile) for Davis (69 mins), Heather O’Brien (Highfield/Munster) for Staunton, Jackie Shiels (Richmond/Leinster) for Rea (both 77). Not used: Stacey Kennedy (City of Derry/Ulster), Emer McManamly (Blackrock/Leinster), Deirdre O’Brien (Blackrock/Leinster), Gill Nolan (St. Mary’s/Leinster).

Francia
Caroline Ladagnous (Lons); Laurelin Fourcade (Bobigny), Elodie Poublan (Montpellier), Sandrine Agricole (Rennes), Dioni Aguerre (Bayonne); Nadege Casenave (Lons), Marie Alice Yahé (Perpignan) (capt); Lise Arricastre (Lons), Laetitia Salles (Perpignan), Christelle Chobet (Perpignan), Sandra Rabier (Caen), Cyrielle Bouisset (Perpignan), Koumiba Djossouvi (Lons), Marie Charlotte Hebel (Rennes), Aida Ba (Bobigny).

Replacements: Helen Ezanno (Rennes) for Arricastre, Gaelle Mignot (Montpellier) for Salles (both 52 mins), Audrey Parra (Montpellier) for Casenave, Aurelie Bailon (Perpignan) for Fourcade (both 69), Celine Barthelemy (Bordeaux) for Chobet, Marine de Nadai (Montpellier) for Rabier, Myriam Loyez (Perpignan) for Djossouvi (all 74).

Cose da dire su Inghilterra-Italia

Parlare di Inghilterra-Italia non è semplice. Quel risultato (59-13) non ammette repliche, poco ma sicuro. Un punteggio che ovviamente – e giustamente – ha dato subito il “la” a critiche anche durissime. E che ha ridato fiato alle tante trombe dei “gufi”, quelli che non aspettano altro che una sconfitta così per dare addosso a federazione, ct, dirigenti e giocatori. In rigoroso ordine cronologico. E non sono pochi in giro, soprattutto nella stampa che abitualmente segue le vicende ovali italiane.
Non che i protagonisti sopra elencati siano incolpevoli sempre e ecomunque, tuttaltro, ma un po’ di misura non guasterebbe. E la misura, assieme a un po’ di freddezza, dovrebbe portarci a ragionamenti un po’ meno prevenuti.
Ieri l’Inghilterra ha giocato una partita semplicemente mostruosa. Un gruppo di pit-bull che per 80 minuti non hanno mai smesso di azzannare caviglie e polpacci, o comunque qualunque cosa si muovesse sul prato di Twickenham con indosso una maglia azzurra. Quasi che una eventuale convocazione per i mondiali neozelandesi dipendesse da quanto fatto sul  campo ieri pomeriggio. 80 minuti passati interamente con il piede schiacciato sulla tavoletta del gas, anche quando il vantaggio era di 30 punti. Da quanto tempo non si vedeva una nazionale inglese così determinata e con le idee così chiare? Un anno e mezzo, due anni. Almeno. Forse avevano ancora nelle orecchie le critiche dopo l’inguardabile prova dello scorso anno al Flaminio, non lo sapremo mai. Di sicuro volevano lanciare un messaggio al mondo proprio in chiave-iridata, e quel messaggio è arrivato di sicuro anche nell’emifero australe.
L’Italia. Molti gli aggettivi usati per definire la prova di ieri degli azzurri. In tanti hanno scritto la parola “umiliata”. Non lo so, ma a me non convince. Schiacciata, tritata, chi più ne ha più ne metta. Ma non umiliata. Gli azzurri hanno trovato sulla loro strada una squadra di un altro livello. Punto. L’errore capitale è stato quello di non capirlo subito, dopo pochi minuti, e di affrontare a viso aperto gli inglesi. Ha ragione Totò Perugini quando dice “ci siamo un po’ sopravvalutati”. Poi gli errori, la touche disastrosa, i placcaggi mancati e bla bla bla. Tutto vero, anzi verissimo. Un atteggiamento diverso forse ci avrebbe evitato qualche guaio. Ma gli azzurri non sono stati “umiliati”. Perché hanno cercato di giocarsela, non si sono mai tirati indietro, la voglia e la grinta non sono mancate. L’umiliazione ci sarebbe stata se tutte queste cose non si fossero viste. Ma non è così. Peggio, molto peggio è stata la sconfitta di Verona con l’Argentina. Perdere a Twickenham contro un’Inghilterra così ci sta tutta. Forse nemmeno gli all blacks ieri pomeriggio ne sarebbero usciti vincitori, figuriamoci gli azzurri.
Una pesante sconfitta, quella di ieri, che però “rivaluta” se possibile ancora di più il ko di una settimana fa con l’Irlanda: questa Inghilterra è davvero di un altro pianeta, ma gli uomini in maglia verde assolutamente no. Quando Mallett e Dondi dicono che la nostra nazionale è al livello di quella irlandese hanno ragione. La differenza tra noi e loro – gli irlandesi –  sta nel “movimento” che alimenta le due rappresentative, ma questa è un’altra storia. E dopo aver visto ieri sera Galles e Scozia non possiamo che essere un po’ più ottimisti: anche loro parlano la nostra lingua.
Il bicchiere, con Francia e Inghilterra, è mezzo vuoto. Con Irlanda, Scozia e Galles invece è mezzo pieno. Non è poco.