Fotogallery: azzurri, berrettini, maori e powhiri

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Uenuku – Scozia, la paura fa… serpente!

di Stefania Mattana

Si dice che l’Australia sia il posto con gli animali più letali al mondo. Beh, forse non è proprio l’unico posto del pianeta, ma per la nazionale scozzese è certamente il posto più pericoloso in cui si siano mai allenati. É infatti di oggi la notizia dell’ennesimo incontro ravvicinato degli scozzesi con la fauna autoctona. Niente docili koala per loro, ma una temibile vipera della morte, conosciuta per il suo morso tanto veloce quanto letale.
Il serpente, che può raggiungere anche i due metri e mezzo di lunghezza, è stato avvistato a pochi metri dal luogo in cui la formazione scozzese si stava allenando. É stato il mediano di mischia Rory Lawson ad avvistare per primo lo spettatore strisciante. Un po’ di paura ma anche risate: lo stesso Lawson ha dichiarato scherzando “Meno male che abbiamo fatto esercizi di agilità!”, mentre sul suo Twitter continua a ironizzare: “Ci sono stati quattro o cinque canguri che volevano allenarsi con noi, sicuramente sono più utili loro del serpente di due metri!”.
Capitan Kellock, nonostante sia grande e grosso, non ha nascosto il suo sollievo nel non essere stato presente all’invasione di campo della vipera. E dipinge i suoi compagni come dei… pescatori! “Sono contento di aver evitato il serpente – ha detto – La sua dimensione variava a seconda di chi mi parlava: da un metro fino alla mostruosa lunghezza di due metri e mezzo!”
La nazionale scozzese si trova nel Queensland per le ultime sessioni di training di avvicinamento al mondiale (atterreranno in Nuova Zelanda la settimana prossima), e il terribile serpente non è il primo animale che incontrano per caso, come già accennato da Lawson. Nemmeno 24 ore prima dell’incontro con il rettile, un gruppo di scozzesi è stato “attaccato” da uno stormo in picchiata di ibis dal becco tagliente, una specie di uccelli il cui nome fa ben capire in quale scenario degno di Hitchock si sono trovati gli atleti. Durante una partita di golf a inizio settimana, invece, alcuni membri della squadra sono riusciti a schivare un canguro, animale noto non solo per popolare copiosamente l’Australia, ma anche per la abitudine di picchiare i passanti.
Insomma, una preparazione tribolata per gli scozzesi, che siamo certi staranno lontani per un po’ dagli zoo.

Video: gli azzurri rendono omaggio agli antichi Maori

Una presa di contatto indimenticabile con la cultura maori, oggi a Nelson, per la Nazionale Italiana Rugby. Parisse e compagni sono stati protagonisti del “powhiri”, tradizionale cerimonia di benvenuto tenutasi presso il Whakatu Marae (la sala degli antenati, luogo di incontro e preghiera) nella cittadina dell’isola sud che, da ieri, ha di fatto adottato la Nazionale.

Presente la squadra al completo – nell’occasione sono stati consegnati anche i cap ufficiali della Rugby World Cup – con in testa il Manager Luigi Troiani ed il CT Nick Mallett, oltre a capitan Parisse che ha omaggiato la comunità maori con una maglia della Nazionale.

Canti, danze e scambi di doni hanno caratterizzato la lunga ma toccante cerimonia che ha sancito la fratellanza tra la città di Nelson e la squadra azzurra: “Da oggi, dopo il vostro ingresso nel Marae, fate a tutti gli effetti parte della nostra famiglia: in ogni parte del mondo in cui andrete, contro qualunque avversario, noi vi sosterremo e su di noi potrete sempre contare” il caloroso messaggio rivolto agli Azzurri dai rappresentanti della comunità maori, affiancati per l’occasione dal sindaco Aldo Miccio e dai vertici della comunità italiana.

Sudafrica: vincere il Mondiale per la gloria e per la pecunia

Se il Sudafrica vincesse il Mondiale neozelandese tre sarebbero gli effetti immediati: gli Springboks sarebbero i primi a raggiungere la vetta di tre trofei iridati vinti, i primi a vincerne due di seguito e la loro federazione si troverebbe a dover sborsare qualcosa come 54 milioni di rand (7,6 milioni di dollari USA) in premi. Non uno scherzo in effetti, anche se la vittoria porterebbe con se una cascata di sponsor.
Pare infatti che per ogni giocatore sia stato stabilito un premio da 1,5 milioni di rand e per i 17 membri dello staff – ct De Villiers compreso – 500mila.
I premi vanno a crescere: 20mila rand per ogni partita vinta nella fase a gironi, 100mila per i quarti, 150mila per semifinale e finale.

 

Nuova Zelanda-Tonga, quando l’arbitro soffierà dentro a un po’ di Storia

Tra meno di una settimana il kick-off del Mondiale. In campo – all’Eden Park di Auckland – i padroni di casa neozelandesi e Tonga. A dirigerli, ovviamente un arbitro (l’irlandese George Clancy, TMO il nostro De Santis) e il suo fischietto. Ma non un fischietto normale, perché ad essere utilizzato dovrebbe essere quello dei primi match internazionali degli All Blacks (1905-1908) e gelosamente custodito nel museo di Palmerston.
L’ultima volta che è uscito da una teca è stato nel 1987, in occasione della primi a edizione della RWC, l’unica vinta dalla Nuova Zelanda. Solo un caso?