Treviso tra campi celtici e contese elettorali non così scontate

Elvis Lucchese per Il Corriere del Veneto

Dopo due anni di rodaggio nel Pro 12 «celtico», quella che comincia il 31
agosto sarà per il Benetton una stagione con rinnovate ambizioni. L’obiettivo non può essere vincere il torneo ma certo recitare un ruolo più attivo di protagonista, collocandosi magari nella metà superiore della classifica. Speranze legittimate da diversi fattori: la maturità del gruppo già intravista nello scorso campionato, la campagna-acquisti con tredici rinforzi di qualità (fra stranieri e italiani, atleti già affermati e giovani di talento), i positivi risultati del precampionato in cui i biancoverdi hanno battuto avversari prestigiosi come Wasps e Saracens. In più Franco Smith ritrova Ghiraldini e Botes di cui nell’ultima stagione aveva potuto disporre poco per infortuni e squalifiche, mentre ragazzi come Gori, Derbyshire e Minto scalpitano per la definitiva consacrazione, anche a livello di Nazionale.
Nel Rabodirect Pro12, presentato ieri a Glasgow, il Benetton si è ormai guadagnato
unanime rispetto. Tutta da scoprire invece l’altra franchigia italiana, le neonate
Zebre a gestione federale, capitanate dal padovano Marco Bortolami ma ancora inspiegabilmente senza un organigramma dirigenziale. (…)
I molti nuovi arrivi aumentano la competizione interna, che non era mai stata così agguerrita: in uno dei reparti già più attrezzati come la terza linea, ad esempio, si inseriscono nella lotta per il posto Favaro e Budd. (…)
Una buona partenza del Benetton avrebbe un pesante significato anche per i giochi
elettorali, poiché il 15 settembre a Roma il numero uno trevigiano Amerino Zatta sfiderà per la presidenza della Federugby il patron del Calvisano, Alfredo Gavazzi.
La cordata veneta ha anche individuato il candidato per le successive votazioni del Comitato regionale (Civ). Si tratta di Fabio Beraldin, ex capitano del Petrarca e presidente del Valsugana, che correrebbe contro l’uscente Roberto Bortolato, in lizza per il quarto mandato. Il fronte nato sull’asse Treviso-Petrarca ha ormai
conquistato il sostegno della grande maggioranza delle società del Veneto, ma ha
anche aperto una breccia sia in Lombardia (soprattutto tra gli oppositori di Gavazzi e
Dondi, come Viadana, i club milanesi, i tecnici Maffi e Carnovali) sia in Emilia (fra gli
storici sostenitori di Dondi, poco propensi però a convertire il voto verso Gavazzi). Insomma, la volata verso la poltrona più ambita della Fir è entrata sul rettilineo finale e l’impressione è che si risolverà tutto al fotofinish.

Spazio elettorale – Una lettera aperta al movimento da un consigliere uscente

Luigi Torretti, consigliere federale uscente, mi ha inviato una lettera aperta per sottoporre a me, e quindi a tutti voi, alcune riflessioni sullo stato del nostro movimento in vista delle elezioni federali di metà settembre.
Io non mi esprimo sulle valutazioni del consigliere Torretti, che non fa mistero di appoggiare una candidatura specifica, ma non mi spiacerebbe se a farlo fossero proprio i lettori di questo blog. In maniera civile, come quasi sempre accade.
Chiudo lanciando un appello/avvertimento a i candidati in corsa: su questo blog troverete, se lo vorrete, ampio spazio. Mi rivolgo quindi direttamente a Gianni Amore, Alfredo Gavazzi e Amerino Zatta (in rigoroso ordine alfabetico): se volete far sapere la vostra posizione anche su argomenti molto specifici attraverso lettere aperte oppure contributi audio e video, bene, io sono qui a vostra disposizione. Lo stesso vale anche per i vari candidati per un posto di consigliere federale. Scrivetemi e io pubblicherò le vostre missive. Spero che quella di Torretti sia solo la prima di una lunga serie. Lo so che le elezioni FIR non sono “popolari” ma (giustamente) riservate a tesserati e affiliati, ma ogni stimolo che può dar vita a discussione e dibattito può solo arricchirci tutti. Scrivetemi. Ora la lettera di Torretti.

Credo di non dire nulla di particolarmente sconvolgente se considero i principali blog ovali del nostro Paese una risorsa preziosa per tastare il polso più vero del rugby italiano, una sorta di tavolo di confronto permanente dove gli stimoli, le provocazioni, le idee e i giudizi (non tutti dello stesso livello, si intende) aspettano solo di essere colti e messi a frutto.

In molti dei post apparsi recentemente sul tema delle elezioni, ho colto un elemento molto sentito che potrebbe fare da spartiacque per indirizzare e qualificare il voto del prossimo 15 settembre. Veniamo da una stagione (purtroppo sin troppo lunga) dove spesso il voto non era espresso sui programmi o sulle competenze dei candidati, mentre mai come adesso dovrebbe essere chiaro a tutti come una delle esigenze più sentite dal popolo del rugby è quella di conoscere come la pensano realmente le persone che vogliono proporsi al governo del nostro movimento. Nell’era della comunicazione condivisa, c’è una grande richiesta d’informazione, ma soprattutto di trasparenza.
Credo che su questo tema il programma proposto da Amerino Zatta evidenzi una precisa volontà di invertire la tendenza, dichiarando apertamente la scelta di costruire un percorso di governo basato sulla condivisione, sulla trasparenza e sulla meritocrazia. 

Condivisione, che nasce dalla costruzione del progetto “Che Rugby Vogliamo”, imperniato sulla prima convocazione degli Stati Generali del rugby italiano con l’obiettivo di definire un percorso condiviso in grado di rispondere alle esigenze più attuali del nostro movimento. Un percorso che sia in grado di individuare una suddivisione sostenibile tra rugby di promozione, rugby dilettantistico e rugby professionistico, ma anche un incontro tra tutte le risorse qualificate del nostro movimento per favorire la circolazione delle opinioni, la comprensione delle problematiche e l’individuazione di una visione cui lavorare assieme, Federazione e Società unite dalla stessa maglia.

Trasparenza, che si sviluppa attraverso un sistema di comunicazione ben strutturato capace di rendere immediatamente disponibili all’opinione pubblica tutte le decisioni della Federazione (delibere, comunicati, contributi erogati, etc.), le azioni di governo (delibere, progetti, strategie) e gli strumenti economico-finanziari destinati alla loro copertura, sia in fase di programmazione (budget) che di consuntivo (bilanci), con analisi sui risultati raggiunti ed una attenta valutazione sul rapporto costi/benefici. Tutti elementi, questi, fondamentali per la taratura e la programmazione delle stagioni successive secondo criteri oggettivi.

Meritocrazia, che è il risultato finale di un percorso di gestione condiviso, l’unico criterio su cui la squadra di governo interroga se stessa rispetto ai programmi sviluppati e ai risultati raggiunti, e su cui si valutano i processi attivati e le persone che hanno partecipato alla loro realizzazione, senza condizionamenti precostituiti. Far parte della Federazione, a qualsiasi livello, deve tornare ad essere appannaggio delle migliori competenze e personalità del nostro movimento: compito della Federazione e quello di individuarle ed aiutarle a crescere. Solo attraverso l’adozione di strumenti di gestione condivisi e trasparenti si può pensare ad una crescita complessiva e strutturale del nostro movimento. Una crescita anche culturale, che aiuterà a stimolare un’azione di voto sempre più consapevole, non più legata a lobby o ad interessi di parte.

Luigi Torretti
Consigliere Federale uscente

Venezia, 21 agosto 2012

Il giovane livornese che ha lasciato il segno in quel di Ospreylia

Jacopo Tomaselli ha 15 anni. Quest’estate è andato in Galles, per fare un camp di dieci giorni con gli Ospreys, ma le sue qualità (è un mediano di mischia) hanno convinto i tecnici della squadra di Swansea a richiamarlo per un ulteriore – e breve – periodo di stage con la loro U16.
Non solo, osservatori e allenatori gallesi continueranno a seguire il ragazzo durante gli allenamenti e le partite con la “sua” Rugby Livorno. Complimenti a Jacopo e in bocca al lupo!

Elezioni FIR – Da Padova una voce a favore di Dondi/Gavazzi

Alberto Zuccato per Il Gazzettino di Padova

Tra meno di un mese si terrà l’elezione del nuovo presidente nazionale della Federazione rugby, di colui cioè che prenderà il posto di Giancarlo Dondi, che ha rinunciato a ricandidarsi. Del consiglio direttivo uscente della Fir fa parte anche Andrea Rinaldo, ex giocatore ed ex presidente del Petrarca. Che parte da una premessa: «Di Dondi non posso parlare che bene. Lo conosco da trent’anni, da quando era dirigente accompagnatore della nazionale. In ambito internazionale è molto rispettato, ha peso, e dal mio punto di vista è un
personaggio geniale, perché ha saputo vendere il prodotto “Nazionale” come meglio non si
sarebbe potuto e il bilancio della Fir ha continuato a crescere, dando un contributo incredibile allo sviluppo del rugby italiano».
Non tutti la pensano come lei. In particolare qui nel Veneto.
«Le accuse che gli vengono rivolte sono quasi sempre capziose, e in particolare reputo
sbagliato, per non dire fallimentare, l’atteggiamento di Treviso. Quando è stato deciso di
formare due franchigie che partecipassero alla Celtic League, Dondi è stato molto chiaro: il
loro scopo principale era quello di fare crescere e migliorare i giocatori della nazionale. Treviso, che inizialmente era stata esclusa, ma che poi è stata riammessa anche con il mio
voto, non ha mai avuto lo spirito giusto e ha sempre tenuto un atteggiamento negativo».
Forse per timore di questo, inizialmente era stata esclusa a favore di una franchigia di
Roma.
«So solo che come titoli sportivi e come capacità organizzative e anche economiche, Treviso era ed è la migliore società d’Italia. Su questo non c’è dubbio».
Treviso ha candidato il proprio presidente, Amerino Zatta, alla presidenza nazionale.
«È una persona che stimo; ho lavorato con lui quando è stato capo della Lire, la Lega delle
società di eccellenza, ma devo dire che ritengo più adatto Alfredo Gavazzi, che è il candidato proposto da Dondi e che ha già una vasta esperienza come dirigente di Federazione. E poi il Veneto è sì la regione più forte come movimento e come risultati, ma a livello politico non ha un grande peso. Gavazzi diventerà presidente senza troppi problemi. Mi auguro solo – a prescindere da chi vincerà le elezioni – che dopo ci sia collaborazione, che finisca questa guerra assurda che c’è stata con Dondi».
L’accusa più frequente che viene rivolta all’attuale Fir è di avere affossato il campionato
di Eccellenza.
«Non condivido neanche questo. Se andiamo a guardare il reale interesse che c’era attorno al campionato prima del varo delle due squadre di Celtic, ci accorgiamo che era minimo. Troppe spese e pochi introiti. Era inevitabile che anche nel rugby si arrivasse al professionismo e questo ha fatto lievitare i costi dei club in maniera esponenziale. I costi, ma non certo le entrate. Giusto ridimensionare, tornare a quella che è la realtà. Una società di Eccellenza dovrebbe avere un bilancio di 2-300 mila euro, non di più. Perché di più, tra incassi e sponsor, non ne entrano».
Quel professionismo che lei, a suo tempo, definì “straccione”.
«Lo confermo. La nascita delle due franchigie non ha fatto migliorare di molto le cose:
rimane un professionismo straccione. Ed è per questo che da sempre mi batto per cercare
di diffondere i reali valori del rugby: la lealtà, l’agonismo, la crescita umana, possibilmente
abbinata allo studio. Questo è il vero e più importante fatturato del rugby: creare uomini veri». (…)

I club vivono sulla Terra e la FIR (forse) su Marte. Ma di chi è la colpa?

di Francesco Costantino, La Meta. Complimenti sinceri a Francesco per la lucidità

Cos’è mancato al nostro rugby negli ultimi quattro anni? Qualcuno potrebbe dire tutto ma farebbe parte della sempre numerosa schiera dei disfattisti. Qualcun altro, invece, potrebbe provare a lanciarsi in una lista di situazioni più credibili.
Io, invece, credo che sia cresciuto fortemente il bisogno di un confronto che, nei fatti, non c’è mai stato. A tutti i livelli. E quando questo incontro, penso a quello tra alto livello e franchigie, si è verificato, ci siamo trovati di fronte a soggetti totalmente inadatti al ruolo assegnatogli.
UN’ASSENZA CHE PESA. Si dice che i comitati regionali siano il braccio operativo della federazione sul territorio. Non è così. Anche quando parliamo di organismi virtuosi siamo costretti a confrontarci con presidenti di comitato che, di fronte alle lamentele delle società, si limitano a dire che le imposizioni arrivano da Roma. O da Parma. Le società si sentono abbandonate a sé stesse. Il Sei Nazioni è una splendida vetrina che dà soldi e visibilità al nostro movimento ma che tocca tangenzialmente la vita di molti club. Per molti è lontanissima anche la sede regionale della federugby.
Penso a quelle squadre del Trentino-Alto Adige che per ascoltare storie già scritte devono sobbarcarsi un lungo viaggio fino a Treviso. Dopo un paio di giri ti passa anche la voglia di buttare via soldi e tempo.
LA FIR DEVE VIAGGIARE. La federazione deve essere più presente sul territorio. Questo mi pare ovvio. Si tratta di spiegare di persona le motivazioni di alcune scelte raccogliendo in tutta Italia le istanze di quei club che hanno realmente voglia di partecipare costruttivamente alla crescita del movimento. E quando parlo di assenza mi riferisco a quei consiglieri federali che in questi anni facevano a gara per sfruttare i loro benefit internazionali (due biglietti, due viaggi e due pernotti per ogni gara del Sei Nazioni…) ma che ben si guardavano di battere il territorio per ascoltare le problematiche della base. Qualcuno, per la verità, lo ha fatto ma non si sa se per reale spirito di corpo o per meri interessi politici. Ancora più difficile, quindi, risulterà il prossimo futuro quando i rappresentanti del massimo organismo federale saranno solo dieci.
I CLUB DEVONO FARE LE DOMANDE GIUSTE. Se, però, dovesse esserci un reale cambio di tendenza bisognerebbe poi porre i quesiti più appropriati ai missi dominici. Perché io ho sempre di più la certezza che non siano in molti a padroneggiare la materia. Un po’ per ovvia inesperienza e un po’ per superficialità. I soldi sono in cima ai pensieri di tutti e, in maniera pelosamente ovvia, tutti i candidati alle prossime elezioni federali stanno promettendo premi raddoppiati e decise iniezioni danarose. Ma il mondo del rugby italiano non può, e non deve, girare soltanto intorno alla pecunia. I club chiedano alla federazione prossima ventura una serie di momenti di confronti e poi di verifica in cui esporre le proprie perplessità. Che variano da regione in regione. Per avanzare questa richiesta, però, si presentino preparati e non soltanto lamentosi. Perché l’atteggiamento questuante con cui i nostri club si sono rapportati a Roma ha creato l’immobilismo intellettuale di cui siamo oggi schiavi favorendo l’affermazione di losche figure che fanno del rugby italiano ciò che vogliono senza renderne conto a nessuno.