Treviso, la stagione degli addii

Ennio Grosso per La Tribuna di Treviso

Con il raduno di lunedì scatterà ufficialmente la nuova stagione del Benetton. La rosa cambierà quasi un terzo della sua totalità: rispetto alla scorsa stagione, infatti, sono una dozzina i giocatori che non compariranno più nel gruppo biancoverde, o perché lasciati liberi, o perché a fine carriera.
Dei vari Ezio Galon, Enrico Pavanello e Simon Picone, i primi 2 a Mogliano, il terzo a Calvisano, si è parlato a più riprese. Un terzetto che assieme ha totalizzato ben 421 presenze in maglia biancoverde. Oltre a loro, però, altri 9 giocatori si sono fatti da parte. È di questi giorni, ad esempio, la notizia dell’approdo a Calvisano di Ben De Jager, ala, capitano del Benetton nella stagione 2008/2009, il quale seguirà il compagno dello scorso anno Picone e ritroverà Costanzo e Marcato. Altri due atleti si sono poi accasati nella franchigia delle Zebre, il centro Gonzalo Garcia, il quale lascia Treviso dopo 3 stagioni
e il pilone Carlo Fazzari, arrivato nella scorsa estate dal Petrarca e utilizzato pochissimo, il suo apporto infatti è stato di sole 4 partite per un totale di 43 minuti giocati.
Rovigo, intanto, sta sondando altri due atleti ex Benetton, il pilone Augusto Allori e la terza linea Gonzalo Padrò. Entrambi vorrebbero rimanere in Veneto e per Padrò potrebbe trattarsi di un ritorno in Polesine dove aveva giocato alcuni anni fa.
Allori, comunque, starebbe alla finestra visto che gli occhi su di lui li avrebbe messi anche Prato. Diego Vidal potrebbe rientrare in Argentina, mentre sono già tornati in Sudafrica
Vermaak e De Waal i quali hanno dato l’addio al rugby giocato.

Elezioni FIR: sarà Zatta l’anti-Gavazzi?

Fabrizio Zupo su la Tribuna di Treviso

Manca l’ufficialità – questione di ore – del comunicato Benetton, ma il rullo di tamburi che lo sta accompagnando si sente ormai vicino: lo sfidante veneto alla carica di presidente della Federazione Rugby sarà Amerino Zatta, numero 1 del Treviso celtico, manager della Benetton e dalla famiglia designato a seguire le sorti del club in un binomio nato nel 1978 e che ha poi fuso sponsor e società in una cosa sola. Contenderà la carica al lombardo Alfredo Gavazzi (erede di Dondi) e al siciliano Gianni Amore. Veneto e Lombardia dunque: il vertice italiano per meriti (il primo) e tesserati (la seconda), sfidanti di Dondi già nelle elezioni regionali del 2008, si trovano da alleati sotterranei ad avversari dichiarati. La fronda
da un anno al lavoro sul cambiamento appoggiava su tre gambe: Gavazzi e il suo 22% di voti lombardi, Benetton, e un pool di club romani. Poi la sfida lanciata da Zatta a giugno ha chiarito posizioni ma pure accelerato reazioni. La prima, quella di Dondi, che nel breve ha scelto di ritirarsi. La seconda, di Gavazzi nel lasciare i veneti per strada e fare l’accordo col presidente. Dondi del resto è nell’esecutivo Irb: sino al 2015 è uno di quei pochi a decidere politiche e stanziamenti mondiali.
Il primo problema di Zatta sarà chiarire la posizione di presidente di una franchigia privata
che andrebbe a governare movimento e le nuove Zebre federali.
I blogger ovali già ruggiscono. Ma questo conflitto di interessi è superabile. L’altro è convincere tutto il Veneto a spingere il progetto, ritrovare lo spirito di villa Minelle lasciato andare dopo l’ingresso in Celtic. Zatta non ha un passato di “campo” ma è un manager in purezza. È già un segnale ai club, con una Fir che gestisce 160 milioni di euro in 4 anni, con sponsor che devono vincere all’asta gli abbinamenti azzurri (fresca l’Adidas con 2 milioni annui). A breve Zatta dirà tutto: squadra e alleati, nomi che dovrebbero convincere altri ad
aggiungersi. Basterà? Come nel Risiko eserciti schierati, territori tutti da conquistare. Il Veneto conta 3500 voti su 17.040 totali, 2900 la Lombardia, 1900 il Lazio, 1600 l’Emilia, 1200 la Toscana, 500 la Liguria, 1000 il Piemonte, 800 la Sicilia, 700 le Marche, 850 la Campania, 550 l’Abruzzo, 500 la Puglia, 400 la Sardegna, 300 la Calabria, 50 l’Umbria. Non sono precisi al centesimo, ma gli ordini di grandezza sono questi. Basta contare.

De Jager dice ciao a Treviso e si accasa a Calvisano

Lo si sapeva da tempo, ora è ufficiale:  Benjamin De Jager lascia il Benetton Treviso. Il trequarti sudafricano (32enne) lascia la Ghirada e va a Calvisano. Era in biancoverde dal 2007.

Capitan Pavanello chiude la stagione dei Leoni, ma guarda già a settembre

Silvano Focarelli, La Tribuna di Treviso

Il capitano e tutti gli altri azzurri del Benetton fino al 23 luglio saranno in vacanza, gli altri riprenderanno il 9: riposo più lungo meritato dopo la faticosa tournée in sud e nord America (sconfitta con l’Argentina e successi con Canada e Usa), Antonio Pavanello è appena tornato a casa: «Credo che per qualche giorno andrò al mare con la famiglia, un po’ d’aria buona per sfuggire a questa calura ci vuole».
Il bilancio del tour? «Speravamo di battere anche i Pumas, però direi che siamo stati più che sufficienti. Di certo è stato utile, abbiamo provato molti giocatori, tanti gli esordienti. E la rappresentanza di Treviso era nutrita come sempre». (…)
A settembre inizierete la terza stagione celtica. «Nelle prime due ci siamo fatti conoscere e meritati il rispetto. Dopo la tournée mi sono fermato due giorni a Miami e lì ho incontrato Leo Cullen (seconda linea e capitano del Leinster, ndr), che mi ha fatto i complimenti, ha
detto che il Benetton ha guadagnato credito e questo, da parte di un campione come lui, mi
ha fatto davvero piacere».
Il rispetto degli avversari significa anche maggiori difficoltà nel batterli. «Ce ne siamo già accorti al secondo anno, contro di noi tutti schieravano la formazione migliore. Al terzo senz’altro sarà ancora più difficile». (…)
Dagli Aironi alle Zebre. «Come giocatore spiace vedere sparire una squadra. In nazionale c’erano molti ex Viadana e averli visti preoccupati per aver perso il posto mi è dispiaciuto. Il rugby è anche lavoro che fa vivere noi e le nostre famiglie. Spero che le Zebre diano tranquillità a chi è rimasto e che possano essere competitive, anche se al primo anno non sarà facile. Il nostro rugby ha bisogno di avere in Europa una seconda squadra di un certo livello. E soprattutto di vivere dei bei derby italiani».

Morisi, Campagnaro ed Esposito a Treviso: manca il via libera. La FIR blocca tutto?

Da la Tribuna di Treviso, Andrea Passerini

Non è ancora arrivato l’ok dalla a Federazione per il passaggio di Morisi, Campagnaro ed Esposito al Benetton. E l’approdo dei tre gioielli in Ghirada sembra complicarsi. A due settimane dal raduno dei leoni, fissato il 9 luglio (curiosità: le Zebre, almeno chi non è volato oltreoceano con la nazionale, cominciano prima, il 2), è uno scoglio imprevisto, nei piani di coach Smith e del direttore sportivo Munari.
Solo un ritardo? O c’è qualcosa dietro lo stallo? Non è un mistero che i tre ragazzi vogliano giocare a Treviso (Morisi peraltro l’ha già fatto lo scorso autunno, in qualità di permit player, e con le sue prestazioni in Celtic ha guadagnato la nazionale dove ha debuttato dal primo minuto proprio in questo tour). Ma ci sarebbero forti pressioni per provare a convincerli ad optare per le Zebre, per potenziare i trequarti della nuova franchigia federale parmigiana. Treviso confidava di avere il placet già nelle scorse settimane, il ritardo preoccupa. Si rischia l’empasse prolungato, a franchigie pronte a partire. E questo, in un quadro alterato dall’inedito scenario decretato dalla nascita della franchigia federale Zebre (costo dell’operazione, per la Fir, vicino ai 5,5 milioni), sarebbe da evitare, proprio per non alimentare alcun sospetto su possibili conflitti di interesse di una Fir che possiede una franchigia e vuol controllarne un’altra. La sfida elettorale di Treviso, adesso, non aiuta. E’ bene, per tutti, che il rugby italiano trovi un’intesa. Altrimenti sarà una stagione «rovente».

Un altro trevigiano giocherà nelle Zebre in Celtic: il seconda linea montebellunese Filippo
Cazzola. Il mediano di mischia Pietro Travagli resta al Petrarca, così come il tallonatore Gega L’ala Zorzi resta a Rovigo. (…)
Masi; un giallo. Dove finirà Masi? A Lione sono sorti problemi, potrebbe anche restare in Italia.
Elezioni. Lo schieramento dondiano, che oggi lavora per l’elezione del delfino Gavazzi
è convinto di avere i numeri, i bene informati dicono che Dondi, nei suoi conti fatti poche settimane fa, contasse su un consenso che sfiorava l’80%. E Gavazzi, adesso ? I tessitori dei voti parlano di un blocco non inferiore al 65%. Scenari che renderebbero ardua la sfida del Benetton: in realtà, sembra che non solo la Lombardia non sia compattissima per Gavazzi, ma che il forfait di Dondi abbia modificato qualche assetto, non solo in Veneto. «Schegge» – giurano i dondiani. Ma è immaginabile che Treviso sia uscita allo scoperto senza contare su
appoggi nel resto d’Italia? I Cus erano pronti a scendere in campo per Dondi, eccezione fatta per il Cus Padova (e questo ha fatto emergere il nome di Roberto Zanovello come potenziale candidato presidente del fronte di Treviso). Ma un po’ ovunque la mossa del Benetton ha destato interesse, almeno fra i club che attendevano una svolta a Palazzo. (…)