Al Super Rugby arriva anche il cartellino bianco

Cartellino giallo per le ammonizioni, rosso per le espulsioni e… bianco per gli “avvertimenti”.
Il Super Rugby 2012 che inizia nell’ultimo fine settimana di febbraio vedrà l’introduzione di quest’ultima novità, il cartellino bianco. In pratica l’arbitro lo utilizzerà nei confronti di quei giocatori che si sono resi protagonisti di azioni potenzialemente pericoloso e fallose ma che il giudice di gara non è riuscito a giudicare magari per una visuale non perfetta. Il cartellino bianco metterà in moto automaticamente il citing commissioner al termine della partita, che verificherà quello che è avvenuto sul campo. I giocatori a cui vengono addebitati i comportamenti “attenzionati” se ammetteranno le loro eventuali colpe vedranno la sospensione della sanzione. Non solo, i giocatori compariranno in videoconferenza davanti alla commissione.
Se possibile poi la SANZAR utilizzerà un solo citing commissioner e un solo judicial officer per l’intero torneo.

Conrad Smith, l’Africa, i bimbi e il rugby. Un video bellissimo

Auckland Blues e FIR, passi avanti e qualche domanda

Qualche giorno fa vi ho raccontato del progetto in divenire tra FIR e Auckland Blues, iniziativa di cui per primo ha parlato Christian Marchetti di Solorugby.
Bene, dopo qualche mese di stanca pare che le cose abbiano ripreso a girare e che si stiano limando i dettagli.
Vediamo. Il progetto è di fatto una partnership tra la federazione italiana e una delle cinque franchigie neozelandesi che partecipano al Super Rugby e ha per obiettivo la crescita di giocatori e allenatori italiani attraverso stage in Nuova Zelanda e – forse – in Italia. In realtà questo secondo punto sarebbe ancora in dubbio, ma vedremo dopo.
Cinque le opzioni in campo: permanenza di giocatori italiani U20 in Nuova Zelanda (una decina circa), permanenza di allenatori italiani a quelle latitudini, viaggio in Italia di un intero staff tecnico  neozelandese, tour nella terra dei Maori della nostra nazionale U20 e infine ricambio della visita in Italia dei Blues. In quest’ultimo caso sarebbe da definire quale formazione dei Blues dovrebbe/potrebbe venire dalle nostre parti: forse l’U20, forse la prima squadra, con la Fir che – giustamente – spingerebbe per quest’ultima opzione.

Questo a grandi linee il progetto. Ci sono però dei “ma”. La FIR infatti sarebbe intenzionata a dar seguito solo ai due primi punti: giocatori e allenatori nostri per qualche mese laggiù. E se comprensibile – quantomeno sul piano dei costi – può essere considerato il no ai viaggi delle due squadre (la nostra in Nuova Zelanda, la loro alle nostre latitudini), meno lo è quello che impedirebbe al nostro movimento di incontrare sui nostri campi, nelle Accademie federali e magari nelle franchigie celtiche, mostri sacri e tecnici preparati come Pat Lam. Una decisione che sicuramente avrebbe un qualche perché, che però sfugge a noi profani.
E infine, come verranno scelti i giocatori da mandare in Nuova Zelanda? Quali i criteri? Verranno preferiti i ragazzi delle Accademie (cosa che ci sta) o anche qualche esterno potrebbe venire premiato?
Infine – last but not least – il capitolo costi. Si è avanzata l’ipotesi che in parte quella voce potrebbe venire coperta dagli stessi Blues, ma ne siamo sicuri? Alla fine la franchigia già offrirebbe un servizio di “consulenza” tecnica alla truppa italiana, dovrebbe anche sborsare dei soldi? Difficile, anche se nella vita non si sa mai.
Ad ogni modo domande e dubbi verranno superati – si spera – nel prossimo viaggio che Andy Dalton farà in Italia. Inizialmente atteso in concomitanza di Italia-Inghilterra, l’ex all blacks e attuale plenipotenziario dei Blues dovrebbe farsi vedere dalle nostre parti una decina di giorni più in là. E se son rose…

Italrugby, passione senza freni: per la Scozia già venduti 51mila biglietti

Lo confesso, quando l’altro giorno ho letto delle cronache della presentazione del Sei Nazioni  a Roma con le previsioni del presidente Dondi FIR sulle presenze allo stadio Olimpico nelle due gare interne dell’Italia, beh, sono rimasto un po’ stupito. Centotrentamila mi sembrava una cifra decisamente ottimistica. Va bene, gli oltre 60mila con l’Inghilterra sono ormai un dato assodato e stupefacente. Si potrebbe arrivare a 70mila e avere praticamente un tutto esaurito.
Ora però arriva la notizia – via Solorugby – che i tagliandi già distribuiti per la seconda partita, quella del 17 marzo con la Scozia, sono 51mila. Lo scrivo in  numero, che magari non ci si capisce: 51.000. Numero che se confermato è semplicemente strabiliante. Perché la Scozia – non me ne vogliano gli scozzesi – non ha certo il fascino e l’attrattiva degli inglesi. Perché quella cifra è stata raggiunta prima che l’Italia di Brunel abbia giocato un solo minuto. Perché un numero così elevato era pensabile solo al termine di un Sei Nazioni (quella con la Scozia è l’ultima partita della competizione) come ancora da queste parti non lo abbiamo mai visto.
Spero sia vero, ma non lo dubito. Lo ripeto: è strabiliante.

IRB, il nuovo CEO è Robert Brophy

Una settimana fa le dimissioni di Mike Miller dalla carica – importantissima – di chief executive (il nostro amministratore delegato) dell’International Board. Oggi l’IRB ha annunciato che a coprire quel buco sarà chiamato l’irlandese Robert Brophy, attualmente capo finanziario dell’organizzazione che gestisce il rugby mondiale. Brophy, che entrerà ufficilamente in acrica il primo dio febbraio, sarà chiamato a sostituire Miller anche nel ruolo di director of Rugby World Cup Limited.