Rugby in Usa, roba da gesuiti

Giacomo Galeazzi è il vaticanista de La Stampa, e dal suo blog Oltretevere ci fa sapere che…

I gesuiti degli Stati Uniti sostengono il rugby, uno sport che sta conoscendo un inaspettato successo negli States. «In una lista delle migliori squadre di rugby degli Usa pubblicata da una rivista di settore – spiega il servizio informativo dei Gesuiti – cinque delle prime 10 squadre, e sette tra le prime 17, fanno capo a scuole gestite dalla Compagnia. Il rugby tradizionale, con 15 giocatori per squadra, e la versione ibrida, con sette giocatori per squadra, in America sta vivendo un vero boom, e oggi da una costa all’altra sono più di 80 le scuole dei gesuiti che contano una squadra di rugby». «Molte di esse – si rileva – partecipano ai campionati sia regionali che nazionali. Il campionato delle scuole secondarie di quest’anno è stato vinto dalla Sacramento High School, che ha superato la Xavier di New York, mentre la Gonzaga di Washington è stata in cima alla classifica per gran parte dell’anno». «Tutte le scuole gestite dalla Compagnia – sottolineano i gesuiti – producono ottimi atleti che sono anche dei bravi studenti».

NEL TINELLO DEL GRILLOTALPA con Diego Dominguez

Per il terzo appuntamento di questa rubrica con il Grillotalpa c’è un uomo che non ha bisogno di presentazioni. Potrei dire che è il numero 10 che ci manca da almeno una decade, che è tra i migliori marcatori di sempre a livello internazionale, che è un bravissimo commentatore sportivo. Potrei, ma sarebbe troppo facile e non sarebbe sufficiente.
Quindi faccio parlare lui, partendo dal suo ormai tradizionale e collaudatissimo camp estivo per finire poi a discutere delle difficoltà ad emergere dei nostri giovani, alle storture alle qualità e alle mancanze di un movimento (il nostro) potenzialmente molto forte. E poi il Mondiale U20 e quello dei grandi, concludendo con il Tri-Nations.
Non resta che ascoltarlo e – se vi va – condividetelo…

 

Video: gli highlights di Giappone-Samoa (15-34)

Samoa, le fa’afafine e la palla ovale

I transessuali sono miracoli gloriosi di Dio che noi uomini non possiamo trovare attraenti. Le parole sono spiccicate quelle che il premier di Samoa – Tuilaepa Sailele – ha pronunciato ad Apia, capitale dello stato-arcipelago dell’Oceano Pacifico, nel corso di un convegno dell’associazione delle fa’afafine, parola samoana che indica proprio i trans. Associazione di cui lo stesso premier è una sorta di presidente onorario. Ma Tuilaepa Sailele non si è fermato a questo: “Con i vostri capelli biondi, il rossetto lucente e le borsette Gucci noi uomini continuiamo a essere conquistati dal vostro aspetto”. Parole che danno forse del fenomeno una visione un po’ troppo “da cartolina”, ma decisamente meglio questo delle botte rifilate ai gay alle nostre latitudini, per esempio. Tutto bene quindi, ma il rugby? Secondo il premier samoano l’unica caratteristica che tradisce la natura sessuale di nascita dei trans osno i polpacci muscolosi, “rafforzati da anni di rugby”. E se lo dice lui…

Furno e D’Apice, una questione d’avanti color azzurro

Tommaso D’Apice e Joshua Furno, volenti o nolenti, hanno passato insieme una buona fetta della loro giovane carriera rugbistica: beneventani entrambi – ma Furno è nato a Melbourne – e cugini per parte di madre, il tallonatore ed il seconda linea sono tra i cinque esordienti convocati dal CT Nick Mallett per la preparazione estiva della Nazionale Italiana Rugby a Villabassa in vista dei Mondiali di settembre in Nuova Zelanda.

Compagni all’Accademia di Tirrenia, compagni in Nazionale U20, compagni in Nazionale “A” nell’ultima Churchill Cup, i due cugini si sono ritrovati anche nella stessa camera all’Hotel Adler, quartier generale azzurro per la preparazione mondiale e si ritroveranno anche nella prossima stagione del Pro12, con D’Apice che raggiungerà Furno agli MPS Aironi.

Ma, per adesso, i pensieri dei due giovani avanti azzurri – D’Apice ha 23 anni, Furno 22 – sono completamente rivolti al sogno di strappare un biglietto per i Mondiali di settembre in Nuova Zelanda. Nel mezzo, tanto lavoro da svolgere nelle prossime settimane in Alta Pusteria per conquistare un posto nel gruppo dei trenta che, dall’11 settembre, cercheranno di portare per la prima volta l’Italia ai quarti di finale della Rugby World Cup.

“Abbiamo cominciato da subito a fare sul serio, sia in campo che in palestra – spiega Tommaso D’Apice, man of the match con l’Italia “A” nella finale del Plate di Churchill Cup con Tonga a giugno – ed è tutto molto impegnativo già da questi primi giorni. Sappiamo che il CT farà le sue scelte nelle prossime settimane, io comunque sono già felice di essere qui ed aver la possibilità di preparare il Mondiale e sicuramente farò del mio meglio per provare a convincere Mallett a darmi un’opportunità ai Mondiali”.

“Credo di aver disputato una buona Churchill Cup con l’Italia “A” ma non mi aspettavo di essere convocato. Adesso le mie prospettive sono cambiate – prosegue D’Apice – e sto vivendo un sogno. Spero di coronarlo nel migliore dei modi, rappresentando il mio Paese per la prima nell’evento più importante a livello mondiale, per di più nel luogo più rugbistico del pianeta, la Nuova Zelanda”.

Più pragmatico e di poche parole Joshua Furno: “Per adesso va tutto bene qui in ritiro, è dura come mi aspettavo e credo che lo diventerà ancora di più col passare dei giorni. Io ovviamente spero di essere nei trenta e credo che da noi giovani il CT si aspetti il 100%. Io sicuramente darà il massimo e spero di essere nei trenta per la Nuova Zelanda”.