Pool D: scorpacciata di Namibia per il Galles, 81-7

Galles che prende in mano subito la gara con due mete in 14 minuti, ma poi la Namibia prende un po’ di misure e riesce quantomeno a limitare i danni. Nel secondo tempo il tracollo. Gallesi ora a pari punti con Samoa e a un passo dai quarti: hanno vinto lo scontro diretto, i pacifici nell’ultimo turno se la vedranno con il Sudafrica mentre i dragoni giocheranno con Fiji.

Wales Namibia
Tries 12 1
Pens 1 0
Cons 9 1
DGs 0 0
Score 81 7
Wales
PENK 2 Min (Jones)
TRY 8 Min (Scott Williams)
TRY 14 Min (Brew)
CONV 15 Min (Jones)
TRY 17 Min (Faletau)
CONV 18 Min (Jones)
TRY 47 Min (Scott Williams)
CONV 48 Min (Jones)
TRY 49 Min (Jenkins)
CONV 50 Min (Jones)
TRY 61 Min (North)
CONV 62 Min (Jones)
TRY 63 Min (Davies)
CONV 63 Min (Jones)
TRY 67 Min (North)
CONV 67 Min (Priestland)
TRY 70 Min (Scott Williams)
CONV 71 Min (Priestland)
TRY 76 Min (Lloyd Williams)
TRY 78 Min (Byrne)
TRY 80 Min (Wyn Jones)
CONV 80 Min (Priestland)
Namibia
TRY 53 Min (Koll)
CONV 54 Min (Kotze)
YELC 59 Min (Larson)
WALES
  • Jenkins
  • Burns
  • Mitchell
  • Davies
  • Wyn Jones
  • Jones
  • Warburton
  • Faletau
  • Knoyle
  • Jones
  • Brew
  • Williams
  • Davies
  • Halfpenny
  • Byrne
RESERVES
  • Owens
  • Bevington
  • Charteris
  • Powell
  • Williams
  • Priestland
  • North
NAMIBIA
  • Redelinghuys
  • Horn
  • Du Toit
  • Koll
  • Esterhuyse
  • Du Plessis
  • Burger
  • Nieuwenhuis
  • Jantjies
  • Kotze
  • Dames
  • De La Harpe
  • Van Zyl
  • Van Wyk
  • Botha
RESERVES
  • O’Callaghan
  • Larson
  • Kazombiaze
  • Kitshoff
  • De La Harpe
  • Losper
  • Philander

Nella testa di McCaw

La rubrica “Mischia aperta” si Antonio Liviero su Il Gazzettino

Richie Cuor di Leone non convince col cappellino dei 100 cap. Ha troppo l’aria del bravo ragazzo, dello studente di college. E in effetti McCaw, per bene lo è: cresciuto in una famiglia di agricoltori, ha avuto un’infanzia felice, si è diplomato con lode in agronomia all’università di Christchurch. E naturalmente con la palla ovale era un fenomeno già da ragazzo.
Però sul campo non è quel che si dice uno stinco di santo. Anzi, si è fatto una fama da baro nei raggruppamenti a terra. I sudafricani dicono che se non indossasse la maglia nera sarebbe il giocatore più sanzionato. (…)
E a furia di pensarla così è diventato l’incubo degli avversari, il rubapalloni più temuto al mondo.
A 30 anni ha vinto quasi tutto: 4 volte il Super 15, 7 il Tri-Nations, 3 Slam delle Isole britanniche e altrettanti oscar Irb di miglior giocatore del pianeta. Solo una cosa gli manca. Quella che sta più a cuore ai suoi connazionali: la Coppa del Mondo. Due volte Richie se l’è vista sfuggire di mano: nel 2003 in Australia e nel 2007 in Francia. Una maledizione. L’ultima fu una catastrofe nazionale. (..)
Ed è solo per la Coppa maledetta che non ha accettato le offerte da capogiro, lui che già guadagna 700mila euro a stagione, dei club europei (…)
Pressione enorme: è il giocatore che in queste settimane rischia di più. Se dovesse andar male ancora una volta, ha pronto un biglietto aereo per l’Europa. Di sola andata, ovviamente. (…)
Gli avversari cercheranno di mettere pressione a lui e agli arbitri: «Frottole, io conosco il regolamento sulla punta delle dita e mi spingo fin dove gli arbitri mi consentono. Se do così fastidio agli avversari è perché faccio bene il mio mestiere». Fare il rubapalloni lo diverte. Ma è anche il gesto tecnico che meglio di ogni altro può cambiare le sorti di un match di alto livello. Senza i suoi placcaggi (19 contro la Francai), senza il suo lavoro sporco a terra, gli All Blacks non potrebbero mai lanciare così bene il loro scintillante gioco in piedi. Richie lo sa. (…)

 

Infografiche e statistiche da un week-end Mondiale


da Ruggerblogger

Fotogallery: come gli Aironi batterono Edimburgo

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Uenuku – Due chiacchiere con… Inès Castrogiovanni

di Stefania Mattana

La famiglia Castrogiovanni saluta la primavera in Argentina, mentre il loro Martin è impegnato nell’avventura neozelandese.  Attraversare l’oceano è questione di pochi secondi, grazie alle nuove tecnologie, e così abbiamo avuto modo di comunicare con mamma Stella Maris, papà Humberto e la sorella Inès. Quest’ultima si è rivelata davvero una ragazza affabile, cordiale e disponibile, facendo da interprete per i genitori e portavoce della famiglia, e sfoderando un eccellente italiano. Abbiamo provato a far loro qualche domanda un po’ “diversa”, pensando a quello che mia madre avrebbe chiesto a mamma Stella.

La prima cosa che si pensa quando si visualizza la Nuova Zelanda è la lontananza: agli antipodi dall’Italia, ma pur tanto distante dall’Argentina, anche sotto il profilo dei fusi orari. Le difficoltà nella comunicazione sono ovvie, ma per fortuna anche stavolta Internet rimpicciolisce il mondo:
“Con Martin ci sentiamo ogni tanto via sms, internet (e.mail, Facebook,ecc.) e ogni tanto qualche telefonata.” racconta Inès.

Cuore di mamma o spirito italico, il mandare pacchi alimentari e pieni di oggetti utili al figlio è un’abitudine che non muore mai. E la famiglia Castrogiovanni non è l’eccezione alla regola.
“Spesso i miei gli portano dei dolci argentini a base di dolce latte, yerba mate, ecc. Da quando si è scoperto che Martin è celiaco, e che quindi le cose che può mangiare sono limitate, la mamma fa fare ogni tanto qualche catenina porta fortuna, ma Martin le perde spesso!”

Uno di noi, Martin, un ragazzo normale che perde le cose (provate a chiederlo alle mie chiavi di casa!). E come uno di noi, avrà ricevuto sicuramente consigli e avvertenze riguardo la valigia perfetta da imbastire per la Nuova Zelanda.
“Non gli abbiamo consigliato niente in particolare – dice Inès – Lui ormai è un esperto nel preparare le valigie, dato che è sempre in giro. Di sicuro comunque non manca qualche porta fortuna, e delle fotografie.”

Continuo a pensare a Castro in Nuova Zelanda: il pilone destro più forte del mondo nella terra dei rugbisti più forti del mondo. Poterlo vedere giocare in Super 15 è ormai cosa da superfantarugby, ma il dubbio che lui abbia accarezzato questa opzione viene subito spento da Inès: “Martin non ha mai pensato di andare a giocare nei club di Super 15, o almeno non ci ha mai detto niente! Aveva pensato d’andare a giocare in Francia, ma alla fine ha deciso di rimare in Inghilterra.”

L’ultima domanda è di rito, quella che mai sarebbe potuta mancare in questa chiacchierata con Inès: Martin da bambino, come tutti i bambini, avrà avuto i suoi sogni, i suoi “progetti” e le sue fasi. Cosa avrebbe fatto da grande, se non fosse diventato il numero 3 più forte del mondo? La prima risposta di Inès mi ha fatto sorridere. “Martin da piccolo voleva fare l’attore, poi quando ha iniziato a giocare a basket voleva diventare un giocatore della NBA. I miei non hanno voluto che diventasse niente in particolare, volevano solo che fosse felice e che facesse solo quello che gli piaceva davvero.”
Chissà che il nostro Castro non abbia un futuro nascosto da attore: d’altronde il phisique du role non gli manca affatto.