Video: se “i” rugbisti sono guerrieri e gladiatori, loro cosa sono?

Video: highlights da Heineken Cup, Cardiff Blues-London Irish

Nuove nubi su L’Aquila, gli imprenditori non mantengono le promesse

Marianna Galeota per Il Capoluogo

A quattro mesi dal “summit” dell’imprenditoria aquilana per il salvataggio in extremis dell’Aquila Rugby, convocato dal presidente dell’Ance Gianni Frattale che ottenne le promesse di sostegno alla società neroverde da parte degli costruttori dell’associazione, solo alcuni di loro, ad oggi, hanno assolto agli impegni presi nello scorso luglio. Dei 650 mila euro che i costruttori aquilani avevano garantito per la sopravvivenza della società nero verde, infatti, attualmente sono arrivati nelle casse del club aquilano solo 148 mila.

L’Aquila Rugby, ora, chiede chiarimenti agli imprentori dell’Ance e lo fa attraverso il suo Direttore generale Massimiliano Placidi (…) «Nel consiglio d’amministrazione dello scorso 16 agosto – spiega Placidi –  quando ho riorganizzato lo staff tecnico e trattato con i procuratori dei giocatori, pianificando la società ho predisposto un conto economico preventivo per la stagione 2011 – 2012, tenendo in considerazione anche i 650 mila euro promessi che fanno, senza dubbio, la differenza. Ho redatto questo conto proprio per non doverci trovare a fine stagione con i soliti problemi».

I soldi promessi, quindi, diventerebbero per la società nero verde fondamentali nella pianificazione di un campionato del costo di un milione di euro perché, qualora venissero a mancare, andrebbero a creare un “buco” nel conto economico stipulato “al centesimo” facendo affidamento, nella copertura delle spese, anche sugli attesi fondi degli imprenditori. (…)

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Francia, Inghilterra e Sudafrica, dove i club pensano a una nuova coppa. Forse.

La voce parte dal Guardian ed è stata subito ripresa e rilanciata in Francia. In effetti il piatto è invitante: alcuni club francesi, britannici e sudafricani starebbero pensando alla creazione di una nuova competizione per club. Non vengono fatti ovviamente nomi, ma a spingere queste squadre verso questa scelta sarebbero motivi economici: partecipare a una coppa che ti crei da solo ti consente di metterti in tasca più soldi di quelli che ti passa la ERC per l’Heineken Cup, per esempio.
Questi i rumors. Di fumo ce n’è abbastanza, ma l’arrosto?

Heineken, Celtic, Fir e Brunel: parla Franco Smith, il miglior coach d’Italia

Intervista di Simone Battaggia per La Gazzetta dello Sport

Non deve essere facile, per Franco Smith, timonare Treviso mentre i rapporti tra il
club e la Fir tendono alla burrasca. Deve mettere in campo il XV migliore, senza schierare però più di uno straniero per reparto. Deve coordinarsi con lo staff della Nazionale, che sugli
stessi uomini fa affidamento. Da una parte l’esigenza del club, vincere. Dall’altra quella
della Fir, preparare gli azzurri. Un bel rebus, al quale si aggiunge la Heineken Cup. Oggi arrivano gli Ospreys, la franchigia gallese più forte. «Non è realistico pensare di vincere la Coppa — spiega —, ma vogliamo il rispetto di inglesi e francesi. Aspiriamo a passare il turno, partita dopo partita».
Il 42-17 con i Saracens è stato il primo rovescio stagionale.
«Oggi chi tiene la palla per più fasi, segna più punti. A Londra ne abbiamo perse troppe, tra in avanti, turnover e calci usciti. Ma non è stata una disfatta».
Quanto cambia, tra Celtic e Heineken?
«In Heineken hai sei finali, con due sconfitte sei fuori. In Celtic nuoi rischiare».
In Celtic gli Ospreys vi hanno battuto 27-32. Sarà una partita diversa?
«Sì. La vittoria dovrà essere più costruita, dovremo essere conservativi e precisi. Immagino una partita come contro il Leicester, l’anno scorso (29-34, meta inglese al 78′, ndr). Però dobbiamo ridurre le palle perse. Anche nella vittoria con i Dragons (50-24) ne abbiamo contate 15. Dobbiamo scendere a 8».
Durante il Mondiale avete schierato i «permit players», in prestito dall’Eccellenza.
«Per due mesi hanno fatto il lavoro fisico che noi avevamo affrontato l’anno scorso. “0 nuotano, o fuggono” ci siamo detti. Han capito la nostra etica del lavoro, con voglia e grinta».
Tra i convocati di Brunel c’è Luca Morisi, 20enne che a Treviso si è messo in luce.
«Sembrava timido, ma in campo ha mostrato qualità enormi. Calcia e passa bene, può fare
l’apertura o l’estremo. L’abbiamo usato centro per la capacità di leggere la difesa».
È tornato Antonio Pavanello, che Mallett non considerava.
«Un vero capitano, mostra la sua leadership nel gioco. Gli azzurri tornati dal Mondiale si sono subito messi in riga dietro di lui. Da 0 a 10, ti dà sempre almeno 7».
Come è andata con Brunel?
«Bene. Ha passione, ed è ciò che serve all’Italia. Voleva conoscere il mio modo di lavorare.
La prima cosa sulla quale ci siamo trovati d’accordo, è che l’Italia deve vincere più spesso, e
perché ciò accada serve che in Celtic e Heineken questi ragazzi si abituino alla vittoria, anche in trasferta».