Problemi da emisfero sud: Australia, un paese che sta “dimenticando” il rugby a 15?

Un documento ufficiale del governo del paese down under dice che il rugby (union) non è nella lista dei 20 sport più praticati

Parliamo spesso, spessissimo di Italia e del suo movimento. Cosa ovviamente inevitabile, ma questo continuo guardarsi l’ombelico ci fa perdere – a volte – il panorama generale in cui si muove il nostro rugby. E a volte anche altri, con nomi (storie, tradizioni) ben più blasonati, passano dei brutti quarti d’ora. Ok, problemi diversi, un po’ come quello che era abituato al filetto e deve magari accontentarsi di un taglio meno nobile mentre noi siamo dalle parti della scelta tra toast e tramezzino.
L’Inghilterra – ad esempio – ha passato qualche anno di crisi da risultati agonistici, la Francia deve registrare meglio il rapporto club-federazione, Irlanda e Scozia hanno messo mano a una produzione (bruttissima parola, ma rende l’idea) di giocatori forse quantitativamente non all’altezza della bisogna. Ci sono i sudafricani, bravissimi a complicarsi la vita da soli. Chi non sembra avere mai problemi, o quasi, è la Nuova Zelanda, ma dalle quelle parti hanno dovuto aspettare 20 anni per vincere un Mondiale pur presentandosi ogni volta al nastro di partenza da favoritissimi. Qualche meccanismo da oliare c’era anche lì, quindi. Va da sé che si tratta di un elenco fatto su due piedi, che questi sono solo alcuni dei problemi che attanagliano qualsiasi movimento. Il paradiso in terra, anche ad Ovalia, non esiste.

C’è poi il caso Australia. Sono capitato per caso su un documento dell’Australian Sports Commission, l’ufficio governativo che si occupa di gestire la pratica sportiva in senso lato nella terra dei canguri. Sul sito ufficiale si legge che “11,3 million Australian adults participate in sport or physical activity three or more times per week” e che “17 million Australian adults participate in a sport or physical activity every year”. Senza dimenticare i più piccoli: “3,2 million Australian children participate in organised sport or physical activity outside of school”, il tutto un paese dove lo sport è parte integrante di (quasi) ogni tipo e livello di scuola. Il contrario di quanto avviene alle nostre latitudini. Ah: l’Australia ha in tutto 24 milioni di abitanti: la percentuale di chi pratica sport in maniera abituale e continua è quindi molto elevata.

Un quadro favorevole (eufemismo) alle discipline sportive. Come è messo il rugby? Male. Malissimo. Perché abbiamo sempre detto che il nostro amato sport deve battagliare con il calcio, il football australiano e – ovviamente – il rugby a 13. Ma l’AusPlay survey, ovvero il documento di cui sopra, ci dice che la situazione in cui si trova a dibattere l’ARU è molto più complicata. Guardate un po’ pure voi:

Rugby a 15 presente solo tra i bambini e nella parte bassa della classifica. C’è poi la classifica aggregata, diciamo così, sotto la dicitura “Club sport (Adults and Children combined) Top activities che vi presento nell’ultimo update di fine aprile:

Dove è il rugby a 15? Secondo il numero di All Rugby in edicola ora è addirittura al 24° posto. Possibilissimo. Non conosco le dinamiche demografiche e culturali della società australiana, ma come dicevo prima stiamo parlando di una realtà in cui lo sport è largamente praticato e in cui non manca certo una cultura sportiva. Dice: sì, ma una cosa è dover fare a gomitate in un panorama di questo tipo, un’altra è dover guerreggiare con un mostro a mille teste come il calcio in un paese con poca cultura sportiva e ove si fa sport solo fuori dalla scuola. Vero, ma l’intenzione non era quella di fare un paragone Italia/Australia, ma di presentare un aspetto (non l’unico) che negli ultimi anni sta minando uno dei movimenti-cardine del rugby mondiale.

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9 risposte a Problemi da emisfero sud: Australia, un paese che sta “dimenticando” il rugby a 15?

  1. Mr Ian ha detto:

    La salvezza della ARU sarà trovare un accordo con la federazione del League per scambiarsi i giocatori, almeno i migliori e la cosa potrebbe anche essere fattibile visto che le grosse competizioni, i mondiali, sono sfalsati.
    In Super Rugby qualche talento interessante si vede, ma poca cosa rispetto alla Nuova Zelanda o al Sud Africa. In primis avrebbero da riformare il loro campionato nazionale, troppo poco performante per preparare al SR

  2. Marcello ha detto:

    Le informazioni che ho da amici e parenti australiani sono che il calcio sta guadagnando progressivamente praticanti e popolarità, per almeno due motivi:
    – la società progressivamente meno anglosassone e più “resto del mondo” (in particolare, con immigrazione da paesi prima del sud europa e poi asiatici) ha portato anche ad uno spostamento di interesse verso lo sport di gran lunga più amato -e più vissuto come popolare- da questi nuovi australiani;
    – molte mamme preoccupate per gli scontri fisici del rugby (sia union che league) preferiscono il calcio per i propri figli.

    In più, i socceroos non sono malaccio, e probabilmente faranno anche meglio in futuro, e questo vuol dire ancora più pubblico per il calcio.

  3. maximages ha detto:

    …e nel frattempo nel Super Rugby ci stanno tanto quanto le italiche in Pro12.

  4. fracassosandonà ha detto:

    a me è sempre piaciuto il rugby australiano, non fosse altro che per anni gli wallabies sono stati l’unica seria alternativa allo strapotere degli ABs…
    un Australia debole è una iattura innanzitutto per gli ABs, poi per il Rugby Championship che diventa un torneo noioso e prevedibile (e quindi anche meno vendibile) e quindi per il resto del mondo…
    già non siamo in tanti a giocare se poi smettono anche quelli che hanno un po’ di tradizione (il calcio bussa alla porta anche in Galles) e indeboliamo gli isolani resta una roba per pochi intimi…

    • Rabbidaniel ha detto:

      Le fasi di crescita e calo ci stanno, il problema del rugby è che a un calo di un paese non corrisponde la crescita reale, in ambito pro, di un altro. Ricordiamoci che paesi come Romania, Russia e Georgia (quest’ultime sotto l’URSS) erano presenti nel panorama rugbistico europeo e mondiale già dagli anni 60-70 se non prima, quindi non sono “novità”. E se vogliamo dirla tutta, non sono cresciuti come ci si attendeva i movimenti iberici.

  5. fracassosandonà ha detto:

    mettiamoci un po’ di dati italiani, giusto per fare qualche confronto….

    http://www.coni.it/images/numeri_dello_sport/Rapporto_FSN_DSA_2015.pdf

    ogni pagina offre spunti di riflessione…

  6. Stefo ha detto:

    Paolo pero’ bisognerebbe vedere l’andamento di questi dati nell’arco degli anni….per spiegarmi non credo che a livello giovanile ci sia un crollo enorme, credo (vado a memoria su dati visti anni fa) che sia piu’ un problema di mancanza di crescita che altro…legato al fatto che geograficamente non sono usciti dalle aree di Brisbane e Sidney piu’ di tanto e che il rugby e’ ancora “elite” legato alle scuole private costose del ceto medio-alto. Questo sulla base, sul SR e l’alto livello invece penso di si che si veda in termini di pubblico distacco crescente…meno interesse, ma questo a naso guardando gli spalti nelle partite di SR.

    @Mr Ian: sul campionato domestic le han provate, inclusa l’ultima coi punteggi rivisti per spettacolarizzare…guardate alcune partite abbastanza ciofecata per i miei gusti.

  7. Pingback: Verso Italia-Australia: gli azzurri e quella voglia di chiudere al meglio il tour estivo | Il Grillotalpa – Dentro il Pianeta Rugby

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