I club vivono sulla Terra e la FIR (forse) su Marte. Ma di chi è la colpa?

di Francesco Costantino, La Meta. Complimenti sinceri a Francesco per la lucidità

Cos’è mancato al nostro rugby negli ultimi quattro anni? Qualcuno potrebbe dire tutto ma farebbe parte della sempre numerosa schiera dei disfattisti. Qualcun altro, invece, potrebbe provare a lanciarsi in una lista di situazioni più credibili.
Io, invece, credo che sia cresciuto fortemente il bisogno di un confronto che, nei fatti, non c’è mai stato. A tutti i livelli. E quando questo incontro, penso a quello tra alto livello e franchigie, si è verificato, ci siamo trovati di fronte a soggetti totalmente inadatti al ruolo assegnatogli.
UN’ASSENZA CHE PESA. Si dice che i comitati regionali siano il braccio operativo della federazione sul territorio. Non è così. Anche quando parliamo di organismi virtuosi siamo costretti a confrontarci con presidenti di comitato che, di fronte alle lamentele delle società, si limitano a dire che le imposizioni arrivano da Roma. O da Parma. Le società si sentono abbandonate a sé stesse. Il Sei Nazioni è una splendida vetrina che dà soldi e visibilità al nostro movimento ma che tocca tangenzialmente la vita di molti club. Per molti è lontanissima anche la sede regionale della federugby.
Penso a quelle squadre del Trentino-Alto Adige che per ascoltare storie già scritte devono sobbarcarsi un lungo viaggio fino a Treviso. Dopo un paio di giri ti passa anche la voglia di buttare via soldi e tempo.
LA FIR DEVE VIAGGIARE. La federazione deve essere più presente sul territorio. Questo mi pare ovvio. Si tratta di spiegare di persona le motivazioni di alcune scelte raccogliendo in tutta Italia le istanze di quei club che hanno realmente voglia di partecipare costruttivamente alla crescita del movimento. E quando parlo di assenza mi riferisco a quei consiglieri federali che in questi anni facevano a gara per sfruttare i loro benefit internazionali (due biglietti, due viaggi e due pernotti per ogni gara del Sei Nazioni…) ma che ben si guardavano di battere il territorio per ascoltare le problematiche della base. Qualcuno, per la verità, lo ha fatto ma non si sa se per reale spirito di corpo o per meri interessi politici. Ancora più difficile, quindi, risulterà il prossimo futuro quando i rappresentanti del massimo organismo federale saranno solo dieci.
I CLUB DEVONO FARE LE DOMANDE GIUSTE. Se, però, dovesse esserci un reale cambio di tendenza bisognerebbe poi porre i quesiti più appropriati ai missi dominici. Perché io ho sempre di più la certezza che non siano in molti a padroneggiare la materia. Un po’ per ovvia inesperienza e un po’ per superficialità. I soldi sono in cima ai pensieri di tutti e, in maniera pelosamente ovvia, tutti i candidati alle prossime elezioni federali stanno promettendo premi raddoppiati e decise iniezioni danarose. Ma il mondo del rugby italiano non può, e non deve, girare soltanto intorno alla pecunia. I club chiedano alla federazione prossima ventura una serie di momenti di confronti e poi di verifica in cui esporre le proprie perplessità. Che variano da regione in regione. Per avanzare questa richiesta, però, si presentino preparati e non soltanto lamentosi. Perché l’atteggiamento questuante con cui i nostri club si sono rapportati a Roma ha creato l’immobilismo intellettuale di cui siamo oggi schiavi favorendo l’affermazione di losche figure che fanno del rugby italiano ciò che vogliono senza renderne conto a nessuno.

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16 risposte a I club vivono sulla Terra e la FIR (forse) su Marte. Ma di chi è la colpa?

  1. gsp ha detto:

    “tutti i candidati alle prossime elezioni federali stanno promettendo premi raddoppiati e decise iniezioni danarose”, speriamo che qualcuno decida di fare luce su queste promesse, sia tu Paolo, ma anche gli altri.

    anche perche’, se la ‘nuova centralita’ dei club’ significa regalare qualche centinaia di migliaia di euro alle societa’ d’eccellenza a stagione e non imporre alcuna regola, allora vuol dire che non risolveremo il problema della base, ed invece sovvenzionereme un sistema che oggi sembra non funzionare. perche’ se qualcuno non ha ancora chiara la situazione, l’eccellenza non E’ la base.

  2. Picco ha detto:

    Complimenti per la precisa disamina a Francesco.

  3. follim mirco ha detto:

    sara’ che, il movimento italiano sta gestendo capitali da multinazionali,squadra da coppa europa senza un adeguata preparazione di dirigenti? e mi riferisco non solo a dirigenti federali.
    sara’ che tutti dovrebbero darsi struttre un po’ piu’ profesionali a tutti i livelli?

  4. Antonio Angelone ha detto:

    ,,,,buona ricostruzione, centrato lo stato vegetativo dei comitati e lo scarico di responsabilita’ che i presidenti dichiarano ogni qual volta chiamati in causa….decide tutto Roma….e a questo punto sara’ pur Vero!!!!! perche’ il comitato’Abruzzo con 37.000 l’anno che cosa dovrebbe inventarsi!!!!!! Non parliamo degli stipendiati FIR con incarichi dalla Federazione di girare per i comitati….la peggiore specie, gente che non ama il rugby, non ha nessuna intenzione di far crescere il movimento ma ha il solo scopo di spaccare!!!! Infine il ruolo delle società………speriamo si possa parlare di dialogo e di crescita e porre le dovute domande…….io una ne ho subito pronta e la anticipo (incontro previsto a L’Aquila per il 30 Agosto)….Dott. Gavazzi ma e’ certo che con l’instituzione di altre 16 accademie miglioriamo il movimento del rugby italiano???

  5. Rabbidaniel ha detto:

    Difficile non essere d’accordo con quanto scritto sopra. Il “vizio” originale è l’entrata nel 6N. Un’opportunità che stiamo mancando, nel senso più organico del termine, da 12 anni.
    Ci sono tante cose che non vanno a tutti i livelli, dai vertici FIR al rugby di base, dal “regime” dondiano ai dirigenti dei club medio-piccoli che l’hanno sostenuto in cambio di pecunia, per poi lamentarsene a ogni occasione. Purtroppo manca, come premessa, una programmazione chiara e quindi la pazienza di lavorare e di attendere i risultati.
    Ho davvero la sensazione che siamo all’ultima chiamata e, come ex-giocatore e sincero amante del rugby, spero che chiunque sarà al timone della FIR prenda la rotta giusta.

    • Gsp ha detto:

      @rabbi, l’entrata nel 6n non e’ il vizio secondo me. Anzi se oggi il bilancio e’ di 40mln e’ quasi solo esclusivamente dovuto al fatto che siamo entrati nel 6n. Rinunciare all’ingresso nel 6n sarebbe stata pura follia.

      Il problema e’ che abbiamo speso i soldi dell’entrata al 6n male e senza strategia, e che siamo troppo lenti a liberarci di quelle cose che avevamo nell’era del rugby semi pro e che adesso non servono.

  6. scheggia impazzita ha detto:

    Come mai solo adesso? Come mai solo ora tutti denunciano, tutti attaccano? Quando la barca sta per affondare i topi l’abbandonano. Ed ecco scrivere cose ovvie che i “comuni mortali” che alimentano i forum e i blog internettiani, urlano da anni. E così tra l’altro si denuncia (come è corretto che si faccia) dei duecento biglietti, dei duecento viaggi e dei duecento pernotti per i troppo spesso nullafacenti consiglieri federali. Ma i signori giornalisti che solo ora denunciano dove erano fino a ieri? Ahinoi, quanto potere ha un accredito e un buffet in tribuna stampa. Ahinoi, quanto potere ha qualche festa “pre-evento” con libri e cravatte F.I.R. in omaggio. Ahinoi, quanto potere ha un viaggio e un albergo pagato durante i mondiali.

  7. Salvatore Bianco ha detto:

    Corretta l’analisi, io partirei da una premessa un po’ ottimistica, tutti noi credo ricordiamo il rugby di 10 anni fa, lo sviluppo c’e’ stato eccome, non si deve negarlo pero’ siamo ancora lontani dal nostro potenziale…le mancanze esistono a vari livelli, sicuramente la FIR di cui abbiamo abbondantemente detto ma anche i club spesso gestiti in modo poco professionale…all’energia con cui si richiedono fondi federali non corrisponde altrettanto impegno nella ricerca di sponsor industriali seri, i settori giovanili spesso sono negletti per correre dietro allo straniero che mi da’ il valore a breve. Il livello qualitativo del mini rugby lascia ancora molto a desiderare… chiunque sara’ eletto avra’ un gran lavoro da fare!

    • Rabbidaniel ha detto:

      La crescita c’è stata, ma relativa. Ovvero, il rugby mondiale è diventato più ricco e se noi siamo cresciuti di 1 gli altri sono cresciuti 10 volte tanto.

      • Gsp ha detto:

        Non esagererei, noi abbiamo fatto piu’ progressi degli altri, ma partivamo da molto molto lontano. I progressi sarebbero dovuti essere piu’ veloci, ma noi non abbiamo neanche pazienza.

      • mezeena10 ha detto:

        gsp di quali altri?tonga samoa han fatto passi da gigante, canada e giappone idem..la russia ha un gioco brillante come la scozia..galles di un altro pianeta e le prime 5 manco le prendo in considerazione, l’irlanda nonostante sia alla fine di un gran ciclo di campioni, ha un sufficiente ricambio..io tutti sti gran progressi non riesco a vederli..l’idea di gioco di brunel mi piace, è giusto dargli altro tempo per vedere se “attecchisce”

      • hull ha detto:

        @mezeena10
        A mio umile parere, i progressi si misurano sulla base e sulla penetrazione nelle scuole.
        Quello che potra’ inventarsi (o meno) l’ultimo commissario tecnico restera’ sempre estemporaneo se non abbiamo un movimento forte e sano che puo’ produrre giocatori (quantita’ e qualita’) che amano il rugby.

  8. S40 ha detto:

    Vorrei precisare un problema molto importante, di cui, prima di parlare di soldi, bilanci, ecc., bisogna tenere conto.
    Il fatto è che il rugby non è radicato culturalmente nel territorio italiano, tranne che per alcune pochissime regioni (es. Veneto). Non dico sia facile da fare, ma se non pensiamo a sviluppare questo sport come una parte che si aggiunge alla nostra cultura, saranno solo sforzi e soldi buttati al vento. Ci vuole moltissimo tempo, ma questa è la base del rugby di base.
    Ci vuole gente (pagata o no) che trasmetta (oltre alla tecnica e ai soldi), passione, valori e sentimenti veri per questo sport.

    • Salvatore Bianco ha detto:

      Pienamente d’accordo, e per sviluppare il rugby nelle regioni meno evolute c’e’ bisogno della collaborazione tra club e Federazione, e anche di buona volonta’… da noi i ragazzi delle Fiamme Oro vanno sistematicamente nelle scuole a presentare il rugby e a far giocare i ragazzini, poi c’e’ il problema dei genitori spesso di “formazione” calcistica che devono essere aiutati ad entrare in una diversa cultura sportiva i problemi per sviluppare il rugby nelle zone con poca tradizione sono tanti

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