Zebre, conquistare il pubblico di Parma sarà una “Mission impossible”?

Christian marchetti per La Meta

Brutta bestia il morbo Olimpiadi. Condiziona anche le metafore… Dong Hyum Im, coreano, è tra gli arcieri più forti del mondo. Ha una regolarità impressionante, fa sempre centro.
Un campionissimo nonostante sia ipovedente. Esegue gesti meccanici, “sente” la freccia prima di scoccarla. Nella sua testa il bersaglio lo vede eccome. Ecco, se Dong Hyum
Im fosse un giornalista di rugby, probabilmente, non farebbe centro nel bersaglio delle polemiche. Perché è un freddo calcolatore, una macchina. Se tenesse conto esclusivamente delle proprie emozioni, le gare di tiro con l’arco sarebbero cruente e macabre…
Premessa lunga, tanto per confermare che da queste parti ci piace ragionare sui numeri piuttosto che sulle “simpatie”. Numeri che nel caso delle Zebre non incoraggiano di certo. E parliamo di presenze sugli spalti, il pubblico che seguirà la franchigia federale nella sua prima stagione tra Pro 12 e Heineken Cup. Secondo quanto riporta http://www.stadiapostcards.com, sito che da una decina d’anni a questa parte tiene il conto degli spettatori del massimo campionato italiano di rugby, il “XXV Aprile” di Parma, casa dei Crociati e presto di Garcia e compagni, è stato il meno frequentato della stagione scorsa: 2.950 tifosi (media di 328 a partita), ultimo posto dell’insolita classifica alle spalle del
campo numero 1 dell’Acquacetosa (quartier generale della Lazio) che ha contato 4.500 persone. Dati che si fanno agghiaccianti – qui la fonte è l’Erc – studiando le performance
dei Crociati in Challenge Cup: si va dai 250 che hanno assistito alla partita contro Bucarest, ai 300 per la sfida ai Worcester Warriors, infine al “record” dei 1000 per la visita dello
Stade Francais. Cifre che vanno prese con il beneficio d’inventario, certo. Quelle relative
all’Eccellenza, in particolare, vengono dai dati riportati dai giornali e quindi, nella maggior
parte dei casi, forniti da uffici stampa “ottimisti”. Tuttavia fanno pensare. (…)
Missione impossibile portare gente al “XXV Aprile”? Più che altro difficile, mentre la memoria torna ad un vecchio derby Parma-Gran valevole per i play off con tante persone vestite da posti vuoti. Anche allora tante polemiche, ma tutte frecce dritte al bersaglio…

Terza franchigia, a Roma ci stanno lavorando?

«Insostenibili per un’associazione sportiva dilettantistica. A chi si rivolge allora quel documento?». Le parole sono di Roberto Barilari, presidente della Nuova Rugby Roma e sono state riportate dal bravo Christian Marchetti. Il commento dell’ex giocatore bianconero si riferisce alle cifre della ristrutturazione dell’impianto del Tre Fontane contenute nel bando per l’assegnazione dello stesso: oltre due milioni e 100mila euro più altri 125mila circa diluiti in sei anni. Soldi che servono, tra le tante cose, anche per la realizzazione di una tribuna coperta e di un moderno impianto di illuminazione sul principale dei campi da gioco presenti.
Tribuna coperta + illuminazione notturna = copertura dei requisiti richiesti dal board celtico per la partecipazione al torneo. Se a tutto questo aggiungiamo le voci che da qualche tempo arrivano dalla capitale su un progetto a lungo termine messo in piedi da alcune società per riportare il grande rugby per club a Roma: una franchigia per il Pro12. Un progetto che però si scontrerebbe con numerosi piccoli club che gravitano attorno al Tre Fontane e che temono di non poter più accedere all’impianto per allenarsi e/o giocare, o quantomeno di non poterlo fare a costi sostenibili.
Su tutta l’operazione ci sarebbe già anche il via libera sostanziale dell’amministrazione comunale, con un paio di personalità importanti del Campidoglio coinvolti in maniera piuttosto diretta.
Una opzione, quella romana, che si sposa in maniera perfetta a quanto il candidato alla presidenza federale Alfredo Gavazzi va dicendo da tempo, e cioè che ha in animo di dar vita a una terza franchigia. I tempi medio-lunghi sarebbero poi perfetti per tutti: danno il tempo a chi ci sta lavorando di mettere a punto tutta la macchina e nell’immediato porterebbe a Gavazzi il sostegno delle società coinvolte alle elezioni del 15 settembre (certo, poi il lombardissimo candidato dovrebbe in qualche modo spiegare il suo appoggio a chi lo sostiene al di quà della Linea Gotica…).
Per chiudere alcune precisazioni importanti:
– il tutto non ha nessun crisma di ufficialità. Nessuno, a oggi, ha voglia di metterci la faccia e dare una qualche conferma. Ed è normale che sia così. Le diverse fonti che ho sentito mi hanno sostanzialmente confermato però che il ballo è in corso.
– l’intricatissima vicenda dell’assegnazione del Tre Fontane credo ci accompagnerà ancora a lungo, con polemiche e colpi di carte bollate.
– personalmente trovo fantascientifica a oggi l’idea di una terza franchigia: non ci sono giocatori sufficienti – inutile raccontarsela – e non ci sono sponsor privati disposti a farsi carico dei costi (8 milioni di euro circa ogni anno). Potrebbero arrivare? Certo che sì, ma sono anni che lo diciamo e finora non se ne sono visti. Ma magari mi sbaglio…

Tre Fontane, una saga senza fine

Christian Marchetti per Il Corriere dello Sport

Povero, vecchio “Tre Fontane”, ancora una volta nell’occhio del ciclone. «L’impianto rischia di perdere il rugby!», è l’accusa mossa dalla Nuova Rugby Roma, una delle società che compongono il consorzio nato alla cancellazione del club bianconero nel luglio 2011. Il club presieduto dall’ex giocatore Roberto Barilari punta il dito sul Campidoglio, giudicando inaccettabile il bando per l’assegnazione
della struttura che ha sede all’Eur. Un dispositivo che, tra l’altro, impone la ristrutturazione dell’area – con conseguente realizzazione di tribuna coperta e impianto di illuminazione sul campo principale – per una spesa complessiva di 2.112.704 euro più un canone di mercato annuo di 23.556 euro, per sei anni. Cifre che Barilari giudica «insostenibili per un’associazione sportiva dilettantistica. A chi si rivolge allora quel documento?», nonostante confermi che la «Nuova RR risponderà al bando. Tuttavia pretendiamo chiarezza, ad esempio, sui progetti dei manufatti già esistenti nell’area».

STORIA – Doveroso riassunto delle puntate precedenti. Lo scorso 30 giugno è scaduta la convenzione Campidoglio-Coni Servizi circa la gestione dei 52.000 mq del “Tre Fontane”, comprendenti la vasta zona rugby (tre campi) più quelle per pattinaggio e basket. Recentemente («Ma perché proprio ad agosto?», attacca Barilari) la pubblicazione
del bando, relativo all’affidamento della parte attrezzata per la pallovale e comprensivo di planimetrie e piano di intervento economico che a sua volta consta di due fasi: quella di ristrutturazione (223.804 euro) e quella di realizzazione di nuove infrastrutture (1.888.900 euro). Successivamente, Roma Capitale stilerà la graduatoria decisiva per l’assegnazione.
«Vogliamo trasparenza – tuona Barilari – anche per quanto concerne la destinazione dell’impianto. Nel documento non si fa mai menzione diretta al nostro sport di riferimento».

RISPOSTA – Immediata la risposta del delegato allo Sport di Roma Capitale, on. Alessandro Cochi: «Ma è ovvio che nel documento si parli di rugby, è quello l’ambito d’interesse». E a pagina 8 (di 15) si richiede “la documentazione attestante le esperienze nella gestione di impianti sportivi (…) e nella organizzazione delle discipline da praticarsi nell’impianto”.
«Per quanto concerne la data di pubblicazione – ribadisce Cochi – l’Amministrazione vuole stringere i tempi; mentre, in merito al capitolo spese, è opportuno prevedere qualche centinaia di migliaia di euro per la manutenzione. Infine, per il ritorno della Rugby Roma nel massimo campionato, cioè tra i grandi, non credete serva anche un bello stadio? Ora vogliamo tornare a parlare di sport».

Napoli calcio e… rugby? De Laurentiis ha un’idea polisportiva

Da Il Corriere dello Sport. Parole di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli Calcio. Personalmente l’idea mi inquieta non poco: non per la proposta di polisportiva in sé, ma i magnati del calcio che si buttano in queste iniziative… da milanese sono ancora scottato per quello avvenuto sotto la Madonnina a metà anni ’90.

“Semmai si migliora (parla dello Stadio San Paolo, ndr), si ingrandisce, si adegua, si restaura. Dal Comune sono stato invitato a prendere pure Edenlandia e lo Zoo. Può essere un’ottima idea e ci sto; però a patto che lì possa sorgere una vera e propria cittadella dello sport, quella che vorrei definire la casa del Napoli. La immagino con otto campi per le varie attività, con un’area destinata al beach soccer, con altre zone per il calcio femminile. Potrei essere anche interessato al «vecchio» Collana, si potrebbe dar vita ad una polisportiva. A me le soluzioni non mancano. […] Resto dell’idea d’una polisportiva, nella quale far rientrare anche il rugby: il mio ultimo film si chiama terzo tempo e lo spirito di quella competizione m’ha affascinato”.

Del film citato da De Laurentiis io ne ho parlato qui un paio di mesi fa.

Elezioni FIR: candidati a consiglieri federali, i rumors dal Veneto

Da La Tribuna del 6 agosto

(…) dal gruppo di club che sostiene Amerino Zatta escono le prime indiscrezioni sulle candidature a consiglieri federali. Si parla del patavino Roberto Zanovello, presidente del Cus Padova, società da sempre molto vicina alla linea di Treviso, del consigliere federale veneziano uscente Luigi Torretti, che ha rotto con il blocco «dondiano»
soprattutto per la gestione tecnica, e del bellunese Gianni Sernagiotto. Gli altri consiglieri
uscenti del nordest sono i primi in lista a sostegno del candidato Gavazzi, delfino di Dondi. E sono Zeno Zanadrea, Enore Bagatin e Andrea Rinaldo. Non è ancora certa la ricandidatura di Moreno Trevisiol, entrato in consiglio come tecnico. Fra i veneti uscenti anche Francesco «Cocco» Mazzariol, come giocatore (ma oggi è diventato allenatore), e anche Carlo Checchinato, sostitiuito poi dalla Pettinali, in consiglio nel momento in cui Checchinato è diventato manager della nazionale e successivamente responsabile dell’alto livello.