Fotogallery: Italia-Irlanda Under 20

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Scozia amara per l’Italia “A”: 11-3

Sul prato del Netherdale Stadium di Gala, battuto per ottanta minuti da pioggia e vento, l’Italia “A” di Gianluca Guidi è stata battuta ieri sera per 11-3 dalla Scozia “A” dopo due anni di risultati positivi contro gli highlanders. All’Italia “A” non basta un sostanziale dominio in mischia e tre cartellini gialli ai danni della squadra di casa – per gli Azzurri giallo a capitan Pavanello in avvio di partita – per portare a casa un match deciso dalla meta di Grant all’undicesimo del primo tempo su un calcio di allontanamento sbagliato dagli Azzurri.

“Rimane un po’ di amaro in bocca per la sconfitta – ha detto a fine gara Guidi – perché siamo stati consistenti in mischia, mettendo la Scozia in difficoltà, e perché una gestione sbagliata dei calci nel primo tempo ha deciso le sorti del match. Ma torniamo a casa a testa alta da questo tour del Regno Unito, con la certezza che molti nostri giovani hanno la qualità per competere ad alto livello: oggi (ieri ndr) i vari Petillo, Minto, Furno sono stati tra i migliori in campo, ed Antonio Pavanello ha fatto vedere ottime cose a terza centro. Lo spirito di questa squadra è quello giusto, i giocatori sanno che questa è la porta d’ingresso in Nazionale Maggiore e che la Churchill Cup della prossima estate, quando affronteremo ancora i Saxons, Tonga e Stati Uniti può valere un posto ai Mondiali neozelandesi di settembre”.

Questo il tabellino:

Gala, Netherdale Stadium – venerdì 4 febbraio

Incontro internazionale

SCOZIA “A” v ITALIA “A” 11-3 (8-0)

Marcatori: p.t. 11’ m. Grant Ry. (5-0); 18’ cp. Blair (8-0); s.t. 4’ cp. Blair (11-0); 10’ cp. Marcato (11-3)

Scozia: Cuthbert; Jones, Grove, Houston, Danielli (23’ st. O’Hare); Blair, Laidlaw; Beattie (16’-26’ st. Traynor), MacDonald (26’ st. Gtan Ro.), McInally (39’ pt. – 9’ st. Lawrie); McKenzie (33’ st. Hamilton), Ryder; Cross, Lawson (26’ st. Lawrie), Grant Ry.

a disposizione: Lawrie, Traynor, Muldowney, Grant Ro., Gregor, Cairns, O’Hare

Italia: Buso; Toniolatti, Pratichetti A., Pratichetti M., Sepe M. (31’ st. Pavan G.); Bocchino (3’ st. Marcato), Semenzato (8’ st. Tebaldi); Pavanello A. (cap), Minto (30’ st. Padrò), Petillo; Bortolami, Furno; Cittadini, Sbaraglini, Rizzo

a disposizione: Manici, De Marchi Al., Padrò G., Belardo, Tebaldi, Pavan G., Marcato
Note: cartellini gialli a Pavanello (Italia) 11’ pt.; McKenzie (Scozia) 27’ pt.; Lawson (Scozia) 39’ pt.; Cross (Scozia) 16’ st.

 

Sei Nazioni femminile: prima l’Irlanda e poi un’altra vittoria

Da Tuttosport

DUE vittorie alla quinta partecipazione dell’Italia al Sei Nazioni Femminile. E’ l’obiettivo delle azzurre secondo il capitano Paola Zangirolami L’esordio è in programma domani (14,30) al Battaglini di Rovigo. «Rispetto allo scorso anno, dove abbiamo conquistato una storica vittoria in Galles e un pareggio contro la Scozia, in questa edizione puntiamo a due successi – ha spiegato la Zangirolami – Ci siamo trovate durante due raduni, a ottobre e a dicembre, e abbiamo studiato bene attacco e difesa. Il nucleo azzurro è lo stesso da un paio di stagioni, ma ci sono nuovi ingressi interessanti da valutare. Irlanda, Scozia e Galles sono squadre contro le quali possiamo fare bene. Proibitiva l’Inghilterra, punto interrogativo invece per la Francia». Il debutto avverrà quindi contro il team irlandese:«Una squadra fisicamente molto dotata, sia per ciò che riguarda la mischia che i tre quatti. – dice il capitano – Da tenere sotto controllo il mediano di apertura, l’estremo e il numero otto»-.

O’Driscoll scommette: “Vinciamo noi 3 a 0”

Nicola Melillo per La Gazzetta dello Sport

Hotel Westin Excelsior, Via Veneto, trenta metri dall’ambasciata americana. L’Irlanda ha scelto una tana di lusso per il soggiorno a Roma. Tutto intorno cominciano a pascolare rappresentanti dei 4000 tifosi irlandesi annunciati. Ma gli occhi di staff e giocatori tradiscono una tensione prepartita mai vista finora. La stella Capitan O’Driscoll scherza: «Come finisce? Vinciamo noi. Quanto? 3-0». Come 3-0? Nessuna meta? «Beh, l’Italia prima o poi una partita la deve vincere, dopo 14 anni. Speriamo non sia questa la loro volta. Il Flaminio è uno stadio fantastico per giocare, col pubblico raccolto che ti spinge a due passi. A Roma abbiamo sempre dovuto soffrire per venire a capo delle partite. L’Italia è cresciuta ogni anno di più e per noi sarà la solita faticaccia. Qui abbiamo offerto, anche per merito dell’Italia, alcune prove assai deludenti, ma abbiamo sempre vinto. Abbiamo visto il loro match con l’Australia a novembre: gli hanno messo una pressione incredibile». infortuni La sensazione è che l’Irlanda tema soprattutto di non poter offrire il meglio del suo formidabile potenziale. Il et. Declan Kidney ha impiegato buona parte della conferenza stampa a spiegare alla decina di giornalisti irlandesi le difficoltà di questi giorni: «Siamo parecchio sfortunati. Abbiamo impiegato il 90% del nostro tempo a fare in modo che le nostre cose andassero a posto, fra infortuni e acciacchi vari. Certo al Flaminio non sarà un happening. Oltretutto un ulteriore salto di qualità l’hanno fatto giocando in CelticLeague. Hanno una grande prima linea con un Castrogiovanni che ogni allenatore vorrebbe avere come pilone». Forza ragazzi O’Driscoll, che ha appena rinnovato l’accordo con la nazionale fino al 2013 e che in questo Sei Nazioni punta a diventare il capitano di più lungo corso della storia (è a 72 caps, il sudafricano John Smit è a 75), fa il suo lavoro da leader: «Vediamo di vincere questo match. Gli infortuni? Può essere una grande opportunità per i giovani di mettersi in mostra e far vedere cosa sanno fare. Penso a McFadden, o a Ross, che debuttano nel Torneo. Faranno bene. Loro stanchi per l’impegno coi club in Celtic League a cui non erano abituati? Non ci credo: sono professionisti e sanno come gestirsi. I loro infortuni? Pensiamo ai nostri e a offrire una prestazione di qualità per partire col piede giusto».

Momento di autocitazione: una intervista a Il Grillotalpa

Ebbene sì, il Grillotalpa ha rilasciato una intervista. La trovate su Rugbryca

Questa potrebbe essere l’alba di un giorno storico oppure la solita mattinata che farà da anticamera ad una sconfitta. La sensazione, però, è che mai come quest’anno la nazionale vestita d’azzurro abbia la possibilità di spostare l’asticella un pezzettino oltre, rosicchiando terreno nei confronti delle altre cinque sorelle maggiori. Rugbryca ha parlato di Sei Nazioni (e di altro) con Paolo Wilhelm, giornalista di Radio101, che nei mesi scorsi ha ideato Il grillotalpa, utile aggregatore di notizie concernenti il rugby.

Che Sei Nazioni sarà per l’Italia?

Frase fatta ma vera: dipende tutto dalla gara con l’Irlanda. Se battiamo – come è possibile – il XV in maglia verde possiamo fare un torneo di tutto rispetto, forse il migliore dal nostro ingresso del Sei Nazioni. Già tra una settimana scenderemmo in campo a Twickenham non con l’animo dell’agnello sacrificale. In caso di sconfitta invece le cose si metterebbero male, quantomeno sotto il profilo dell’approccio alle gare.

Le altre sono ancora troppo distanti?

Galles e Irlanda ci sono superiori, in questo momento forse anche la Scozia. Però possiamo batterle tutte e tre. Inghilterra e Francia sono invece fuori target, ma provarci comunque non costa nulla.

Il loro torneo di cosa vivrà?

Del Galles si parla poco: è vero che è in una fase di transizione, con parecchi infortunati e molti giovani, ma c’è un sacco di talento e la tradizionale grinta. La sconfitta interna nella gara inaugurale con l’Inghilterra può però essere pesantissima e lasciare strascichi: il rischio ora è di perdersi e di lasciarsi andare un po’ troppo agli umori del momento. L’Irlanda è la lontana parente della squadra che nel 2009 ha dominato il torneo. Una squadra che inizia ad avere un’età media un po’ troppo alta e con dualismi tecnico-tattici non risolti. L’orgoglio questa volta potrebbe non bastare. La delusione annunciata? Infine la Scozia: con l’Italia è un po’ la squadra più enigmatica. Tecnicamente – al pari degli azzurri – è quella meno dotata, ma solo due mesi fa ha fatto polpette del Sudafrica. Un gruppo comunque in crescita. Inghilterra e Francia saranno comunque le protagoniste.

Insomma la vittoria finale è una corsa a due?

In molti dicono Inghilterra. Gli uomini in maglia bianca dopo un anno abbondante di appannamento hanno effettivamente dato dei bei segnali nella tornata autunnale dei test-match. Dalla loro hanno anche una guida tecnica con le idee chiare e una forza mentale impressionante: giocheranno anche male, ma non muoiono mai.  A me però la Francia pare avere ancora qualcosa in più. La squadra di Lievremont oggi non sarà bellissima come quella che un anno fa ha dominato il torneo, ma ha un tasso tecnico secondo solo a quello della Nuova Zelanda. Se il ct la smette di far girare schemi e giocatori, non ce n’è per nessuno.

A proposito di giocatori, chi sarà l’uomo del Sei Nazioni?

Difficile dirlo, dipende dall’andamento delle singole squadre. Mi aspetto molto da Shane Williams.

E tra gli italiani?

Accanto al “solito” Castrogiovanni è facile dire Mirco Bergamasco. Ma terrei d’occhio uno di cui si parla molto poco, quell’Alberto Sgarbi che negli ultimi mesi è cresciuto tantissimo e che – a mio parere – è stato il migliore tra gli azzurri in tutto il mese di novembre.

Da giornalista, secondo lei quale è il ruolo giocato dai media nella crescita del rugby in Italia?

A mio parere i media hanno avuto un ruolo piuttosto marginale. Cosa che è addirittura più vera se guardiamo al momento in cui la nostra nazionale ha spiccato il vero salto di qualità, e cioè alla metà/fine degli anni ’90. Può sembrare un paradosso, ma soprattutto la tv è andata a rimorchio dei risultati degli azzurri. Poi – forse – i ruoli si sono un po’ invertiti. Però in Italia i media seguono quasi esclusivamente la nazionale, basta vedere le difficoltà del rugby nell’affaire Dahlia.  Comunque non ritengo che questo sia necessariamente un male, perché aiuta l’ambiente in qualche modo a preservarsi.

Guardando al mondo edulcorato del professionismo?

Soldi e rugby non sempre vanno d’accordo: a metà anni ’90 Berlusconi è entrato di prepotenza nell’ambiente e il suo Milan ha raccolto subito successi. Poi se n’è andato con la stessa velocità con cui è entrato, e a Milano se ne stanno ancora pagando le conseguenze. E’ un ambiente strano, ancora molto “artigianale”. Può essere un limite, sicuro, ma non impedisce di portare sempre 30-40mila persone in uno stadio (lasciamo perdere gli 80mila di San Siro, quelli non fanno testo) per 5 o 6 volte all’anno. Un numero enorme che impallidisce davanti al tasso di crescita del numero dei giocatori, ancora più rilevante. Credo che alla lunga la “marginalità” dei media possa portare più benefici che altro. Certo, qualche volta un minimo di attenzione in più non guasterebbe, ma non lamentiamoci troppo.