Aironi vs FIR, la palla passa agli avvocati

Alberto Fortunati per La Gazzetta di Mantova

Dopo il comunicato stampa della Fir del 21 maggio, nel quale si annunciava la bocciatura della proposta di una nuova franchigia in sostituzione degli Aironi, il Rugby Viadana si prepara a passare all’attacco con un sollecito perentorio nei confronti della Federazione,
che a tutt’oggi ha taciuto di fronte alla richiesta della società presieduta da Silvano Melegari di avere chiarimenti in ordine alle reali ragioni del «niet» alla proposta doviziosamente predisposta dallo staff.
Entro martedì, qualora da Roma non dovessero arrivare risposte adeguatamente convincenti, il Rugby Viadana interverrà presso gli organi federali con un ulteriore sollecito,
come illustra l’avvocato Guido Martinelli, del Foro di Bologna: «Partiamo dal presupposto –
sottolinea Martinelli – che una proposta di questo tipo va, per buona educazione, accolta o
bocciata con un documento ufficiale. Dalla Fir è giunto solo un comunicato stampa, per
di più contenente un falso. L’insostenibilità economica di una società non ancora fondata ma già attiva con fidejussioni è una contraddizione in termini. Viadana ha inviato una
richiesta di chiarimenti, di cui abbiamo conferma della ricezione in Fir via fax e via mail, a
fronte della quale permane un silenzio che fa solo il gioco della scelta di distruggere gli Aironi per ripartire verso l’ignoto con forze meno conosciute. Ogni giorno che passa rende
più arduo il silenzio della Fir e demolisce le possibilità di allestimento di una nuova franchigia all’altezza del prestigio della Celtic League. Di fronte a noi c’è una sola scelta, quella di esigere una risposta formale dalla Fir, per illustrare a quelle realtà economiche private che erano sensibili al progetto e che hanno movimentato 7 milioni di euro le ragioni per le quali sono prese a pesci in faccia. C’è una fidejussione che scade il 30 giugno e sino a quella data è a disposizione di chi volesse accogliere il solo progetto serio inviato alla Fir».

Gajan “usa” L’Equipe e bypassa il board celtico. E spinge un po’ indietro Troncon

La FIR ancora non può comunicare nulla, bloccata dall’ottusità (lo so, parola forte, ma a volte gli anglosassoni si comportano peggio dei latini) del board celtico. E così Christian Gajan parla a L’Equipe, annunciando ufficialmente il suo arrivo nella Nuova Franchigia federale.
La breve chiacchierata dell’ex allenatore del Bayonne è stata tradotta da Rugby 1823. In realtà Gajan non dice nulla che già non si sapesse, con un’unica eccezione, Troncon non sarà head coach ma allenatore dei trequarti.

Caso Aironi e Nuova Franchigia, un articolo che ricostruisce la storia ma che suscita perplessità

Vi propongo alcuni stralci da un lunghissimo articolo di Enrico Borra pubblicato su La Meta in edicola. Ci sono alcune cose che non mi tornano. O che mi lasciano un po’ perplesso:
– “Giulio Toniolatti, Alberto De Marchi e Simone Favaro hanno firmato per Treviso e Lorenzo Romano con i Saracens ma ci sono forti pressioni affinché invertano la rotta”. Non capisco, si tratta di gente adulta e vaccinata. Le firme su un pezzo di carta non valgono ormai davvero più nulla? Le loro volontà?
– “In questo senso le posizioni più delicate sono quelle di Michele Campagnaro e Angelo Esposito, “opzionati” a suo tempo dal DG di Treviso Vittorio Munari e ora in bilico tra la maglia biancoverde e le richieste che giungono da Roma”. Campagnaro, Esposito e aggiungo Morisi, vogliono andare a Treviso e hanno informato la FIR della loro volontà. Non è che siano stati opzionati.
– “la colpa massima che posso attribuire a Melagari è quella di aver rispettato l’iniziale capitolato FIR”. Non capisco, che altro doveva fare? Firmare un accordo e poi fregarsene?
– “Il fatto che, forse, la fideiussione degli Aironi non sia esigibile come paventato da qualche ben informato, si sapeva da un pezzo”. Quindi gli Aironi sono entrati in Celtic senza avere le carte in regola e la FIR lo sapeva? Chissà cosa ne penseranno i Pretoriani. O più semplicemente il board celtico. Proprio una cosa “all’italiana”…
– “nemmeno Treviso è stato in grado di portare una fideiussione ma solo una lettera della famiglia Benetton con l’impegno a garantire la somma richiesta. Se ragioniamo in termini di esigibilità, carta straccia”. Quindi nemmeno Treviso aveva le carte in regola per entrare in Celtic e anche in questo caso la FIR avrebbe eluso le regole. Tutto molto normale, tutto molto bello… Se l’intenzione era quella di sottolineare la bontà dell’operato della federazione temo che il risultato sia un mezzo boomerang. Ma forse mi sbaglio. Ecco alcune parti dell’articolo.

(…)Inutile girarci attorno: la franchigia che verrà parte in gravissimo ritardo rispetto a tutte le altre partecipanti formazioni europee. Dopo la durissima salita che era toccata agli
Aironi insomma, si riparte per un sentiero ancor più ripido. (…)
La scelta di “federalizzare” la seconda franchigia avrebbe un senso tecnico se e solo se la stessa fungerà da “palestra settimanale” per una parte consistente delle rose delle tre principali nazionali del nostro movimento. (…)
Scontata la sede a Parma. Impensabile, infatti, aggiungere alla valanga di avversità da affrontare nell’emergenza anche il trasloco in un’altra sede. Quasi tutti i giocatori “chi ve” abitano all’interno dei confini della città ducale e per questo si è intelligentemente propeso per la soluzione meno traumatica. Almeno per il momento. (…)
La parte più complessa e delicata dell’operazione rimane senza dubbio quella dei contratti. In teoria si invoca un passaggio in massa della rosa ex Aironi alla neo-nata realtà, in pratica si deve ripartite da zero nei rapporti con i giocatori. Giocatori che sono comprensibilmente innervositi dalla situazione (…)
Carlo Del Fava è volato a Newcastle e questo è l ‘unico movimento assodato. Giulio Toniolatti, Alberto De Marchi e Simone Favaro hanno firmato per Treviso e Lorenzo Romano con i Saracens ma ci sono forti pressioni affinché invertano la rotta. Gli altri, Andrea Masi compreso, attendono i movimenti dei nuovi incaricati per capire il da farsi ma la nuova associazione che rappresenta i pro di Treviso e Aironi ha già messo per iscritto le proprie intenzioni. Che non è certamente accomodante. C’è poi da capire la posizione dei tanti giovani che usciranno dall’Accademia di Tirrenia e che, gioco forza, avrebbero nella franchigia federale un naturale sbocco sull’alto livello intemazionale. In questo senso le posizioni più delicate sono quelle di Michele Campagnaro e Angelo Esposito, “opzionati” a suo tempodal DG di Treviso Vittorio Munari e ora in bilico tra la maglia biancoverde e le richieste che giungono da Roma. (…)
La conferma di tutti gli elementi di pregio della rosa del Benetton e l’arrivo di Loamanu, Budd e La Grange (con il nome del pilone in arrivo ancora da rivelare) rendono i veneti lontani anni luce, anche e soprattutto per la rodata e affidabile organizzazione di Treviso, dalle velleità della newco federale. (…)
Passiamo alla politica. Sull’argomento ho letto le più stralunate teorie complottiste, tutte ovviamente con protagonista il presidente federale. Tutte con l’unico fine di portare a Parma la franchigia. Facciamo, quindi, un salto nel passato e ricordiamoci che Dondi ha dato l’ok all’ingresso in Celtc League solo perché costretto dalla situazione economica delle società italiane. (…) Per Dondi, Benetton e Aironi avrebbero significato la chiusura di un cerchio e, sopratutto, la risoluzione di un problema: limitare ad un cospicuo investimento “centralizzato” le velleità distruttive del goffo e illuso professionismo italiano. La società di Melegari si è sempre dimostrata collaborativa e, per questo, ha ricevuto un trattamento particolare. Perché chi si dimentica che lo staff offerto dalla FIR agli Aironi era un ‘regalo’ da oltre mezzo milione di euro in più rispetto a quanto già assicurato, è in evidente mala fede. Se da Viadana non fossero arrivati segnali allarmanti e le relative richieste di aiuto infatti, il caso Aironi non sarebbe mai sorto e lo Zaffanella avrebbe continuato ad ospitare Pro 12 e Heineken Cup almeno fino al giugno 2014.
(…) la colpa massima che posso attribuire a Melagari è quella di aver rispettato l’iniziale capitolato FIR. Forse così facendo Viadana non avrebbe potuto partecipare al bando iniziale per mancanza di garanzie, certo, ma quello che si è portata in casa la famiglia Melegari è stato senza dubbio un bel nido di serpi. Gli adii, i colpi di scena firmati da dei club che sono passati in un amen dal vantarsi tra i salotti di mezza Europa della partecipazione agli Aironi, allo scappare con la coda tra le gambe al momento della presentazione del conto, sono forse l’aspetto più triste che ci lascia in eredità questa vicenda. (…)
La querelle delle fideiussioni è una semplice farsa. Il fatto che, forse, la fideiussione degli Aironi non sia esigibile come paventato da qualche ben informato, si sapeva da un pezzo è il motivo è molto semplice: nel 2009 (ma con tutta probabilità sarebbe così anche oggi) nessuno nel mondo della palla ovale italiana poteva permettersi di mettere sul piatto (o mettere a rischio) la cifra richiesta dalla FIR a garanzia dell’ingresso tra i professionisti. Questo è provato dal fatto che nemmeno Treviso è stato in grado di portare una fideiussione ma solo una lettera della famiglia Benetton con l’impegno a garantire la somma richiesta. Se ragioniamo in termini di esigibilità, carta straccia (non stiamo parlando di intenzioni, e questa non è una critica ai Benetton, sia chiaro, ai quali al contrario si dovrebbe erigere un monumento all’ingresso del Comunale di Monigo…).

Jacques Brunel, Treviso e la Nuova Franchigia: parla il ct

Andrea Bongiovanni per La Gazzetta dello Sport

Dal raduno di una settimana a Soncino/Orzinuovi, a quello lampo di Roma: con alcune certezze in più. Per numerosi giocatori della Nazionale che stasera si ritrovano nella
Capitale, da dove sabato partiranno per l’Argentina e il tour delle Americhe, i giorni scorsi sono stati molto delicati. In ballo il futuro professionale e, quindi, personale. Finalmente, dopo settimane di dubbi, ora la situazione è un po’ più chiara. Gli Aironi hanno chiuso definitivamente le ali (dodici dei trenta azzurri dell’attuale gruppo arrivano da lì) e la nuova franchigia battente bandiera Fir ha preso forma. Il bello è che, per quanto occulto, il direttore delle operazioni, soprattutto di quelle prettamente tecniche, è Jacques Brunel. Dichiararlo, per diversi motivi, non è politicamente corretto. Ma è nella realtà dei fatti.  Per lo sport italiano si tratta di una clamorosa prima volta. Mai una squadra di così alto livello è stata direttamente gestita da una federazione. «Il legame tra noi e la franchigia — dice Brunel, sul volto un’abbronzatura da campo — sarà molto forte. Sono state trovate valide soluzioni, vantaggiose per tutto il movimento. Ricalcano quelle adottate nei Paesi rugbisticamente più evoluti, dal Galles alla Scozia. Il periodo di transizione, per gli atleti coinvolti, non è stato facile. Ma adesso penso possano essere sereni. I rapporti con Treviso saranno diversi? Sì, ma ugualmente improntati sulla collaborazione reciproca. Su queste basi, per esempio, poggia il mio con l’allenatore Franco Smith. Gestiamo gli stessi giocatori, tecnicamente e fisicamente: loro per trenta settimane all’anno, noi per quindici. Non possiamo non remare nella stessa direzione».

(…)Per la franchigia, a totale capitale federale e con Parma sede operativa, resta da risolvere il problema della denominazione ufficiale, dell’eventuale coinvolgimento diretto di consiglieri Fir e del campo di gioco: sarà uno tra quello di Moletolo, nella stessa Parma, il Mirabello di Reggio Emilia o lo Zaffanella di Viadana. In queste ore, dopo una serie di colloqui individuali, va definendosi la rosa dei giocatori: l’ossatura, naturalmente, sarà quella degli Aironi. Dovranno accettare una riduzione economica. «Siamo sollevati – dice a nome di tutti Marco Bortolami, che il 9 giugno in Argentina, assente Sergio Parisse, con ogni probabilità tornerà capitano azzurro dopo cinque anni (Castrogiovanni l’alternativa) – in
molti facevamo già base a Parma con famiglia. E il coinvolgimento di Brunel è una garanzia». Del gruppo non faranno più parte Masi (al Lione), Alberto De Marchi e Toniolatti
(a Treviso), Romano (ai Saracens), Staibano (ai London Wasps), Del Fava (al Newcastle), mentre tra gli inserimenti ci sarà Giazzon e probabilmente Bocchino, Ferrarmi, Majsterovic e Barbini. La Nazionale ha una nuova costola.

Tonni a Il Grillotalpa: “Ci hanno voluto far fuori”. E Viadana presenta ricorso contro l’esclusione dal Pro12

“Di errori ne abbiamo fatti, certo. Ne ho fatti personalmente, non mi tiro certo indietro. Però diciamo che eravamo in compagnia di chi oggi passa come un salvatore”. Franco Tonni  degli Aironi era il direttore sportivo e in questa intervista rilasciata a Il Grillotalpa si sbottona e dice la sua: “Quando sono iniziati i veri problemi? No, non quando MPS se ne va, come pensano in molti. Le cose sono iniziate a crollare quando il presidente Melegari è andato a chiedere aiuto alla FIR. Se fossimo rimasti zitti fino a maggio oggi le cose sarebbero molto diverse. Avrebbero magari sbuffato, ma tutto sarebbe andato a posto. Il debito vero lo stanno creando ora. Hanno voluto ammazzare gli Aironi”.
L’impressione che ho avuto, almeno da un certo punto in poi, è che si sia deciso di pilotare la crisi verso questo sbocco.
“E’ la verità. Avevamo dei problemi, sì, ma nulla di insormontabile. Leggo certe cifre sui nostri debiti  che sono fantasiose. E poi debiti, bisogna chiarirsi: se un socio decide autonomamente di andarsene quello non è un debito, non avevamo l’obbligo di ridare le quote versate. Se poi uno lo vuole definire debito, allora è un’altra storia”.
Capitolo stipendi, si mormora che siano stati pagati fino a marzo…
“Certo, ci hanno buttato fuori il 6 di aprile. E’ chiaro che aprile, maggio e giugno non sono stati pagati, ma lo saranno. Noi abbiamo fatto un accordo con i giocatori che in caso di difficoltà economiche gli ultimi stipendi sarebbero stati pagati spalmandoli su più mesi, mi pare fino al 15 ottobre o 15 novembre, ora non ricordo. Tanto è vero che nessuno si è rivolto alla federazione per lamentare il mancato pagamento. L’accordo l’abbiamo fatto con la GIRA e l’avvocato D’Amelio era molto soddisfatto”.
Parliamo dei rapporti con la FIR e della famosa fideiussione
“Parliamone. Il controllo sulla fideiussione chi l’ha fatto? La FIR prima e la Deloitte per conto del board celtico poi. La fideiussione era a regola ed escutibile. Certo il presidente Melegari non ne ha fatto un casus belli, ma quello è un altro discorso…
La FIR, che dire. In fretta e furia ci hanno buttato fuori e in fretta e furia ci voleva riportare dentro. Credo che ci si poca serenità e lungimiranza, ma vorrei che una cosa fosse chiara: tutta questa vicenda non è imputabile, almeno inizialmente, nella volontà di Dondi. Sono persone a lui molto vicine, vicinissime, che hanno spinto per questo tipo di soluzione, è stata una forzatura di alcune persone. Non dico altro”.
Una delle accuse che vi vengono rivolte è di aver accettato contratti troppo onerosi per giocatori non più di primo pelo
“Chi ci critica dovrebbe avere la possibilità di leggere il capitolato. Si, abbiamo agito con troppo zelo. Io ho agito con una dedizione fuoriluogo, seguendo però delle precise indicazioni  da parte della FIR e di Dondi. Per entrare in Celtic League il board ha fatto delle richieste alla federazione, che ha girato alle realtà che sarebbero poi state coinvolte. Il primo giocatore che abbiamo messo praticamente sotto contratto, un preaccordo più che altro, è stato Marco Bortolami. Sai quando è successo? Novembre 2009, prima di Italia-All Blacks, molto prima che l’ingresso dell’Italia tra i celti venisse ufficializzato. E chi ci chiedeva di fare di tutto per riportare al di qua delle Alpi il maggior numero possibile di giocatori? La federazione, perché sapevano che questo avrebbe facilitato il via libera del board internazionale. E’ stato un concorso di colpe. Ma certe cose devo dirle: prendete la mia storia professionale e non troverete mai un contratto triennale. Mai. Io non li facevo, ma qualcuno me lo ha chiesto. Il primo anno ho buttato giù un sacco di rospi: chiedevo ai miei referenti federali se erano davvero sicuri di quello che facevano e loro mi dicevano di sì. Salvo poi lamentarsi un anno dopo.  Come nel caso di Sole e Robertson, che sono due ragazzi a cui voglio un sacco di bene, intendiamoci. E poi…”
E poi?
“C’è stato il caso Gower. Aveva un sacco di problemi alle ginocchia ma volevano che lo prendessi. Un contratto da 240mila euro. Io ho detto di no, ne avevo abbastanza e quella roba lì non l’avrei fatta. E Gower non arrivò”.
Dopo Bortolami a chi toccò?
“A Carlos Nieto. Era primavera e trovai l’accordo con lui e con i Saracens, ma all’ultimo non se ne fece nulla perché a Londra avevano avuto una serie di infortuni e Nieto aveva ancora un anno di contratto con loro. Si scusarono ma il giocatore doveva rimanere in Inghilterra. Capita. Allora ho preso Aguero e Perugini. O forse prima Totò, non ricordo…
Comunque tutti i contratti più onerosi sono stati formalizzati dalla FIR, a sbagliare eravamo in due. Io parlavo con gli agenti dei giocatori assieme a Checchinato in rappresentanza della FIR. Se non avessero voluto farli quei contratti lo avrebbero detto. O no?”
Si parla di un contratto molto oneroso per Tyson Keats
“Ho letto. Due cose da dire: stiamo parlando di uno che comunque aveva giocato con Crusaders e Hurricanes. E le cifre circolate (180mila euro lordi) riguardavano i due anni di contratto, non uno. Non pochi soldi, lo so, ma un buon mediano di mischia quanto credete che costi?”.
Farete l’Eccellenza?
“Non credo, non c’è una grande volontà, anzi… Nella vita si vince e si perde, ma quando ti accorgi che c’è un disegno per farti fuori… Deciderà il presidente, ma siamo molto arrabbiati, molto”.
In conclusione…
“Ce l’avremmo fatta. Avremmo dovuto stringere la cinghia, risistemare il piano economico, avremmo ridotto il nostro budget, ma lo avremmo portato al punto in cui io volevo portarlo sin dal primo anno. Sarebbe stato un budget ridotto, molto semplice e lineare, ma totalmente coperto. Non hanno voluto, non ce lo hanno fatto fare”.

Questa la mia chiacchierata con Franco Tonni. Tutto qua? No, perché da Viadana arrivano rumors di un ricorso presentato alla FIR per impugnare l’esclusione dal torneo celtico. Il ricorso sarebbe stato inviato sabato. Nulla di ufficiale, ancora. Probabilmente è arrivato sui tavoli della federazione già ieri. Estate calda, caldissima…